ESCLUSIVA: Intervista a Gabe Jaramillo

di - 16 Aprile 2012

Intervista di Matteo Torrioli (Esclusiva Spazio Tennis per Radio Manà Manà Sport)

Intervista esclusiva con Gabe Jaramillo, uno dei più grandi coach di tennis degli ultimi 30 anni. Ha allenato in carriera 8 numeri 1 e tantissimi altri campioni (Sampras, Agassi, Courier, Seles, Sharapova e tanti altri). Per circa 30 anni fianco a fianco con Nick Bollettieri alla IMG Academy, Gabe è attualmente direttore della Club Med Academy.

Sei un grande coach: come hai cominciato la tua carriera?
“Mia madre era un’allenatrice di nuoto. Penso di averlo nel sangue. Ho visto mia madre fare sacrifici per anni, svegliarsi presto la mattina e lavorare fino a tardi la notte: so cosa vuol dire. Quando ero all’università andavo a scuola e allo stesso tempo allenavo. Penso che per poter essere un coach bisogna amare veramente lo sport ed avere passione. È cominciata così. Mia madre nel nuoto ed io nel tennis. Ho cominciato ad allenare con Nick Bollettieri quando ero molto giovane. Mi ero fatto trovare al momento e al posto giusto per avviare l’Accademia con Nick. Si parla di 35 anni fa.”

Sei stato più o meno 30 anni con Nick Bollettieri. Come è stata quella esperienza e perché hai lasciato questa leggenda del tennis?
“Potrei parlare di Nick per ore. Ricordo che ero molto giovane e stavo al college quando ho cominciato con lui. mi ha voluto per allenare insieme a lui. ho imparato molto da Nick. Ad esempio la sua etica del lavoro, la sua voglia di stare sempre sul campo. Ricordo che io insegnavo ed allenavo dalle sei del mattino. Lui invece dalle cinque: cominciava un’ora prima di me. A fine giornata, quando cominciava a scendere la notte, mi diceva addirittura che avevo bisogno di andare a casa: voleva essere sicuro di essere il primo ad arrivare la mattina e l’ultimo ad andarsene il pomeriggio. Era un grande lavoratore. Lavorava anche di sabato e domenica. Era molto intelligente, a lui piaceva il mio sistema. Del resto, il sistema di Bollettieri era praticamente il mio sistema per insegnare ed allenare. È stato molto intelligente nell’utilizzare la mia idea. Nick è un grande motivatore. Ci sono molte storie su come riusciva a scuotere i giocatori. Per loro era sufficiente sentire la sua voce per giocare meglio. Aveva un grande carisma. Quando aprimmo l’Accademia, negli anni 90 avevamo tantissimi studenti. Non penso possa accadere una cosa del genere di nuovo. Mi ricordo che al French Open avevamo 32 studenti che giocavano il main draw: era una cosa incredibile pensare a quanti bravi giocatori abbiamo avuto la possibilità di allenare. Con Nick formavamo un vero e proprio team. Era come un padre per me, eravamo amici molto stretti. Penso che uno dei segreti del successo dell’Accademia sia nato dal fatto che abbiamo avuto benefici l’uno dall’altro.”

Cosa ci puoi dire degli otto numero uno che hai allenato? Non voglio leggere tutta la lista dei giocatori. La maggior parte di loro l’hai vista quando era piccola: hai capito subito che potevano diventare grande giocatori.
“Penso di si. Ho viaggiato per tutto il mondo cercando talenti. Ci sono vari modi per scovarne uno. La gente cerca l’intelligenza sul campo, la velocità nell’elaborare le informazioni che si ottengono durante un punto. Ma c’è una cosa che tutti cercano ed è fondamentale: il killing instinct. Bisogna capire se un giocatore sotto pressione riesce a colpire in un certo modo. È questo il caso di Agassi, Sampras, Courier, Monica Seles. Loro erano uguali, avevano la stessa attitudine al lavoro. Tutti loro lavorano molto, erano molto disciplinati, organizzati, non arrivavano mai tardi per l’allenamento e rimanevano sul campo anche ore extra. Ma la cosa che li accomunava era una: il killing instinct. Quando dovevano tirare il grilletto lo facevano. È una caratteristica che si può vedere anche quando sono piccoli e si capisce che sono campioni. Ricordo che sia con Agassi che con Sampras alcune qualità erano chiare e lampanti sin da quando erano piccoli.”

Ti trovi meglio ad allenare uomini o donne?
“Con entrambi ma è molto differente. Per fare un piccolo esempio. Con le ragazze bisogna essere molto cauti con i genitori. La maggior parte delle ragazze che alleniamo, ha i genitori molto coinvolti nella loro attività e creano una sorta di team e siamo quindi costretti a lavorare anche con loro. Quando alleniamo i ragazzi, invece, i genitori non si vedono. Con loro prendiamo decisioni autonomamente. Con le ragazze è diverso. Un piccolo esempio per capire meglio. Con i ragazzi è possibile fare paragoni. Ad Agassi, magari, potevo dire di guardare Sampras e lui non aveva problemi con un commento del genere. Con una ragazza non si può fare, mai paragonarla con un’altra donna né quando è piccola e né quando è grande. Con le ragazze, quindi, è molto differente la comunicazione.”

La tua carriera è molto lunga. Come è cambiato il tennis? Tti piace il tennis che si gioca oggi?
“Il tennis è cambiato molto e soprattutto il modo di allenarsi. Tutti i giocatori professionisti giocano un’ora e mezza al mattina ad altissima intensità. Lo stesso fanno il pomeriggio. Riescono anche a curare la parte atletica. Insomma, in un giorno lavorano su più aspetti. Chi si approccia oggi al tennis professionistico si allena cinque ore circa al giorno ad alta intensità con un metodo di lavoro molto sofisticato. Nel passato gli allenamenti duravano di più. Due – tre ore al mattino, due nel pomeriggio. Un giorno si lavorava sulla parte atletica ed un altro sulla tecnica. Anche il modo di giocare è diverso. Ci sono pochi giocatori che continuano a giocare con il continental grips, come Stephan Edberg. Oggi non c’è più nessuno che gioca serve and volley, cosa che accadevo spesso in passato. Le impugnatore più utilizzate sono semi-western e western. Il western grip ti consente di colpire più forte. Questi ragazzi sono in grado di fare molte più cose con la palla. Sono in grado di colpire in lungo linea, di stare sulla linea di fondo e di rispondere anche meglio. Potete fare caso anche agli infortuni. Ce ne sono molti di più rispetto al passato. Il tennis è più fisico. Si vedono specialmente infortuni al bacino a causa del modo di giocare. Prima il gioco era più lineare mentre ora, per dare velocità alla palla, si usa molto la torsione del bacino. Il tennis di oggi è più aggressivo e potente anche perché pure i giocatori sono più grandi e forti. Ricordo Agassi e Sampras che a 18 anni già erano dei professionisti ad ottimi livello. Oggi è difficile vedere giocatori molto giovani al top. Bisogna attendere i 22-23 anni per vederli ai massimi livelli perché bisogna attendere che diventino uomini in grado di sviluppare la giusta potenza. Insomma, oggi come oggi il tennis è un gioco diverso rispetto agli scorsi anni.”

Cosa pensi dei “Fantastici Quattro”, Djokovic, Federer, Nadal e Murray?
“Mi piacciono molto. Sono molto importanti per noi. Sono perfetti per insegnare. Sono tutti giocatori differenti che hanno una maniera diversa di impugnare la racchetta e colpire la palla. Nadal, Djokovic e Federer, per esempio, hanno tre impugnature diverse per il dritto. Il loro modo di colpire la palla è differente, anche per il rovescio. È molto utile per noi allenatori. Di base la meccanica del colpo è la stessa. Questi giocatori, comunque, sono speciali per il gioco. Nadal e Federer hanno fatto molto per il tennis perché sono molto carismatici. Si vestono in maniera elegante. Conoscono lingue differenti che permettono loro di comunicare in paesi diversi. Hanno portano il tennis ad un altro livello. Ad esempio, la Kournikova e la Sharapova hanno portato il tennis fuori dal tennis. Anche le persone che non praticano questo sport conoscono. Questi quattro sono degli ottimi ambasciatori del tennis.”

In Italia abbiamo dei problemi perché non abbiamo tanti coach di alto livello. Quali sono le caratteristiche che un allenatore dovrebbe avere?
“Il Coach deve essere molto appassionato ed amare quello che fa. io mi alzo ogni giorno alle sei del mattino e finisco di lavorare la sera alle otto senza che nessuno mi dica di farlo. Ho un’accademia e nessuno mi dice cosa devo fare. Questo però è l’unico modo per creare dei campioni. Per riuscirci, però, serve anche una squadra. E’ importante che un giocatore abbia una squadra alle spalle. È questa la maniera per rendere meno difficile il percorso per diventare campioni. Con uno staff è più facile capire gli errori per correggerli e salire di livello. Ma la passione e lo spirito di sacrificio sono fondamentali. Il giocatore sacrifica il proprio tempo e la propria famiglia e il proprio allenatore deve fare lo stesso. Noi amiamo quello che facciamo e per noi allenatori vengono sempre prima del resto i giocatori ed il lavoro. Questa è una delle chiavi ma è altrettanto importante che ci sia sempre un lavoro di squadra.”

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21 commenti

  1. Stefano Grazia

    Scusate, ma per fare chiarezza, alcune riflessioni:
    1)questa Club Med Academy dove sarebbe, cosa e’, ha a che fare con il Club Med?, che nel qual caso sarebbe quasi umiliante…meglio specificare…
    2) a domanda sul perche’ ha lasciato la Bollettieti, non risponde…io so il perche’ ma non si puo’ dire …o almeno, diciamo che circola una voce ma non e’ riportabile senza conferma dell’interessato…magari si poteva insistere…
    3)affermare che Agassi lavorava molto e arrivava sempre puntuale mi sembra un po’ in contraddizione con quanto raccontato nei loro liibri dagli stessi Bollettieri e Andre…anche qui magari l’intervistatore avrebbe potuto controbattere …

    Cio’ detto, Gabe Jaramillo e’ sicuramente stato considerato molto bravo e importante e sicuramente i risultati della Bollettieri prima del suo allontanamento non sono paragonabili a quelli odierni … il motivo e’ in parte dovuto ai tempi storici e in parte nascosto nel motivo per cui e’ stato costretto a scegliere un’altra strada … forse metodologia e necessita’ di parita’ di bilancio a volte non coincidono e forse e’ anche per questo che ora l’Img academies e’ piu’ una strada verso il college che una autostrada per il professionismo…
    Certo, se uno ha un team personale alle spalle rimane il miglior posto possibile al mondo ove allenarsi…

  2. Lib

    Solo 43335 dollaretti il full time compreso la scuola monday friday, il posto adatto per Bogar…

  3. Lib

    3 hours of group tennis training Mon-Fri
    1 hour of conditioning 5 days per week
    30 minutes of group mental training a week
    2 hours of tennis training on Saturday
    5+ hours/day of schooling, Mon-Sat (Add. cost)
    Weekend Activities

    sorry la scuola ha un costo aggiuntivo…

  4. bogar67

    @Lib
    avevo già fatto una ricerca ma mastico l’inglese meno dell’italiano e avevo lasciato perdere.
    Sono più realista, vorrei solo sapere quanto spendono i genitori della Rosatello ogni anno!!!!

  5. Leo caperchi

    Ma scusa stefano non mi sembra cosi nascosta la cosa e tantomeno una voce ,c’ erano stati vari articoli che avevano evidenziato l’arresto o incirminazione per frode amministrativa.lo avevano scritto mica lo inventiamo,non dovrebbe essere un problema ,non era gossip.per il resto bel pezzo e bei concetti del coach che evidentemente ne ha viste.

  6. darione

    Fossi in un giovane di Belle speranze andrei a Tandil di corsa…..altro che gli yankee. A Tandil c’è la miglior scuola del sud-america costa un terzo, preparatori fantastici…cosa si vuol di più……quando penso al tennis de noialtri e vedo la fine che ha fatto caperchi…..mi viene da piangere…..un coach come lui dovrebbe dirigere Tirrenia, avere carta bianca e firmare un contratto di 5 anni….allora si, si potrebbe produrre qualcosa di buono…invece da noi le persone in gamba come Caperchi vengono segate…..che Italia di m……che abbiamo!

  7. Darione,
    sai perchè molti giovani di belle speranze non sono a Tandil?
    perchè li non guardano in faccia a nessuno e ti fanno lavorare al limite della sopportazione fisica e mentale !!!!! E non ti prendono perchè puoi pagare o perchè ti raccomanda qualcuno. C’entri soltanto per aver dimostrato disciplina, etica del lavoro, motivazione e determinazione, concetti che nella mentalità di molti ragazzi italiani sono pressoche assenti. Molti ragazzi italiani a Tandil sarebbero semplicemente scartati nel test di ammissione!!!

  8. Leo caperchi

    D’accordo al 100% con federico di carlo,ma dobbiamo adattare la cosa e far crescere qui i nostri ragazzi creando un micro ambiente tra giovane giocatore,campi dove ci si allena famiglia e staff tecnico.

    Dario non ho fatto nessuna fine sto lavorando per fare quello che ti ho scritto sopra in una zona difficile perche’ abbastanza pariolina dove si scambia il potere economico con la conoscenza del progetto sportivo.
    Rsta il fatto che il microambiente ho cominciato a crearmwlo dopo aver cercato di dare un contributo al territorio e tra non molto cosi come ad arma di taggia ci divertiremo a costruire.ho gia’ tutti gli ingredienti che scrivo sopra e sono carico come non mai.il territorio e’ un peccato hai ragione e cosi almeno non posso recriminare di non averci provato ma ora mi faccio il mio micro ambiente e puntiamo a tirare fuori un altro progetto che si realizzi…come quello che ho visto ora intv?che solido fabio oggi ,bravo fogna!!!!!

  9. LINKCOMPETENTE

    Sollevo alcune riflessioni strutturandole in domande:

    1- Il sistema Bollettieri si occupa di principianti o come dice Jaramillo di accaparrarsi i migliori talenti tra i giovani ?
    2- Tra questi giovani reclutati a livello mondiale è possibile che da Bollettieri sia approdato qualche super talento assoluto ?
    3- Quante migliaia tra questi giovani hanno frequentato l’accademia di Bollettieri negli anni spendendo fior di quattrini ?
    4- Quanti di questi giovani, in percentuale, sono almeno riusciti a diventare tennisti professionisti e pareggiato i conti, le spese ?
    5- Con tutte le centinaia di academy USA, compreso Bollettieri, come si spiega la crisi nel ricambio di giocatori e campioni negli USA ?

    Attendo cortese risposta da parte degli esperti.
    Cordialmente
    LINKCOMPETENTE

  10. darione

    Comunque se Bollettieri deve sparpagliare i suoi scagnozzi per fare eventuali stages…vedasi Cremona,,,,,non credo che sia in buonissime acque economiche…prima restava in Florida a contare i $, ora manda in giro per mezza europa i suoi tirapiedi per racimolare grano nei vari circoli europei..

  11. Leo,
    purtroppo sono un po scettico al riguardo, e non tanto per questioni di tipo organizzativo ma per la mentalità e la cultura sportiva in Italia. Mi sono trovato ad allenare in Inghilterra, in Australia, in Olanda, con ragazzi di diversissime nazionalità, culture, ambienti sociali e purtroppo devo notare che a confronto i nostri ragazzi mancano di “fame”, mentalità competitiva, spirito di sacrificio, di autonomia. Sai meglio di me che in uno sport globalizzato ed iper competitivo come il tennis di oggi, se mancano le basi non si va da nessuna parte. E quando ti arriva un ragazzo a 16 anni che dovrebbe fare il famoso passaggio di categoria, non puoi trasformare la mentalità di un “aristocratico del tennis” in quella di giocatore professionista; il danno è già stato fatto irrimediabilmente prima.

  12. Truman Show

    Perchè Federico Di Carlo nel portare ad esempio il noto percorso DEFORMATIVO di un nostro under 16 lo qualifica come “aristocratico del tennis” ?
    Non sarebbe più opportuna la definizione di “tipico analfabeta dello sport e del tennis”?
    Grazie
    Truman Show

  13. Truman Show,
    gli analfabeti per compensare la loro deficienza (nel significato latino del termine, ovvero “mancanza”) hanno sviluppati sistemi di compensazione che ne fanno spesso dei grandissimi lavoratori e con grande spirito di abnegazione. Su un campo da tennis preferisco mille volte avere un analfabeta che un aristocratico spocchioso ed auto referente.

  14. pulsatilla

    Interessanti le domande del Linkcompetente.
    Certi ambienti (parlo in generale) sono circondati da tanto fumo e tanto poco arrosto.
    Anch’io, come darione, ho pensato che Bollettieri deve essere arrivato alla frutta, per disseminare gli scagnozzi a destra e a manca.
    Se ci fosse Andrew forse direbbe che tanto ai maestri di circolo italiani non fregherebbe niente, loro hanno il babysitteraggio tennistico, che è molto più redditizio.

  15. rikys

    Però magari la barba porta bene…..oggi per me ha fatto un gran bel match il “nostro” proprio bello solido, considerando che Llodra è sempre un avversario da prendere con le molle.

  16. Alessandro Nizegorodcew

    @Stefano Grazia
    Bisogna contestualizzare l’intervista. Radiofonica, telefonica con la Floria, le domande potevano essere 7, per questioni di tempo e per accordi già presi con Jaramillo e con la radio (non si è mai contenti di spendere soldi, e tanti, per una intervista). Il collega Torrioli tra l’altro non si occupa di tennis ma era di turno quel giorno (io ero a Pomezia per l’Itf e non potevo andare in radio) e ha semplicemente letto le domande che avevo scritto io. (Rimanendo in radio 3 ore oltre il suo turno per poter fare l’intervista). Ve lo scrivo per far capire le difficoltà che a volte possono esserci in questo lavoro e che troppo spesso vengono sottovalutate.. Non dico a te Stefano, ma in generale..

  17. Sono d’accordo con Leo! Perchè dobbiamo mandare i nostri migliori ragazzi ad allenarsi all’estero anzichè cercare di farli crescere qui da noi? Perchè, se i nostri vanno a Tandil gli sbocciano le motivazioni e gli cresce il “killer instict”? E non si può dire cha da noi manchino i buoni tecnici: certo che se li perseguitiamo e li facciamo fuggire all’estero….
    A proposito Leo: peccato il tuo sito non sia più on-line, era un concentrato di cultura tennistica da campo spettacolare!

    Quoto anche Di Carlo
    Nel mio circolo nel periodo di Pasqua c’era un campus di giovani tennisti tedeschi: non un’Accademia che ha selezionato i migliori, ma bambini e ragazzi normalissimi che ci provano.
    Ho osservato due sedute di un gruppo di bambini di 7-9 anni. Le differenze fra la preparazione fisico-motoria loro e la nostra? Impossibile fare paragoni: abilità motorie, attenzione e motivazione, autonomia (pensa che si portavano persino la borsa da soli e…udite! udite! sapevano allacciarsi le stringhe delle scarpe, azione motoria complessa che i nostri apprenderanno in terza media…), voglia di misurarsi e di apprendere, qualità del lavoro, omogeneità del gruppo etc. Tutte cose che da noi sono fantascienza!

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