Hydrogen: lo sportswear e l’abbigliamento tennis di lusso

di - 8 Novembre 2014

Simone Bolelli Hydrogen

di Dario Pennino (DP Sport Management)

logo_hydrogenSono al telefono con Alberto Bresci, come definirlo: una persona determinata, motivata, allo stesso tempo semplice, ma vulcanica, ben focalizzata sui suoi obiettivi. Quale altro aggettivo potrei utilizzare per chi nel 2003, ispirato da una vecchia camicia in jeans appartenuta all’avvocato Gianni Agnelli donatagli dall’amico Lapo Elkann, fonda un’azienda che in pochi anni diventa di riferimento nel suo settore di appartenenza. L’incontro con Elkann, compagno di studi all’European Business School di Londra, unito ad un forte e irrevocabile sentimento per il tennis, fa scoccare la scintilla: l’idea di creare una casa di abbigliamento.

Mi sento un fortunato – spiega Bresci – sono riuscito a coniugare la passione che avevo da bambino con il mio lavoro. Ho giocato a tennis sino ai miei diciassette anni, in Florida, ma in conseguenza dei miei studi mi sono trasferito in Inghilterra, e non potevo sperare di meglio per crescere professionalmente, formarmi secondo i dettami del business internazionale, e aprire la mente a nuovi traguardi. Sia per gli impegni crescenti e pressanti dell’università, che per i problemi fisici al ginocchio, sono stato costretto a lasciare, non potevo più allenarmi e giocare. Ma guarda qui, ora continuo ad alimentare la mia vita con questo sport straordinario. Anzi, molto meglio, posso finanche giocare con i miei testimonial, che sono dei campioni a livello mondiale. Scusa, tutto questo non e’ fantastico?“.

Hydrogen nasce a Padova nel 2003. Dopo il riscontro avuto con la “camicia Avvocato”, primo capo di successo, insieme a Lapo nascono le felpe Fiat, un vero e proprio fenomeno mediatico. “Il posizionamento che abbiamo è innovativo, il ‘’luxury-sportswear’’, i nostri capi dedicati al tennis sono realizzati in polyammide-effetto seta, traspirante. Siamo i più cari sul mercato lo so, ma il nostro è un tipo di abbigliamento diverso dagli altri. Si, considero Nike e Adidas dei nostri competitor, ma in quanto a qualità noi siamo superiori, e dovevamo farlo, dovevamo distinguerci dalla concorrenza, non potevamo certo pensare di scontrarci sullo stesso piano dei colossi: l’eccellenza, il capo sofisticato è la nostra mission, e non è un caso che il Giappone rappresenti il mercato più importante per noi, e i consumatori giapponesi sono tra i più esigenti al mondo. L’alta qualità è la chiave di accesso ad un segmento di mercato a cui noi stessi abbiamo deciso di aderire sin dall’inizio della nostra storia. Sin dai primi anni ho avuto un manager che proveniva dal mondo del lusso ma non specificatamente dall’abbigliamento, lui la pensava diversamente da me, o cercava di spiegarmi il suo punto di vista, ed io volevo proprio una persona che fosse per me una sorta di contraddittorio, volevo riconoscere le idee degli altri, capire come gli altri vedevano me e le mie intuizioni. Da questo spontaneo e semplice confronto ne sono sempre emerse delle splendide idee di marketing, ancora in auge”.

Dustin BrownOltre all’abbigliamento espressamente dedicato al tennis, Hydrogen produce capi per uomo, donna, bambino. Lo stile è sempre lo stesso, lusso-casual, un vero must tra i giovani e i giovanissimi. La distribuzione viene effettuata nei monomarca Hydrogen, multimarca, negozi specializzati, rivenditori online, o anche attraverso il sito corporate www.hydrogen.it. I negozi che vendono i capi dell’azienda padovana sono di fascia alta, e vendono prodotti come Gucci, Dolce & Gabbana, e altri di assoluto prestigio. L’abbigliamento sportivo-tecnico è indossato anche da chi non gioca al tennis, ma da chi fa jogging, va in palestra, o semplicemente sport a vario titolo. Superati i 10 anni dalla fondazione – datata 2003 – Hydrogen chiude in bellezza il 2014: un nuovo piano di espansione internazionale. Grazie ad un importante piano di investimento, Hydrogen ambisce a consolidare la penetrazione internazionale in mercati chiave nel canale wholesale e retail. Obiettivo? Raddoppiare il fatturato nell’arco nel prossimo biennio. Agli store già esistenti di Tokyo, Seoul e Taiwan, il nuovo piano d’espansione comincerà con l’apertura del primo Icon store del brand a Milano – in viale Montegrappa 16 – nuovo polo della moda nella città meneghina.

Hydrogen si è da subito distinta per un’idea: il co-branding, l’intento è stato quello di fondere abbigliamento e marchi d’eccellenza. E’ stata infatti la prima in Italia a produrre uno sportswear di lusso in associazione ad aziende come Fiat, Mv Augusta, Lotus, Wally Maxy Yacht, Automobili Lamborghini, Alfa Romeo, Gruppo Perfetti.

“Lo sport è sempre stato il mio obiettivo – prosegue Alberto Bresci – prima ancora del tennis ho puntato su rugby, sponsorizzando la squadra del Petrarca, e poi il calcio, con l’Udinese. Il passaggio al tennis è avvenuto di recente, nel 2012, ma ora siamo ben focalizzati solo su questo”. I testimonial del marchio sono Simone Bolelli, Dustin Brown, la giovane promessa giapponese Taro Daniel, atleti con cui la marca si riconosce e trasmette i propri valori.

Il logo di Hydrogen è rappresentato dal teschio, elemento che ha fatto tanto discutere. “Si è vero – sostiene Bresci – ma per me è stato come un gioco, ben riuscito a questo punto direi, giravo il mondo e vedevo teschi dappertutto. Mi sono chiesto: ma perchè in Italia è bandito dalla nostra cultura e dalla nostra sensibilità? La sua apparizione ha fatto parlare e discutere, ed oggi è un elemento dintintivo. Lo abbiamo in parte rimodellato, al posto del naso ad esempio vi è un cuore capovolto“. Hydrogen è impegnata su tutti i fronti della comunicazione, in particolare attraverso i social media, come Facebook, Twitter, Instagram, dove dedica sistematicamente a rotazione un lasso di tempo di una settimana ad ogni testimonial, e la diffusione delle immagini e dei contenuti avviene in maniera trasversale, anche in ambiti e settori diversi dal tennis.

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