La seconda vita di Evelyn e Julia Mayr

di - 6 Dicembre 2015

julia e evelyn mayr

di Giulia Rossi

Hanno la stessa voce le due sorelle, identica la cadenza austriaca che colora la loro vivace parlata altoatesina. Evelyn e Julia Mayr sono state a lungo le due più brillanti promesse del nostro tennis femminile. Biondissime, altissime, con quel fisico naturalmente portato all’eccellenza in qualsiasi sport, sono state protagoniste nel circuito Itf tra $10.000 e $25.000 per 4 anni, dal 2008 al 2012.  7 vittorie in singolare per Evelyn, la maggiore, classe 1989 e 8 per Julia, la più piccola, che a soli 19 anni ottiene il suo best ranking a ridosso delle prime 200 del mondo.

Poi, nel pieno della loro carriera, decidono di fermarsi a riflettere sulle loro vite.

Ma cosa fanno oggi le due sorelline ex promesse del tennis italiano?

Evelyn ha scoperto una nuova passione, proprio grazie all’infortunio alla spalla destra che aveva compromesso quasi del tutto la sua carriera: “Ormai sono già passati 4 anni da quando mi sono ritirata, era maggio del 2012, oggi faccio l’istruttrice di nuoto. Ho scoperto la piscina perché avevo così male alla spalla destra che il fisioterapista mi aveva consigliato di fare delle vasche e pensa che io non sapevo nuotare! Così ho cominciato da zero, ho seguito un corso e mi è piaciuto talmente tanto che ho frequentato anche il corso da istruttore. Adesso faccio sia la maestra di tennis sia l’istruttrice di nuoto. Gioco a tennis una volta alla settimana, in estate faccio i corsi ai ragazzini. È buffo perché rivedo in loro me quando avevo 7 anni, ci sono cose che io non ho fatto volentieri sul campo e vedo che sono le stesse che anche loro non fanno volentieri. Da quando ho smesso di giocare non ho più fatto nessuna partita né a squadre né open. Gioco solo con mia sorella! A gennaio farò il corso di maestro nazionale di secondo grado e ho visto che ci sono tante mie vecchie conoscenze tra gli iscritti. Sono contenta di ritrovarle non più come avversarie ma come amiche che coltivano lo stesso obiettivo. Per il resto per me il mondo del tennis è come se si fosse chiuso e si fosse aperto tutto un altro mondo.

Julia invece si è iscritta all’università di Innsbruck, dove studia matematica e sport allo stesso tempo: “Sono iscritta all’università di Innsbruck, studio matematica e sport. Voglio diventare insegnante o alle media o alle superiori, poi si vedrà. Dovevo scegliere per forza due materie così ho unito le mie due passioni: lo sport è ancora una parte importantissima della mia vita. A scuola fin da piccola mi piaceva tantissimo la matematica, l’ho scelta anche perché in previsione futura ci sono molte più prospettive lavorative per una professoressa di matematica. Ho iniziato a settembre 2013 e sono a metà esatta del mio percorso”. Le chiedo a questo proposito se a suo avviso una mente portata alla matematica può trarre dei benefici anche sul campo: “Sicuramente sì, ad esempio io ho sempre ragionato molto cercando di giocare con la testa. Non so come spiegartelo perché a me veniva naturalmente, ho sempre provato a costruire in modo intelligente ogni punto, di analizzare il mio gioco anche durante il match per vedere se riuscivo a cambiare qualcosa in corsa quando il match non andava come doveva andare”.

La scelta di ritirarsi dalle competizioni non è stata facile per nessuna delle due anche se forte era in entrambe la volontà di avere una vita normale, di cercare altrove quelle soddisfazioni che il tennis ormai aveva smesso di dare. Evelyn è stata la prima a mettere in discussione il proprio futuro, complici anche gli infortuni che le rendevano impossibile allenarsi a certi livelli, oltre alla stanchezza di una vita da girovaga: “Non andavo volentieri via da casa, viaggiavo solo perché faceva parte della vita da tennista. Non sapevo esattamente cosa volesse dire vivere senza tennis ma ero contentissima di poter scegliere una vita in cui non ero in giro tutto l’anno. Quando sentivo le mie amiche che facevano programmi, si organizzavano per vedersi e io dovevo sempre dire che non potevo perché dovevo andare chissà dove mi intristivo molto. Il pensiero di avere una vita tranquilla, di alzarmi la mattina e tornare la sera come fanno le persone “normali” mi attirava tantissimo. Per me in fondo era una cosa nuova che non avevo mai provato”. Julia non può che seguirla a ruota dopo pochi mesi, perché il ritiro della sorella vuol dire per lei la perdita di un solido punto di appoggio: “Per me la scelta è maturata alla fine del 2012 quando già non c’era più Evelyn. Il suo ritiro ha cambiato completamente la mia vita tennistica perché prima eravamo sempre insieme, viaggiavamo insieme, giocavamo il doppio insieme, avevo una presenza fissa anche fuori dal campo che teneva per me, su cui contare sempre; improvvisamente dover fare tutto da soli, anche se c’era il mio maestro con me, era un’altra cosa. Così ho capito che il tennis non mi dava più le stesse soddisfazioni di prima né in campo né in allenamento, non avevo più motivazioni nel continuare ad allenarmi, invece si faceva sempre più forte il desiderio di fare qualcos’altro. Fin da piccola i miei sogni erano due: fare la tennista professionista e l’insegnante. Quando ho visto che il primo obiettivo di diventare tennista si era esaurito, ho deciso di intraprendere l’altra strada”.

Così Evelyn e Julia, rispettivamente a 23 e a 21 anni, si ritrovano a ripartire da zero. Avendo interrotto molto presto la loro carriera paradossalmente hanno avuto la possibilità di stravolgere la propria vita in un modo che non immaginavano neppure. Un tennista pensa mai che ci possa essere qualcos’altro nella vita oltre al tennis? Per Evelyn anche solo ipotizzarlo era impossibile: “No, io ero completamente concentrata sulla mia carriera, pensavo che avrei giocato finché potevo, quindi circa fino a 33-34 anni… anche se non fino alla fine nei tornei maggiori, ma magari avrei continuato col campionato a squadre o nei tornei open… non ho mai fatto alcun pensiero su cosa avrei fatto dopo il tennis. Quando uno è dentro al circuito pensa solo al prossimo torneo e alla prossima avversaria. Si pensa solo al domani inteso come il giorno dopo. Sono stata io la prima a sorprendermi quando ho fatto la mia scelta”. Anche Julia non pensava minimamente al suo futuro dopo il tennis, anche se i ritmi del professionismo la mettevano a dura prova: “No, assolutamente, perché quando ero in campo davo sempre il 100%, e mi allenavo per diventare ogni giorno una tennista migliore. Ogni volta che sono scesa in campo l’ho fatto con l’obiettivo di  vincere. Ma alla fine della stagione non vedevo l’ora di tornare a casa e quando finalmente ero a casa i giorni mi sembravano cortissimi rispetto a quelli passati in giro per tornei. Anche questo ha influito molto sulla mia decisione, sentivo che non ero fatta per viaggiare tutto l’anno. Non ho nessun rimpianto, anche se oggi mi venissero a dire che potevo arrivare chessò, tra le prime 50! No, semplicemente non era più il mio sogno e non era più la mia vita”.

In doppio le sorelle Mayr erano una vera e propria corazzata, 7 titoli Itf e altre 8 finali perse in 4 anni di attività insieme. Indubbiamente giocare con qualcuno che si conosce e di cui ci si fida ciecamente può essere un vantaggio non indifferente, ma è sempre stato così? “All’inizio – racconta Evelyn – quando eravamo under 10-12 e una sbagliava una palla importante l’altra si arrabbiava tantissimo e la frase più frequente era: “Ma come hai fatto a sbagliare un colpo così facile??” Poi con l’età siamo diventate più sagge e sapevamo che ognuna dava il massimo anche quando capitava di sbagliare, infatti ci siamo trovate sempre bene. Julia mi ha detto più volte che sapeva in anticipo che colpi avrei giocato, ci conoscevamo ormai talmente a memoria che quando giocavamo contro nel singolare correvamo già dalla parte dove aspettavamo il colpo. Era molto difficile giocare contro perché conoscevamo bene anche le debolezze l’una dell’ altra. Non mi chiedere quale fosse il suo punto debole perché anche se non giochiamo più questo rimane un segreto tra me e il mio allenatore!”. Anche Julia ricorda con piacere i tornei vinti in coppia con la sorella: “Quando vincevamo insieme la vittoria aveva un sapore più dolce rispetto a quelle con altri partner perché poi i festeggiamenti continuavano anche a casa e per giorni ne parlavamo. Anche quando perdevamo eravamo sì tristi ma sapevamo che entrambe avevamo dato il massimo, e questo lo sai solo se hai di fianco una persona che conosci molto bene, invece con altri partner non sai mai cosa pensano veramente. Io sapevo perfettamente che Evelyn giocava solo per vincere. Oggi giochiamo spesso insieme ed è molto più divertente di prima, invece in doppio non troviamo mai nessuno che voglia giocare con noi!”

Nel 2009 Evelyn partecipa e vince i Giochi del Mediterraneo, un’esperienza completamente nuova e diversa per lei che si ritrova a rappresentare una nazione intera. “Quella vittoria fu totalmente inaspettata, forse la vittoria più bella della mia carriera perché quando ho visto il tabellone con tutte quelle giocatrici fortissime ho detto: “Mamma mia è impossibile!” Ma il pensiero di giocare non solo per me stessa ma per un’intera nazione mi ha spinto tantissimo. Che bei ricordi, a Pescara… ci siamo trovati così bene che anche fuori dal campo abbiamo legato tutti. È una sensazione particolare, difficilissima da spiegare, che non ho mai più provato in nessun altro campo”.

Entrambe sono molto legate al Tc Mestre, club in cui Julia milita ancora oggi, in serie B. “Giocare a squadre mi è sempre piaciuto – ci confida Evelyn –  perché si perde e si vince insieme, a Mestre eravamo una bellissima squadra, spinta dalla passione di un club intero e questo fortissimo sentimento di unità veniva trasmesso anche a noi giocatori. Seguire il campionato da spettatrice è terribile, quest’anno ero molto più nervosa a guardarli di quando giocavo!”

Per concludere pongo alle sorelle la domanda più difficile che esista per una giocatrice che ha appeso la racchetta al chiodo, ed entrambe si prendono qualche attimo di riflessione prima di rispondermi. Neanche a farlo apposta il responso è completamente opposto. Dunque, cosa vi piaceva di più del tennis?

Evelyn: “Forse le sconfitte, perché quando perdi all’inizio sei triste ma poi dopo hai di nuovo la forza di allenarti di più e questo mi ha aiutato a capire che nella vita non tutto va sempre dritto, ma che ci sono anche le curve da prendere. Questo è il più grande insegnamento che mi ha lasciato il tennis”.

Julia: “Le vittorie. Quando vinci una partita e giochi come avresti desiderato a partire dall’allenamento che c’è dietro. Magari mi ero allenata tanto per essere più aggressiva e poi sono riuscita ad ottenerlo in partita. È una bellissima sensazione vincere in quel modo perché è l’unica via che ti dà la sicurezza di dire:  “Sono sulla strada giusta”.

La sensazione che ho al termine di entrambe le telefonate è la stessa: Evelyn e Julia sono due felicissime ragazze che hanno deciso di prendere una strada diversa dai campi da tennis. Nessun rimpianto, nessun tentativo di ritornare al livello di un tempo, solo la fortissima volontà di avere una vita normale, fatta di quotidianità e piccole cose.

Buona fortuna per i vostri progetti futuri.

 

 

 

 

 

 

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