TGF 11 – La Prima Volta Sul Blog

di - 26 Marzo 2010

TGF 11

Articolo e Foto di Stefano Grazia

Mem’ries,
Light the corners of my mind
Misty water-colored memories
Of the way we were

(Barbra Streisand)

Up patriots to arms, Engagez-Vous
la musica contemporanea, mi butta giù

(Franco Battiato)

Ora che anche Mad Max vuole avere il suo Blog Personale perche’, dice, su questo Blog siamo tutti o in malafede o col salame davanti agli occhi, mi chiedo dove saremmo tutti se invece di ritrovarci prima chez Ubaldo e poi da Alessandro, ognuno di noi avesse avuto il suo piccolo spazio personale… Per questo, anche riprendendo una vecchia idea di Atti, ecco che vi ripropongo un piccolo florilegio di commenti, una sorta di Come Eravamo quando eravamo tutti piu’ belli ed innocenti e,sempre secondo Max, non in malafede. (I seguenti commenti sono stati pubblicati una prima volta sul Blog di Ubaldo Scanagatta)

Stefano Grazia scriveva il 14 Febbraio 2007 alle 14:27 (attenzione è il post piu’ lungo della storia del blog-una decina di pagine! e quindi ho estrapolato solo alcuni paragrafi, i piu’ salienti…):

(…)Devo confessare che dopo aver letto l’articolo del figlio di Ubaldo (Match Point di due anni fa) sulla sua esperienza da Bollettieri, scrissi una email alla redazione della rivista facendogli i complimenti aggiungendo peró anche a mo’ di battuta che se a scrivere l’articolo fosse stato il figlio di Clerici, che notoriamente spesso predilige il costume allo spessore tecnico, forse avrebbe citato fra gli italiani presenti in quel mese (Miccini, Sanese, e- ricordatevi quest’ultimo nome, sará il prossimo Nadal- Quinzi) anche mio figlio Nicholas, che allora a 7 anni assaggiava per la prima volta il summer camp di Bollettieri, e non appunto perché fosse forte (non lo é…ancora) ma per via della sua storia…sono un Medico Italiano e ho sempre lavorato all’estero per conto di Compagnie Italiane, prima in Iraq (nell’83 subito dopo la laurea) e in Jamaica (che culo, lo so) e poi,entrato finalmente all’Eni, in Saudi Arabia,Nigeria,Congo,Libia (su una piattaforma),ancora Nigeria e ora in Angola da 4 anni…Mio figlio,nato nel 97( lo stesso giorno di Bob Marley, evidentemente la Jamaica é per noi un destino), a 9 mesi era giá a Lagos dove é cresciuto fino ai 6 anni frequentando asili e scuole inglesi o americane (c’era anche la scuola italiana ma facemmo una scelta da cittadini del mondo) e ha cominciato a giocare a tennis con me a tre anni. Lagos é il buco del culo del mondo, o uno dei tanti, ma é anche, per il privilegiato espatriato che lavora sotto l’ombrello di una impresa petrolifera (o di un’ambasciata o comunque di una grossa compagnia) un posto fantastico da viverci proprio per la Qualitá di Vita che ti consente…(…) Purtroppo nel 2003 (Nicky aveva 6 anni e cominciava la prima elementare) ci siam dovuti trasferire in Angola ed anche se devo riconoscere che in Nigeria l’etá dell’oro é cambiata e sempre piú la gente si sta convertendo al Golf (che anche noi pratichiamo ma continuiamo a considerare un gioco a metá fra il biliardo e l’andar per funghi-anything you can play drinking or smoking is not a sport!), le cose in Angola si son fatte per Nicholas sempre piú difficili, sia a livello di Tennis che di Scuola.Vediamo un po’ la Scuola: (…)Voi direte: meglio che in Italia, di che ti lamenti? La differenza è che mentre in Italia lo Sport si puó fare fuori dalla Scuola, a Luanda questo non è possibile. Particolarmente nel Tennis. La mancanza di strutture (solo un piccolo club con 4 miseri campi in tutta Luanda), di coaches qualificati (quelli squalificati hanno anche la mancanza di pudore di chiederti 20-30$), e soprattutto di coetanei di pari livello e di tornei, hanno imposto a me e mia moglie, buona giocatrice ma anche lei,piú che altro, una geologa, di trasformarci in allenatori di nostro figlio.In base alla passione, ad una certa cultura sportiva, alla frequentazione per anni degli adult Program di Bollettieri dove giá 20 anni fa insegnavano AGLI ADULTI cose che ancora oggi molti Maestri in Italia non insegnano ai ragazzini (tipo girare intorno al rovescio e colpire il dritto a sventaglio). (…)il Coach é sopravvalutato, diverso il discorso del Maestro MA COMUNQUE PER MIA OPINIONE ED ESPERIENZA PERSONALE in attesa di trovare il Carlos Rodriguez della vita, l’unico che ha veramente a cuore il bene del proprio figlio é il genitore, sciagurato o meno che sia, e spetta al genitore in virtú di quella famosa frase di Clerici o Tommasi (in Italia non mancano i campioni, mancano i genitori dei campioni) attivare il progetto. Non meniamocela per il naso: un ragazzino non puó piú arrivare a 15-16 anni e dire :voglio diventare un campione. Non nel Tennis, non in nessun altro sport. A maggior ragione nel Tennis dove da Bollettieri (e Langsdorp,il guru californiano, conferma,dicono che dopo i 12 aa tecnicamente non ti si puó insegnare piú nulla. E allora ha ragione anche Lendl che rispondendo a una giornalista che gli chiedeva se non era preoccupato che le sue figlie, tutte iscritte alla Leadbatter Academy della Img Academy che ha inglobato la Bollettieri Tennis Academy, si perdessero qualcosa, rispondeva: cosa si perderebbero? pomeriggi passati al mall a bere, fumare,cazzeggiare? Ora Ivan,si sa, é un duro venuto da oltre cortina ai tempi grigi del comunismo, e sicuramente io sono invece spesso preoccupato dal fatto che mio figlio si perda, che ne so: l’innocenza dell’infanzia o dell’adolescenza, ma questo non mi ha impedito di ’spingerlo’ un po’ a praticare sport: a tre mesi l’abbiamo messo sott’acqua, a tre anni ha preso la racchetta, a 5 la mazza da golf e gli sci ai piedi, come tutti gioca a calcio (se potessi lo farei giocare a rugby che é un ottimo sport di squadra, una partita a scacchi in velocitá, un po’ come il tennis). Suona anche il piano, due volte a settimana e tuttora, due volte a sett fa nuota nel Clube Nautico locale con altri ragazzini. Ma é il tennis lo sport preferito. Da lui? Lo ammetto, non lo so: lui dice di si, ma il sospetto che lo dica per compiacerci é grande. Anch’io come Ubaldo in suo figlio, ho notato che raramente sorride e si diverte mentre gioca…una volta su 10, forse. E spesso, durante gli allenamenti, finisce che c’incazziamo. Ma non perché non vince o perché sbaglia. Perché si comporta male o non s’impegna. Mi fanno ridere quelli che dicono e scrivono che il tennis deve rimanere un gioco: ma certo, che ovvietá. E allora dici a tuo figlio: divertiti e se non ti diverti cambia sport o hobby. Lui dice che vuol giocare a tennis. Ma per giocare a tennis e divertirti, la palla la devi: 1) colpire 2)mandarla oltre la rete 3)possibilmente dentro il campo 4) piú di una volta, possibilmente molte volte. E per far questo ti devi allenare.Non ti piace? Nessun problema: ci sono altri sport. È anche un fatto di Educazione, di Scuola di Vita: no pain,no gain. Sangue,sudore,polvere da sparo.E certo, impara a trattare sconfitta e vittoria, those impostors, allo stesso modo. Ma se un genitore ti deve insegnare qualcosa, te lo deve insegnare con l’esempio ma anche ti deve riprendere se ti comporti male. Davvero, io avrei voluto esserci tutte le volte che uno di quei Abusive Fathers ha commesso una di quei famosi abusi perché, ne sono convinto, molte volte (e lasciamo stare i deprecabili KMary,Kill the Bitch!, gli insulti e la maleducazione nei confronti degli avversari e il solito Dokic: è ovvio, qui non c’è niente da dire), molte volte, ne sono convinto, il Genitore Brutto Cattivo stava seguendo una sua logica, stava correggendo un comportamento, stava espletando le sue funzioni di educatore. Ci ritorneró sopra ma io ricordo sempre che a John McEnroe Sr si rimprovera sempre di non essere stato piú severo con suo figlio…La veritá è che fare il Genitore è il secondo mestiere piú difficile del mondo. Il piú difficile è cercare di combinare il mestiere di genitore a quello di coach. Comunque fai, alla fine sbagli. E quindi, o non fai proprio nulla (come l’80-90% dei genitori)o tanto vale fare qualcosa. (…)…Diciamo che per la prima volta, in tutti questi anni, ho appreso appieno il significato di quella poesia del Foscolo: a egregie cose l’animo accendon l’urne dei forti,o Pindemonte…La necessitá cioè di un ambiente stimolante, di termini di paragone e di confronto e soprattutto d’ispirazione. Ed è qui che possono entrare in ballo le Tennis Academies.(…) Il nostro problema, comunque, é che noi abitiamo in Africa, in un rettangolo d’Africa non sportivo o comunque non tennisticamente evoluto, e questo implica che per non precludere un possibile futuro per Nicholas ci si trasformi,io e mia moglie, in coaches. Non fraintendetemi: la passione c’é, la cultura pure, perfino due lauree e tanti libri di tecnica e di storia tennistica, decine di DVD e video e una macchina lanciapalle…ma anche la consapevolezza che questo non ci trasforma in Tecnici e che quindi ci si debba spesso appoggiare a questo e a quel palleggiatore e che comunque 2-3 volte all’anno si debba comunque tornare a Bradenton. Anche se l’obiettivo principale (o é il piano B?) rimane quello di fargli fare l’high school in US e magari ottenere una scholarship con il tennis, il tutto diventa un incubo perché mentre in US o in Italia (dove lo so ci sono ottimi coaches, per caritá) saremmo ben felici di affidare il figlio a una serie di maestri, l’essere al tempo stesso genitore e presunto coach comporta una serie di sfumature e sconfinamenti che spesso ti fanno apparire all’incauto viandante che si trova a transitare per caso a bordo campo il Padre Abusivo di Turno. Difficile spiegar loro che il metro di paragone non é il loro figlio imbambolato da ore di Cartoon Network o PlayStation, ma un sano ragazzo sportivo magari venuto dall’est e che ora si allena con l’obiettivo di non abbandonare mai il paradiso della Florida per ritornare nella steppa di Chernobyl (mi pare fosse questa la motivazione della Sharapova). Ma i nostri problemi non derivano dalla mancanza di risultati (Nicholas non é –almeno non ancora- un tennista vincente) ma dalla gestione del comportamento. Infatti e incredibilmente nonostante abbia noi due come coaches, Nicholas tecnicamente, ci viene ripetuto, é molto forte ma o perché ancora non ha THE FIRE INSIDE oppure semplicemente (mia opinione) perché mentalmente é un perfezionista e quindi quando non gli entra diventa un Cané, a volte il suo comportamento in campo é inaccettabile. Mio figlio non é un gigante (non ancora,almeno, ma temo non lo diventerá mai) e probabilmente incontra problemi a giocare con ragazzini piú grandi e piú forti fisicamente di lui….Magari non ha nemmeno la mentalitá vincente: vincere gli piace troppo ma finora non mi ha ancora mostrato la voglia di vincere, lo spirito combattivo, la capacitá di reagire e di soffrire…magari non è ancora maturo per la sua etá o magari a 12-14 anni deciderá di voler fare il veterinario, il musicista (suona anche il piano) o l’attore, e va bene tutto: quello che cerco d’insegnargli é che se va sul campo da tennis a giocare a tennis, allora si deve impegnare al 100%. Glielo ripeto mille volte: you win,you lose: it doesn’t matter. It matters HOW you fight.Non credo l’abbia ancora recepito e comunque scene isteriche e racchette sbattute per terra (per cosa poi? per un drill agli 11 con un amico o con sua madre? Per un allenamento?) non sono ammesse. Ci sono sanzioni previste. Anche la sospensione dal tennis per un giorno, una settimana, un mese. Macché, continua a sbatticchiare la babolat come per vedere fino a che punto puó continuare. Tre settimane gliel’ho presa e GLIEL’HO SPACCATA IO (io che non ho mai sbattuto una racchetta in vita mia) in piú pezzi, dicendo: “volevi romperla? Ecco come si fa, BANG! BANG!SBARABANG!!! (sotto gli occhi allibiti dei frequentatori del Club, e m’immagino giá le leggende e i miti che circoleranno su di me semmai Nicky diventerá un top 100, altroché Pierce, Mike Agassi o Sharapov…Ma cosa avrebbe dovuto fare John McEnroe Sr?) e adesso ne hai una sola…se la rompi o la incrini, non giochi piú..”.Ecco, sono poi stato male per una settimana (scena di pianto e desolazione del figlio, promesse varie, gioco eccellente per 2-3 gg…e poi…Same Old Story. Queste scene sono ormai la norma. Possiamo anche smettere di giocare,poi leggi che Federer (no,dico: Roger Federer!)da piccolo era uno stronzetto inqualificabile e incontrollabile (oggi dicono che è come un cigno nello stagno: calmo aristocratico e impassibile sulla superficie che tutti vedono, e con le zampe che ruotano vorticosamente sotto il pelo dell’acqua), lo stesso Borg (no,dico: Bjorn Borg!!!) venne sospeso 6 mesi dalla Federazione Svedese… (…)Mio figlio non frega punti, non chiama di proposito le palle fuori, non vuole vincere imbrogliando, e quindi a volte mi dico che magari sono troppo severo con lui, che vuoi che sia se sbatte nervosamente la racchetta per terra o se si lascia andare a moine o scalmane isteriche e lamentose nei confronti non dell’avversario ma di se stesso…Ma a volte o spesso, non riesce a incanalare la rabbia…Anche qui i Coaches all’Academy dicono: at least he cares! Saremmo piú preoccupati se fosse letargico, se desse a vedere che non gliene frega nulla…E dunque mi chiedo spesso quando leggo dei vari Soloni che sentenziano a volte a ragione ma troppo spesso anche con soverchia superficialitá sui cattivi genitori: dov’è il confine? Quando è che devi davvero intervenire? mi chiedo: devi reprimere davvero questo ego, questo temperamento, questa smania di perfezione, questa rabbia ancestrale e interiore che ti commuta i lineamenti? O devi solo cercare di incanalarla…(e tutti giú a criticare Leyton Hewitt che l’ha incanalata perfettamente!) E soprattutto, come? O devi solo aspettare che succeda all’improvviso e di per sé? Gli dico scherzando ma non troppo: non farti attrarre dal Lato Oscuro della Forza…Pensa a divertirti…Divertiti…Pensa solo a migliorarti…MA SONO TUTTE MENATE: un bambino se non vince non si diverte, diciamocela ben tutta. Leggetevi cosa passa per la testa di un campione…vincere non è gioia, è un sollievo (a relief,lo scrivono McEnroe e Pat Cash, lo dimostrano le lacrime di Federer l’anno scorso, cos’altro non erano se sollievo, dalla tensione di dover vincere ad ogni costo?) E purtroppo vincere a un certo punto diventa importante, se non vinci i coach non ti degnano di uno sguardo, non ti accettano nelle academies, non ti concedono una scholarship…Ecco, io sarei giá contento se lui imparasse che per ottenere un certo risultato ci si deve impegnare e qualcuno dirá che a 10 anni è normale non averlo ancora imparato e allora cosa dovremmo fare? Lasciargli fare tutte quelle scenate sul campo? Siccome ci sono giorni in cui non le fa e gioca da dio, suppongo che quando le fa debba essere ripreso e rimproverato ed eventualmente punito. Ecco, lo ripeto:sono giunto alla conclusione che da genitore, qualunque cosa tu faccia, sbagli comunque. E comunque, io faccio il Medico e non smetteró certo di lavorare per investire sul figlio (…) ma trovo che a volte:1)la categoria dei Coach sia sopravvalutata (a parte Gasquet, andiamo a vedere in quanti hanno avuto come coach un padre che di tennis ne sapeva zero…certo, l’importante é che il padre coach conosca i suoi limiti e sappia affidarti a questo e a quello…fino a che,ripeto, magari non incontri il Carlos Rodriguez della tua vita 2) anch’io e mia moglie (…) siamo laureati e alla fine spesso un po’ di cultura e una laurea-che non è certo un biglietto da visita,per caritá- e soprattutto l’affetto per tuo figlio sulla bilancia contino comunque e ti permettano di poter parlare alla pari anche con chi dall’alto di una vita spesa ad insegnare tennis, crede di saperne di piú su tuo figlio se poi quel che ti muove è spesso l’interesse. Diciamo che si guarda spesso a quanti bambini sono stati rovinati dai genitori ma bisognerebbe anche guardare a quanti sono stati rovinati da maestri ,coaches, circoli, agenti privi di scrupoli o semplicemente privi di amore e passione per lo sport e per il mestiere. (…) l’antica immortale veritá, un tempo il credo della stessa Academy, e cioè che non esiste un perfect training for everybody, but it does exist a perfect training for you. (…)Comunque Fulvio, il padre di Fognini, mi sembra una persona simpatica ed equilibrata e nutro per lui l’affetto rispetto che deriva dall’accomunanza (in questo caso i nostri figli che giocano) e gli auguro tutto il bene possibile. Trovo giusto quanto scrive sui costi del tennis e io posso dire che se prima lavoravo all’estero per andare a cavalcare le onde, ora ci lavoro per poter permettere a mio figlio la possibilitá, un giorno, di poter decidere se giocare o no per davvero a tennis. Intorno ai 13-14. Se avrá la testa giusta, il fisico, la passione e il fuoco dentro. Ma senza tutto questo lavoro prima, nessuno a 13-14 anni ce la potrebbe mai fare.
Magari fará le Medie in Italia, per assestare dopo l’inglese anche l’Italiano, e dopo ritonerá negli US, a fare l’High School e otterrá una Scholarship per il College. O chissá, magari questo è solo il Piano B e nel tempo dimostrerá potenzialitá da Pro. Chissá. Chi puó veramente dirlo,ora?
Per cui, si, è vero: l’abbiamo un po’ forzato. Si, è vero, magari lo bruciamo. Si, è vero, a volte sembra che la sua voglia di giocare a tennis sia inversamente proporzionale alla distanza dal Campo da Tennis. E si, è vero, a volte mi domando se sia veramente cosí talentuoso da giustificare il viaggio da Bollettieri o se è perché è giá stato da Bollettieri cosí tante volte che sembra cosí talentuoso. E si, non è ben chiaro se abbia poi tutta questa voglia di vincere. Etc Etc Etc. Ma ugualmente lo faccio giocare, perché le alternative sono come diceva Lendl bighellonare al bar, guardarsi Cartoon Network per ore o giocare alla PlayStation. E allora tanto vale che riduca queste attivitá e faccia sport e suoni il piano.(Sull’argomento tennis sport per ricchi o poveri, credo sia vera una cosa, e cioè la natura democratica del gioco: una volta che sei sul campo, come diceva Pancho Segura, non importa di chi tu sia figlio, se sei ricco o povero o istruito o bello o brutto: it’s you and me, baby, you and me.) (…) il mio timore é sempre quello di non riuscire a scindere fra il mio desiderio e quello di mio figlio. Ma se mio figlio,come il suo (di Ubaldo che avanzava dubbi sul fatto che fosse veramente felice) volesse davvero giocare a tennis, ho il diritto io di impedirglielo in nome di una sua supposta infelicitá? Non lo rendo piú infelice proibendogli di ’sognare’? Non è forse vero che il requisito fondamentale perché il sogno si avveri è, oltre alla capacitá di sognare, la perseveranza nel sogno?

TGF 20

gabrì scriveva il 16 Febbraio 2007 alle 21:04:Salve sono la moglie del blog più lungo (ma cosa mi fate dire????), voglio solo aggiungere alcune considerazioni dettate dal fatto che oltre al tennis, per i motivi che già avete letto, abbiamo esposto nostro figlio ad altre esperienze accademiche e questo ci ha fatto decuplicare i dubbi che già avevamo. Ma è proprio questa esperienza che ci aiuta a guardare con occhio ancora più critico il rapporto sport-scuola in Italia. Io ho avuto una regolare vita scolastica italiana , liceo scientifico e università e l’atletica che mi ha fatto sognare (solo sognare) Montreal e mi faceva sentire orgogliosa in allenamento e in gara, ma sicuramente diversa, lontana dai miei compagni di scuola: nessuno di loro aveva i miei stessi ritmi le mie stesse ambizioni e aspettative e già solo per questo direi :Viva le accademie! Ma basterebbe ‘viva una scuola che consideri lo sport parte integrante della formazione dell’individuo’ e rabbrividisco quando sento che ancora oggi le lezioni prevedono due ore di ginnastica fra una di storia e una di scienze. E rabbrividisco ancora di più quando sento amici disperati per la quantità di compiti che vengono dati ai figli e per l’indifferenza se non a volte l’intolleranza con cui gli insegnanti giudicano gli sforzi dei ragazzi impegnati in attività sportive in modo serio. Così oggi come trentacinque anni fa, per me…è ridicolo!! E allora le mie considerazioni sono: abbiamo accettato come genere umano che se non impariamo a leggere , a scrivere e far di conto entro un certo periodo, compromettiamo le nostre abilità, non per questo siamo tutti scrittori o fanatici lettori. Tolleriamo che si imponga ad un bambino di stare seduto ad un tavolo a 5 o 6 anni per ore chiamandola scolarizzazione per sviluppare la capacità di attenzione e concentrazione. C’è più accondiscendenza verso l’imposizione di uno strumento musicale e relativo obbligo a cinque anni di cimentarsi con note e tastiere ?( sebbene fatto che nella scuola italiana non si insegni a suonare uno strumento mi sfugge, così come a recitare, cantare, a parlare altre lingue,ma questa è un’altra storia),perché? Il fine è più nobile. Non ci sono pur sempre impegno, disciplina, costanza, perseveranza alla base di tutto, sport compreso?Perchè la scuola continua a non essere disponibile per raggiungere l’obbiettivo comune che è la formazione dell’individuo, con tutti gli strumenti possibili e non riconosce i nobili intenti di darsi un obbiettivo, di inseguire un sogno, di lavorare duro per scoprire i propri limiti aiutando e sostenendo gli sforzi sia dei ragazzi che delle famiglie, magari anche allargando i propri orizzonti cominciando a pensare che ci sono molti modi di insegnare.Ma soprattutto perché si atteggia a giudice implacabile spesso disprezzando con ironia chi si occupa di cose ‘non serie’ come lo sport per poi cadere miseramente e chiudere i battenti ai primi di Giugno per riaprirli a metà Settembre(…!!!) , strafregandosene di quello che i ragazzi faranno e cioè ciondolare per i paesi, le piazze, sciabattare per casa con un telecomando in mano, prendere il motorino e studiare la maniera migliore per soddisfare i richiami ormonali! Questo è il quadretto che mi si presenta davanti ogni volta che d’estate torno a Bologna e vengo assalita dai dubbi se riportare Nicholas in Italia a fare le medie sia poi così davvero una buona idea…

roberto scriveva il 28 Febbraio 2007 alle 10:27 Premetto che non sono un tecnico ma un appassionato: ho fatto poca SAT e non sono andato oltre la classifica di C3 nel Lazio. Tuttavia, dopo aver letto con estremo interesse il post di Igor (thanks a Stefano Grazia per il suo impegno) vorrei esporvi, se avete un po’ di pazienza, una mia teoria sulla qualità dell’addestramento al tennis in Italia. Vi chiedo fin da ora scusa per eventuali topiche e imprecisioni.Io sono nato nel 1965, e ho cominciato a giocare solo a 15 anni per via che prima giocavo a calcio. Ho iniziato con un corso collettivo: racchetta di legno maxima de luxe e via andare. Il nostro maestro era considerato “moderno” ed “eretico” perché ci insegnava le impugnature “chiuse” e i colpi in top spin… (ed eravamo già nel 1980!). A quel tempo, gli attrezzi non consentivano di colpire un vincente su una palla profonda e senza peso, e la tecnica che veniva insegnata, pur con un po’ di rotazione in avanti, non era molto diversa da quella dei tempi di Pietrangeli. Poi è venuta la rivoluzione tecnologica: kevlar, grafite, ceramica, mid size, oversize etc. etc.. Si è allora innescata una seconda rivoluzione, non tecnologica, ma tecnica: l’applicazione al tennis dei principi della biomeccanica ha spinto la ricerca a cambiare il modo di eseguire i colpi, per sfruttare al massimo le potenzialità dei nuovi attrezzi. I principali centri di ricerca credo siano state le academies private americane, ma anche la federazione francese e la USTA. Sono cambiate drammaticamente le impugnature e i gesti tecnici dei fondamentali (dritto e rovescio) e si sono escogitati nuovi modi di effettuare il servizio (v. da ultimo Roddick, Monfils, etc.). L’enorme incremento di potenza e velocità ha a sua volta innescato la necessità di migliorare la reattività neuromuscolare e la velocità dei piedi, con l’individuazione di esercizi appositi. In generale, è diventato sempre più difficile giocare di regolarità pura e in difesa: la nuova parola d’ordine è power tennis! Poiché il primo che prende l’iniziativa ha le migliori probabilità di fare il punto, sono diventati drammaticamente importanti (anche sulla terra) i colpi di inizio gioco, servizio e risposta…Questo, nel resto del mondo: la globalizzazione, anche nel tennis, ha diffuso ovunque il nuovo verbo… … tranne che da noi. Mentre gli altri andavano avanti, noi rimanevamo fermi. Mentre la tecnica, il modo di insegnare e di allenare venivano rivoluzionati, da noi la presidenza Galgani teneva il settore tecnico nell’immobilismo più pietrificato, con la complicità di una generazione di maestri indolente e interessata solo a guadagnare i soldi delle lezioni, protetta dal valore legale della targa e non a tenersi aggiornata… Ancora nel 1997, i manuali tecnici della FIT (li ho letti di persona, me li ha dati un mio amico che si accingeva a fare il corso per allenatore-istruttore) prevedevano che venissero insegnate le impugnature e i gesti di 20 anni prima!!!! Insomma, l’Italia, dal 1980, fino a pochissimi anni fa, è stata una nazione tennisticamente sottosviluppata dal punto di vista tecnico, con pochissimi maestri in grado di insegnare in modo moderno. Per questo secondo me, riprendendo una vecchia polemica scaturita da una frase di Rino Tommasi (la Francia ha Gasquet, noi abbiamo Fognini) io credo di poter rispondere: la Francia ha avuto Philippe Chartrier, e noi abbiamo avuto Galgani!!! E non mi vengano a dire che per i francesi è più facile perché la loro federazione è ricca grazie ai proventi del Roland Garros e la nostra è povera. La nostra è povera ADESSO (e infatti le mie critiche non vanno alla gestione Binaghi); ma nei primi anni ‘80, e fino alla prima metà degli anni ‘90, il CONI, grazie al totocalcio, finanziava abbondantemente la FIT. Il crimine più grande commesso in quegli anni resta poi la dilapidazione del grande patrimonio di appassionati e praticanti che il tennis si era conquistato nel nostro paese sull’onda della generazione-Panatta. Io ricordo che nel 1981, per entrare nel tabellone di un torneo di categoria C3-C4, aperto agli NC bisognava passare per una caterva di turni preliminari, tanti erano gli iscritti… Per la mia generazione il tennis è stato il secondo sport per importanza dietro il calcio. E la vecchia FIT cosa ha fatto? Gestendo solo i suoi interessi di bottega, da una base così ampia non è stata più in grado di produrre un top ten, fino a generare una profonda crisi di interesse: il punto più basso credo si sia toccato fra il 1999 e il 2002 con le scuole di tennis che registravano un drammatico calo di iscritti. Poi, negli ultimi anni, una piccola inversione di tendenza…Non parliamo poi della gestione sciagurata dei pochi talenti comunque prodotti…Chiudo con una domanda provocatoria: dove sarebbe ora uno come Bracciali, se anziché essere figlio di un macellaio di Arezzo fosse stato figlio di un …non so… diciamo un pizzicagnolo di Marsiglia? Credete che la FFT lo avrebbe stato affidato alle grinfie di un Tomas Smid? O sarebbe diventato un top ten? O vogliamo parlare della gestione di Luzzi? E perché la Brianti entra fra le prime 100 solo a 26 anni suonati, dopo una vita passata a giocare gli ITF? Non si capiva che andava seguita in maniera professionale, come sta facendo la Golarsa? Quanti ce ne sono in Italia di casi simili? (Azzardo un altro nome: Crugnola…)Per concludere: se per avere accesso ad un insegnamento serio e moderno bisogna per forza andare all’estero, è inevitabile che solo i ricchi possano permettersi figli agonisti…
Atti scrive:va il 27 Marzo 2007 alle 15:32 :Salve a tutti, innanzitutto complimenti a Ubaldo per aver dato voce al “popolo” del tennis.Scrivo per la prima volta spinto dal grande interesse suscitatomi dall’argomento genitori/figli.Ho anch’io due giovani bambine di 8 e 11 anni allieve appassionate (dal padre) al Tennis.Devo dire che capire i confini tra passione, imposizione, e brame di gloria è sempre molte difficile, e certamente andrebbe valutato caso per caso, anche se ritengo di avere opinioni sull’argomento, vicine a quelle del sig. Stefano Grazia (complimenti per l’impegno costante e competente sull’argomento).Io penso che pianificare la vita al proprio figlio/a sia negativo e quasi sempre controproducente, ma è anche altrettanto vero che non offrirgli una “Chance” sia altrettanto sbagliato: chi a priori puo’ capire/valutare fino in fondo le reali potenzialità/aspettative del proprio figlio/a ?.Comunque credo che vedere un figlio appassionato attivamente ad uno sport sia positivo; è meglio vederlo a volte dispiaciuto per una sconfitta che lasciarlo “appiattire” con gli standard offertigli dalla società moderna.Inoltre, intervengo per confermare, che i tesseramenti FIT a livello giovanile, contengono clausole e norme assurde.Per esempio :mia figlia Chiara è nata nel 1995 e nel 2005 non era ancora tesserata per nessun circolo FIT; dopo precisa richiesta ai maestri del circolo in qui si allena, abbiamo deciso di tesserarla,solo per il 2006, per un altro circolo; cio’ per permetterle di disputare alcune partite del campionato U12 a squadre, visto che erano le sue prime “vere” partite, non avendo mai disputato alcun incontro come U10.Adesso, dopo correzioni e modifiche varie alle norme federali, apprendiamo che, si è stata tesserata (2007) per il circolo in cui si allena, ma non potrà’ disputare il campionato U12f a squadre con le sue compagne di allenamento per un’assurda regola federale introdotta da quest’anno.Cambiare una regola applicandola retroattivamente è già di per sé un errore (è evidente che avendolo saputo prima, non sarebbe stato fatto il tesseramento per un altro circolo)Discriminare la partecipazione, per le gare a squadre, solo a quei tesserati che ritornano al circolo di appartenenza al termine dell’anno 2005 è ulteriormente sbagliato (nostra figlia non puo “tornare” visto che il suo primo tesseramento è stato fatto nel 2006 !)Questo per dire che spesso sono le federazioni stesse che “remano” contro la crescita del loro sport !!!
STEFAR (anche lui uno dei primi piu’ prolifici e ispirati contributors poi anche lui,improvvisamente, non ci ha piu’ cagato pari…)scriveva il 16 Aprile 2007 alle 15:56 Conosciuta l’esistenza di questo blog attraverso un amico,sono stato sul punto di intervenire piu’ volte ed ora,chiamato in causa da Gabri’,conosciuta al torneo topolino di genova ,ho deciso di inviare anch’io un mio contributo a questa interessante discussione.Due cenni su di me per farmi conoscere e capire meglio ai miei futuri amici del blog…iniziato a giocare a sedici anni contro il muro della mia cantina a meta’ anni 70,mai avuto un insegnante ,passione viscerale per questo stupendo e spietato sport.
Oggi sono Maestro federale da molti anni,mia moglie anche lei Maestra di tennis ,famiglia di tennisti e maestri,seguo tutti i corsi di aggiornamento che posso,ripetendo a tutte le famiglie di diffidare dei soloni che sanno tutto ma che non si aggiornano mai.
Del resto che servizio puo’ dare un commercialista che non si aggiorna da venti anni ?o un avvocato ? o un dentista ?o peggio ancora un chirurgo ? Provate a pensare….Certamente i sopra citati professionisti possono fare danni molto maggiori che non un insegnante di tennis non aggiornato,il quale alla peggio non insegna a giocare a tennis al suo allievo…Personalmente ho interrotto l’attivita’ di insegnamento soltanto per un periodo ,terminati gli studi di economia a firenze ed entrato nel mondo dell’industria prima come impiegato e poi come dirigente aziendale.Oggi ,libero professionista ,affianco l’attivita’ di insegnamento alla libera professione,anche se devo dire che sono molto felice al momento di levarmi la giacca e mettermi la tuta per allenare i nostri figli,che chiaramente sono molto trainanti e stimolanti nelle nostre scelte,e gli altri allievi delle due scuole tennis che abbiamo in gestione .A Marcos e Carlo vorrei rispondere con una battuta…La sconfitta e la vittoria sono due intruse ….vanno trattate allo stesso modo. Mentre ho trovato molto interessante i commenti del papa’ di Fognini ,anche perche’ ci espone dei dubbi comprensibili sulle priorita’ da seguire circa l’educazione scolastica o l’educazione tennistica.Tali dubbi sono stati presenti nella mia famiglia per via del fratello di mia moglie,che ha fatto il professionista praticamente dai 12 anni ai 31,(arrivando al 190 atp)con enormi sacrifici ed un’educazione scolastica con diploma preso con merito soltanto dopo l’abbandono dell’attivita’.D’altra parte ,avendo io conosciuto il mondo del lavoro nell’industria,o nelle professioni,si puo’ dire che mio cognato ha fatto delle esperienze ,visitando tutto il mondo ed imparando un paio di lingue straniere con la pratica, infinitamente superiori a quelle di un semplice impiegato di una media industria italiana,ed anche economicamente non se l’e’ passata poi peggio.Ma che dire sui bambini e sui genitori che sperano ? Potrei fare un paio di esempi:A sestola 2005 erano presenti 60 bambini con relativi genitori e maestri tra i migliori d’italia del 95 e 96.I genitori mi raccontavano di esperienze di allenamenti a centinaia (se non migliaia ) di km di distanza con spostamenti tramite aerei e treni ….per bambini di 9 e 10 anni alla ricerca di maestri e coach sempre piu’ affermati…..Ed io puntualmente venivo additato come rompiscatole in quanto a tutti i genitori riuniti domandavo… qui ci sono 60 bambini fra i piu’ bravi d’italia…ce ne potevano essere altri 40 ,rimasti a casa per vari motivi…quindi cento;Mi sapete dire di questi cento quanti entreranno fra i primi cento del mondo ?? Ve lo dico io… probabilmente 0 ..se abbiamo fortuna 1 difficilmente 2 . Se poi le vostre aspettative sono farli diventare buoni giocatori,magari con classifica atp,o 2/1- 2/2,cioe’ essere giocatori conosciuti in italia,oppure dei buoni maestri,allora queste sono aspettative piu’ ragionevoli,che possono essere conciliate anche con gli studi,magari successivamente. C’era anche mio figlio Jacopo di 10 anni ,al quale continuo a ribadire di impegnarsi nel tennis ma che gli studi sono prioritari ed il tennis viene dopo,ma poi? a tredici/quattordici anni ? Se si mantiene fra i migliori a cosa dovremo dare la priorita’ ?
Gia’ ora le suore della scuola di Jacopo,nonostante abbiano visto gli articoli di giornale di Jacopo storcono il naso per qualche assenza in piu’…..A Gabri vorrei dire che quella esperienza del topolino di genova e’ poi continuata con il master a Deauville,dove abbiamo portato una decina di ragazzi ,vincitori delle prove in italia.E’stato un viaggio bellissimo organizzato come segue ,se puo’ servire come traccia per qualche collega…- torneo osservato a Torino dopo natale- subito dopo trasferimento a Fontaineblaeu,con visita al castello patrimonio dell’umanita’(eccezionale la visita alla sala del tennis royale,dove hanno giocato i reali di francia e Napoleone,i ragazzi hanno assistito a bocca aperta ad una partita..si puo’ anche giocare con prenotazione…)- trasferimento in normandia e partecipazione al master mondiale- visita prevista alle spiagge dello sbarco e a Mont Saint Michel,altro sito patrimonio dell’umanita’ Siamo riusciti ad abbinare Tennis, divertimento e cultura. Ciao

TGF 30

kill bill scriveva il 20 Aprile 2007 alle 15:44 Mi è sembrato di capire che il tema che state dibattendo è :” Cosa devono fare i genitori per far diventare il figlio campione” con sottotitolo ” e non avere rimorsi di coscienza in caso di insuccesso ”.Mettiamo via le false modestie , tutti in fondo speriamo di avere il fenomeno pronto a esplodere , la parola ci fa ribrezzo lo so, ma poi stiamo sul prudente perché la ragione e le statistiche ce lo impongono.O magari non proprio fenomeno ma che comunque ” ha vinto 10 tornei su 13 su tutto il territorio nazionale” oppure ” a 9 anni batte quelli di 10” oppure ” il mio ha perso al primo turno da uno straniero la cui età era almeno dubbia ” o anche ” il mio ha perso al primo turno ma quello che a vinto ha solo più fisico, per ora, ma con quei colpi dove vuoi che vada ”…Io sono il peggiore di tutti perché , a differenza dei vostri , mio figlio anni 12, vince poco, perde anche con quegli più piccoli ma ”ancora un anno e poi vediamo chi è il più forte”.Noi siamo quelli pronti a prostituirci al maestro del club perché abbia un occhio di riguardo per un così bravo bambino che si impegna tanto e il tennis lo prende sul serio o al primo selezionatore che riusciamo ad avvicinare per avere qualche piccolo vantaggio ai raduni , una convocazione in più, in seguito una wild card per qualche torneo ETA e perché no una buona parola per un contributo federale.La verità è che tutte le motivazioni che ci diamo per giustificare uno sforzo così grande di tempo e di energie , peraltro tutte importanti,(allontanare i figli dalla play station , sport come crescita dell’individuo , sport e cultura , il torneo con la gita …) sono in qualche modo sullo sfondo.Noi vogliamo i risultati.Quindi per favore Fulvio dicci come hai fatto, tuo figlio quante palle ha tirato, cosa gli hai detto , quanto dormiva, che tornei ha fatto………. perché anche noi abbiamo dei figli di talento ma che non riescono ad esprimerlo perché il maestro non capisce nulla, la mentalità italiana è provinciale, la federazione, nonostante il presidente del 20ennio non ci sia più da 10 anni, è incapace e , per i più fortunati, queste Academy mi rubano i soldi perché non lo mettono nel gruppo di Quinzi, Miccini, Larcher De Brito……e mi fanno pagare la retta.In fin dei conti , se non ci prendiamo troppo sul serio , non ci trovo nulla di sbagliato in tutto questo.Sono i sogni che ci spingono a fare quello che facciamo.Io amo lo sport , non quello ricreativo ma quello agonistico , di ogni livello, da Wimbledon a la gara a squadre del circolo.E praticarlo per un ragazzo è la cosa più bella che possa fare. ( Per chi ama la musica sarà suonare uno strumento immagino )Per cui , a patto della sufficienza a scuola, si perché è meglio avere più possibilità e con lo sport è difficile che ci si possa campare , ( neanche con una laurea ma questo è un altro discorso ) darò il mio appoggio totale ad un figlio che lo vuole praticare.Purtroppo, o forse no (così o meno problemi di scelta) , i miei mezzi sono limitati, non andrà mai in un Academy e non avrà mai un coach privato, e questo mi è sembrato di capire non gli permetterà di diventare un professionista, ma non per questo lo incoraggerò a smettere o non gli darò il mio totale sostegno.Gli darò serenamente quello che posso.Unica cosa che voglio in cambio è l’ impegno durante le ore che è in campo.In caso contrario si passa allo sport ricreativo ma a quel punto anche i nostri sacrifici saranno adeguati a quella situazione.Il mio consiglio è proprio questo appoggiate più che potete la passione di vostro figlio, beninteso se è la sua non solo la vostra.Sapete tutti i rischi a cui andiamo in contro.I paletti dobbiamo metterli noi con le nostre esigenze e la nostra realtà e facendo i conti con le capacità del nostro atleta che possiamo verificare giorno dopo giorno con i risultati che sta facendo.La testimonianza di Fulvio in questo è molto chiara.E visto che oltre a sognare sappiamo, speriamo, anche ragionare sta a noi trovare il giusto equilibrio, non illuderli, far si che vittorie e sconfitte non siano momenti di esaltazione e di tragedia ma di una sana gioia e di una sana delusione e uno stimolo per andare avanti non un motivo per smettere.Sta a noi stemperare i toni e fargli capire che è un ragazzo fortunato solo perché sta facendo qualcosa che gli piace aldilà dei risultati e che gli permettiamo di studiare 1 ora al giorno per prendere sufficiente e non 3 per pretendere ottimo.Se questo equilibrio non lo abbiamo e/o non lo sappiamo trasmettere penso che il problema non sia sportivo ma di altra natura, nessuno del resto ha mai messo in dubbio che fare il genitore sia cosa facile, sport o non sport.
Per Stefano Grazia e quanti si chiedono se ne vale la pena.
Il talento è qualcosa di impalpabile, sappiamo che esiste ma nessuno lo può quantificare.Come voi tutti potrei fare esempi di atleti che in età giovanile erano bravi , ma come loro ce n’erano altri , che hanno fatto una fatica tremenda e poi sono diventati atleti di vertice.La caratteristica che accomuna chi è riuscito è la voglia di emergere, la motivazione, un carattere che gli ha permesso di superare le difficoltà quando tutto sembrava perduto…. certo qualche dote bisogna averla perché qui si tratta di avere la meglio su altri che vogliono la tua stessa cosa.Ci sono è vero anche i ”fuoriclasse” quelli che hanno avuto dalla natura delle qualità fuori dal comune.Quelli che non hanno faticato più di tanto ad affermarsi e ai quali sembra risulti tutto facile.Ma sono veramente pochi.Dietro ogni risultato mi piace pensare che ci siano state tante lacrime e fatica.Per cui scegli la scuola più adatta al tuo Niky e mandalo all’academy più vicina visto che ne hai le possibilità ( se non ti trovi bene la puoi sempre cambiare ).Male che vada sono sicuro che saprai fargli apprezzare quello che sta facendo e non farlo un frustato in caso di insuccesso.Non avrai rimorsi. Come dice un pluricampione del mondo ” pensa se non ci avessi provato” questo si sarebbe stato un delitto e sono sicuro che anche i suoi genitori avranno avuto dei dubbi all’inizio.Se ha un pizzico di fortuna troverà un bravo maestro che gli si affezionerà e tuo figlio a lui e che non penserà solo a spillarti quanti più soldi possibile ma si chiederà di tanto in tanto durante la giornata che cosa può far fare a Niky per farlo migliorare.Se lo trovi non lo mollare perché il rapporto tra allenatore e atleta è alla base di ogni risultato.
Il resto è dentro tuo figlio.
Questo è l’unico consiglio che posso darti.

Enzo Lo Iacono (E chi e’?direte voi: attenzione, fu per un certo periodo uno dei contributors piu’ prolifici,anche lui Missino in Action da oltre un anno) scriveva il 28 Maggio 2007 alle 15:31: Salve, non ho avuto il tempo di leggere tutti i commenti del blog, ma credo di essermi fatto un idea. Io ho creato una piccola scuola tennistica in un paesino del Siracusano, circa dieci anni fa, in un posto dove tennis significava “sport asimmetrico” e “incompleto”; tanto per rendere l’idea. Oggi la scuola vanta già circa 70 allievi (la cittadina è formata da 10.000 anime). Ma non è questo il punto. Anch’io, come molti, ho un figlio che è nato giocando con le palline e che tutt’ora trascorre giornate intere con me nel circolo. Le sue doti naturali sono già venute fuori a 5 anni, quando ho ritenuto dovesse iniziare degli allenamenti mirati. I suoi risultati sono già da qualche anno obiettivi (finale al lemon bowl under 8, finale al torneo di Genazzano Under 8, vincitore del torneo di macro area di Reggio Calabria) e attualmentea 9 anni(classe ‘98) ha già giocato tre finali al circuito regionale under 10, pur essendo al primo anno. Fino allo scorso anno mio figlio Seby era allenato da me, ma da quest’anno viene allenato con un altro maestro, Enrico Sfriso, che lavora nel mio circolo.

Ho voluto scrivere ciò solo per affrontare una breve presentazione e per poter partecipare attivamente al blog, visto che sul forum del mio sito http://www.tennis2000.it sto cercando di far partire un argomento simile che ha per titolo “Il fattore mentale del tennis agonistico”.
Per adesso non mi dilungo oltre, voglio però precisare che penso che i talenti nascono già talenti e che il vero compito degli allenatori e di indicare loro la “strada” comportamentale da percorrere e di aiutarli nelle loro progressioni. Certo è che se vuoi (e se lui o lei per adesso lo vuole) che tuo figlio diventi un campione, se ne ha veramente le doti, devi cominciare proprio presto, perchè alcune capacità devono essere sviluppate proprio alla più tenera età. D’altronde, a chi pensa che scegliere di “sdradicare” i propri figli dal luogo di origine di sbagliato, vorrei rispondere se invece va bene che il piccolino venga spostato a causa del lavoro dei genitori!?!
Non vorrei dilungarmi troppo, anche se vorrei approfondire la tematica. Mi sembra che nella Federazione Italiana, si stia radicando un sistema politico fatto di continue elezioni, regole, regolette, divieti, ecc. Ma come? Ma non stiamo parlando di sport?!?

Salvatore Buzzelli scriveva il 30 Giugno 2007 alle 23:00 :Certo che se nella nostra Academy (allora la BTA,NdStGr) non fosse transitato Nicholas ed il Dott. Grazia forse non avrei saputo di questo blog e probabilmente non ci avrei mai scritto, ma, chiamato in causa…..Come ha accennato Stefano, dopo aver smesso con l’atletica (ero al centro sportivo dei Carabinieri a Bologna) nel giugno del 1974 per un grave incidente in moto (una gamba spezzata…sigh!!!) mi sono ritrovato per caso ed anche per necessità economica (…se volevo continuare gli studi universitari !!!) a far fare ginnastica agli allievi dalla SAT del Circolo Tennis Bologna.In quegli anni la figura professionale del Preparatore Atletico non esisteva, almeno in Italia, ed io non avevo la benché minima idea di quale sport fosse il tennis.
Presto però mi appassionai e cominciai ad apprendere i vari colpi. Giocavo con tutti nei momenti in cui non dovevo insegnare e tutti si divertivano con me perché andavo a prendere tutte le palle, anche quelle impossibili, facendo buchi nel terreno ad ogni spinta di piede al punto che il direttore di allora, il compianto M° Giovannino Palmieri (papà di Sergio), quasi quasi mi proibiva di scattare per rincorrere palline, ma la cosa che più sorprendeva era l’incisività del servizio che fu il colpo che appresi immediatamente e a cui ero in grado di aggiungere varianti tecniche forse allora ancora inesplorate!Il perché per me il servizio fosse così naturale ed incisivo trovava la ragione nei 56 metri e rotti di lancio del giavellotto che era il mio record di allora.Ricordo che i tennisti agonisti del circolo, anche di eccellente categoria, si esercitavano con me nella risposta al servizio.Da questa esperienza a pensare di proporre le esercitazioni tipiche degli allenamenti dei giavellottisti, per impostare e migliorare il servizio, il passo fu breve, ma non feci proseliti soprattutto tra i maestri del Circolo.L’occasione giusta arrivò nel 1982, quando, complice suo padre che mi dava ascolto e ci credeva, cominciai ad allenare fisicamente un giovanissimo tennista (Davide Scala, che ho seguito nella sua carriera fin dall’età di 10 anni): lo facevo esercitare con piccoli giavellotti fino a portarlo a gareggiare in gare ufficiali FIDAL e a fargli vincere un campionato regionale all’età di 15 anni!
Sicuramente Davide, fin da ragazzino ha avuto un gran servizio la cui potenza derivava anche da tutte le progressioni di policoncorrenza con la palla medica e dei lanci che gli avevo propinato.Come dice il saggio “L’esperienza è madre di ogni certezza!”, ho quindi spiegato a Stefano Grazia e lui ha ben compreso, che ritengo le esercitazioni di lancio del giavellotto (da 400g fino a 600g a seconda delle età dell’allievo) meritevoli di considerazione in quanto attività ludica per i ragazzi ed efficace mezzo tecnico di allenamento, perché se vuoi lanciare vicino-preciso o lontano e provare la sensazione dell’esplosività nel vedere la coda dell’attrezzo che vibra vigorosamente all’impatto col terreno ed in linea col lanciatore, devi necessariamente acquisire equilibrio dinamico, scioltezza nel movimento, giusta escursione articolare supportata da giusti caricamenti e giusti dosaggi di forza esplosiva che garantiscono lunghezza della leva ed elevata velocità angolare finalizzata, esattamente quello che un servizio di livello richiede.
Inoltre il “giochino” costituisce una esperienza ed una memoria motoria significativa, diversa, divertente ed altamente correlata col gesto tecnico specifico ed anche un modo per uscire dagli schemi classici ed a volte alienanti eseguiti sul campo.
Con i miei giovani allievi utilizzo questa metodica, ed il transfer tecnico è tangibile. Provare per……………

max (allora non ancora Mad ) scriveva il 4 Settembre 2007 alle 02:26 : premetto che in un altro sport ho creato il miglior atleta italiano ed uno tra i primi 10 nel mondo ma probabilmente senza modestia credo nn sia diventato il nr 1 solo per la ns separazione. nello stesso periodo (1998) mia moglie ha partorito e visto che la separazione dal mio atleta ha avuto ripercussioni sul mio lavoro in generale dissi a mia moglie: “nn ti preoccupare ns figlia diventerà la nr 1 nel tennis!” E mia moglie: “Nel tennis? E chi l’allena?” “Io dissi nn ti preoccupare”. Come allenatore nel mio sport (x due anni nr 1 italiano) ho girato il mondo ed ho conosciuto tutti i migliori conoscendo le varie tecniche e mi sono fatto l’idea che l’educazione , l’educazione sportiva, il lavoro, la tecnica di base, il nn guardare i risultati fino nel ns caso ai 13-14 anni e la preparazione fisica stiano al 1° posto per la creazione di un campione ma quando parlo di preparazione fisica parlo di quella specifica x lo sport che si vuole fare ma soprattutto di quella che si fa dai 6 agli 11 anni xchè è in questa età che si assimilano certe proprietà fisiche che a 13 ad esempio nn si assimilano + o cmq si assimilano al 50% e con il doppio della fatica; se qualcuno però dice in italia di far fare 3 sedute alla settimana da 90 minuti ad un bambino di 6 anni casca il mondo!!! ma x queste proprietà che si devono allenare e che sono indispensabili (rapidità equilibrio velocità etc) nn servono mica i bilancieri!!! il problema è che in italia e forse nel mondo preparatori atletici che sanno queste cose si possono contare sulle dita di una mano, allora io cosa ho fatto: ho cominciato a dare un’educazione a mia figlia (cosa normale fino a qualche decennio fa e inesistente negli ultimi anni dove i genitori sanno solo dire di si e dare qualsiasi cosa ai propri figli, mossa che soprattutto nello sport + difficile e duro nel mondo mi sembra impossibile che possa pagare), che come primo risultato ha fatto di lei a detta delle maestre la più brava della scuola. Il secondo passo è stato quello di darle insieme ai suoi giochi una piccola racchettina con delle soft ball che lei ogni tanto usava x i fatti suoi. terzo passo è stato a 4 anni di portarla con me e mia moglie quando giocavamo a tennis e alla fine dell’ora con la sua racchettina e le sue palline palleggiavamo x 10 minuti. il passo successivo dopo un’anno è stata iscritta all’estate tennis del circolo vicino a casa ns dove facevano un’oretta di mini tennis ed il resto della mattinata giocava colorava e faceva i compiti con le amichette e poi l’ho iscritta alla SAT. A sei anni (dopo lunga ricerca) ho trovato il preparatore atletico giusto (era stato richiesto come prima scelta da piatti x ljubicic). Da quest’anno (9 anni alla fine di ottobre) si allena 3/4 ore al giorno in un’academy (lun-sab) in lombardia e tre volte alla settimana fa 90 min. di preparazione fisica con il suo preparatore. tengo a precisare che quando in primavera l’ho portata nel week end a provare all’academy mia figlia si allenava già 2 ore al giorno ma alla fine della giornata quando le ho chiesto cosa ne pensava lei mi ha risposto.”papà da oggi mi voglio allenare solo qui!!” Ho raccontato tutta la storia x fare sapere a tutti le scelte fatte da un allenatore cha ha già portato un’atleta di uno sport nn di squadra ai primi posti al mondo e xchè credo che in italia pochi hanno fatto questo tipo di scelte. ora vi darò le mie motivazioni: il tennis è cambiato nel senso che ora è un lavoro che può far guadagnare molto soldi e quindi nel mondo viene preso in considerazione come tale (quindi tanto lavoro tecnici migliori etc) e nn mi risulta che esista un lavoro che nn faccia stancare o che dovendolo fare x forza tutti i giorni piaccia. è un lavoro però che si svolge dai 14 ai 30 anni quindi è impensabile dire che a sei anni o a 10 x i tornei si è piccoli, al massimo nn si deve guardare il risultato essendo un tirocinio ma bisogna farlo!!! (è come dire che è inutile fare il tirocinio da un avvocato perchè praticamente lavori gratis). in italia invece è purtroppo un’attività x ricchi e quindi il 50% dei possibili “portati” li perdi in partenza. a questo aggiungete che nessun genitore viene preparato dalla federazione con delle indicazioni sul dove e come far allenare i propri figli a seconda delle proprie mire perchè un fatto è se uno vuol giocare x divertimento altra cosa è se uno vuole “provarci” e costruirci un’attività. c’è ancora della gente che crede che facendo giocare la sat e l’agonistica al proprio figlio nel circolo sotto casa dia delle chances: ADDIO!!!!!! o uno è federer ed allora ti notano oppure ciccia!!! uno deve partire pensando ad essere davydenko cioè ad un giocatore normale con neanche molto talento che con il sacrificio il lavoro e la voglia di arrivare diventa il nr 3 della classifica mondiale poi se uno ha il dono di natura di federer diventerà il nr 1!!!!! altra cosa che mi ha scioccato andando in giro x i primi tornei di mia figlia è stata quella di vedere genitori strillare ai propri figli di nn stancarsi troppo nei palleggi oppure durante la partita di palleggiare senza sbagliare, oppure quando vedono l’avversario piccolo di statura di tirare lungo e alto oppure di fare delle palle corte: ma a queste persone nn l’ha mai detto nessuno che nel tennis moderno se nn giochi a tutto braccio i vincenti sui campi veloci (90% dei tornei) nn vinci mai? che sui campi veloci se fai le palle corti ti ritornano in faccia dei tir?? questi bambini che vengno così condizionati e quindi giocheranno sempre così, dopo qualche anno di vittorie nei vari tornei rionali appena metteranno il naso fuori dall’uscio nn faranno + un punto e la maggior parte smetterà di giocare!!!!! l’ultima riflessione che vorrei fare è quella che in italia negli ultimi anni (cioè da quando il tennis è cambiato) nessun giocatore è arrivato ai vertici mondiali e che piatti a parte (ma ce n’è uno ed è occupato) nn ci sono allenatori che hanno portato giocatori ai vertici quindi credo in questo momento il fai da te ragionato e supportato sia un vantaggio crecando di pensare come un imprenditore e quindi di fare quello che si farebbe con la propria azienda (quindi anche lo scegliere la persona giusta x la parte tecnica atletica etc) anche xchè se diciamo che il tennis è un’attività commerciale che ha come scopo il guadagno mi sembra che i maestri di tennis abbiano una capacità di guadagno molto minore della maggior parte dei genitori quindi….. pongo un quesito: secondo voi se berlusconi decidesse domattina di creare una academy crescerebbe dei campioni??? come la penso credo l’abbiate capito!!!!! N.B. prego i moralisti di astenersi dal rispondere xchè in un paese dove accettiamo la politica che abbiamo, dove nessuno paga le tasse dove tutti rubano dove la tv ci fa vedere che se una ragazza vuol far carriera deve spogliarsi mentre se la vuol fare un maschio deve essere bello e andare a “uomini e donne” dalla de filippi, dove le prostiute fanno schifo ma ci vanno tutti dove le donne danno delle poco alle straniere e poi vanno con macellai amici del marito etc beh posso accettare che uno nn la pensi come me ma cose tipo lo sfruttamento dei bambini etc no semmai forse a questi bambini i vari genitori di agassi sharapova williams bartoli etc etc hanno dato la chances di una vita migliore!!!!!!!
fulvio scriveva il 19 Settembre 2007 alle 18:02 stefar premetto che qualcosina ho già detto ma per levarti quella curiosità che hai lo ripeto.fabio comincia a giocare con me a 4 anni e dentro una ”gabbia”. Sì nel circolo nostro esisteva una gabbia col muro e io che frequentavo spesso il circolo,lo lasciavo andare con la sua pallina e la sua racchettina a giocare contro il muro interminabili partite. Giocava bene e cominciai a farlo giocare io ,era lo spasso della gente perchè vedere un bambino con una racchetta più grande di lui riuscire a mandare la pallina nell’altro campo era una vera e propria attrazione della passegiata mare.
E’ li che noi abbiamo i nostri campi. Cmq andando avanti Fabio giocava a tennis,a calcio e era nella squadra agonistica dello sci club di ”limone piemonte”. Intanto devo dire che il vero ‘’scopritore di mio figlio fu il maestro Marco Lubrano,una persona come poche (infatti il pres della fed ligure Cepellini gli ha appena fatto le scarpe!). Mi contattò e mi disse che voleva Fabio tutte le settimane al sabato a Valletta Cambiaso ,centro della federazione ligure. Fabio giocava e molto bene anche a calcio e io da ex avrei dato una mano perchè continuasse in quello sport. Ma niente, arrivano le prime coppe under 10 e 12, le prime convocazioni regionali e poi nazionali e la frittata è …fatta!!Tennis e solo tennis cosi si decide in casa!! Al circolo cominciano le prima grane,Fabio passa nella categoria ”agonistica” con quelli più grandi di lui di almeno 4 anni e cominciano le …invidie. Il maestro Conti (Massimiliano) non vi dico cosa escogita per far giocare fabio con quelli. mentre quelli della sua età cominciano a lamentarsi per la scelta fatta per Fabio. Ci sarebbe da scrivere un libro quanto i genitori (mamme) riescano a essere cosi cattive. E non dico altro. Lubrano continua la sua scelta fatta e porta fabio a Roma a vincere la coppa Belardinelli ,nello scenario dei master series. Non vi dico la felicità dei ragazzi nel vedere dal vivo i vari sampras e agassi. La federazione italiana tennis comincia a elargire quelche contributo. Ma a dirvi la cifra ora mi scappa da ridere! Penso si sia cominciato con 800.000 lire in su!! I vari circoli ”grandi” della liguria cominciano a trattare fabio da giocatore e il suo primo contratto lo ha al TC Genova per la fatidica cifra di 1.500.000 lire all’anno! Una scelta che poi risulterà sbagliatissima. Avrei dovuto lasciare Fabio a Arma e fregarmene delle attenzioni dei genovesi. A 15 anni ecco la scelta del coach perchè a quell’età li si deve fare una scelta di vita,sbagliata o giusta che sia….il resto sono i giorni di oggi…..ps la Federazione con me e nella persona di Giancarlo Palumbo, devo essere sincero, si è sempre comportata da signori. Sarà forse perchè io sono un tipo …accomodante e dicono…simpatico? Scusate la seconda parte la farò un altro giorno,ora riprendo a lavorare,non sapete quanto vi costa un figlio per riuscire( se ce la farà) a entrare nei 100…..E POI CONTINUAVA il 20 Settembre 2007 alle 11:20:stamattina non ho proprio voglia di far niente e allora dopo aver letto le vostre impressioni vi aggiungo altro.con la federazioni i miei rapporti sono sempre stati ottimi,daltronde chi ha un figlio nei primi 4 di categoria gode delle attenzioni di mamma Fit ,gli altri…..fabio partecipa a tutte le manifestazioni giovanili importanti,da Auraix a Orange di Miami,dalla coppa del Sol a Autralian Open ,isomma gira il mondo del tennis giovanile ANCHE a spese della federazione.ho detto anche perchè il resto (e sono tanti) sono tutte palanche di tasca ”fogna”la Fit come ho sempre detto da una mano a quelli che VINCONO in quei periodi,ma si dimentica purtroppo dei meno forti,i quali non possono far altro che guardare,si guardare perchè moltissimi tornei giovanili sono solo per nazioni e per inviti,e la fit manda quelli che in italia vincono di più!ora qualcosa con l’avvento di Piatti nel boarding federale si sta facendo,ma tanto ancora cè da fare.per i contributi ,Fabio è quello che per il momento percepisce più di tutti gli under,ma rassicuratevi,è solo un prestito chiamato da loro D’ONORE, una formula di contributo a rendere quando il giocatore guadagnerà oltre i 90000$ all’anno,dovrà restituire la somma avuta al 20% all’anno fino all’estinzione del prestito: CONTRIBUTO?A me viene da ridere per non piangere!!sapete quando un junior fa una programmazione a 360° come hanno fatto Naso e mio figlio da under posso assicurarvi che solo un malato di mente come me e pochi altri possono azzardarsi a far fare ai prorpri figli.ora per i migliori vedo che la fit sta seguendo in toto il programma fatto da noi anni fa, e a sue spese!!per quanto riguarda il simpaticissimo Stefano Grazia sulla scuola,posso assicurarvi che chi fa tennis full time e studia in privato o in un college ha e avrà in seguito molti problemi con la scuola,non è la stessa cosa,mancheranno nozioni importantissime,mancheranno gli amici e la vita comune,mancherà la famiglia,ma una scelta va fatta,da noi cè un detto che faìì non si può ‘’sussà e sorbi” e allora da qualche parte bisogna perdere qualcosina.le accademie americane ,lo so perchè ultimamente cè andato un ragazzo che da junior tutti aveva predetto per lui un futuro da star del tennis,vi parlo di Figliomeni ,se qualcuno lo ricorda,campione di lambertenghi,campione italiano u14 16 ,un vero fenomeno da ragazzo,popi le prime avvisaglie,fino alla resa ,ora comincia di nuovo in Florida in una university famosa di cui non ricordo il nome.vitto alloggio,macchina per gli spostamenti ,e quando capita anche …studio!!capireta perchè allora dico,meglio un tutor ogni tanto che una scuola che ti serva alla fine solo per giocare!continuando cosi temo intaccherò il record di stefano,quindi vi lascio pronto a riprendere al più presto!ps Stefano,mi ha detto Parodi che eri un campione di surf,ti inviterò qui da noi a ARma di Taggia dove d’inverno cè una baia col vento giusto per poterti cimentare!

piero aka Archipedro detto anche Autarchipedro meglio notoprima con suo dispetto poi con sua serena rassegnazione come Archie scriveva il 21 Gennaio 2008 alle 10:00 :Sono il genitore d’un bambino di sei anni.Sto immaginando per lui un percorso sportivo che gli consenta di diventare un ottimo atleta e tennista. Non necessariamente un campione, ma sicuramente un giovane in grado di togliersi delle soddisfazioni.Siccome credo nell’eterogenesi degli stimoli, e degli scopi, sto utilizzando tutto il mio background d’agonista generalista (mi sono dedicato a molte discipline ed ho maturato esperienze diverse) per evitargli gli scompensi di cui si parla nel blog.
Tra l’altro, per quanto attiene il tennis, esistono molti parchi pubblici in cui si può giocare gratis sul cemento, usando una corda per rete. E molti sport divertenti che allenano il corpo e non costano nulla.Vorrei mettermi in contatto con altri genitori nelle medesime condizioni, per uno scambio di informazioni e suggerimenti nei mesi e negli anni prossimi venturi.Piero Blanchini Udine piero@blanchini.it E poi subito dopo, il 23 Gennaio 2008 alle 09:02 aggiungeva:Negli ultimi mesi ho scritto il mio primo libro, che alcuni miei amici s’apprestano a leggere. Credo per cortesia. L’idea era quella di raccogliere, in forma narrativa, alcuni miei ricordi agonistici legati alla mia giovinezza, in modo da mettere via per mio figlio Mati delle buone idee. Così se da grande vorrà dedicarsi allo sport seriamente potrà avere delle tracce. Ed anche un imprinting sul rapporto tra vita, amicizia e competizioni.Ciò premesso stavo riflettendo su quanti spunti si possano ricavare dai racconti delle esperienze dirette dei genitori nel loro sforzo di seguire i figli direttamente. Con tutti gli interrogativi del caso.Se i miei m’avessero seguito come molti tra voi fanno con i loro ragazzi sarei arrivato in alto. Ma per loro lo studio e l’università erano di gran lunga più importanti delle mia pallavolo, dell’atletica, …Alla fine io per primo alle prime difficoltà (se hai del talento in genere ti attiri anche delle antipatie…) ho deciso di mollare e di fare lo studente universitario. Fine dei sogni.Tutto questo per dire che spesso noi non ci rendiamo conto di quanto sia interessante non solo il risultato sportivo, in questo caso dei ragazzi, quanto pure tutto il processo esistenziale che lo sottintende. Le scelte. Le sfide. Le rinunce.Sabato ho fatto fare tre volte una pista rossa a mio figlio, dopo che aveva messo gli sci ai piedi in due solo occasioni. Mi chiedo se da grande il ricordo di quei momenti non rimarrà impresso nella sua memoria…Tendiamo a consumare il tempo, ma la gioia che ci da fare sport con i nostri bambini dovrebbe essere condivisa. Per consentire loro, se arriveranno i demoni (doping, scommesse…), di aver interiorizzato il senso dello sport. E di fare sempre la cosa giusta…p.s. Se questo é un blog privato… ditemelo e taccio. Ho il sospetto che vi conosciate tutti. Forse sono stato invadente.
andrew scriveva l’ 8 Dicembre 2007 alle 10:35: Cari amici vaffantennisti…leggendo questo blog mi sono reso conto che la battaglia per rendere il tennis uno sport a tutti gli effetti è dura. A me pare che anche la maggior parte di voi sia parte del problema, ossia che la reazione alle incapacità della FIT di promuovere adeguatamente il tennis produca casi esagerati che poi appartengono alla stessa “medaglia”, anche se del lato opposto.Spiego meglio: la FIT non fa abbastanza per rendere questo sport più aperto, accessibile, fruibile, conosciuto, partecipato, amato, ecc….Ma di reazione allora noi prendiamo i nostri figli e a 8-10 anni gli facciamo la video-analisi, esami plio-emato-mental-metrici, psico-analisi, posturalità avanzata, tour accademie, tango, vista applicata e avanti così? beh, auguri (specialmente ai vostri figli).Sebbene qualche bel robottino sparapalle possa uscire da tale tritacarne, non è la soluzione al problema tennis. Io credo che vada innanzitutto capito cosa deve essere il tennis in Italia e poi incentivato in tal senso.
Se come credo io, il tennis deve essere innanzitutto gara agonistica, provare a vincere partite, mettersi in gioco sul campo, allora deve essere potenziato il sistema di gare fruibili dai ragazzi, deve essere propagandato lo spirito di competizione, deve essere creato un ambiente e un sistema che faccia rimanere i ragazzi che non sfondano come N.1 all’interno del movimento tennistico, CHE RICORDIAMOLO, può comunque dare soddisfazioni e gratificazioni a chi è stato pervaso di spirito di competizione e agonismo.
Ben vengano dunque gli schizzatelli che iniziano a 2 anni, ma meglio ancora i 16enni, 17enni e oltre che proseguono un’attività tennistica più sostenuta dalla FIT con gare, tornei, ambiente…ossia, un vero movimento tennistico dal quale naturalmente scaturirebbero sia i mini-robot che i giocatori che “interpretano” loro stessi e il tennis.Saluti, andrea
Nikolik scriveva, non per la prima volta ahime’, (SCHERZO!),il 29 Dicembre 2007 alle 17:48 :Stefano, noto che in un tuo messaggio hai scritto di “credere nella superiorita’ del Sistema Academy rispetto a quello del Maestro del Circolo (con tutto il rispetto,piu’ volte esternato,al Maestro Pierino di Nikolic, elemento anche lui necessario e fondamentale ma rivolto ad un’altra utenza)”.Non posso fare a meno di contraddirti, in specie se tocchi il mio vecchio Maestro!Francamente, riguardo alle Academy io non sono della tua idea, anzi, io nutro molte perplessità, se si guarda a bambini under 12.Francamente, sono convinto che, fino ai 12-13 anni non ci sia questa necessità di entrare addirittura in una Academy: i progressi del piccolo possono benissimo, a mio parere e secondo la mia esperienza, essere seguiti da un maestro di circolo.Certo, che discorsi, deve essere un Maestro bravo: e, in quel caso, devi essere bravo anche tu a sceglierne uno bravo, ma, francamente, a quella età, che bisogno c’è di una Academy? Mi sembra un sistema per spillare quattrini ai genitori.
A 12-13 anni il discorso Academy, forse, può avere la sua validità, anche se mantengo comunque le mie perplessità, in specie riguardo a certi posti esotico-stranieri.Diverso è il discorso per Max e sua figlia: lui sta compiendo un esperimento estremamente interessante, ma, come lui stesso ammette, si tratta di un caso molto specifico e più unico che raro. Non si può certo chiedere a tutti di fare i sacrifici che lui in prima persona sta facendo. Il suo caso è più unico che raro e non può essere preso in considerazione.
Per quanto riguarda il mio grandissimo Maestro, Pierino, sbagli, Stefano, sbagli alla grande!
Tu, in pratica, lo dipingi come il tipico maestro di circolo di provincia, il maestro dei poveri, il maestro dei privi di talento, dei soci pancioni di circolo come me; tu lo dipingi come il tipico maestro improvvisato, non aggiornato.
Sbagli, invece, perché ritieni che la competenza sia solo nelle Academy e non anche tra i maestri nostrani (certo, che discorsi, ce ne saranno anche di non bravi, come in tutte le professioni).Pierino non era fautore di maniacali allenamenti; a mezzo allenamento, nella pausa, portava la focaccia con la mortadella; non l’ho mai visto, nemmeno un giorno, che non fosse sempre sorridente con noi bambini; mi sono divertito tanto con lui.Ma sbagli se ritieni che non fosse capace di dare un corretto insegnamento tecnico.
Fai una cosa, Stefano: vai nel sito del T.C. Bonacossa di Milano; da lì, clicca sull’albo d’oro della Coppa Lambertenghi (che, come sai, è poi il campionato italiano under 12). Ebbene, lì non ti sarà difficile trovare il nome, tra i vincitori, della figlia di Pierino.
Tiè.
Mauro che e’ il nostro Grillo Parlante non ha quasi mai scritto post lunghi ma e’ sempre intervenuto ora qui ora la’ qualche volta a fare da paciere, qualche volta a puntualizzare, qualche volta a a smussare gli angoli, qualche volta invece no … Per esempio il 5 Novembre 2007 alle 09:09 scriveva:Un mio amico che si interessa di stampanti per pc, mi dice sempre che tra il nero ed il bianco esistono migliaia di tonalità di grigi. Questo per dire a Daniele che 1 ora 1 ora 1/2 al giorno si può tranquillamente ricavare da tempo del bambino. La mia rinuncia ad un ora di cartoni animati (ma ha il tempo per vederne oltre 2 ore. Tutto dipende dalla forza di volontà del bambino e del genitore. Sul discorso dell’esasperazione, invito Daniele ad assistere ad una partita di calcio giovanile per vedere di quale cose siamo capaci noi genitori, compreso insultare altri bambini. Nel tennis piuttosto esiste un fatto molto atipico rispetto ad altri sport, salvo casi del ttutto eccezionali chi segue in gara il bambino non è il maestro o l’allenatore ma il genitore che deve cercare di capirne qualcosa se non vuole lasciare il figlio in balia dcegli eventi. OPPURE IL Mauro scrive: 24 Novembre 2007 alle 09:17 Carissimo Max, in questo blog sei la persona che forse stimo di piu’ per la passione che metti in quello che dici e che fai. detto questo pero’ visto che tra le altre cose mio occupo di comunicazione, quando uno dice legno c’è chi capisce albero e chi capisce tavolo, giusto per dire quanto è importante far capire cosa veramente si vuol dire. Inoltre credo che come in tutte le cose, la forma abbia la sua importanza e dia più sostanza al contenuto. Ti prego di continuare, se ne hai voglia, le tue battaglie che se portate avanti con civiltà mi avranno sempre al tuo fianc. E POI IL 29 Novembre 2007 alle 09:24 In certe logiche sociali. quando si vuol fare zittire qualcuno, si cerca di eliminarlo in vari modi (mediatico e persino fisico), oppure si cerca di adulalrlo. Mi sembra questo stia avenendo anche nei confronti di Max, si loda la persona ma si trascurano alla grande le sue “battaglie” ad esempio prloblemi della Fit o i costi assurdi del tennis giovanile. Non credo che sia una cosa voluta da Pibla e Stefano, è sicuramente inconscia ma reale. Max non fatti fregare!!! il 22 Dicembre 2007 alle 15:42 Riguardo a quest’ultimo argomento, penso che l’uomo (nel nostro caso piccolo uomo o piccola donna ) debba distiguersi dall’animale in senso stretto in quanto capace di dominare i propri istinti e le proprie pulsioni evolvendosi sempre più cercando di avvicinarsi quanto possibile alla perfezione. Detto questo faccio l’esempio di Nadal che pur essendo un agonista formidale non ha mai spaccato una racchetta perchè lo zio Tony gli ha più volte ripetuto che nel mondo c’erano milioni di bambini che non potevano permettersi nemmeno una corda di quella racchetta. Nadal infatti pur esultando in maniera plateale, ha sempre rispettato il suo avversario arrivando nel caso di Federer anche a chiedergli l’autografo. Questi sono esempi che ho piacere mostrare a mia figlia. O ANCORA IL 28 Dicembre 2007 alle 19:35 Vorrei riprendere l’esempio musicale di Gabri per ricordare che Mozart talento indiscusso si “allenava” per ore al pianoforte. I musicisti di free jazz che improvvisano, hanno una conoscenza della musica e dello strumento ottenuto con ore ed ore di studio e perfezionamento. In ogni campo per riuscire occorre lavoro e dedizione continua. Io vi posso confessare che ho un grande rammarico, so fare un pò di tutto 5/6 sport, musica, scrivo poesie, bricolage, ma niente molto bene, è questo ribadisco è sempre stato un grosso crucio e fonte di insodisfazione.
Avec Double Cordage (l’unico a poter vantare di essere piu’ prolisso, logorroico e grafomane di me) scriveva il 28 Novembre 2007 alle 13:35 almeno pagare la benzina al prezzo del vino serve a qualcosa! visto che serve a mantenre Stefano Grazia in Africa che scrive questi magnifici post apparte gli scherzi siccome ieri mi sono preso un giorno intero, visto che il tempo faceva schifo, e mi sono addentrato in questo thread sono partito dall’inizio, cioè l’articolo di semeraro mi sembra nel qale si parlava tra l’altro di jan silva… madosca!… ma questo blog è una saga! dopo aver letto il primo intervento di Stefano Grazia mi stava per esplodere la testa e sono dovuto uscire a farmi un giro in spiaggia…neanche sapevo che avesse un figlio che gioca a tennis, poi ho letto l’intervento del padre di quinzi, veramente molto interessante anche perchè quinzi l’ho visto giocare assieme ad altri under 12 per 3 o 4 giorni alla tennis europe nations challange ad alghero, ero capitato li per caso ed è proprio li che ho iniziato nuovamente a seguire il tennis che avevo trascurato per quasi un decennio ad ogni modo vermanete interessantissimo tutto quello che c’è scritto, specialmente gli interventi di fulvio, igor e Salvatore Buzzelli ma anche le storie di Gabrì, anto ed altri che non posso elencare tutti perchè mica sono hal 9000 ad ogni modo vermamente complimenti, two thumbs up! certo nel caso dovessi averne bisogno sarebbe troppo tardi, ma come come consigli di base potrebbero valere anche tra dieci anni, ho gia salvato tutto su disco e penso che difficilmente mi dimenticherò della giornata di ieri passata a leggere buona parte del thread fino a trascendere i confini tra realtà e blog in un blob, tant’è che ho dovuto aspettare mezza giornata per riaquisire il senso della ragione Ho visto che Stefano Grazia gira mezzo mondo se non tutto il mondo per questa faccenda, sei un vero guru, complimentie e grazia, come direbbero a merano Ho visto che sei stato persino a Marlengo, sinceramente non avevo idea che li ci fosse un accademia del tennis. Nel tuo mitico post mastodontico imbottito di saggezze di ogni genere c’è scritta mezza enciclopedia della vita! continuerò a seguirvi anche se difficilmente farò più commenti (AH!AH! AH! NdStGr) perchè non essendo ne padre ne addetto ai lavori anzi autodidatta totale, il mio contributo non potrebbe certo essere particolarmente utile, l’unica cosa che mi sento di dire è che quello a cui io personalmente mirerei se fossi un padre con un figlio tennista sarebbe prima di tutto la salute quindi niente pesi prima della pubertà ma nuoto e altri sport simmetrici e molto stretching etc. e poi mirerei a fargli imparare il gioco completo di volley e variazioni e non uno stile nadal, in questo senso i risultati di tornei fino 14 anni li trascurerei completamente, e se il bimbo non dovesse avere abbastanza talento e tocco per giocare a tutto campo gli proporrei un altro sport. Gia che ci sono ne approfitto per porre anche una domanda. Non so se è una variante praticabile o se viene gia attuata, ma certe volte penso che sarebbe maglio far giocare i piccoli, che sò fino ad un altezza di 1,50 ca su campi esattamente proporzionati alla loro statura, comprese altezza della rete e peso e dimensioni della racchetta e palla, in modo da insegnarli il gioco in una specie di forma niniaturizzata e con minori sollecitazioni a giunture e muscoli. Per spiegarmi faccio un esmpio un pò esagerato: invece di farli giocare come una specie di nadal con palle che pesano più del doppio su un campo lungo 30 metri e largo 20 con una rete alta quasi due metri, li farei giocare (sempre in chiave di esempio esagerato) con racchette tipo badmington e palle tipo squash o di gomma piuma su un campo le cui dimensioni calcolerei in base all’altezza ed età del bimbo, praticamente cosi potrebbero provare a giocare come una specie di “federer” gia a 6 o 7 anni, certo non gli servirebbe a nulla per vincere nei tornei under ma almeno quello che imparano è tennis anche se in miniatura, ma con movimenti e colpi come quelli veri (…)
CHIEDENDO SCUSA A QUELLI CHE NON HO CITATO NON RIESCO A NON NOTARE CHE MOLTE DI QUESTE PERSONE HANNO POI FINITO PER APREIRE UN PROPRIO BLOG O GIA’ CE L”AVEVANO E ALLA FINE HANNO RAREFATTO I LORO INTERVENTI E SONO SCOMPARSI NELLA CLASSICA NUVOLETTA ROSA. A mio modesto avviso se ognuno avesse il proprio blog personale non vi sarebbe stata condivisione ma solo frammentazione e dispersione… Ma mano a mano che si va avanti vedo invece che la tendenza e’ questa, uno, dieci, cento e mille e forse ancora di piu’, ognuno avra’ il suo personal blog, e il risultato quale e’ alla fine dei conti? Che tutto andra’ perduto come lacrime nella pioggia…Forse e’ davvero giunto il momento di salutarvi e di fare, anch’io sotto nickname, il commentatore magari in malafede sul nuovo blog di Mad Max…

Ma no, come ha ricordato Mauro poco tempo fa, io scrivo perche’,ahime’ per voi, devo. Anche recentemente ho mandato la solita email di auguri ai vecchi amici… Di una trentina mi han risposto in tre. Eppure, di tanto in tanto, risposte o non risposte, commenti o non commenti, io insisto e ci riprovo a raccontare chi sono,dove sono, da dove vengo e soprattutto dove sto andando.

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