Massimo Puci: Tra Donati, Golubev e molte novità

di - 11 Novembre 2015

Massimo Puci

di Luca Fiorino (@LucaFiorino24)

Ore 22:00 di un comune lunedì sera. “Pronto! Ciao Luca, piacere sono Massimo“. Come da accordi presi in quella mattinata,  io e Massimo Puci, storico coach di Andrey Golubev e del giovane Matteo Donati, siamo al telefono per un’intervista a 360° su tutto ciò che riguarda i suoi allievi e l’off-season. Da questo momento, non sarà più un lunedì sera qualsiasi. I temi da affrontare sono molti, ma l’argomento cardine non può non essere rappresentato da Matteo Donati. Il tennista di Alessandria è stato autore di una stagione straordinaria, almeno sino a quando il polso non ha iniziato a fare un po’ di capricci.

L’infortunio al polso ne ha frenato un po’ la crescita, avrebbe probabilmente potuto chiudere l’anno con una classifica migliore. Il bilancio della stagione è però più che positiva – ci racconta Massimo -. Ci siamo presi il rischio di fare una preparazione molto lunga lo scorso inverno che alla fine ha ripagato pienamente le nostre aspettative. Matteo è partito molto bene, in Canada ha disputato un buon torneo, è andato in crescendo con la finale di Napoli e si è fatto conoscere al grande pubblico grazie all’exploit ottenuto al Foro Italico. Il periodo in America invece è stato un po’ traballato. Dopo aver fatto la risonanza magnetica che aveva di fatto escluso complicazioni, Matteo, pur giocando male, ha raggiunto la semifinale in Canada, probabilmente perché ancora in fiducia e in rush. Arrivati a quel punto, è arrivato a dover decidere cosa fare con questo benedetto polso. È tornato dunque in Italia, si è curato dal professor Pier Francesco Parra ed è rientrato in America fisicamente integro ma di fatto avendo spezzato il ritmo gara. Noterai una flessione da quel momento in poi della stagione rispetto a quanto di buono fatto nei mesi precedenti al problema al polso“.

Così come vincere aiuta a vincere, perdere di certo aiuta a ben poco. Questo è uno dei motivi per cui Puci e Donati hanno deciso di mettersi già al lavoro per il 2016, chiudendo anzitempo la stagione.

Abbiamo deciso di chiudere anticipatamente la stagione e di riprendere la preparazione atletica 10 settimane prima dell’inizio della tournée in Australia. L’obiettivo, solo pensato e mai dichiarato, era quello di entrare nei primi 200. Un ranking in linea con i migliori ragazzi under 21, lasciando perdere i vari Kyrgios, Coric e compagnia bella“.

Già, pensato ma mai detto ad alta voce, un po’ per scaramanzia un po’ perché Massimo non ama parlare troppo dei numeri, meglio disquisire di tecnica e tattica. Meglio lasciar parlare il campo.

Quest’anno è migliorato notevolmente sul diritto e sul servizio ma deve migliorare ancora tanto sulla risposta e sul rovescio, colpi naturali e che rappresentano suoi punti di forza attuali. Tatticamente deve cercare di verticalizzare il più possibile il gioco, in modo da tenere in mano il comando delle operazioni il più possibile e poter essere abbastanza offensivo. Per ragioni fisiologiche l’aspetto su cui dovrà lavorare maggiormente è quello fisico. È ancora un po’ gracilino. Sta lavorando duramente, oggi stesso è venuto a Bra Pino Carnovale che si è preso carico di seguire i programma dei preparatori atletici, per cui lo sviluppo fisico sarà l’obiettivo principale in questo periodo“.

È tempo dunque di metter fieno in cascina, e di pensare alla programmazione futura. Matteo d’altronde ha dimostrato di adattarsi molto bene su più superfici diverse e di avere una voglia matta di sfondare.

La preparazione sarà simile allo scorso anno. Cambieranno i carichi con altre piccole novità ma comunque sulla falsa di riga della stagione precedente, posso dirti che lavoreremo molto sull’incremento della forza. Inizierà l’anno con un challenger in Australia per poi fare le qualificazioni agli Australian Open. Dopodiché il calendario dei tornei è ancora provvisorio, anche perché a febbraio non c’è molto margine di scelta, per cui ancora esattamente dove e cosa giocherà non lo sappiamo. Partirà alla vigilia di Natale con Andrey Golubev, io li raggiungerò poco dopo a Melbourne. Faremo 4-5 giorni di allenamento lì, e poi ci sposteremo ad Adelaide per giocare il challenger. Giocherà su tutte le superfici, questo è poco ma sicuro. Sarà una stagione sulla falsa riga di questo 2015, quanto meno a  livello di pianificazione teorica. L’intento è quello di fare i tornei di un tennista che gioca a seconda di come si muove il circuito maggiore, partendo ovviamente dai challenger e poi chissà. Per specializzarsi ci sarà tempo, al momento cerchiamo di farlo crescere e di fare in modo che diventi un giocatore bravo e competitivo su tutte le superfici“.

Sfondare e pensare in alto, sempre di più. C’è infatti una chiave di lettura ben chiara se nel finale di stagione ha disputato le quali di tornei di spessore, come Atp 500 e Masters 1000. Una scelta anche criticata ma con un fine preciso.

Qualche amico ha criticato un po’ questa mia scelta, dicendo che forse era il caso di giocare altri tornei challenger in modo da prendere più punti. Il nostro è stato un ragionamento di prospettiva. È giusto che Matteo alterni un periodo di challenger iniziale dopo l’Australian Open, ad un periodo in cui andrà a giocare sempre challenger accompagnati magari da qualche torneo Atp. Non volevo che si ritrovasse nel mondo Atp così, catapultato in un qualcosa di totalmente nuovo ed estraneo. Probabilmente si poteva anche pensare che in questi ultimi tre tornei non avrebbe preso punti, ma intanto si è allenato con giocatori di grandissimo livello. Quando hai Berdych che ti chiede di giocare, penso che uno entri in un meccanismo mentale in cui l’emozione diventa via via minore, e che si inizi ad entrare nell’idea di essere davvero un giocatore di tennis di alto livello. Tolto il torneo di Roma e le quali negli Slam, in cui comunque trovi giocatori di challenger e non di vertice, non ha accumulato questa grande esperienza in tornei del circuito maggiore. Spero dunque che da un punto di vista emozionale sia già inserito in parte nel tennis dei “grandi” e che abbia acquisito un certo tipo di confidenza, seppur iniziale, in palcoscenici importanti. Tengo a sottolineare che il tutto era stato già pianificato ancor prima dell’infortunio al polso. La speranza è che per tornei di quel rango, se sarà molto bravo e acquisterà una certa maturazione fisica, sarà pronto dalla metà dell’anno prossimo in avanti. Sarà dunque un passaggio graduale a seconda dei risultati che otterrà nei challenger“.

Inutile porsi obiettivi di classifica particolari, se lui si metterà nelle condizioni fisiche, tecniche e mentali di fare risultato, il ranking e le prestazioni miglioreranno di conseguenza. Un’ultima battuta su Matteo, giusto per confermare quella che è l’opinione mia e di tanti altri addetti ai lavori. Mentalmente è una roccia, sicuramente il migliore tra i suoi coetanei. Cosa ne penserà Massimo?

Matteo mentalmente è straordinario“.

Qualche secondo di imbarazzo, forse perché mi aspettavo qualche parolina in più. Solo col passare dei minuti capisco che quel silenzio andava ascoltato, perché avrei imparato più da quei 5 secondi che non da qualsiasi altra affermazione.

È tempo di voltare pagina ed aprire un nuovo capitolo. Da tre mesi Filippo Baldi si allena al Match Ball di Bra. Un’annata di sicuro non semplice, ma al ragazzo non mancano di certo tennis e volontà.

Filippo inizierà ad allenarsi con noi a tempo pieno solamente da adesso, in questi pochi mesi è stato, passami il termine, traghettato. Mi affiderò molto dei miei collaboratori, ciò non toglie che me ne occuperò e ci lavorerò anche io. Quel che posso dire su di lui, considerando il breve periodo che l’ho avuto con me a Bra, è che ha buone basi su cui poter lavorare e crescere. Farà una dura preparazione atletica, dopodiché dovrà iniziare a fare tornei futures e, laddove ce ne fosse bisogno, disputerà anche le qualificazioni. In allenamento posso assicurarti che dà sempre l’anima, vedremo nei prossimi mesi come evolverà il suo gioco e di conseguenza quali saranno i risultati. Inizierà con noi un percorso del tutto nuovo in cui dovrà necessariamente far tesoro delle esperienze passate. Dovrà reinventarsi, essere giocatore nuovo, un Baldi 2.0 per intenderci. I miglioramenti dovranno essere sia dal punto di vista tennistico che mentale. Se riuscirà a fare tutto ciò, lavorando come sa fare, recupererà il tempo perduto“.

Filippo non rappresenta l’unica novità del circolo piemontese. Ad accompagnare il giovane tennista milanese infatti c’è Nastassja Burnett, che tra alti e bassi, infortuni gravi e acciacchi di poco conto, ha anche lei voglia di riprendersi le proprie rivincite.

Nastassja Burnett è una assoluta novità per noi, non avevo mai allenato le donne sino ad oggi. È venuta una settimana quest’estate con Marco Gualdi perché qui di passaggio, e debbo dire che si è trovata molto bene. Ha chiesto se poteva allenarsi e vedendola in partita con un mio allievo sono rimasto piuttosto impressionato dalle potenzialità di questa ragazza. Non c’era motivo per dirle no. Se sta bene fisicamente e non ha infortuni può guadagnare molte posizioni in classifica e giocare ad ottimi livelli. Come per Baldi non potrò seguirla 24 su 24 come faccio con Donati e Golubev ma sarò, lasciami dire, il loro vice allenatore. La responsabilità sarà tutta mia, me la prendo ben volentieri ma è necessario che fisicamente ci sia altra gente che lavori con loro, ovvero i miei collaboratori. Diversamente non avrei proprio il tempo materiale per farlo“.

“E Andrey Golubev“? Solo a sentirlo nominare, anche se non lo posso vedere in faccia, mi sembra di poter immaginare i suoi occhi brillare di soddisfazione ed orgoglio. Al cuore non si comanda d’altronde. Quando si parla del kazako viene subito in mente la parabola del figliol prodigo.

Andrey è tornato ad allenarsi a tempo pieno lunedì scorso. A lui ci tengo particolarmente, posso dire di averlo cresciuto. Lo conosco come le mie tasche, l’avrei strozzato con le mie mani quando prese la scelta di andare per fatti suoi nel suo momento migliore della carriera, giurai che non l’avrei mai più allenato eppure è sempre qui con me. È innegabile che quando parlo di lui vi siano dei sentimenti di mezzo, un qualcosa che va al di là del tennis e di cui sono fiero ed orgoglioso di parlare. Da Bra non è mai andato via, qui ha la casa, i genitori ed il suo cuore. La mia speranza è che possa tornare ai livelli di 5-6 anni fa“.

Tra le novità che Massimo ci ha anticipato, eccone un’altra che non lascerà indifferenti i nostri lettori.

Ti posso anticipare che sarà il partner di doppio nel 2016 di Matteo Donati dal primo turno di Davis in poi. La classifica è assolutamente da migliorare, non rispecchia quel che sono le sue potenzialità. Il motivo di tale ranking possiamo attribuirlo probabilmente alla sua pigrizia. Mi prendo io le responsabilità di quel che sto dicendo eh! (ride,ndr). Lui ama particolarmente giocare nei campionati a squadre e anche in doppio, i risultati anche di Davis d’altronde lo testimoniano”.

E chi lo conosce meglio di Massimo? Nessuno, forse neanche i genitori. Buon per Matteo penso tra me e me… Attualmente 208 al mondo, Andrey è in grado di esprimere un tennis di livello ben più alto.

“L’obiettivo, anche se non mi piace parlare di numeri, è come dici tu: rientrare nella top 100, ovvero il minimo sindacale. Fisicamente poi è poco logorato, può giocare perfettamente altri 3-4 anni a buon livello. Andrey ha un animo vincente, quando scende in campo non ha paura di nessuno e i suoi avversari lo sanno. Garantisco che se sta bene fa partita pari quasi con tutti“.

Una chiusura doverosa poi per due ragazzi del vivaio del circolo di Bra: Andrea Bolla e Nicola Cigna.

Sì, e mi fa piacere menzionarli. Andrea Bolla, se tu vai a vedere l’attività, ha giocato pochissimo per due motivi: il primo perché lo scorso anno è stato operato al cuore, il secondo perché va a scuola (ha una media altissima, quasi del 9). È un ragazzo classe 1998, ed è uno dei 4-5 italiani di quest’età ad aver preso punti Atp. È cresciuto nella nostra scuola tennis, fa quattro allenamenti a settimana e ti dico questo per darti l’idea di cosa stiamo parlando. Non ha mai avuto un’attività professionale perché come ti ho detto studia, ma secondo me è un buonissimo giocatore. Non so se un domani giocherà a tennis, ma ha tutte le potenzialità sia fisiche che tennistiche per emergere. Diversamente non vai in Portogallo a passare le quali, vincere il primo turno e lottare in quello successivo contro Matteo Berrettini. Mi fa piacere nominarlo perché ritengo sia un bell’esempio per il tennis, gioca ma senza trascurare gli studi. Non posso non menzionare un altro ragazzo della nostra scuola tennis. Nicola Cigna, vincitore del torneo di macroarea under 14. È bravo, è un 3.1, è stato anche convocato a Tirrenia questa settimana. Anche lui come Andrea, rappresentano grandissime soddisfazioni per il sottoscritto, a volte molto più grandi di quelle che ti regala il tennis professionistico, soprattutto per un allenatore che cura molto il vivaio“.

Sono onorato, mi sento quasi un privilegiato ad aver parlato con lui di tennis. Un uomo senza peli sulla lingua, che ha fatto della sua più grande passione il suo lavoro. Un’ora e venti di chiamata ma ancora non mi basta. Sarà per un’altra volta. Vista l’ora è il caso di darsi la buonanotte…

 

© riproduzione riservata

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *