Astrid Besser: “Oggi vivo in Germania e insegno ai bambini”

di - 18 Settembre 2014

Astrid Besser
(Astrid Besser in una delle ultime apparizioni ufficiali)

di Alessandro Nizegorodcew

Astrid Besser colpiva la palla in maniera divina. Buon servizio, diritto e rovescio potentissimi, una toscana tennisticamente russa che, se in giornata, era quasi impossibile da contrastare. Una serie di gravi infortuni, qualche scelta sbagliata e l’inevitabile pressione che colpisce chi pare una predestinata non le hanno permesso di raggiungere il gotha del tennis. Dopo una splendente carriera a livello giovanile sin da piccolissima, Astrid ha raggiunto la posizione numero 49 della classifica Itf under 18, superando in quegli anni tenniste quali Radwanska, Knapp, Rus, Cibulkova, Glatch e Birnerova.

Padre-allenatore tedesco e madre venezuelana, Astrid Besser è nata a Quarrata il 1 settembre 1989. Il tennis ha iniziato a far parte della sua vita a molto presto. “Ho cominciato a 5 anni grazie a mio padre – ha raccontato a Spazio Tennis – Mi è sempre piaciuto molto giocare e girare per partecipare ai tornei, ma direi che ho cominciato a fare le cose seriamente a 11 anni. Da allora è diventato praticamente un lavoro”.

Astrid BesserI tornei giovanili a livello nazionale e internazionale vanno a gonfie vele. “Ho un ottimo ricordo dei tornei junior. Mi sono tolta diverse soddisfazioni e ho imparato molto sia a livello tennistico che non“. Il passaggio al professionismo non è particolarmente traumatico: a 16 anni supera con regolarità le qualificazioni nei 25.000$ e 50.000$ e a 17 appena compiuti arriva il primo titolo Itf in quel di Ismaning, sull’amato veloce indoor, battendo in semifinale Jelena Dokic. Una serie infinita di infortuni ne minano il percorso e il secondo alloro giunge solamente nel 2008 al circolo Real di Roma. “Ma non ho mai saputo gestire al meglio i match – ha raccontato ancora la Besser – era questa la mia più grande mancanza. Riuscivo però ad esprimermi meglio nei tornei più «alti», con avversarie che tiravano forte, piuttosto che nei 10.000$ dove facevo più confusione“.

Nel maggio del 2008 arriva probabilmente il migliore risultato in carriera: i quarti di finale, partendo dalle qualificazioni, nel 100.000+H di Cagnes-Sur-Mer, un torneo che vedendo il campo di partecipazione poteva valere tranquillamente un 125K Series odierno. Qualche acuto estemporaneo in qualificazioni Wta (vittoria contro Shvedova 6-2 6-2 a Strasburgo) e poco altro, prima delle difficile decisione di ritirarsi dall’attività professionistica. L’ultima apparizione risale al 2010, proprio a Cagnes-Sur-Mer, che vede sconfitta l’allora ventenne Besser nelle «quali». “Mi sarebbe piaciuto davvero continuare, ma non era possibile per via dei problemi fisici. Mi sono curata a Monaco di Baviera, città nella quale ho poi deciso di vivere e lavorare“. Astrid, però, del tennis non può comunque a fare a meno e oggi gestisce insieme ad altri due maestri ben 4 circoli bavaresi con un’utenza di quasi 500 bambini. “Mi piace da morire lavorare insieme ai bambini, vedere quanto velocemente riescono ad apprendere, come si divertono, l’impegno che ci mettono. Ogni tanto mi manca il tennis giocato, mi manca la competizione e vivere certi momenti degli incontri. Il tennis mi ha dato tanto, tra gioie, dolori e una grande pressione che ho sentito in alcuni momenti della mia carriera, ma ora ho iniziato una nuova vita e non sento il bisogno del campo“. Il tennis regala, il tennis toglie, come conferma Astrid nella sua chiosa. “Se avessi saputo che avrei smesso così presto, probabilmente mi sare goduta maggiormente quegli anni“.

La ricerca della felicità a volte passa per il tennis, a volte no. Troppo spesso consideriamo questi atleti alla stregua di una squadra di robots, come fossero tutto fuorché umani. “Chissà dove sarebbe potuto arrivare Tizio?”, “Se Caio non avesse avuto quei cali mentali oggi sarebbe numero 10 del mondo”. Queste frasi possono anche avere senso, essere reali, ma la verità è che ognuno ha diritto di cercare la propria strada. E il fatto che non abbiano raggiunto i traguardi sperati non vuol dire che abbiano fallito, ma semplicemente che alla vita hanno chiesto altro. Oggi Astrid Besser è serena, vive la propria nuova realtà e, in un modo o nell’altro, il tennis non la abbandonerà mai. E forse, andando a dormire, ogni tanto ripenserà a quel match point fallito o a quella coppa alzata, giovanissima, in quel freddo campo centrale di Ismaning. E si ritroverà a pensare che, in fin dei conti, il tennis lo amerà per sempre.

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44 commenti

  1. Cataflic,
    una storia di chi non ce l’ha fatta ad entrare tra i primi 100. Ma il nocciolo della questione è: il tennis ha fatto di Astrid Besser una persona più ricca personalmente, appagata professionalmente, generalmente felice oppure no? A me sembra che la risposta sia più che positiva e pertanto penso proprio che si tratti di una storia a lieto fine. E questo è potuto succedere perchè a prescindere dall’esito, ciò che ha spinto Astrid a cimentarsi nel tennis è la passione, la dedizione, la motivazione personale per questo sport.

  2. bogar67

    Grazie Alessandro, conosci anche tale Morena De Bernardi?

    Coppa Lambertenghi spettacolo e promesse MILANO – (d.p.) Il genovese Filippo Figliomeni e la torinese Morena De Bernardi sono i vincitori della 56a coppa Lambertenghi ospitata dai campi del Tc Milano Bonacossa, che assegna i titoli under 12. Per la n. 1 del tabellone femminile, tesserata per il Tc Cafasse, che ha lasciato 19 game in 5 gare, si tratta del successo piu’ prestigioso ottenuto in 4 anni di gare vissuti da protagonista: piu’ di 40 tornei vinti, 4 titoli regionali consecutivi di categoria e il record di imbattibilita’ (in Italia non ha mai perso un incontro ufficiale con una coetanea).

  3. cataflic

    FDC
    e certo….se poi è diventata top manager alla Monsanto o ha una fattoria biodinamica in alto adige o fa la mamma casalinga con 4 figli, buon per lei, ma qui si parla di tennis…

  4. Pier

    Cataflic
    scusa,fammi capire: quando un tennista si è realizzato? Qual è il parametro per non dargli del fallito?Le vittorie?I guadagni in carriera? E se si quanti? Mi pare che in fondo la Besser con il tennis comunque ci viva,non saranno i riflettori dei major ma cosa c’è di meglio che rendere la propria passione un lavoro?Concordo con FDC:trattasi di lieto fine.( che poi se lavori in Germania forse qualche sicurezza in più c’è).

  5. bogar67

    Alessandro Nizegorodcew
    oggi ho scritto di corsa dove uscire per allenare Irene, complimenti per l’articolo.
    Importante è che Astrid sa felice, poco importa se non ha sfondato come meritava!

  6. Cataflic,
    diciamo che studi per diventare cardio chirurgo ed alla fine ti laurei e vinci un concorso per lavorare in un ospedale.
    Se non lavori in un ospedale altisonante, se non guidi una Porsche o non diventi Barnard sei un cardio chirurgo fallito?

  7. cataflic

    FDC
    Il termine fallito lo avete usato voi, per me non avercela fatta significa “ad entrare nelle 100 e vivere di montepremi tanto da accumulare risorse anche per il dopo tennis”
    Penso proprio che sia l’accezione “fallito” da dover essere cancellata! uno al massimo fallisce nel raggiungere un risultato….magari Federer voleva fare il grande slam…sarebbe un fallito?
    Comunque la frase era riferita ad un post in cui qualcuno sollecitava Alessandro a raccontare anche le storie di quelli che ad un certo punto avevano cambiato rotta.

  8. Dario

    Morena De Bernardi (ora mamma) piemontese.. La ricordo benissimo…

    Giocatrice bimane con entrambi i colpi.. Cervello e voglia superiore.. Lo stesso cervello che non ha retto le pressioni..

    Pressioni sopratutto familiari..

    Ricordiamoci anche che.. Le tenniste.. Ci dicono sempre solo quello che vogliono.. Non tutte sono disposte a raccontare tutti i retroscena..

    Detto questo.. Astrid giocava un tennis incredibile.. Fatto di accellerazioni di livello..
    Era a mio giudizio tra le piu’ futuribili..

    E sono Contento della sua gratificazione attuale, il pericolo di creare persone frustrate da un mancato raggiungimento dei propri obiettivi e’ piu alto di quello che si possa pensare.

    Bellissimo articolo. Bravo Ale

  9. Cataflic,
    se l’obiettivo per un giocatore è soltanto entrare nei primi cento e vivere del prize money accumulato, capirai che su 10000 che ci provano, 1 forse raggiungerà il suo obiettivo e gli altri 9999 saranno disillusi. Ed è mooooolto probabile, statisticamente parlando, che io stia lavorando con uno di quei 9999 piuttosto che non con quell’ 1!!!!!!!
    E’ proprio per questo che se devo aiutare un giocatore a fissare i suoi obiettivi non lo posso indirizzare sul risultato perche nel momento in cui le sue aspettative vengono disattese (cosa che accade ad un giocatore di tennis praticamente quasi ogni settimana…..) durante il processo vengono meno anche fiducia, autostima, motivazione etc. Se i 9999 avranno fatto quello che era nelle loro possibilità per arrivare tra i primi 100, certamente non hanno niente per cui possano essere biasimati o rimproverati. Semplicemente ci sono giocatori/giocatrici che hanno saputo portare i propri limiti ad un livello di abilità superiore.
    Gli obiettivi di un giocatore devono essere inerenti al processo, ovvero la costruzione di abilità che permettono di essere competitivi a certi livelli. Le abilità dipendono da come e quanto lavori, dipendono da te e le puoi controllare. I risultati per il 50% dipendono dalla concorrenza e da altri fattori e non li puoi controllare. In un percorso poi può succedere di tutto: problemi familiari, finanziari, infortuni, innamoramenti, cambiamenti di priorità etc. Nel valutare la storia tennistica di un atleta bisogna prendere in considerazione diversi aspetti, I risultati sono soltanto una delle mille facce della medaglia. Lavorando con tanti ragazzi che non ce la faranno la priorità comunque è che siano felici del loro tennis, che diventino maestri, commentatori sportivi, sparring partners, a prescindere dal fatto che siano tra i pochissimi ad entrare tra i primi 100 e vivere di tennis professionistico. Quello è il sogno di tutti ma la realizzazione di pochissimi.

  10. bogar67

    Nikolik
    le pressioni ci saranno sempre in questo sport. Ci saranno quelle familiari, quelle della Federazione, quelle dei circoli, quelle dei tecnici, quelle preparatori atletici, quella dei maneger e quella degli sponsor motivo per cui l’unica cosa che conta è il CARATTERE. La voglia di arrivare personale.

  11. cataflic

    FDC
    molto Archipedriano questo tuo intervento, ma comprensibile per il ruolo che hai.

    Sappiamo benissimo quante poche siano le % di riuscita e di come da poche diventino infinitesime per ogni microtassello che non si incastra.
    D’altro canto se parliamo di una come la Besser è solo per i suoi risultati sportivi fino ad un certo punto, ché in giro ci sono centinaia di maestre ed altrimenti occupate con quanche comparsata in tornei u14 u16 e u18 di cui si è persa traccia e svogono una vita serena e felice nè più nè meno degli altri.
    E’ interessante capire quali siano state le difficoltà per chi sembrava poterci provare sul serio….una delle 20/30 che erano rimaste dopo la scrematura delle altre 9970…..

  12. Monkey71

    Perfetto Alessandro,era proprio quello che chiedevo,credo che queste storie siano utili e interessanti al pari di quelle che parlano di gente che ce l’ha fatta…
    Anche io ritengo che,se è vero che,quando un ragazzo/a inizia un percorso agonistico intenso,il suo obbiettivo è naturalmente puntare a diventare un forte giocatore professionista,ciò non vuol dire che se il tennis poi,attraverso altre strade,lo porta a vivere una vita serena e ricca di soddisfazioni,tutto ciò si possa definire un fallimento,lo definirei più un “Successo Alternativo”.
    Sposo in pieno poi la frase di Cataflic “E’ interessante capire quali siano state le difficoltà per chi sembrava poterci provare sul serio….una delle 20/30 che erano rimaste dopo la scrematura delle altre 9970…..”

  13. Monet

    NON ESISTONO OSTACOLI TROPPO GROSSI ,ESISTONO MOTIVAZIONI TROPPO PICCOLE.CHI VUOLE ESSERCO CE’,IL RESTO E’ SCUSA

  14. Monet
    “NON ESISTONO OSTACOLI TROPPO GROSSI ,ESISTONO MOTIVAZIONI TROPPO PICCOLE.CHI VUOLE ESSERCI C’E’” …….. Resta da vedere con quali mezzi certe grosse motivazioni vengono perseguite (il doping diventa una tentazione molto forte) e a quale prezzo (visto che in tantissimi abbandonano lungo il percorso e soprattutto peggiorano la qualità della loro vita a causa del tennis).

  15. francescocoachgemelli

    Forse non avete ancora capito che nel tennis è molto più facile arrivare ai vertici rispetto ad altri sport in cui se non hai particolari doti fisiche anche con il doping non arriverai da nessuna parte
    Per arrivare nel tennis devi superare alcuni ostacoli che sembrano facili ma hanno bisogno di una grande testardagine

    Famiglia che capisce la complessità del gioco che mette in conto 10000 ore di pratica per raggiungere il top
    Disponibiltà economiche elevate
    Tempo senza limiti da dedicare al pargolo praticamente bisogna non lavorare
    Tecnici alto livello che non sparano cazzate ma si adeguano alla natura del giocatore
    Pargolo che non inizia a odiare il gioco prima di aver visto gratificazioni importanti
    Avere a disposizione strutture vicino al luogo dove si vive
    Pargolo non troppo intelligente perché se capisce subito tutti i sacrifici abbandona prima di iniziare
    Mentalmente deve essere convinto di essere un vincente cosa che l’aiuterà in seguito nei punti fondamentali , il tennis spesso si vince solo per un punto
    Fisico che sopporta carichi sempre maggiori senza infortuni
    Tutti aspetti molto banali il problema è che bisogna averli tutti

  16. francescocoachgemelli

    Io facevo l’esempio per un normodotato se invece sei un predestinato qualche aspetto si può anche tralasciare
    L’essere intelligente a volte è un handicap dei due gemelli quello più allenabile , disposto a ripetizioni infinite dell’esercizio è il meno furbo l’altro è meno allenabile anche se meglio dotato dal punto di vista dell’esplosività

  17. francescocoachgemelli

    il top della tu categoria , perché come dice Monet smettono quelli che perdono , poi bisogna continuare

  18. Monet,
    se prendi una medicina devi valutarne anche gli effetti collaterali. Spesso la motivazione diventa ossessione e pur di arrivare si prendono strade alternative lecite o illecite che siano. Casi di doping purtroppo sono stati acclarati nella maggior parte degli sport (atletica, ciclismo, calcio, tennis, nuoto etc etc). Si tratta di un problema reale. La pressione esercitata dall’ambiente e dalla società verso i risultati a tutti i costi non fanno che mietere vittime tra i più deboli.
    Molti sono arrivati/non arrivati dopo aver distrutto le relazioni in famiglia, aver privato fratelli/sorelle di pari opportunità educative etc. Si tratta di cose di cui si parla molto poco e che invece andrebbero valutate molto attentamente. Per 1 Federer che ce la fa ci sono 10000 ignoti che non ce la fanno. Quanto costa socialmente creare un Federer? Chi ne paga i costi? Ne vale la pena?

  19. cataflic

    FDC
    un prezzo c’è per qualsiasi cosa, ché passare ore ed ore sui libri invece di andare a spassarsela con gli amici, solo per essere il primo della classe non è altrettanto alienante?
    e se questo ti porterà ad eccellere e brillare fino all’università e poi al master ed essere cooptato da una importante catena di comando che in pochi anni ti porterà nelle stanze dei bottoni, non sarà un premio altrettanto sudato e appannaggio di pochissimi?

    chi sceglie una via come quella della scalata al professionismo tennistico ha forse le stesse probabilità di diventare a.d. di Fiat?
    l’importante sarà che faccia tesoro del suo periodo d’apprendimento e che sappia poi monetizzare la sua esperienza, così come quello che si dovrà accontentare di una carriera da dirigente in una azienda locale.

  20. Cataflic
    “un prezzo c’è per qualsiasi cosa, ché passare ore ed ore sui libri invece di andare a spassarsela con gli amici, solo per essere il primo della classe non è altrettanto alienante?”

    Chi è che sceglie di essere il primo della classe? Se è propria ed è sentita dal ragazzo allora può anche essere un piacere, se viene da pressioni esterne dell’ambiente sicuramente è alienante

    “e se questo ti porterà ad eccellere e brillare fino all’università e poi al master ed essere cooptato da una importante catena di comando che in pochi anni ti porterà nelle stanze dei bottoni, non sarà un premio altrettanto sudato e appannaggio di pochissimi?”

    Ma il costo del tuo esserci riuscito su chi ricade? La motivazione che ti ha spinto a fare carriera a chi appartiene?

    “chi sceglie una via come quella della scalata al professionismo tennistico ha forse le stesse probabilità di diventare a.d. di Fiat?”

    E se invece di diventare Ad di Fiat volesse diventare Ad di Unicredit, della Rolls Royce, della Nestle, o di qualsiasi grossa impresa, tu pensi che nel loro insieme avrebbe probabilità diverse dal diventare un professionista di tennis? Quanti top 100 in attività hanno la possibilità di vincere uno slam?

  21. francescocoachgemelli

    All’inizio fino ai 12-14 anni il percorso si può facilmente fare senza grossi sacrifici la scelta vera viene dopo , senza questo percorso obbligato è inutile fare qualsiasi progetto sportivo , ma vuoi mettere il piacere della complicità con i figli nel condividere una passione uguale

  22. Francescocoachgemelli,
    Non smettono quelli che perdono nel tennis. Perche se così fosse a tennis non giocherebbe nessuno. NESSUNO. I giocatori che gravitano dalla 25 posizione in su nella loro carriera avranno vinto si e no uno o due tornei atp. Il tennis e un gioco dove si perde spesso. Si arrende solo chi non gli è stato insegnato il significato della sconfitta e chi non ha capito (perché forse nessuno glielo h spiegato) la natura di questo sport. “Ogni settimana esce la classifica dell’ATP. A volte si è al massimo della gioia, a volte ti viene da piangere. È un permanente rimettersi in questione. Prendiamo spesso delle batoste perché è uno sport in cui siamo portati a perdere. Ogni qualvolta che ci si iscrive in un torneo si perde, salvo qualche eccezione. Ho giocato in media 25 tornei l’anno da quando avevo 21 anni, per un totale di 525 tornei. E ho perso 519 volte, è tanto!” Santoro

  23. Francescocoachgelli

    Se perdi e ti pagano è come vincere ma se inizi a perdere dove non c’è niente in palio allora le motivazioni finiscono subito

  24. Francescocoachgelli

    Santoro ha guadagnato milioni di euro vorrei perdere anche io con il suo price money finale

  25. Francescocoachgelli

    Santoro poi è un tipo tosto ma un ragazzino che inizia a perdere dopo tutti i sacrifici che sta facendo continuare è molto difficile , ci si adatta e ci si accontenta di essere un bravo seconda categoria

  26. Francescocoachgemelli,
    a 14 anni Pete Sampras era uno dei migliori junior negli US. I suoi allenatori decisero di trasformarlo in un giocatore dal rovescio ad una sola mano. Per due anni dai 14 ai 16 anni Sampras perdeva sistematicamente contro giocatori contro cui prima vinceva sistematicamente. Poi è diventato il giocatore che tutti conosciamo. La due parole magiche sono consapevolezza ed insegnamento. Per avere un bel albero dritto, devi averlo fatto crescere dritto con i sostegni da giovane. Santoro è diventato così perché qualcuno lo ha educato in tal senso ed attraverso lavoro ed esperienza è diventato così.
    Ma accidenti, dico io, da genitori si pretende di insegnare ai figli il tennis che non è compito genitoriale e non gli può spiegare il senso della sconfitta, una cosa che ha che fare con educazione e comportamento che è il compito fondamentale di un genitore?

  27. cataflic

    Proprio Santoro era atteso come un messia tennistico francese ed invece nei primi anni dovette sicuramente convivere con l’impossibilità di realizzare speranze e promesse e la frustrazione relativa.
    Col tempo si rivelò di una capacità, intelligenza e tenacia fuori dal comune che gli valgono ancora oggi il titolo di unico della storia ad aver giocato in 4 decadi diverse.

  28. bogar67

    Martina Trevisan in semifinale a Santa Margherita
    Mi chiedo se non si fosse fermata 5 lunghi anni cosa sarebbe oggi.
    Spero in una favola a lieto fine, top 100 da qui a 2 anni e aggiungiamo un’altra casistica alle nostre teorie!

  29. cataflic

    Trevisan, fratelli Virgili, Miccini, Di Giuseppe….chi continua la lista dei tanti che avevano davvero grandissime possibilità di inserirsi ai vertici e si sono dovuti fermare per guai fisici ancora prima di spiccare il volo.

  30. william

    Cataflic. dici i fratelli Virgili. Augusto è fratello di Adelchi ma nel gioco non è nemmeno lontano parente.

  31. bogar67

    Trevisan in finale a Santa Margherita. Domani andrei volentieri a vederla e raccontarvi ma il caldo di questi giorni mi spinge al mare del lato opposto.

  32. Ti ho seguito fin da piccolina ti adoravo, e ti voglio bene tuttora, sono felice di sapere che sei una ragazza felice.baci luana e riccardo

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