Andrea Arnaboldi: “Punto agli ATP”

di - 4 Dicembre 2014

andrea arnaboldi

di Luca Fiorino

Un anno da ricordare e dal quale ripartire per puntare sempre più in alto. Una stagione che ha regalato non poche soddisfazioni ad Andrea Arnaboldi, a partire dalla sua prima volta in un main draw di un torneo del Grande Slam sino al best ranking di numero 165 del mondo ottenuto appena due settimane dopo. Una strada impervia e tortuosa su cui il “Leone canturino” ha saputo ben destreggiarsi centrando parte degli obiettivi che si era prefissato. Le ambizioni ad inizio della scorsa stagione erano infatti ben altre, un infortunio alla spalla nel suo momento d’oro ha compromesso e non poco il suo cammino ed il sogno di entrare fra i primi 100 al mondo. Un appuntamento solo rimandato però, perché non esiste circostanza, né destino, né fato che possa ostacolare la ferma risolutezza di un animo determinato. Andrea Arnaboldi si è raccontato a noi di Spazio Tennis tracciando un bilancio della stagione appena trascorsa e svelandoci gli obiettivi in vista dell’anno che verrà.

Partiamo con una piccola curiosità: il soprannome “Leone canturino” sembra aver riscosso un discreto successo negli ultimi tempi. Come nasce e chi te l’ha affibbiato?

Hanno iniziato a chiamarmi così nella mia zona, penso che il primo ad avermi dato questo soprannome sia stato un giornalista qui in provincia di Como. Può darsi che abbia visto l’immagine di un leone che avevo tempo fa come profilo su Whatsapp e di lì abbia maturato l’idea (ride, ndr). Mi hanno quasi sempre chiamato Arna ma noto con piacere che anche questo appellativo ha preso piede nel tempo. Il leone è un animale in cui mi identifico, mi ricorda i gladiatori dell’antica Roma e sicuramente il fatto di essere visto come un combattente non può che rendermi orgoglioso.

E’ stata la tua migliore stagione in carriera. A cosa è dovuto questo salto in classifica? E’ scattato qualcosa a livello mentale o hai apportato qualche modifica al tuo gioco?

Ho riscontrato un miglioramento più che altro a livello mentale che di conseguenza ha influito sull’aspetto tecnico. Non posso non ringraziare per questo il mio staff, Roberto Cadonati e Fabrizio Albani, coi quali ho lavorato duramente nel corso di questi mesi. Alla base del nostro successo di squadra c’è da sempre un confronto continuo, molto importante per la crescita nei nostri rispettivi ambiti professionali. Negli allenamenti abbiamo cercato di eseguire un lavoro globale curando l’area mentale, tecnica e fisica nella stessa misura. Quest’anno sono stato più deciso e determinato rispetto al passato seppur, ad onor del vero, non abbia raggiunto l’obiettivo principale che mi ero prefissato ad inizio stagione, ovvero entrare fra i top-100. Ero ben indirizzato verso la meta, sentivo che la strada fosse quella giusta, poi la sfortuna ha voluto che durante il match di qualificazione a Wimbledon che mi ha visto opposto a Matteo Viola, sia caduto male sulla spalla sinistra. Quell’infortunio mi ha penalizzato e non poco, mi sono fermato per più di un mese ma ho ripreso ugualmente l’attività agonistica nonostante accusassi ancora dolore. Dopo qualche uscita al primo turno, è dal torneo di Mons che posso dire di essere tornato al 100% della condizione fisica. Dal punto di vista tecnico-tattico sono riuscito a riacquisire quelle caratteristiche da attaccante che aveva un po’ smarrito, ho ripreso a giocare in maniera più aggressiva scendendo maggiormente a rete.

Tanti traguardi raggiunti fra cui la prima partecipazione al tabellone principale di un Grande Slam. Quanto hai desiderato quel momento?

Tanto, davvero tanto, potrei dire da sempre. La soddisfazione più grande della stagione è stata sicuramente la qualificazione al tabellone principale del Roland Garros. Giocare un torneo del Grande Slam è ciò che desideri da bambino sin da quando inizi ad impugnare la prima racchetta da tennis. Rappresenta la realizzazione di un vero e proprio sogno. Un sogno arrivato attraverso l’impegno ed i sacrifici di tutta una vita. La partita vinta al secondo turno di qualificazione contro Horacio Zeballos, un terraiolo doc, è stata la partita della svolta. Mi sentivo in fiducia, peccato poi per l’infortunio poche settimane dopo… Fra le soddisfazioni dell’anno non posso però non menzionare anche il best ranking raggiunto ad inizio giugno e la semifinale al torneo challenger di Bergamo. E’ stato davvero molto emozionante giocare in casa di fronte a così tanto pubblico. Ci sono tanti altri buoni risultati raggiunti come ad esempio la semifinale a Vercelli ma il debutto sulla terra parigina è stato senza dubbio il momento più bello della mia carriera e di conseguenza dell’anno.

La tua bestia nera in questo 2014 ha un nome ed un cognome: Simone Bolelli. L’hai incontrato in ben tre occasioni e in tutte queste circostanze la posta in palio era di notevole importanza. Sei d’accordo?

Sì è vero. Ho giocato contro Simone tre partite in un momento in cui entrambi eravamo in gran fiducia. Vincere anche uno solo di quei match mi avrebbe cambiato la stagione vista l’importanza di quelle partite e dei punti in palio. Una semifinale a Vercelli lottata persa in tre set, un quarto di finale in Tunisia e l’uscita al primo turno a Parigi. A differenza di quanto si possa pensare dal risultato, è stato un match combattuto anche quello al Roland Garros, almeno nei primi due set. Lui in tutte le occasioni in cui ci siamo affrontati ha giocato molto bene ed è stata la mia vera bestia nera. Spero di ricambiargli il favore la prossima stagione, magari su una superficie più veloce come può essere il cemento, anche se pure sulla terra penso di avere le mie chances.

Terminata la stagione ora è tempo di pensare all’anno nuovo. Quali sono i tuoi propositi? Farai qualche modifica anche a livello di programmazione?

L’obiettivo di entrare fra i top-100 che mi ero prefissato ad inizio della scorsa stagione l’ho solo posticipato al 2015. L’infortunio a giugno non mi ha di certo aiutato ma ora che sono totalmente guarito sono disposto a lottare per raggiungere gli obiettivi intermedi, necessari per ambire poi a quelli principali. A parte un discorso di sola classifica, mi piacerebbe essere presente in tutti i main draw dei Grandi Slam. Non sarà facile ma è giusto porsi obiettivi di livello per cercare di fare un ulteriore salto di qualità. Inoltre anche la programmazione sarà leggermente diversa, proverò a giocare più tornei del circuito maggiore. Al contrario della scorsa stagione in cui iniziai in Nuova Caledonia, quest’anno giocherò le qualificazioni a Doha o a Chennai, devo ancora decidere. Dopodiché tenterò di qualificarmi agli Australian Open sperando di iniziare l’anno nel migliore dei modi.

Chiudiamo l’intervista con il caso scommesse. Immagino che sia brutto anche solo tirarlo in ballo come argomento ma mi farebbe piacere se mi dessi una tua opinione a riguardo.

E’ un grande tristezza quel che ho sentito e letto sui giornali. Non so cosa sia vero o meno ma già che se ne parli a mio parere è un vero e proprio schifo. Scusami ma su questo argomento sono pesante ed intransigente. Queste cose non dovrebbero esistere a nessun livello, specialmente se si parla di tennisti di vertice. Io sono dell’idea che nello sport le scommesse andrebbero abolite ma mi rendo conto che non sia possibile. E’ incredibile che un tennista dopo anni e anni di sacrifici sia capace di infangare e sporcare uno sport che dovrebbe rappresentare una delle proprie ragioni di vita.

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