Yanina non decolla…

di - 29 Ottobre 2012

di Giacomo Bertolini

“LA LISTA D’ATTESA” CAPITOLO QUARTO: YANINA WICKMAYER

BELGIO FERMO AI BOX, YANINA NON DECOLLA!

Tocca il fronte belga la nuova puntata della “Lista d’attesa” del circuito Wta che ripercorre il tortuoso e decisamente incompleto cammino della giovane promessa di Lier Yanina Wickmayer, la cui carriera, dopo un inizio fulminante, sembra essersi incanalata in un insidioso “Psycho-Drama” mentale, ostacolo che continua a bloccarne la definitiva esplosione.
97 titoli tra singolo e doppio, 11 Slam, 5 Master, una Federation Cup e un dominio al vertice della classifica che ha lasciato un segno chiaro e profondo.
Serve un piccolo grande miracolo al Belgio per provare anche lontanamente a colmare il grandissimo vuoto lasciato dalle ex numero 1 Justine Henin e Kim Clijsters, definitivamente ritirate dal circuito professionistico al termine di una carriera con pochi eguali. Serve un jolly improvviso, una tennista talentuosa e sufficientemente matura per un’eredità di tale portata, una stella da primato mondiale pronta a mantenere a galla un intero stato, un movimento che ha conosciuto massima gloria e che rischia adesso di retrocedere inesorabilmente.
Parte e spicca il volo con questi precordi la parabola tennistica della speranza belga chiamata in questa impresa, una ragazzona di 1 metro e 82 classe 1989, determinata a non far rimpiangere le grandi maestre e pronta a dare nuova linfa all’impoverito team fiammingo.

Tennista solida e potente in campo, Yanina Wickmayer sa di non poter perdere troppo tempo e, come vuole il naturale corso delle baby promesse, comincia ancora minorenne a inanellare i primi colpacci a livello Itf nel 2006, per poi fare letteralmente man bassa nella stagione 2007, annata che vede Yanina brillare in ricchi appuntamenti europei e asiatici come Les Contamines e Kunming.
Immediatamente promossa titolare in Fed Cup, la Wickmayer, pronta a fare irruzione nelle prime 150 giocatrici al mondo, continua a dare chari segnali positivi nella stagione 2008 dove, tra conferme Itf ed exploit nel circuito maggiore, non tarda a fare la parte della imprevedibile mina vagante, outsider pronta a fare la sorpresa su qualsiasi superficie.
Se infatti il rosso continua a rivelarsi il terreno prediletto dall’esplosiva tennista di Lier, è l’erba inglese a regalarle la prima grande soddisfazione con il primo titolo Wta sfiorato a Birmingham in una finale epica persa 76 36 76 dall’ucraina Kateryna Bondarenko, altra giocatrice che meriterebbe una menzione speciale nella nostra categoria.
E con la prima finale raggiunta l’escesa della 19enne Wickmayer si arrichisce di nuovi traguardi: a fine anno, complice anche la semifinale a Monterrey e i quarti a Seul, Yanina è stabilmente nelle 100, con la consapevolezza di poter allungare notevolmente nella stagione chiave del 2009.
La prospettiva di una nuova top 50 è sotto gli occhi di tutti, il Belgio comincia a crederci insistentemente, Yanina si esalta con risultati eccezionali.
La potenza della Wickmayer, che gestisce facilmente gli scambi sfruttando un’efficace prima di servizio, si rivela devastante, la personalità aggressiva e propositiva in campo ne delineano i contorni vincenti.
Yanina mette subito a ferro e fuoco i tornei Itf in terra rossa e cemento prima di assestare il primo colpo di rilievo in Portogallo dove, dopo un avvio complicato, finisce per portare a casa il primo sigillo sulla terra lusitana dell’Estoril.
Il “muro” Wickmayer non cede e il suo gioco votato all’attacco finisce per portarla di nuovo in finale in un torneo su erba.
Conclusa la parentesi terraiola con le ultime gioie Itf e un buon Roland Garros, Yanina infatti sfiora il bis nel torneo olandese di s’Hertogembosh, dove una rediviva Tanasugarn finisce per sgambettarla solo nell’atto conclusivo.
La furia Wickmayer, diventata in breve tempo la bestia nera delle azzurre, scalda i motori per il gran finale di stagione, un epilogo che vede nella trasferta americana l’apice assoluto nella costante maturazione della coriacea tennista belga.
La Wickmayer rompe gli indugi a Carson, convince a Cincinnati e New Haven, ma è lo straordinario torneo degli Us Open che ne sancisce il meritato ingresso nel tennis che conta.
Contro ogni più rosea previsione infatti la Wickmayer assesta una serie di performance in crescendo che la vedranno arrestare la sua dilagante corsa solo in semifinale con Caroline Wozniacki, tra lo stupore generale degli organizzatori di Flushing Meadows.
Con l’incredibile risultato di New York Yanina sembra davvero inarrestabile e sulle ali dell’entusiasmo c’è ancora spazio per un ultimo centro a livello Wta.

A stagione ormai conclusa la Wickmayer gioca la carta Linz e la scelta si rivelerà ancora azzeccata: la belga parte come di consueto in salita ma alla lunga anche l’indoor del torneo austriaco le sorride con la vittoria in finale sulla Kvitova e la conquista del secondo trofeo da mettere in bacheca.
Si chiude così un’annata di lusso per l’ormai certezza del tennis belga che adesso mira dritto le prime 15 del mondo, obiettivo destinato a cadere già nelle prime settimane di 2010.
Il nuovo capitolo dell’ascesa di Yanina infatti non conosce soste e così ecco arrivare subito le prime concrete conferme nel primo torneo di Auckland: sul duro della capitale neozelandese arriva il tris per la Wickmayer che, senza neanche cedere un set, comincia subito nel migliore dei modi l’anno, palesando uno stato di forma eccellente e una determinazione straripante.
La statuaria Wickmayer è pronta per l’approdo in Top Ten, gli ottavi a Melbourne e l’ottima doppietta di risultati a Indian Wells e Miami ne sono la prova.
Il ranking ripaga Yanina con la dodicesima piazza ma, come già successo alle precedenti tenniste analizzate nella “Lista d’attesa”, anche questa volta il raggiungimento di un traguardo tanto atteso e sofferto finisce per rivelarsi ancora stregato.
Dopo aver acciuffato il best ranking per Yanina inizia infatti un periodo di risultati altalenanti che, tuttavia, grazie ai suoi colpi di reni negli Slam e alle sue incursioni vincenti nel circuito Itf, le permettono ugualmente una tranquilla chiusura di stagione tra le Top 25.
Sullo stesso stampo l’andamento del 2011 che, da stagione del rilancio e del nuovo attacco alla Top Ten, finisce per diventare un’annata senza infamia e senza lode con una Wickmayer capace di raggiungere solo la finale nel torneo di Auckland e qualche buon risultato a Indian Wells e Wimbledon.
Il gioco della belga sembra di colpo non incidere più, il ranking ne risente, ma soprattutto cominciano a palesarsi le prime falle sotto l’aspetto psicologico, con una Wickmayer che sveste i panni della guerriera in campo per ricoprire quelli di una spazientita ragazzina inesperta, tutta lamentele e sceneggiate tra un 15 e l’altro.
In più di un’occasione, anche in questo 2012 finora privo di acuti (da segnalare solo le finali perse in Tasmania e a Bad Gastein), Yanina si è infatti abbandonata ad atteggiamenti negativi e controproducenti che hanno di conseguenza inficiato le prestazioni dell’attuale numero 1 del Belgio, apparsa in più di una sfida svogliata e poco motivata a ribaltare situazioni sfavorevoli.

A colpi di grande caratura, la belga alterna infatti numerosi passaggi a vuoto e grossolani errori all’interno dello stesso set evidenziando così quelli che, ad oggi, sembrano i grandi limiti sui quali occorre porre rimedio, lavorando sodo, il prima possibile.
In un power tennis dominato da grida e potenza sembra ancora impossibile che una testa di serie del calibro della Wickmayer non abbia ancora trovato una collocazione rispettabile, senza contare che la belga, a differenza di molte sue “colleghe” meglio classificate, può aggrapparsi anche a un servizio di tutto rispetto e a una capacità di adattamento alle più disparate superfici piuttosto inusuale nel circuito femminile.
L’impressione è che se la numero 23 al mondo riuscirà a colmare in tempo le sue lacune psicologie e di conseguenza la sua discontinuità (cronica?) potrà tornare in breve tempo l’insidiosa e temibile avversaria che tanto ha fatto penare Schiavone&Co. (e non solo!), riprendendo così il filo di un discorso molto interessante interrotto sui campi statunitensi dello Us Open 2009 che tanto aveva fatto impazzire gli appassionati belgi, ad oggi ancora in attesa di quella ventata d’aria nuova che solo la fragile Yanina, finora, ha provato a far girare

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