Claudio Pistolesi: “Una stagione di veleni e di involuzione”

di - 14 Ottobre 2009

Pistolesi, Suzuki, Bolelli, Sanguinetti
(Claudio Pistolesi, Takao Suzuki, Simone Bolelli, Davide Sanguinetti)

Claudio Pistolesi, appena rientrato dalla trasferta asiatica, ci ha raccontato la sua opinione su alcuni temi caldi del momento, senza tralasciare ovviamente quanto ha potuto vedere in Asia, compresa la passione per questo sport da parte del popolo giappponese..

Intervista di Alessandro Nizegorodcew

Partiamo dall’argomento riguardante gli italiani ed il solo Fognini che si è programmato in maniera “professionale”.. Negli anni scorsi sia Seppi che Bolelli (per tuo merito il secondo) che Flavio (che quest’anno però è giustificato dai vari infortuni) avevano fatto programmazioni più ambiziose. E’ un’annata particolare o c’è un’involuzione?
Da come la leggo io bisogna diversificare da caso a caso, fermo restando che Fabio Fognini non solo ha fatto di certo la scelta piu’ di alto profilo per un giocatore che punta molto in alto ma si e’ qualificato in tutti e due i grandissimi tornei cinesi e al momento in cui scrivo e’ ancora in gara a Shangai. Quindi tanto di cappello. A Genova, col senno del poi, forse avrebbe meritato di fare almeno un match a risultato non acquisito..
Su Andreas Seppi ho la mia teoria: che lui soffra la coppa Davis tantissimo e non abbia ancora repuperato dallo stress nervoso che la partita di Genova gli ha provocato come si e’ visto in campo. Supporto questa teoria con l’osservazione, e da cio’ che mi dice lui, di come vive Andreas i match di Davis. Ero vicinissimo a lui nel match contro Israele due anni fa e in Croazia l’anno scorso. Quando durante le sue partite si siede al cambio campo e si trova Barazzutti davanti e’ molto a disagio (per usare un eufemismo), non gli piace l’atteggiamento di alcuni dirigenti, come Sodano ad esempio, e non riesce a capire perche’ Pietrangeli si possa permettere, nonostante sia Pietrangeli, di tranciare giudizi definitivi negativi con una terminologia molto distante da lui. Ma il colpo definitivo alla sua fiducia nel suo gioco che subisce in Davis, che si riflette poi tantissimo nelle settimane precedentie successive, da cui secondo me deriva la scelta di non andare in Asia, l’ha dato binaghi nell’intervista del post Davis di Cagliari sei mesi fa. Le parole di binaghi di accusa personale ad Andreas gli rimarranno per lungo tempo dentro, forse per tutta la vita. Ma mettiamoci nei panni di Andreas: e’ numero 1 d’Italia, non si sente di giocare per un dolore certificato pure dal medico. Pur sapendo che giustamente muove delle lamentele per le tante, troppe cose che non vanno nella squadra italiana da dieci anni a questa parte , ma sempre, come e’ nel suo stile, in maniera educata e soprattutto motivata, si e’ sentito dire che si e’ AMMUTINATO, CHE FA PARTE DI UN PIANO CRIMINALE NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE oppure che E’ IN CONFUSIONE MENTALE PERCHE’ NON VINCE e che HA CERCATO DI INFLUENZARE GLI ALTRI NEL NON GIOCARE, e che COMUNQUE HA CHIESTO SCUSA ALLA FEDERAZIONE e’ un’umiliazione che va ben aldila’ della fase sportiva ed e’ una mazzata terrificante alla sua immagine e alla sua autostima.
Li’ Andres ha sbagliato, almeno secondo me. Avrebbe dovuto fare tre cose: innanzitutto restituire la tessera fit e prendere le distanze da binaghi il piu’ possibile (giocare la Davis per l’Italia e non per la FIT). Interpellare i suoi legali per la tutela della sua immagine e dimostrare piu’ personalita’ nelle interviste ribadendo la sua integrita’ di tennista ma soprattutto di uomo, com’era atato capace di fare molto bene durante lo US open 2008 in una intervista in cui denunciava con grande dignita’ le ” anomalie ” nelle spese per le olimpiadi di Pechino da parte della fit. Non ha fatto nessuna delle tre cose e Max Sartori mi diceva… ” e’ meglio non fare casino… poi la stampa ti si ritorce contro … ” e cose del genere. Voglio bene a Max e ho passato gli ultimi anni tantissimo tempo con lui e la sua splendida famiglia, ma proprio per questo lo invito a riflettere se non fosse stato meglio reagire diversamente al rozzo attacco di binaghi che bissava quello di sei mesi prima su Simone Bolelli.
Quando fece semifinale ad Amburgo vedevo un Andreas piu’ sereno e focalizzato sulla sua crescita. A Genova la natura ha fatto semplicemente il suo corso, sempre da come la leggo io, e la parte nervosa di Andreas ha indebolito molto quella tecnica e non ha praticamente giocato il fondamentale match contro Wawrinka, decisivo ai fini dell’esito della tre giorni.
Su Simone ho parlato gia’ tantissimo nelle scorse settimane. In linea di principio sono piu’ che altro sorpreso dalla scelta di giocare Mons e non i tornei in Asia perche’ il mio insegnamento a Simone e’ stato sempre quello di giocare i tornei piu’ alti possibili come livello, quali o tabellone non fa differenza e infatti con me, come giustamente ricordavi tu, e’ stato sempre cosi’. Il paradosso e’ che questa mentalita’ l’ho acquisita molto da Riccardo Piatti, che e’ stato il mio coach e spesso mio ispiratore come coach soprattutto sulla mentalita’ da trasmettere ai giovani con grande potenziale. Dico solo che se Simone avesse giocato Mons e fosse stato ancora con me, si sarebbe scatenato l’inferno contro di me, questo e’ certo.
Ma per un giudizio preciso bisogna essere dentro le situazioni e di certo c’è una spiegazione plausibile e so che Riccardo Piatti, se qualcuno glielo domanda, ce la dara’. Anche per Simone la Davis ha avuto un suo peso. E’ una competizione che porta via ai nostri tennisti molte piu’ energie che agli stranieri, perche’ e’ appesantita da polemiche velenose ogni volta. Anche a Genova so di una sacrosanta arrabbiatura di Poto Starace con Massimo Verdina, segretario generale della fit, per la persecuzione grave della fit contro il presidente del suo circolo Roberto Russo. La Serie A e’ l’ennesimo problema di cattiva gestione del tennis nel nostro paese. Il processo Russo ha risvolti inquietanti e destabilizzanti sui modi utilizzati dalla giustizia sportiva tennistica e da come e’ costituita. Ricordo che c’è anche una interrogazione parlamentare in corso su questo argomento.
Su Poto Starace, che stimo tantissimo personalmente e che a Genova e’ apparso il piu’ in forma tra quelli scesi in campo a risultato non acquisito, dobbiamo dire che e’ un vero signore. Avrebbe piu’ di tutti, insieme a Volandri, negli ultimi 6 anni, le ragioni per prendere le distanze dalla fit, della quale in diverse occasioni si e’ caricato le sue magagne pesanti sulle sue spalle e dal campo l’ha tirata fuori dai guai (contro la Polonia a Livorno, contro la Lettonia a Montecatini, contro la Slovacchia a Cagliari) ma piu’ per amore dell’Italia, di questo ne sono certo, che per stima verso i nostri mediocri dirigenti dilettanti fit.
Se qualcuno, tra cui Potito e Fabio Fognini, di cui ho detto prima, e’ stato sfiorato dal sospetto che per mettere una toppa alle due interviste micidiali che binaghi ha rilasciato dopo gli incontri con la Lettonia e con la Slovacchia (che hanno di certo creato danni enormi alla squadra italiana e tutta l’immagine del nostro tennis) per far vedere insomma, che adesso e’ ” tutto sotto controllo ” sono scesi in campo come titolari a Genova guarda caso proprio i destinatari delle offese di binaghi, Seppi e Bolelli, forse e’ legittimato nel sospetto. Se fosse cosi’ il presidente del Coni Petrucci, seduto vicino a binaghi a Genova, sappia che non solo i giocatori ma anche il presidente fit deve fare il massimo per vincere le partite e non per proteggere la sua, scarsa, immagine. E prenda, nel caso fosse cosi’, adeguati provvedimenti.
Quindi, per concludere e rispondere alla tua domanda, questa e’ sia un annata particolare per i veleni che si sono inaspriti intorno ai problemi cronici della fit con i giocatori del maschile e poi, a conseguenza di cio’, in media c’è stata, si purtroppo, un’involuzione nell’energia messa dai giocatori italiani di vertice per cercare di dare a piu’ forza e presenza ai piani alti della classifica mondiale dove negli ultimi tre anni eravamo messi molto meglio. Se il numero 8 di Francia, a 37 anni che sta pure per smettere di giocare, Fabrice Santoro, sarebbe da noi il numero uno (tra l’altro ha origini italiane evidentemente) qualche riflessione bisogna pur farla.

Sei stato a Tokyo. Prima cosa volevo sapere, come è vissuto il tennis in Giappone?
E’ la terza nazione al mondo con piu’ praticanti e non hanno neanche bisogno di gonfiare il numero dei tesserati reclutando i giocatori di carte; c’è una realta’ di tennis nazionale stupenda con una passione per il nostro sport che difficilmente si riscontra negli altri continenti. La squadra di Davis, di cui ho l’onore di far parte come coach, e’ un gruppo unitissimo le cui famiglie si frequentano tutto l’anno e anche nei tornei c’è armonia e collaborazione tra tutti. Un vero piacere e soddisfazione professionale far parte di un ” sistema ” basato sui rapporti umani e non sulla paura di ritorsioni da parte del ” potere” tennnistico.

La vittoria è andata a Tsonga. Che impressione ti ha fatto?
“Tsonga per me puo’ far parte di quelli che possono pensare un giorno di essere al numero 1. Gioca con scioltezza e potenza al tempo stesso che impressionano e affascinano chi lo guarda.

Quali altri giocatori ti hanno destato buone impressioni?
Gulbis ha di nuovo ” l’occhio acceso ” in campo. Ha dei mezzi di accelerazione su tutti i colpi che fanno paura. E’ giovanissimo ed’ e’ anche lui una speranza di vedere un campione in futuro in possesso di un gioco spettacolare. Anche Melzer sta crescendo benissimo ed e’ ancora lontano dal suo massimo livello. Roger Vasselin, infine, non solo perche’ ha battuto Del Potro, ma ha fatto vedere delle ottime prospettive di crescita… un altro francese che ci ritroveremo nei primi 20 o 30…

Parlaci dei tuoi ragazzi giapponesi che in doppio hanno fatto grandi cose..
Per parlarvi del rapporto sportivo e umano con Takao Suzuki mi servirebbero cento interviste. Lo alleno dal 96 e abbiamo persino vinto un torneo di doppio insieme una volta. Chi mi conosce sa che lo considero ne’ piu’ ne’ meno di un fratello. Oggi, a 33 anni, quando gioca a Tokyo fa ancora male a molti. L’anno scorso a Tokyo mi e’ successa una delle tante cose incredibili e bizzarre della mia vita di globetrotter. In piena bufera fit dopo la squalifica di fatto con l’abuso di binaghi di cui sopra, contro chi gioca Simone al primo turno? Contro Suzuki !
Match incredibile ! per pochi intimi perche’ per la pioggia si e’ giocato al centro tecnico nazionale di Tokyo ( la loro Tirrenia, solo che se in giappone vedono le strutture di Tirrenia tempo una settimana la radono al suolo e ci fanno un parcheggio ) un gioiello di tecnologia e funzionalita’, creato per il bene degli atleti e basta. Vince Takao 76 al terzo con 17 aces a testa. Io ovviamente non ho potuto far altro che restare neutrale .
Tornando al torneo di quest’anno ti diro’ che con Iwabuchi/Takao costituirebbe una delle migliori 8 coppie al mondo se avessero l’adattabilita’, che non hanno, per viaggiare tutto l’anno. Vincere a freddo contro Damm Lindstedt e Tsonga Wawrinka e sfiorare la finale contro Knowle Melzer in un ATP 500 beh … la dice lunga. Inoltre e’ stato purtroppo l’ultimo torneo atp di Satoshi Iwabuchi, una persona eccezionale, amico e compagno di doppio di Takao in 15 anni di battaglie … Hanno anche vinto il Japan open nel 2006 .

Ultima domanda su Berrer.. Quale la sua programmazione di fine stagione?
Quali a Stoccolma Vienna e Basilea, poi vediamo come va. Con una classifica 120 prima bisogna entrare anche in quali per poter scegliere. Per ora e’ cosi’. Aggiungo che sta per uscire una bella sorpresa su Match Point da parte mia in versione ” giornalista “. Vi invito a seguirmi perche’ sono fiero del lavoro che ho fatto per la prima volta in una nuova veste…

© riproduzione riservata

6 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *