Un Salto nella Scherma

di - 13 Dicembre 2012


(Valerio Aspromonte)

di Marta Polidori

Valerio Aspromonte è un fiorettista romano, nato il 16 Marzo 1987, Argento mondiale di Catania 2011. Quest’anno a Londra ha preso parte alla sua prima Olimpiade, nella specialità che per l’Italia ha fatto la storia dei Giochi.

Cresciuto nella Scherma Frascati, Valerio Aspromonte è il secondo del ranking mondiale dietro all’azzurro Andrea Cassarà; Il romano milita nel gruppo sportivo delle Fiamme Gialle.

L’Italia del fioretto maschile in finale incontra il Giappone. Andrea Cassarà, Valerio Aspromonte e Andrea Baldini hanno superato negli ottavi la Gran Bretagna, dove la squadra azzurra ha vinto per 45 a 40.

Nella semifinale contro gli Stati Uniti Giorgio Avola ha sostituito Valerio Aspromonte, che ha fornito un buon apporto alla squadra chiudendo il terzo assalto 15-7.

Una persona sicura, simpatica ed anche all’apparenza piuttosto brillante:

Valerio, parlaci delle Olimpiadi di Londra, com’è partecipare a squadre rispetto alla gara individuale?

“Bé, la scherma nasce come sport individuale, le gare a squadre sono presenti solo negli europei, mondiali e olimpiadi, però quando vai a fare una gara a squadre è un po’ come farne una individuale, perché ognuno gareggia per sé e poi si fa una staffetta. Un’occasione come quella delle Oimpiadi non pensi se sia individuale o a squadre, cerchi di dare il massimo in tutte le manifestazioni, quindi per me è stato bellissimo.  C’è sempre ansia quando vedi tirare qualcun altro, e io sono particolarmente ansioso, in generale, soprattutto nello sport, e vedere gli altri in pedana ne genera parecchia… forse di più quando vedi gli altri rispetto a quando tiri tu.”

Per quanto riguardo il mondo dello sport non professionistico, pensi sia più semplice emergere o più difficile?

“Oddio, io credo sia uguale, la differenza è forse la tensione che viene data ad uno sport rispetto che a un altro, perché ovviamente uno sport professionistico, come può essere il calcio, viene seguito da molte più persone rispetto alla scherma. I numeri più o meno sono gli stessi, le difficoltà che incontrano sono uguali.”

Pensi che la scherma diventerà mai uno sport professionistico?

“Credo di no, perché non c’è quell’interesse che c’è negli altri sport e non coinvolge così tante persone come lo fanno gli sport professionistici. Visto che si guarda proprio una questione di costi e di sponsor, non penso lo diventerà mai.”

Come mai hai scelto il fioretto?

“In realtà è stato un caso, perché il mio attuale maestro mi ha portato in palestra, mi ha fatto provare il fioretto ed in verità mi sono affezionato a lui e non all’arma in sé.”

E la preparazione atletica? Come la organizzate?

“I primi due o tre mesi della stagione, quindi quelli che vanno da inizio settembre a fine novembre,  si fa più atletica che scherma, e si fanno tutti quei lavori che vanno dalla sala peso all’atletica ad esercizi di rapidità ecc… poi invece quando inizia la stagione si fanno lavori di mantenimento che ti consentano stare bene e in  forma e prevalentemente scherma.”

Una cosa che ho notato è che negli allenamenti voi non vi fate alcun problema a tirare con i bambini o con atleti che non sono al vostro livello, secondo te questo abitua a competere con i più forti e soprattutto a generare una mentalità vincente?

“Sicuramente vuol dire per noi fare esercizi più lenti e migliorare la tecnica, e può essere, anzi è, un modo per insegnare ai più piccoli e mostrargli qual è l’atteggiamento giusto in pedana, poi ovviamente è molto stimolante per loro, non c’è dubbio.”

Ultima domanda, come hai cominciato?

“Io ho iniziato per caso a otto anni nella mia scuola elementare, dove la mia società, Frascati Scherma, è venuta a fare un corso, alla fine di questo corso io ho vinto la piccola garettina indetta e mi hanno offerto di fare tre mesi in palestra. Dopodiché, come ho già detto, mi sono trovato benissimo con il mio maestro e da lì non ho più smesso.”

Ho cercato di strappargli un pronostico per l’anno a venire, ma a quanto dice è scaramantico e non ha voluto accennarmi niente: “dico solo che darò il meglio, il resto si vedrà.”

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