Anastasia Abbagnato, l’inizio di una storia

di - 25 Febbraio 2015

Anastasia Abbagnato
(Anastasia Abbagnato – Foto Mosquitos – Lemon Bowl 2015)

di Gianfilippo Maiga

Anastasia Abbagnato ha 11 anni: un’età a cui si direbbe che la propria storia personale sia ancora tutta da scrivere. È così, in effetti, ma Anastasia a suo modo ha inconsapevolmente iniziato a riempire le prime pagine di un libro che alla fine potrebbe rivelarsi appassionante.

Abbiamo raggiunto nella sua Sicilia suo padre Giuseppe, con cui abbiamo parlato a lungo di lei, della sua esperienza tennistica, da poco iniziata, ma anche e soprattutto della sua personalità.

Com’è innanzitutto Anastasia?
Come padre mi sento di dire che è una bambina particolare. Racchiude in sè contrasti che la rendono speciale: è riservata, ma al contempo solare; ama il gioco, e concepisce in questo senso il tennis, ma lo vive con una grandissima determinazione, con tenacia e direi testardaggine, come in tutte le cose che fa. E’ probabilmente la sintesi perfetta di sua madre, siberiana di Novosibirsk, e suo padre, siciliano di Palermo. In lei però mi sembra anche di riconoscere alcuni aspetti del carattere di mia sorella Eleonora, che a 13 anni ha deciso che sarebbe diventata una ballerina ed è partita da sola per Parigi, dove ha vissuto e studiato danza, fino a diventare una famosa “étoile”.

Come si è avvicinata al tennis?
Vedendomi giocare, (io però non ho mai praticato tennis ad alto livello) a 4-5 anni ha cominciato a chiedermi con grande insistenza di provare. Ho potuto subito notare che aveva una certa attitudine; dopo le prime prove il suo interesse non è scemato, anzi, Anastasia ha cominciato ad appassionarsi sempre di più a questo sport. Si è così cimentata con i primi torneini e con le PIA Cup, dimostrando da subito di essere bravina.

Se si guarda l’attività di Anastasia, si nota che i primi risultati significativi a livello tennistico si sono avuti in pratica lo scorso anno, con una crescita rapida e improvvisa.
E’ vero, al di là della giovanissima età, ed è spiegabile con la sua vicenda personale. A 6 anni Anastasia è stata affetta da osteomielite, una grave patologia che, interessando il tallone, le impediva in pratica di camminare e l’ha costretta per molti mesi in carrozzella. Se la diagnosi era certa, molto meno lo era la prognosi: non si sapeva se mia figlia avrebbe potuto recuperare pienamente, e non mi riferisco naturalmente solo all’aspetto tennistico. Questa situazione ha, come si può capire, cambiato la mia vita. Per fortuna e con mia grande gioia, Anastasia dopo un anno ha potuto riprendere a vivere normalmente. Su indicazione dei medici, però, l’attività sportiva dopo la guarigione è stata ridotta al minimo per evitare sforzi controproducenti e il tennis a pieno regime è tornato solo dopo due anni dall’insorgere della malattia. La ripresa non è stata semplice e solo l’anno scorso la bimba è stata in grado di esprimersi appieno, cogliendo diversi risultati apprezzabili: innanzitutto un incremento della sua classifica da NC a 3.5, inoltre due finali in altrettanti tornei Macroarea (Avellino e Catania), la vittoria nei campionati regionali under 11 e la qualificazione per i campionati italiani della stessa categoria, incontrando molto spesso avversarie più grandi di un anno, contando anche che mia figlia è di novembre e a quell’età mesi di differenza pesano.

Quali sono le caratteristiche tennistiche di Anastasia?
In positivo, ha per fortuna ereditato per parte di padre un marchio di famiglia: la velocità di piedi, che io non ho sfruttato agonisticamente, pur avendo fatto molto sport, mentre ha sicuramente aiutato mia sorella nel suo percorso professionale. Spero tanto che da sua madre abbia preso, oltre alla bellezza, l’altezza, visto che la mamma a 18 anni, quando faceva la modella, era alta già 1.79. Sotto il profilo tecnico a questa età c’è naturalmente ancora tantissimo da fare: molto buoni il diritto e il rovescio, certamente ancora lacunoso il servizio.

Quali sono i suoi programmi attuali?
Anastasia continua ad allenarsi presso il circolo tennis di Palermo. Ci sono validi allenatori: innanzitutto Alessandro Chimirri, maestro Nazionale che opera da 25 anni e che la segue dall’inizio, insieme a Cocco e Valenza, (quest’ultimo compagno di Simone Bolelli in età giovanile). Di loro, oltre al valore aggiunto che certamente danno in senso tecnico, apprezzo l’aspetto umano, che li rende grandi motivatori e formatori, e la disponibilità a seguire i ragazzi in alcune competizioni, facendo sforzi notevoli. Mia figlia si allena ogni giorno, per 6 giorni alla settimana, con 1 ora e mezza di tennis e altrettanto di condizione fisica. Gli allenamenti tenistici, con l’eccezione di uno, sono di gruppo. Con i risultati sono arrivate anche una maggiore attenzione della Federazione e la possibilità di maturare nuove esperienze: oltre alle competizioni consuete (in questo momento è ad Avellino per una Macroarea, dove però a differenza che in passato è testa di serie e parte dagli ottavi), avrà la possibilità di allenarsi per una settimana a Tirrenia, scelta tra le 10 migliori pari età, e ora è stata convocata per il suo primo torneo Tennis Europe in Turchia a marzo.

Come vi ponete in prospettiva per l’attività di Anastasia?
Mia figlia è ovviamente troppo giovane per pensare al futuro. Se vorrà continuare e se la sua passione sarà immutata, certamente dopo la scuola media occorrerà trovare una soluzione scolastica adeguata. Sono consapevole che la scuola rappresenta in prospettiva un ostacolo per chi pratica uno sport a livello agonistico: già ora è a volte criticata per le assenze, ma le obiezioni rientrano per il momento prontamente di fronte a voti assolutamente lusinghieri, ed io sto comunque  attento a che le assenze di Anastasia non superino la soglia tollerabile. Oggi i segnali che mi manda mia figlia sono positivi per quanto riguarda il proseguio dell’attività sportiva: rispetto alle sue coetanee, più attente ad altre cose, (che so, il vestire o, nonostante la verde età, i ragazzi…), lei è un po’ un “maschiaccio”, con in testa solo lo sport. Ha inoltre il gusto del viaggiare, dell’esploare nuove cose, (è contentissima, per esempio, di andare in Turchia). Anche le prove che ha vissuto paiono averla rafforzata nel carattere, invece del contrario. Oltre alla malattia, ha dovuto vivere anni fa la separazione dei genitori, con tutto lo strascico emotivo che questa comporta. L’esperienza sembra averla resa più riflessiva, senza toglierle però la gioia di vivere e il gusto del campo. Se son rose, sono aperto a valutare diverse soluzioni: dall’estero, in qualche accademia, seguendo un po’ l’esempio di mia sorella, a una buona scuola privata che la aiuti a riconciliare le due attività. Ma questi sono davvero – oggi – discorsi prematuri. Voglio che Anastasia giochi spensieratamente e, soprattutto, si diverta.

 

 

 

 

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