Francesca Luzzi: “Fede era un talento puro”

di - 8 Febbraio 2015

Federico Luzzi

di Adamo Recchia

Tutti ricordiamo Federico Luzzi, lo sfortunato tennista deceduto nel 2008 a soli 28 anni per la terribile malattia che risponde al nome di leucemia. Non manca momento in cui i tennisti non dedichino le vittorie a Federico come successo sabato scorso da parte di Fabio Fognini e Simone Bolelli dopo la vittoria in doppio agli Australian Open. Per ricordarlo abbiamo pensato di chiedere alla sorella Francesca un’intervista. Ci ricorda i momenti in cui hanno convissuto e l’iniziativa dell’associazione Fedelux e poi Ail di Federico Luzzi, costituita per aiutare i malati colpiti da questa terribile malattia e le loro famiglie.

Ciao Francesca, ti chiediamo un ricordo di Federico come fratello.
I ricordi si affollano nella mia mente. Il primo è legato ai suoi rientri dai tornei: Fede abitava con me, avevamo sistemato la taverna per lui. Mi chiamava e mi diceva: “Sister, stasera torno, voglio una valanga di pasta”. Dopo che aveva finito di mangiare l’impossibile, mi guardava soddisfatto e diceva che non c’era un ristorante migliore di casa. Poi si buttava sul divano a guardare lo sport e dopo un’oretta mi chiamava chiedendomi se avevo le uova. Io lo raggiungevo in sala, facendo ogni volta la stessa espressione sbalordita, e gli dicevo che era un pozzo senza fondo. E lui rideva divertito… in attesa delle uova.

Ora ci piacerebbe sapere cosa ti ricordi di Federico come giocatore?
Fede era un istintivo, fuori e dentro al campo: era un talento puro. Il tennis è sempre stata la sua grande passione, aveva sempre la racchetta in mano. Non lo seguivo spesso, ma ricordo ancora con grande emozione l’incontro con Clement al Foro Italico nel 2001: tutti tifavano per lui!

Sappiamo che dopo la scomparsa di Federico hai fondato un’associazione denominata Fedelux: di cosa vi occupate, come prosegue l’attività?
Insieme ai miei genitori, abbiamo fondato l’associazione “Fedelux – Insieme per Federico Luzzi” che si occupa di raccogliere fondi da destinare alla ricerca contro le leucemie e i linfomi.

Spiegaci qual è ora il tuo rapporto con il nostro sport? Giochi o semplicemente lo segui?
Gioco ogni tanto, per divertimento. Purtroppo dopo la morte di Fede non riesco più a guardare il tennis.

Dopo la scomparsa di Federico, avevi per caso il desiderio di rimanere in questo mondo? Ti è stata offerta qualche opportunità?
Assolutamente no, e sinceramente non ci avevo neppure mai pensato. La nostra vita è stata stravolta in una settimana. Tutto è cambiato per sempre. Dopo che abbiamo fondato Fedelux prima, e l’AIL di Arezzo – Federico Luzzi Onlus poi, il mio unico pensiero è e sarà sempre di raccogliere fondi per mandare avanti l’assistenza medica e psicologica domiciliare e per continuare ad aiutare la ricerca in memoria di mio fratello.

Sei per caso rimasta particolarmente affezionata a qualche persona del mondo del tennis?
Certo che sì, tutti i giocatori italiani e non si sono stretti vicino alla nostra famiglia e ci hanno sostenuto. Con Flavia e Potito c’è poi un legame speciale, erano i migliori amici di Fede e sono parte della nostra famigl

Vorrei chiedere a tutti di continuare a sostenerci con iniziative di raccolta fondi, sportive e non, in ricordo di Federico.

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