Intervista ad Umberto Rianna

di - 9 Giugno 2007

Umberto Rianna

Umberto Rianna è uno dei migliori allenatori che ci sono oggi in Italia. Dopo un’esperienza molto importante negli Stati Uniti, dal 2004 è alla guida del “Blue Team Tennis Academy“, rappresentato dai giocatori Potito Starace, Federico Luzzi e Daniele Bracciali. Attraverso la trasmissione di Nuova Spazio Radio “C’è Musica in Campo” lo abbiamo raggiunto con i nostri microfoni e ne è venuta fuori una discussione sicuramente molto interessante..

Io ho iniziato questo divertentissimo lavoro 18 anni fa in Florida, nell’Accademia di Nick Bollettieri. Sono stato fortunato a crescere professionalmente accanto a dei ragazzini, giovani tennisti, che poi sono diventati campioni. Dopo essere tornato in Italia, nel 2004 ho cominciato l’avventura con il Blue Team, occupandomi delle fortune e sfortune di Starace, Luzzi e Bracciali

Chapter One: POTITO STARACE
Per prima cosa mi prese sottolineare come Potito negli ultimi anni sia stato falcidiato dagli infortuni, spesso molto sfortunati. Nel 2005 pria di Parigi è scivolato sulla linea mentre l’anno scorso quando stava entrando in forma è caduto e si è rotto il braccio. In questa stagione finalmente è in buona forma e da lunedi raggiungerà il suo best ranking, entrando nei primi 50 giocatori del mondo. Sulla terra vale sicuramente i primi 20, quando però è al 100% della condizione fisica. Siamo fiduciosi che possa vincere il suo primo torneo Atp in questa stagione. Per quanto riguarda la stagione su erba, abbiamo scelto a malincuore di saltare i tornei di preparazione e partecipare solamente a Wimbledon, questo perchè le armi che Potito ha sulla terra e sul cemento vengono molto ridimensionate sull’erba”

Chapter two: DANIELE BRACCIALI
Su Daniele purtroppo c’è poco da dire. L’anno sfortunatissimo che ha passato l’anno scorso Potito ce lo troviamo adesso per Daniele. Dopo tutti i problemi che ha avuto alla spalla in questa stagione, ci mancava un problema in più alla schiena..!! Davvero un anno sfortunato, soprattutto perchè questo infortunio arriva all’inizio della stagione su erba e Daniele è uno specialista di questa superficie. Doveva giocare Halle, in Germania, ma ovviamente on è potuto andare.”

Chapter Three: FEDERICO LUZZI
“Avete ragione voi (redazione di C’è Musica in Campo n.d.r.) come gli ascoltatori: la superficie migliore per Federico non è la terra, bensì il cemento all’aperto. Solo che con Federico va fatto un discorso più ampio; Fede ha una classifica che non gli permette una scelta di programmazione molto serena e per questo ci siamo indirizzati in un certo modo, verso i tornei su terra rossa in Italia. Una volta che entrerà nei 100, come tutti speriamo, credo potrebbe rimanerci, soprattutto dopo tutto quello che ha passato. Rispetto all’exploit di qualche anno fa credo che oggi abbia una maggiore consapevolezza di tutto quello che è il mondo del tennis; questa è una crescita più vera. Nei 100 se entra può rimanerci perchè a quel livello possono soffrirlo in molti e ti faccio l’esempio di Doha quando ad inizio stagione ha battuto Melzer a tratti dominandolo. Ad alto livello può dare fastidio a tanti giocatori che in senso assoluto sono più forti di Fede. Per quanto riguarda l’erba credo che Federico per il suo stile di gioco potrebbe fare bene, ma tutto o molto dipenderà dal servizio che per lui è fondamentale, e quindi dalle condizioni della sua spalla, che, come sapete, è da sempre lesionata. E’ chiaro però che come caratteristiche Federico sull’erba può far bene.”

Chapter Four: I GIOVANI
“Il miglior ambiente per far crescere i giovani tennisti è l’America e vi spiego perchè: il loro segreto è la mentalità. Loro hanno la capaictà di introdurti in un ambiente che metta in risalto le tua qualità; i ragazzi spesso in Italia rimangono al centro dell’attenzione nel loro piccolo ambiente di “casa”. Invece il tennis è uno sport internazionale e il prima possibile bisogna far capire ai ragazzi come è questo mondo, portandoli in giro e staccandoli dal loro piccolo mondo, dove sono protagonisti. Questo per fargli fare le ossa! A quel punto se uno ha voglia può allenarsi anche sotto casa perchè arrivati ad un certo punto sono le motivazioni che contano. Andando in America, vi dico che ho visto allenarsi Giacomo Miccini, e per uno della sua età ha davvero un servizio impressionante.”

Intervista realizzata da Alessandro Nizegorodcew, Christian Losito e Luca Brancher 

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