La Storia di Simone Amorico: “Non ho voluto che il tennis diventasse il mio lavoro”

di - 4 Novembre 2009

Simone Amorico
(Simone Amorico – Foto Nizegorodcew)

di Alessandro Nizegorodcew

Poche settimane si sono disputati i Campionati Assoluti del Lazio, vinti, come sempre, da Vincenzo Santopadre. Ma se Vincenzo è sempre una garanzia, la vera sorpresa del torneo è stato Simone Amorico, un 2.8 romano, che si è spinto fino alle semifinali. Simone non è un 2.8 qualsiasi, però, visto che gioca pochissimo e disputa un numero irrisorio di tornei. Simone, tesserato per il Canottieri Lazio, ha provato a fare il giocatore da giovane e in carriera vanta anche i quarti di finale agli Australian Open Junior. Tra i giocatori superati, in quegli anni, fanno specie i nomi di Fernando Gonzalez e Jurgen Melzer. Simone ha vissuto gran parte della sua vita (e quindi carriera tennistica) negli Stati Uniti (la mamma è americana, ma con chiari lineamenti asiatici). Il suo tennis è quindi molto spumeggiante, fatto di grandi accelerazioni e aperture molto brevi. Il rovescio, ad una mano, è un colpo splendido e, anche se ha smesso di giocare, vederlo in campo al Canottieri Roma è stato uno spettacolo continuo (ha superato buoni giocatori come Cobolli e Stucchi). Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Simone Amorico, che ci ha raccontato tutta la sua (molto interessante) storia..

Nei giorni degli Assoluti, caro Simone, ho sentito le voci più disparate su di te.. Raccontaci bene tutto, dall’inizio..
Ecco qui tutta la verità.. Sono nato e cresciuto a Roma nel 1981. Ho iniziato a giocare a tennis all’età di 6 anni con il maestro Gerardo Bonardi. Successivamente, dopo qualche anno, mi sono spostato al circolo Parioli, seguito da Bobo e Chicco Meneschincheri, Paolo Spezzi e dal preparatore atletico Francesco Sanità. All’età di 13 anni, mi sono trasferito con la mia famiglia negli Stati Uniti; mia madre (americana asiatica) ha voluto portare me e mio fratello in America, in modo da farci vivere una nuova esperienza di vita, in una nuova cultura, che ci permettesse anche di imparare perfettamente l’inglese. Ho infatti il doppio passaporto, italiano ed americano. Mi allenavo alla Evert Academy, anche se spesso venivo seguito, a Key Biscayne, da Nick Saviano, un coach molto conosciuto negli States. Ho vinto gli U.S. National Championship Under 16, superando tra l’altro Mardy Fish in semifinale e sono stato anche uno dei più giovani partecipanti agli Us Open Junior. Ho iniziato a giocare per gli Stati Uniti dai 13 anni, poiché la USTA dava ottimi aiuti economici per i giovani giocatori, mentre in Italia non ho mai visto una lira… inoltre negli States era tutto molto ben organizzato e noi giovani avevamo a disposizione coach al seguito e tante altre facilitazioni.

Che problemi hai avuto nel salto da junior a pro? E che consiglio daresti ad un giovane che si appresta a questo difficile passaggio?
“Il mio problema principale nel passaggio al professionismo è che, dentro di me, sapevo di non voler vivere il tennis come un lavoro. Ho preferito infatti studiare Business Management all’università per poter avviare una carriera nel mondo degli affari. Il primo consiglio che mi sentirei di dare ad un giovane atleta è di tenersi aperte varie porte e possibilità. Negli Stati Uniti, consiglierei di iscriversi all’Università, almeno per due anni, considerando che è gratuita se si gioca a tennis per la squadra del College. In questo modo si possono avere due possibilità, studiare o entrare nel mondo del tennis professionistico. Così hanno fatto James Blake (era iscritto ad Harvard), John McEnroe (Stanfors), Todd Martin, i fratelli Bryan (sempre a Stanford) o anche l’azzurro Davide Sanguinetti (UCLA), oltre a tantissimi altri. Ogni persona è diversa dall’altra e si avvicina o allontana da questo mondo per una serie di motivi. Non possono essere quindi dei consigli assoluti, ma questo è quello che mi sento di dire ad un giovane. Aggiungendo che ovviamente in Italia queste possibilità sono ridotte al lumicino..

Ho sentito che hai seguito una tennista professionista nel circuito ultimamente? Pensi di poter avere un ruolo nel tennis nei prossimi anni, vista la tua esperienza?
Si, è vero. Ho viaggiato per due anni con Ai Sugiyama. Ho iniziato con lei durante una settimana a Roma e devo ringraziare Marco Panichi per questo. Dopo quella prima esperienza è stata lei a chiedermi di accompagnarla per i tornei e così ho fatto. Siamo stati insieme ai tornei di Cincinnati, Stanford, Indian Wells, Toronto, Us Open, Zurigo, Linz, Doha, Dubai e qualche altro torneo. In alcuni di questi tornei sono stato anche il suo “coach on court”.. Ho dovuto smettere perché ho una società aperta insieme a mio fratello che si chiama Access Italy (www.accessitaly.net), creata molti anni fa da mio padre. Io gestisco la sezione italiana, mentre mio fratello si occupa di quella americana, con studio a Boston.

Gli appassionati presenti al Canottieri Roma hanno potuto ammirare un giocatore davvero spettacolare, dal tennis molto brillante. Hai in programma di giocare qualche altro torneo?
Al momento non ho in programma nessun altro torneo, perché non ho molto tempo e soprattutto perché il tennis non mi da grandi motivazioni. Ho giocato gli Assoluti sono per divertirmi un po’ e perché è vicino al mio circolo, Canottieri Lazio..

Grazie Simone e in bocca al lupo per tutto..
Grazie a voi. Crepi.. Alla prossima..

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