Jacopo Gribling: “Sogno l’America”

di - 18 Marzo 2014

di Matteo Mosciatti

Jacopo Gribling è un giovane tennista romano di origine olandese con una particolarità: fino a cinque anni fa non aveva mai preso in mano una racchetta da tennis, che fosse Wilson, Head, Prince, Babolat…mai. Grazie a tanta passione, scoperta in modo un po’ casuale, e al costante lavoro svolto con il suo coach Cesare Veneziani, Jacopo è ormai stabilmente tra i primi ‘97 del Lazio ed è pronto a dire la sua anche a livello ITF. Andiamo a scoprire questo biondino in rampa di lancio ma con le idee ben chiare in testa…

Ciao Jacopo, come ti sei avvicinato al tennis?
Ho “scoperto” questo sport casualmente: mi era capitato di giocarci in qualche centro estivo da bambino, e non mi era piaciuto per niente. Poi un giorno, cinque anni fa, un mio amico mi invitò a giocare un’ora insieme a lui; tornai a casa e mia mamma mi propose di andare a fare una lezione di prova in un piccolo circolo vicino casa, ma io ero tutt’altro che convinto…giocavo a calcio, era quello lo sport che amavo. Alla fine accettai, mi ritrovai in campo con Cesare Veneziani e rimasi impressionato dalla sua esuberanza e simpatia: da quel giorno non ho più smesso di giocare a tennis, ovviamente con lui.

Dunque Cesare ti segue sin dal tuo primo allenamento…parlami del rapporto che hai con lui.
Mi mise in un gruppo di ragazzi che non avevano mai giocato, esattamente come me, ma io cercai subito di farmi notare, nonostante le capacità coordinative fossero l’unica dote di cui potevo servirmi. Dopo un anno, Cesare mi propose di aumentare le ore e i giorni di allenamento settimanali: ero contento, mi stavo appassionando al tennis. Nel giro di un’altra stagione il nostro rapporto è diventato anche umano: mi ha aiutato quasi come un fratello maggiore a superare le prime difficoltà, le prime sconfitte, e grazie alla fiducia reciproca sono migliorato molto tecnicamente. A fine allenamento ci sediamo a parlare di tutto, anche della mia vita extratennistica: credo che il suo sostegno psicologico sia importante quanto quello tecnico.

Cosa pensi quando ti accorgi di giocartela alla pari con ragazzi che praticano il tennis dal doppio dei tuoi anni?
E’ sicuramente una soddisfazione, ma anche un bel divertimento. Dimostra che ho lavorato bene nonostante gli alti e bassi. Curo con molta attenzione la parte atletica grazie a Lorenzo Falco, preparatore di Torino che viene a trovarci ogni tanto per monitorare il lavoro che ci fanno svolgere, seguendo le sue direttive, Francesca Amidei e Jacopo Corbari. Un ringraziamento particolare anche ad Alberto Silvestri.

Facciamo un passo indietro: hai detto che giocavi a calcio giusto?
Sono un grande appassionato di calcio. Mia nonna è tifosa della Roma e fu contenta di vedermi iniziare a giocare da bambino. Non mi sono presentato ad un provino per la Lazio perché l’ambiente mi stava piacendo sempre meno e di lì a poco decisi di smettere per giocare a tennis.

A proposito di Roma: sei soddisfatto della stagione dei giallorossi?
Molto soddisfatto. Tutti avremmo firmato per un campionato così. La Juve è più forte anche se il comportamento degli arbitri nelle sue partite è sempre abbastanza scandaloso…

Che scuola frequenti? Ti riesce facile conciliare lo studio con il tennis?
Il primo anno di liceo è stato molto difficile: ero poco sostenuto da professori e preside che non accettavano il mio “altro interesse”. A distanza di un anno mi trovo in un liceo scientifico in cui sento l’appoggio di tutti e la tranquillità che ne consegue mi invoglia a studiare di più.

Tennisticamente parlando, cosa speri di raggiungere? Ti sei posto obiettivi precisi?
Obiettivi precisi no. Devo apprezzare quello che faccio perché la mia è comunque una vita da privilegiato. Per ora do il massimo tutti i giorni. Ho in testa un progetto interessante: dopo aver letto l’intervista su Spazio Tennis ad Amerigo Contini sui college americani, mi sono interessato a questa possibilità. Ho conosciuto Claudio Pistolesi che mi sta aiutando a trovare una strada per rendere possibile questa esperienza. Voglio prendere una buona classifica italiana e imparare bene l’inglese per ottenere la borsa di studio che mi permetterebbe di essere ammesso a un college in Florida.

In tutto ciò avresti il tempo per una eventuale fidanzata?
Si può conciliare tutto, basta delineare chiaramente le priorità.

Chiudiamo con uno sguardo al futuro: come e dove ti vedi tra vent’anni?
Non so, sono attaccato alla mia famiglia, all’Italia e all’Europa in generale visto che mio papà è olandese, però non escludo di potermi stabilire in USA se quella terra dovesse piacermi particolarmente, o magari in un altro paese estero.

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5 commenti

  1. Buongiorno a tutti!
    Saluto e abbraccio virtualmente “Jacopino” e tutto il team di Cesare.
    Due anni fa ho conosciuto il gruppo del coach Cesare ed è iniziata una collaborazione piacevole e professionale.
    Per crescere serve un ambiente tranquillo, riservato in cui la fatica e l’impegno sono ai primi posti: seguire i ragazzi in tutti i loro aspetti, accompagnarli, sostenerli, incoraggiarli, motivarli e crederci sempre, monitorare i momenti critici e trovare spunti per ripartire.
    Jacopo certamente ha voglia di faticare e di mettersi in gioco e “butterà sempre il cuore oltre l’ostacolo”.
    Ti ringrazio per avermi citato e per la fiducia che hai nel lavoro che svolgo con te e con i ragazzi di Cesare che costituiscono un grande gruppo in crescita.
    Complimenti Jacopo e un abbraccio a Cesare e al gruppo dei collaboratori del Gallese.

  2. stefano grazia

    Anch’io, come piu’ volte scrissi, “fra la vita e la morte, fra la vita e la morte …. avrei scelto l’america” … E’ semmai mio figlio che non ha capito,non ancora, e ha scelto l’Africa …

  3. Maurizio

    Un caro saluto a Cesare ed un grande in bocca al lupo ai suoi ragazzi.

    Ps. Ma non scrivi altri racconti?

  4. visitatore

    Classifica 3.1 per un 97 mi sembra un pò bassina, è anche vero che ha iniziato tardi. Speriamo bene per questo giovane promettente.

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