Viktor Galovic: “Sono cambiato molto”

di - 19 Ottobre 2010

Viktor Galovic

Intervista di Andrea Villa (in partnership con Puramentecasuale.com)

Conosco Viktor Galovic da quando era poco più di un bambino; ricordo ancora oggi i primi tornei di mini tennis, le sue facili vittorie, grazie ad un servizio già forte, nonostante le palle morbide ed il campo di ridotte dimensioni. È sempre strano assistere alla crescita di una persona, perché c’è un momento in cui avvengono dei salti improvvisi, importanti passi in avanti, anche quando tutto sembra essersi fermato. Chi arriva a giocare nel circuito che conta, ha qualcosa da raccontare, una storia mai banale alle spalle, piena di interessanti curiosità.

Il tuo cognome non è italiano, dove sei nato?
Sono nato a Nova Gradiska, in Croazia, nel 1990; dopo la guerra nell’ex Jugoslavia mio padre ha cominciato a lavorare con continuità in Italia, fino a quando ha deciso di portare con sé tutta la famiglia.

È vero che hai iniziato a giocare con il papà di Ugo Colombini?
È stato lui a mettermi la racchetta in mano per la prima volta, in un piccolo circolo dell’hinterland milanese; dopo poco più di un anno il club è stato costretto a chiudere, e così mi fu suggerito di trasferirmi al Tc Ambrosiano, dove avrei trovato Luca Bottazzi. Con Ugo ci sentiamo ancora oggi, chissà che un giorno non possa diventare il mio manager!

Cosa ricordi in particolare degli anni da junior?
I pochissimi risultati, di cui mi sento totalmente responsabile. I maestri hanno sempre profuso con me il giusto impegno, sono stato seguito a dovere, purtroppo non ero cosciente delle mie possibilità, ma soprattutto degli obiettivi che potevo perseguire. È un grande rimpianto, che ha senza dubbio frenato la mia crescita tennistica, forse oggi sarei molto più forte.

Come mai non hai seguito Bottazzi nel momento in cui ha lasciato Tc Ambrosiano?
Ho preferito restare perché al circolo mi trovavo bene, cambiare era rischioso, anche se con Luca ero migliorato parecchio, in fondo mi consideravo appena un buon agonista, e non un prospetto proiettato verso il professionismo, quindi allenarmi dietro casa era la soluzione più comoda.

Chi ti ha visto giocare nel recente Future di Napoli si è domandato da dove fossi sbucato!
Ho giocato particolarmente bene, battendo anche Vanni, che ha una classifica di tutto rispetto; con gli ottavi a Frascati ho raccolto i primi tre punti Atp, un bottino insperato per me, visto lo stop che ho subito a maggio per un infortunio ai legamenti della caviglia. Tra operazione e fisioterapia, sono rimasto fuori per tre mesi.

Un percorso particolare il tuo, quasi un balzo in avanti improvviso, in cui pochi avrebbero scommesso.
Principalmente è dovuto alla mia maturità, che ha di conseguenza aumentato convinzione e motivazione; negli ultimi tempi sono cambiato molto, prima dell’infortunio ero già consapevole di essere pronto per il tennis vero, ora ho qualche certezza in più. Per fortuna ho sempre lavorato con impegno sul fisico, anche quando non vincevo una partita, e grazie al prezioso aiuto del maestro Fabio Menati, sono molto fiducioso per il futuro.

Sei stato anche a Tirrenia, che situazione hai trovato?
La struttura è ottima, forse un po’ asettica nell’atmosfera; in campo gli allenamenti sono di qualità, c’è molta professionalità, ma non ho trovato sostanziali differenze con l’attività che svolgo nel mio circolo. Forse sarebbe opportuno affiancare giovani coach e giocatori a quelli già affermati, per rubargli un po’ il mestiere, come fanno all’estero.

A proposito di stranieri, come novizio nel circuito come ti sono sembrati?
Sono più disciplinati, e seguiti meglio; riescono a formare un gruppo anche persone di diverse nazionalità. Mi è capitato di vedere coach sconosciuti portare in giro ragazzi di differente provenienza come se fosse la cosa più semplice al mondo; da noi c’è molta divisione, la poca unità d’intenti non è produttiva.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro immediato e per i prossimi anni?
Vorrei finire bene la stagione, magari strappando ancora qualche punticino; il vero obiettivo resta quello di mantenersi giocando, e restituire i soldi che i miei genitori hanno investito su di me, privandosi quasi di tutto per permettermi di arrivare dove sono ora. I costi sono altissimi, gli sponsor garantiscono il materiale, ma appena scendi in classifica ti abbandonano, recuperare i soldi investiti è una vera impresa.

È vero che hai fatto la maturità insieme a Balotelli e Santon?
È vero, ma preferisco sorvolare!

Viktor è un giovane determinato, dotato di un tennis di autentica qualità, mentre ci salutiamo penso ai tanti talenti persi per strada, a chi ha è stato aiutato ingiustamente, alla sottile differenza tra il successo e il suo opposto: un confine che troppe volte i ragazzi del bel paese non riescono a superare.

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