Il pasticcio del tennis alle Olimpiadi

di - 18 Giugno 2012

di Enrico Maria Riva (articolo apparso su www.ilpost.it)

Questo post vi farà venire il mal di testa. Si cercherà di capire perchè alcuni dei giocatori tra i più forti al mondo non potranno andare alle Olimpiadi anche se ne avrebbero tutto il diritto. Mettetevi comodi, si parte.

Tempo addietro la Federazione Internazione ha stabilito che a disputarsi l’oro olimpico in quel di Wimbledon sarebbero andati i 56 giocatori e le 56 giocatrici meglio classificati alla data dell’11 giugno 2012. I restanti 8 posti necessari per arrivare a due tabelloni di 64 giocatori sarebbero stati determinati attraverso inviti che il comitato olimpico riserva al paese ospitante e alle federazioni meno rappresentate ai giochi. Per quanto riguarda i doppi sono ammesse 32 coppie per genere mentre il doppio misto vedrà 16 squadre in campo. Fin qui tutto semplice.

Però ci sono dei però. Tanti però. I primi sono universali e riguardano tutti. Requisito ugualmente fondamentale per essere eligibile per le Olimpiadi è aver dato disponibilità al proprio paese per disputare la Coppa Davis o la Fed Cup. Dolgopolov e Anderson, per fare due esempi, non l’hanno fatto e a Londra non ci andranno anche se la classifica glielo consentirebbe. Era una regola chiara e universale, non l’hanno rispettata, bene così. Nessuno si lamenta.

Un terzo requisito fondamentale è che ogni federazione nazionale non può mandare più di 4 giocatori (e 4 giocatrici) in singolo e 2 in doppio. Il criterio di scelta è sempre quello della classifica internazionale all’11 giugno 2012. Per fare un esempio Feliciano Lopez è il numero 17 del mondo ma ha davanti a sè 4 connazionali per cui a giocare il torneo di singolare non ci andrà. Regole chiare, universali, anche qui nessuno si lamenta. Certo, Lopez si mangia le mani perchè il quarto spagnolo, Verdasco, è una sola posizione sopra di lui in classifica, ma tant’è, le regole sono regole.

Ora cominciano le complicazioni. Le federazioni nazionali e i relativi comitati olimpici hanno tempo fino al 21 giugno per comunicare alla federazione internazionale la lista dei giocatori che effettivamente vogliono mandare a Londra. Sì perchè, nonostante i giocatori abbiamo conseguito tutti i requisiti necessari per giocarsi le Olimpiadi, le loro federazioni possono decidere il contrario. E allora vediamo qualcuno di questi casi complicati:

Germania – Ci sono due giocatori tedeschi che si sono qualificati di diritto: Mayer (29) e Kohlschreiber (34). Peccato però che la federazione tedesca si fosse data come regola interna quella di mandare solo atleti che fossero classificati nei primi 24 del mondo. Una bella fregatura, soprattutto per Kohlschreiber che giusto qualche giorno fa ha battuto Rafael Nadal sull’erba, stessa superficie su cui si disputeranno le Olimpiadi. Ora in Germania si discute animatamente se abbia senso non mandare i due giocatori e la federazione sembra sul punto di cambiare idea. Stesso discorso vale per le donne: Julia Goerges (25) e Mona Barthel (32) rischiano di perdere l’opportunità di una vita, conquistata di diritto sul campo.

Svezia – Sofia Arvidsson è numero 48 del mondo ma non andrà a Londra. Nonostante la sua federazione sia propensa a schierarla, il comitato olimpico svedese ha deciso che il requisito minimo era la presenza tra le prime 8 del mondo. Non importa che Arvidsson abbia ottenuto tutti i criteri internazionali necessari, le olimpiadi Sofia le vedrà in televisione.

Nuova Zelanda – Marina Erakovic è numero 46 del mondo ma la sua federazione non sembra intenzionata a mandarla a Londra. Anche per lei il 21 giugno arriverà una risposta definitiva. Se da un lato è comprensibile che un paese dall’altro capo del mondo non voglia sobbarcarsi spese ritenute inutili, dall’altro va notato che attualmente la stagione tennistica si svolge proprio in Inghilterra dove Erakovic si appresta a partecipare a Wimbledon.

Belgio – Olivier Rochus è tre posizioni più in alto del connazionale David Goffin eppure quest’ultimo andrà alle Olimpiadi e il primo con tutta probabilità no. La federazione belga impone che un giocatore abbia raggiunto almeno un ottavo di finale nei tornei degli Slam. Il paradosso è che Rochus, da un decennio nel circuito e vincitore di tornei Atp, non ci è riuscito, mentre lo sconosciuto connazionale Goffin ha imbroccato il torneo della vita al recente Roland Garros dove, pur sconfitto nelle qualificazioni, grazie ad un ripescaggio è stato capace di arrivare fino al quarto turno dove ha messo in difficoltà Roger Federer.

India – Qui la situazione è ancora più complicata e riguarda il doppio maschile, specialità in cui da tempo il paese è molto forte. La coppia Paes Bhupathi è una delle più titolate degli ultimi anni ma i due si odiano a morte e da qualche tempo non ne vogliono sapere di giocare assieme. Paes attualmente è il miglior indiano nella classifica mondiale di doppio e la federazione indiana (AITA) ha deciso di mandarlo alle olimpiadi proprio con Bhupathi. Apriti cielo. Bhupathi ha detto che neanche morto andrebbe a Londra con Paes e ha ricordato alla federazione di avere tutti i requisiti per avere il secondo posto riservato di diritto assieme al connazionale Bopanna. L’AITA però inspiegabilmente ha deciso, per ora, di mandare una sola coppia ai giochi e, visto il diniego di Bhupathi, ha chiesto allo stesso Bopanna di fare coppia con Paes. Riapriti cielo. Non solo Bopanna detesta Paes al pari del compagno ma come terza scelta si è sentito oltraggiato che la federazione gli abbia proposto di tradire Bhupathi. Per ora la situazione è che Paes andrà di sicuro ma non è ancora chiaro con chi mentre la coppia ribelle è in attesa di conoscere il proprio destino. Proprio oggi Aiay Maken, ministro dello sport indiano, ha scritto su twitter che non ha senso che l’AITA non sfrutti i due posti a disposizione, lasciando intendere che farà pressione per mandare anche la coppia Bhupathi Bopanna.

Come detto il 21 giugno sarà chiaro una volta per tutte chi andrà realmente alle Olimpiadi e chi rimarrà a casa. Rimane assurdo tuttavia che dei professionisti debbano rispettare delle regole universali per poi essere soggetti a regole discrezionali delle federazioni locali.

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