Prequalificazioni IBI 2017, Lucrezia Stefanini: “Il difficile è il passaggio da junior a pro”

di - 25 Aprile 2017
Lucrezia Stefanini

Continua la serie di interviste alle tenniste che si sono aggiudicate la possibilità di disputare le prequalificazioni agli Internazionali BNL d’Italia. Oggi, in esclusiva per SpazioTennis, abbiamo intervistato Lucrezia Stefanini, tennista toscana, non ancora diciannovenne, che ha vinto il torneo open al Match Ball Country Club di Firenze, disputatosi ai primi di marzo, superando in finale Maria Elena Camerin e in semifinale Giulia Remondina, dominando il torneo, vincendo tutti i set e lasciando pochissimi giochi alle avversarie.

Lucrezia ha avuto una buona carriera junior che l’ha portata ad essere numero 51 del ranking mondiale a giugno del 2016 e all’inizio di quest’anno è passata al professionismo, con qualche difficoltà iniziale, che sembrano in via di superamento, come dimostrato dal buon torneo da $25.000, appena concluso a Santa Margherita di Pula, dove ha raggiunto gli ottavi di finale in singolare e la semifinale in doppio.

Vive in una famiglia di tennisti, papà Marco Stefanini e mamma Roberta Ardinghi sono anche i suoi allenatori, suo fratello Jacopo, 21 anni, sta iniziando a ottenere risultati significativi nei futures. Incontriamo Lucrezia per commentare la sua qualificazione alle prequali degli Internazionali BNL d’Italia e per scoprire i suoi progetti per il futuro.

Lucrezia, iniziamo col raccontare il torneo che ti ha portato alla conquista delle prequali. Eri la testa di serie numero 3, dopo le esperte Camerin e Remondina, ma hai saputo ribaltare il pronostico.
“Sono molto soddisfatta sia del risultato che del gioco espresso in questa occasione. All’inizio sembrava che dovessero esserci anche Martina Trevisan e le sorelle Pieri, che invece hanno rinunciato, comunque il livello era buono per la presenza di Camerin e Remondina e ho dovuto tenere alta la concentrazione per vincere. Io sono entrata ai quarti di finale e ho vinto con Federica Grazioso che è stata costretta al ritiro quando vincevo per 6-1 2-0, poi in semifinale ha superato Giulia Remondina per 6-2 6-1 e in finale ho avuto la meglio con Maria Elena Camerin con un duplice 6-2 6-2, ma nonostante il punteggio netto la partita è stata molto combattuta e tanti games sono finiti ai vantaggi”.

Hai dovuto affrontare Maria Elena Camerin che ti ha seguito per conto della federazione in molti tornei junior e anche in alcuni pro lo scorso anno. Quali sono le sensazioni dell’allieva che supera la maestra?
“E’ stata una partita molto difficile dal punto di vista mentale, proprio perché dovevo affrontare la persona che mi ha seguito e mi ha dato tantissimi consigli per migliorare il mio gioco. Ero molto emozionata e tesa, ma probabilmente lo era anche Maria Elena, infatti i primi giochi soprattutto sono stati caratterizzati da molti errori dovuti alla tensione. Alla fine ho vinto credo per la maggiore freschezza atletica, comunque avrò sempre da imparare qualcosa da lei anche se, in questa occasione l’ho battuta”.

Anche lo scorso anno avevi raggiunto le prequali di Roma, ma poi non ci sei andata, quindi sei al debutto assoluto agli Internazionali d’Italia, quali sono le tue sensazioni?
“Lo scorso anno ero arrivata in finale proprio nello stesso torneo del Match Ball di Firenze, qualificandomi per le prequali di Roma, ma poi abbiamo deciso di non andare per disputare il torneo Junior di Prato, per cercare di ottenere punti per fare ile prove del Grande Slam Junior. Quest’anno non vedo l’ora di essere a Roma per potermi confrontare con le migliori giocatrici italiane alla ricerca delle qualificazioni del torneo. Sono consapevole che sarà difficilissimo e che ci saranno tante ragazze più quotate di me per arrivare alle wild card, ma io mi impegnerò con tutta me stessa per vincere tutte le partite che mi vedranno impegnata”.

Da giocatrice è quindi la prima volta che sarai al Foro Italico. Ci sei già stata come spettatrice, oppure sarà la prima volta in assoluto?
“Ci sono stata solo da piccolina, non mi ricordo quasi nulla. Tutte le tenniste che ci sono state però mi hanno raccontato di una atmosfera fantastica, di un posto unico al mondo per tanti aspetti, quindi sono davvero felice di poter partecipare a questo evento”.

Quest’anno è stato caratterizzato dalla fine della carriera junior e dal passaggio definitivo a quella pro. E’ un momento delicato e, per molte, uno scoglio insuperabile. Come stati vivendo questa situazione?
“E’ un passaggio molto difficile e delicato e soprattutto molto diverso da quello che ti aspetti. Negli anni scorsi avevo fatto comunque alcuni tornei da $10,000 dollari del circuito ITF Pro, ma essendo ancora junior li vivi in modo diverso. Sai sempre che se vanno bene è un grande successo, ma se vanno male, hai tutte le giustificazioni del caso, per l’età, per la poca esperienza e per mille altre motivi e comunque gli obiettivi principali erano sempre nel circuito junior. Da quest’anno è tutto diverso, non c’è più il paracadute junior e allora sale la tensione, la paura di sbagliare, si inizia a temere di non essere in alcun modo competitive a questi livelli, insomma è molto difficile, anche più difficile di quello che immaginassi. Ho giocato molto a inizio anno per prendere confidenza con l’ambiente, sono stata in Francia, in Slovacchia, in Tunisia, in Grecia, a Sharm, oltre ai tornei che si disputavano in Italia e mi è capitato spesso di perdere contro ragazze che avevo battuto da junior, proprio perché magari nel momento decisivo della partita subentrava una tensione maggiore che mi mandava fuori giri. Credo che sia questione di tempo e di abitudine e infatti ultimamente riesco a controllare meglio la tensione e i risultati piano piano stanno arrivando”.

Negli ultimi due appuntamenti a Santa Margherita di Pula, pur essendo a prize money maggiore dei precedenti, hai ottenuto due belle vittorie contro Olivia Rogowska, numero 219 al mondo e contro Claudia Giovine e poi ti sei anche ben comportata nei match persi contro giocatrici obiettivamente molto forti. Sei soddisfatta del tuo attuale livello di gioco?
“Sì sono soddisfatta, come dicevo, il frutto del mio impegno quotidiano sta piano piano arrivando. E’ chiaro che c’è ancora molto da fare, ma l’obiettivo è meno lontano di qualche mese fa e anche il circuito pro inizia a incutere meno paura”.

Quale è la tua programmazione per il resto della stagione?
“Ho giocato molto a inizio anno, adesso faccio due settimana di pausa e di allenamenti a casa per prepararmi al meglio per Roma, poi c’è l’appuntamento con il Foro Italico e poi decideremo assieme con la mia famiglia la programmazione per il resto della stagione”.

Ti alleni sempre con i tuoi genitori, Marco Stefanini e Roberta Ardinghi o avete provato qualche cambiamento dal punto di vista della preparazione?
“Mi alleno sempre con i miei genitori, con i quali mi trovo molto bene e sono assolutamente convinta che non sarei mai arrivata a questo punto se non mi fossi allenata con loro, però non escludiamo a priori altre collaborazioni con tecnici validi. Da inizio anno tra l’altro mi segue anche Ferdinando Bonuccelli, un tennista di 25 anni, che mi aiuta negli allenamenti e spesso mi segue nei tornei.”

Tu sei una delle pochissime tenniste che giocano sia il dritto che il rovescio bimane. Raccontami come è nato questo accorgimento tecnico e se hai intenzione di provare a modificare, almeno per il dritto, in futuro
“Io gioco da sempre sia dritto che rovescio con due mani. Ho iniziato da piccolissima a giocare a tennis e allora la racchetta era pesante e impugnarla sempre con entrambe le mani mi aiutava a colpire. Mio padre continuava a dirmi che avremmo staccato la mano l’anno successivo e invece non l’abbiamo mai fatto. Io mi trovo bene, in linea di massima so fare anche il dritto a una mano, ogni tanto lo alleno, quando sono in difficoltà nei recuperi stacco la mano per potermi allungare di più, ma ormai il mio gioco è questo con i due colpi fondamentali bimani. Lo pratichiamo io, Georgia Brescia e pochissime altre, in questo modo ci rendiamo meno omologate a tutte le altre tenniste. A volte sento dire che le giovani tenniste giocano tutte allo stesso modo, sicuramente non è il mio caso”.

Quali sono invece gli aspetti tecnici in cui pensi di dover migliorare ancora parecchio per poter ambire a diventare una professionista del tennis che conta?
“Ce ne sono molti. Principalmente il servizio, ma anche la velocità delle gambe, la mobilità laterale e poi soprattutto l’aspetto mentale, la concentrazione che è un punto fondamentale nel tennis di oggi”.

Come è possibile, secondo te, il fatto che tante italiane abbiamo difficoltà nel servizio? E’ solo un aspetto fisico che riguarda ad esempio l’altezza e il peso, oppure ci sono anche questioni tecniche di allenamento diverso rispetto magari a ragazze di altri paesi?
“Purtroppo è vero che noi italiane abbiamo mediamente tante difficoltà a servire. E’ chiaro che se sei alta più di 180 centimetri è più facile servire rispetto a chi è alta meno di 160. Noi italiane mediamente siamo più basse e meno robuste ad esempio di tante tenniste dell’est Europa, quindi in primo luogo credo che sia determinante l’aspetto fisico, poi è probabile che ci siano anche degli aspetti tecnici, forse da noi si inizia a lavorare troppo tardi sul servizio, non so bene il motivo, ma è un dato di fatto che serviamo molto peggio di tante straniere”.

L’ultima domanda riguarda la stretta attualità. E’ in atto un cambio generazionale nel tennis femminile italiano e, per la prima volta, alcune tue coetanee o quasi sono state convocate in Fed Cup dal neo capitato Tathiana Garbin. Cosa pensi di Tathiana e delle ragazze che sono state impegnate in Fed Cup?
“Tathiana la conosco bene, ho lavorato con lei sia da junior che nei mesi scorsi quando seguiva un po’ tutte noi. E’ una persona fantastica, molto preparata, ma anche molto attenta al lato umano di ognuno di noi, sono davvero contenta che sia diventata il capitano di Fed Cup. Per quanto riguarda il nuovo gruppo, sarà ovviamente quasi impossibile ripetere i successi di Schiavone, Pennetta, Errani e Vinci, ma sono sicura che ci sono tante ragazze (e spero di poterci entrare anche io in questo gruppo) in grado di fare bene nei prossimi anni. Non bisogna avere fretta, ma continuare a lavorare seriamente e con costanza e prima o poi i risultati arriveranno”.

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