Alla scoperta di Gregoire Barrere

di - 10 Marzo 2015

Gregoire Barrere

di Luca Fiorino (@LucaFiorino24)

Un talento ancora inespresso, o meglio, senza Barr(i)ere. E’ stata una settimana diversa dalle altre, caratterizzata dall’assenza di tornei del circuito maggiore visti i numerosi incontri di Coppa Davis in programma nel weekend. Un solo torneo challenger, quello svoltosi nella città di Quimper, l’antica capitale della storica regione della Cornovaglia. Do uno sguardo fugace al tabellone per vedere se ci possa essere qualcuno che possa attirare le mie attenzioni, ma niente, intravedo i soliti nomi. Si conclude il primo turno, com’è mio solito fare mi aggiorno sui risultati e scorgo un punteggio interessante: la wild card francese Gregoire Barrere ha battuto Aslan Karatsev (russo da noi intervistato lo scorso anno quando sconfisse ad Ortisei Simone Bolelli) per 6-3 6-3. Il prossimo match lo vedrà opposto ad uno specialista delle superfici veloci indoor, Kenny De Scheeper, un discreto banco di prova. Decido dunque di gustarmi il match malgrado la presenza del buon Kenny, tennista che non ama scambiare particolarmente per le lunghe. Raramente una scelta così azzardata e nata per caso si è rivelata così sorprendente. Un tennis a dir poco propositivo, non il classico “sparapalle” non pensante, tutt’altro. Ottima l’aggressività sin dalla risposta, special modo col rovescio stretto, e l’incisività della prima di servizio. Meno bene invece la seconda, colpo ancora vulnerabile attraverso cui non riesce a mantenere il pallino del gioco. Stupito del suo livello di tennis, rimango incredulo dinanzi alla sua classifica: numero 435 del ranking.

Com’è possibile? Mi informo sulla sua storia, scopro che numerosi infortuni hanno bloccato la sua crescita, soprattutto a livello juniores, ma ne voglio sapere di più. Lo contatto con ogni mezzo social possibile e riesco ad ottenere un’intervista.

Ho iniziato a giocare all’età di 5 anni, a Saint-Maur-des-Fossés, nell’ Île-de-France. Cominciai a giocare perché anche i miei genitori praticavano questo sport e fu così che iniziai a giocare qualche piccolo torneo.  Continuai a svolgere la mia vita normalmente andando a scuola e disputando qualche torneo in Francia, fino a quando compii 16 anni, età in cui frequentai tre anni all’INSEP, centro d’eccellenza nello sport che allena  gli atleti d’élite”.

Nella speranza che non si tratti del match della vita, nel prosieguo del torneo rimango sempre più ammirato, perché a differenza di quanto potessi mai immaginare, il suo livello di tennis è andato in crescendo, tanto da arrivare a giocarsi la finale contro Benoit Paire. In una sola settimana ha guadagnato 111 posizioni, assestandosi alla posizione numero 324, suo nuovo best ranking.

Questa finale mi aiuterà molto perché avrò modo di avere un’ottima classifica per i futures e di conseguenza vincerli e giocare altri tornei challenger. Dopo la partita con Benoit Paire mi sento in fiducia, nelle prossime settimane andrò prima a Tolosa e poi a Poitiers per cercare di accumulare più punti possibili”.

Una settimana che come dichiarato dal diretto interessato non può che dargli fiducia e nuovi stimoli. Talento inespresso ma con una testa ben salda sulle spalle, Barrere sa bene che per centrare grandi obiettivi bisogna fare piccoli passi.

Entro la fine di questa stagione mi piacerebbe entrare nel tabellone di qualificazioni di qualche Slam e perché no, magari accedere al main draw. Per far ciò il mio obiettivo sarà quello di migliorarmi settimana dopo settimana, non sono a livello di gioco ma anche ed ovviamente di classifica. Credo di poter puntare tranquillamente alla top 200”.

La superficie di Quimper (hard indoor) sembra essere quella a lui più congeniale per caratteristiche tecniche anche se il giovane francese classe ’94 non si pone limiti.

Sicuramente le condizioni veloci  favoriscono il mio tipo di gioco ma non voglio escludere di poter giocare bene anche sul cemento all’aperto o su altre superfici. I miei colpi preferiti sono il rovescio, fondamentale attraverso cui cerco di anticipare la risposta il più possibile per rendermi aggressivo sin dai primi scambi e la battuta, riesco spesso ad ottenere molti punti vincenti col servizio. Amo il gioco fatto di tanto vincenti condito da frequenti discese a rete”.

Ultima domanda, la solita: L’idolo d’infanzia o il giocatore a cui si ispira maggiormente.

Sembrerà banale ma il migliore è Roger Federer anche se devo ammettere che il mio stile di gioco si avvicina più a quello di un altro mio idolo, Marat Safin, nonostante qualche centimetro e kg di differenza”.

Sotto a chi tocca, provate voi ora a superare questo Barrere…

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