Vinci, la racchetta della discordia

di - 16 Settembre 2015

Vinci Ferro

di Fabio Ferro

Quando un professionista ha bisogno di provare nuove attrezzature, come la racchetta, spesso assistiamo a tentativi di camuffamento, per non svelare immediatamente quale sarà la scelta definitiva e, soprattutto, per non mostrare ciò che non ha soddisfatto il tennista ed evitare danni d’immagine ad altri prodotti.

Ma ciò che è capitato a Roberta Vinci non è una scelta che si vede tutti i giorni. Difficilmente, infatti, vediamo un tennista tornare ad un attrezzo già adoperato in passato, soprattutto se è trascorso quasi un anno dal cambio di racchetta, vuoi per motivi fisiologici, vuoi per necessità del marketing.

Facciamo un passo indietro e torniamo al momento d’oro della coppia di doppio femminile Errani-Vinci. Le due giocatrici italiane erano già sponsorizzate da Nike, per l’abbigliamento, che le vestiva in maniera identica a rimarcare la loro identità di squadra. Le due italiane, infatti, adoperavano solo scarpe differenti, Roberta usava il modello della linea Federer, mentre Sara quello sponsorizzato da Rafa Nadal. Roberta, però, differentemente da Sara, che giocava da anni con la Babolat Pure Drive, aveva un contratto Head che le forniva le Extreme, telai sponsorizzati anche da alcuni uomini come Gasquet e Youzhny. La Head Extreme è stata, per la tarantina, il telaio della sua maturazione tennistica, quello con il quale ha vinto i titoli di doppio e di singolare, quello che l’ha portata nel tennis che conta. Nonostante la manifesta simbiosi che la Vinci aveva mostrato con la sua racchetta Head, probabilmente per motivi legati agli sponsor, all’inizio del 2015 la tarantina aveva optato, anche lei, per un attrezzo Babolat, sempre Pure Drive come la sua amica e compagna Sara Errani. Di lì a poco, però, ci fu la comunicazione di scioglimento per la coppia e del fatto che non avrebbero fatto più squadra nei tornei del circuito.

Vinci dritto pirma e dopo
L’inizio del 2015 per Roberta non è stato entusiasmante, né per il livello di tennis espresso, né per i risultati. Qualcosa non andava ed era evidente che la Vinci fosse impacciata nel suo tennis, fatto di tagli, di sensibilità e di facilità di esecuzione. Fino a Wimbledon Roberta ancora adoperava la Pure Drive, ma all’inizio della stagione sul cemento americano, durante il WTA Premier di Toronto, si è presentata in campo con un telaio totalmente dipinto di nero, per nascondere le fattezze, ma soprattutto la marca. Improvvisamente, il gioco della tarantina ha ripreso a rendere, a dare fastidio alle avversarie e a consentirle piazzamenti decorosi nei tornei, fino all’exploit durante gli US Open, con la finale a sorpresa e il capolavoro contro Serena Williams. Partita dopo partita, ad ulteriore conferma, qualche strato di vernice nera è venuto via dalla racchetta e si intravedevano tratti gialli e neri.

Molti appassionati, ormai, riconoscono le racchette dalle forme e sanno benissimo che spesso, anche davanti a colorazioni identiche alle racchette da negozio, può esserci qualcosa di profondamente diverso, il cosiddetto “paintjob”. Non è un mistero che i professionisti non vogliano separarsi da racchette che ormai sentono come il prolungamento della propria mano e gli esempi, credeteci, fioccano. Sta di fatto che la racchetta nera nelle mani di Roberta Vinci fosse tremendamente identica alle Head Extreme che aveva utilizzato fino al 2014.

È un “segreto di Pulcinella” lo sanno tutti e nessuno si scandalizza più di tanto, ma è cosa ben diversa che un marchio come Head, subito dopo la finale contro Flavia Pennetta, rivendichi la paternità del telaio utilizzato da Roberta Vinci, affidandosi ad un messaggio sulla pagina Facebook ufficiale, scrivendo “Congratulations Roberta Vinci on a phenomenal tournament with a HEAD racquet”.

Uno schiaffo, anche molto pesante, che ferisce la casa francese, ma che fa gioire gli appassionati per l’azione populista che Head ha intrapreso. È la prima volta che un marchio di tale portata tenti di sbugiardare ciò che il marketing, e i contratti, impongono. Un comportamento che non siamo abituati a vedere tra i colossi che comandano il mercato delle racchette e dei materiali per il tennis. Se la finale ha avuto una enorme eco e molti degli spettatori non sono tennisti, né sanno cosa differisca tra una Head ed una Babolat, gli appassionati hanno subito notato l’uscita pubblica di Head Tennis, riaccendendo la polemica sul paintjob e sulla necessità di chiarezza di informazione sui materiali usati dai professionisti.

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Famosissima è la causa che una signora americana ha vinto nei confronti di Wilson, per aver comprato una racchetta con dicitura “endorsed by Roger Federer”, per poi scoprire che, in realtà, il campione svizzero adoperasse qualcosa di estremamente più pesante. Questa notizia ha fatto il giro del mondo, ma era un caso isolato e molto particolare perché, di fatto, l’unico giocatore in attività ad avere il proprio nome sulla serigrafia della racchetta che utilizza, è solo Roger Federer, prima di lui solo Andy Roddick, almeno negli ultimi 20 anni. Di diverso, soprattutto, vi è che i due telai in questione erano entrambi Wilson e non si configurava nessuna diatriba tra marchi.

Al momento Babolat non ha preso posizione sulla questione, né ha risposto all’attacco mediatico lanciato da Head, ma la prima pietra è stata lanciata e ha colpito il bersaglio, almeno nell’orgoglio.

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14 commenti

  1. Max

    Interessante articolo! Solo un appunto.. Correggetemi se sbaglio, ma non esiste anche la Wilson Monfils???

  2. ciao Max, no, in effetti non esiste la Wilson Monfils, almeno non ancora. Tra gli appassionati girava voce di un modello dedicato al giocatore francese, ma al momento non v’è traccia. Monfils sponsorizza una Wilson Blade, ma se dai un’occhiata più attenta alle foto…

  3. mauro

    Tutto bene e interessante pero’….pero’ almeno un commento sull’opportunismo della Head che ha fatto il comunicato solo dopo il clamoroso risultato della Vinci che, ovviamente, ha portato un’attenzione notevole del pubblico alla finalista deglu US open.

    Se lo sapevano gia’ da tempo perche non sono andati dalla Vinci ad offrirgli un contratto? perche solo ora raccogliendo frutti ” gratis” ?

  4. Maurizio

    Non è tollerabile comunque che le case di racchette continuino a prendere per il culo i propri clienti, perchè di questo si tratta, fanno credere ai clienti di comprare un prodotto ed invece ne danno un altro.
    E’ come comprare un mercedes cls e trovarci il dentro il motore di una panda.
    Rimanendo in casa head i top 20 usano racchette TP, gli altri pro racchette TGK oTGT, quelle in vendita per il pubblico invece hanno caratteristiche completamente diverse, ovviamente sono molto più scadenti.
    Dovrebbero intervenire enti garanti dei consumatori perchè si tratta di una vera truffa far credere che stai acquistando la racchetta che usa nadal. federer o djokovic ed invece non sono prodotti spesso neanche simili.

  5. bernie

    @Mauri
    Sono le sigle dei telai dei professionisti della Head. Alcune, le migliori, vengono ancora fatte in Austria nella originaria fabbrica Head e sostanzialmente sono i telai e i materiali dei primi anni 2000, salvo miglioramenti continui. Le altre sigle provengono dai reparti qualità delle produzioni orientali, che differiscono da quelle di serie.
    @Alessandro
    Per Roddick, anch’io ho avuto un sussulto leggendo l’articolo perchè lui aveva la Pure Drive Roddick signature da 315gr diversa dalla Pure Drive, ma penso l’articolista si riferisse ai 2 telai Wilson oggetto della disputa legale, quello in mano a Roger e quello comperato dalla signora con la sua firma diverso da quello di Roger.

  6. Mauri

    @Maurizio
    @ Bernie

    ho 2 figli che giocano con le stesse racchette della Vinci … è un caso !!!
    ma quello che mi state dicendo è mooolto interessante, dicevo, mio figlio 17 anni cl. 3.2 nel giro di 3 mesi ha rotto 2 fusti in maniera anomala, premetto che non sbatte mai la racchetta a terra, i fusti si sono rotti alla fine del manico prima del cuore e questo è successo semplicemente colpendo la palla in gioco !!!
    Produzione Cinese di scarsa qualità ?

  7. Bernie

    Mio figlio gioca con le Speed S Head modelli di serie.
    Di sicuro non abbiamo più la qualità delle produzioni anni 90-primi 2000.
    Le racchette vanno bene ma ho l’impressione abbiano una vita più corta, sono più fragili soprattutto per un uso intensivo come quello di un agonista.

  8. salve a tutti,
    purtroppo le case, per il marketing spesso adperano colorazioni e camuffamenti improbabili peri telai, è un comportamento irrispettoso nei confronti degli appassionati, che alla fine comprano cià che il campione pubblicizza. é il marketing, comandano le case e il mercato, insieme al desiderio del tennista di circolo di sentirsi Federer. Però voglio anche precisare una cosa sulla qualità dei telai: avete ragione, durano meno, sembrano più belli, ma meno di qualità. In un certo senso è vero, ma pensate a quanto sarebbe diffiicle oggi il tennis per tutti, se giocassimo ancora con telai da 340, 350 e 330 grammi. Una grossa fetta di appassionati, ma anche di agonisti, sarebbe tagliata fuori per impossibilità oggettiva nel muovere gli attrezzi. Le racchette attuali non sono meglio o peggio di quelle degli anni ’90-’00, sono semplicemente diverse, con materiali differenti, massa minore e soprattutto con più facilità e più potenza. Se non ci fossero i telai odierni, i vostri figli, voi e i vostri amici, non potrebbero, probabilmente, giocare nemmeno un torneo di 4a categoria. Quello che interessa tutti, invece, è la chiarezza che le case dovrebbero osservare quando sponsorizzano un telaio e un atleta, ma nella sua borsa c’è tutt’altro.

  9. Giorgio il mitico

    x Mauro

    la Head si è comportata benissimo , se avesse parlato durante il torneo avrebbe danneggiato l’atleta, questo è ovvio, brava Head.

  10. infatti Head, magari in maniera non elegantissima, ha solo rivendicato la paternità del telaio. Può sembrare una scortesia o un’entrata a gamba tesa, ma se quel telaio è palesemente Head, il marchio ha tutte le ragioni di rivendicarlo.

  11. PAOLO

    Ciao Fabio , ero già incuriosito da tempo sull’argomento della racchetta di Roberta Vinci. Ho visto la fase infelice e transitoria del passaggio a babolat, attrezzo col quale non è nato un feeling, ma la vera Roberta si è vista da quando ha cominciato ad utilizzare questa racchetta anonima e, a mio modesto avviso la palla camminava molto meglio rispetto alla head ufficiale di adesso . Anche i tagli in back erano molto più incisivi …..con la nera anonima. Quindi, la domanda è: ma siamo davvero sicuri che quella attuale sia la stessa ? A me non pare proprio …

  12. gianni bersanetti

    Comunque signori miei, che la Vinci agli open stesse giocando con la vecchia racchetta era evidente( nonostante il colore nero ) e che le racchette dei campioni , quelle ” VERE ” non si trovano nei negozi è risaputo….

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