Us Open: diario di bordo da New York

di - 3 Settembre 2014

Diario bordo Us Open

di Fabio Possenti

Per le vacanze estive di quest’anno ho optato per un viaggio tra Canada e Stati Uniti con la mia ragazza: arrivo a Toronto e ritorno da Boston. Il viaggio prevede una sosta di 6 giorni a New York proprio nel bel mezzo degli US Open. Da grande appassionato non potevo farmi sfuggire l’occasione di assistere all’evento dal vivo!

La mia scelta è caduta sulla sessione diurna del 29 agosto, nella quale si sono disputati i match di secondo turno maschile e terzo turno femminile della parte bassa dei rispettivi tabelloni, e della night session del 1 settembre con match di ottavi di finale (uno femminile e uno maschile) sull’Arthur Ashe Arena. Ero già stato a New York nel 2009, ma la settimana antecedente il torneo. Ebbi comunque la possibilità di assistere a un paio di match delle qualificazioni. Il torneo vero e proprio è però tutt’altra cosa!

Verso le 10.30 esco dall’hotel e mi dirigo verso Times Square, da lì metro fino alla fermata Mets-Willets Point, proprio di fronte all’ingresso del USTA Billie Jean King National Tennis Center, nel quale svetta imponente l’Arthur Ashe Stadium.

Dopo aver sbrigato le pratiche (molto rigorose) dei controlli di sicurezza, faccio il mio ingresso nel ground intorno alle 12. Sul Louis Armstrong Stadium è in campo da un’oretta la nostra Roberta Vinci contro la cinese Shuai Peng. È appena terminato il primo set, vinto dalla Peng per 6-4. La partita sembra equilibrata, ma un passaggio a vuoto di “Robertina” sul 3-3 permette alla cinese l’allungo decisivo.

Vinci Peng Us Open

Decido di spostarmi, butto un occhio sul Grandstand dove Gael Monfils sta passeggiando su Alejandro Gonzalez. Reputo il match poco interessante, quindi mi dirigo verso il campo 17 dove Jerzy Janowicz ha appena vinto il tie-break del primo set contro un altro gigante, Kevin Anderson. Nonostante il set di svantaggio, il sudafricano sembra più solido al servizio e le certezze del polacco iniziano a vacillare dopo il primo break subito. Ne viene fuori un match impari, che Anderson non fatica ad aggiudicarsi in 4 set.

Volevo tornare sul Louis Armstrong per vedere all’opera Grigor Dimitrov, ma il bulgaro è più veloce di me è chiude il match lasciando le briciole al malcapitato Dudi Sela.

Ne approfitto per un boccone nell’affollatissima piazzetta di fronte al centrale dove si può mangiare tutto ciò che potete immaginare si possa ingurgitare ad un evento sportivo made in USA, con un “sottofondo assordante” di musica dal vivo. Ero già stato sia a Wimbledon, sia al Roland Garros, qui in confronto sembra di stare al Luna Park!

Sul campo numero 5 sta per scendere in campo Paolo Lorenzi, che all’ennesimo tentativo ha vinto il suo primo match in uno slam 2 giorni prima, contro il ben più quotato Richard Gasquet, semifinalista qui l’anno scorso. Paolino gioca la solita partita gagliarda, che gli consente di ridurre il gap tecnico e, tra break e set point annullati, serve and volley e scelte coraggiose, di trascinare il primo set al tie-break. Qui la classe del francese esce fuori e per Lorenzi c’è poco da fare. Durante le fasi finali del set, si sentono applausi e boati provenire dal centrale dove si stavano sfidando Venus Williams e Sara Errani. La partita è infatti giunta al tie-break del terzo set. La mia attenzione a quel punto era più sul livescore che sul campo 5, fino all’esultanza per l’impresa di “Sarita”. Decido di lasciare Lorenzi sotto di 2 set ed andare sul campo 13, dove Gilles Simon è 2 set a 1 contro Federico Delbonis in modo da prendere i posti migliori per Fognini-Mannarino. Simon chiude in 4 set e finalmente tocca a Fabio scendere in campo. Forse sarebbe meglio dire sarebbe toccato a Fabio scendere in campo, visto che purtroppo si è vista la brutta copia del nostro numero 1. Qualche sprazzo di classe, un “tweener” degno di un top 10, ma solo poche luci in una partita piena di errori.

Fognini Us Open
Sono le 19, in campo, oltre a Berdych-Klizan sul centrale, ci sono solo Granollers e Karlovic. Decido di non farmi ulteriormente del male e mi avvio verso la metro e quindi verso l’hotel.

Arriviamo a lunedì 1 settembre, giorno in cui negli Stati Uniti si festeggia il Labor Day e in cui io ho scelto di assistere alla sessione serale degli US Open.
Il programma prevede, a partire dalle 19, la sorpresa serba Aleksandra Krunic contro Vika Azarenka e a seguire il match tra Milos Raonic e Kei Nishikori.
Rapito dallo shopping newyorkese (del resto bisogna accontentare pure le donne!!!), arrivo a Flushing Meadows solo alle 20. Sull’Arthur Ashe la Krunic ha appena chiuso 6-4 il primo set, mentre sul Louis Armstrong stanno ancora giocando Stan Wawrinka e Tommy Robredo. Decido di assistere alla fine di quest’ultimo match. Arrivo sugli spalti con Wawrinka che conduce 2 set a 1, avendo appena chiuso il tie-break del terzo set. Il quarto set scivola via abbastanza  agevolmente per lo svizzero, che si qualifica così per i quarti di finale.

È ora di entrare per la prima volta sull’Arthur Ashe: scale mobili, ascensori, negozi che vendono cibo, è immenso. La musica al cambio campo è sparata a mille e gli spettatori le provano tutte per farsi inquadrare dalla telecamera che trasmette sui maxi schermi. Mi siedo al mio posto sperduto in orbita, sembra di vedere il match dalla luna!

Mi siedo proprio quando inizia il terzo set dopo che la Azarenka ha appena impattato la situazione. La Krunic gioca bene, tira forte e si muove agilmente. Vika prova a scappare via ma viene ripresa dalla serba: sul 4-4 il break decisivo per la bielorussa che chiude su un colpo della serba che occhio di falco conferma essere fuori di 2 dita.

Sono quasi le 22 quando scendono in campo Raonic e Nishikori. La partita inizia sotto le bordate di servizio del canadese, vere e proprie bombe scagliate oltre i 230 km/h!!! Il break al quarto gioco di Raonic fa pensare che il match sia già indirizzato. In effetti il canadese chiude il set per 6-4, ma nel frattempo il giapponese inizia a rispondere con più frequenza. Nel secondo set Nishikori opera il break sul 4-4 ma non sfrutta la grande occasione facendosi togliere a sua volta il servizio immediatamente. Il set giunge al tie-break nel quale risulta decisivo il mini break di Nishikori ottenuto nel primo punto. Nel terzo set è sempre il giapponese ad avvicinarsi al break, mentre Raonic non riesce ad essere incisivo in risposta. Tuttavia il canadese tiene botta rifugiandosi di nuovo al tie-break, che porterà a casa facendo scattare in piedi il suo angolo composto, tra gli altri, da Riccardo Piatti e Ivan Ljubicic.
Raonic in vantaggio 2 set a 1, ma l’impressione è che Nishikori sia superiore nel gioco avendo trovato ritmo in risposta e tenendo agilmente i propri turni di battuta. La superiorità di Kei si concretizza all’undicesimo gioco quando ottiene il break con 4 punti di fila dal 30-0. È da poco passata l’1.30 di notte quando il giapponese chiude il set 7-5 e rinvia tutto al set decisivo.

Il match prosegue sulla falsariga del quarto set, stavolta il break per Nishikori arriva sul 2-2, Raonic prova ma non riesce a reagire, anzi, sul 2-4 deve annullare un altro paio di palle break. Ma è solo un rinvio dell’inevitabile vittoria del giapponese, che chiude 6-4 per l’esultanza del suo coach Michael Chang, quando l’orologio segna le 2.26 di notte.

Finisce qui il mio US Open 2014, un torneo diverso dagli altri che ho visto, ma molto molto americano!

Panoramica Ashe Stadium

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