Alice Matteucci “Down Under”…

di - 9 Gennaio 2013

Riparte il circuito e prende il via nuovamente la rubrica “Players Lounge”, scritta direttamente dai giocatori in giro per il mondo. Il 2013 si apre con Alice Matteucci, giovane azzurra classe 1995, appena giunta in Australia…

di Alice Matteucci

Per prima cosa un saluto a tutti i lettori di Spazio Tennis! Partiamo dal viaggio verso l’Australia: E’ andato molto bene perché abbiamo fortunatamente viaggiato in business, anche se è stato molto lungo… 25 ore! È la mia seconda volta in Australia e anche l’anno scorso è stata un’esperienza molto emozionante. Adesso però mi sento pronta a gestirla con più esperienza perchè mi sento molto più matura. La mia preparazione invernale è stata molto buona e credo di essere migliorata molto fisicamente,tennisticamente e mentalmente.

Per l’Australia sono partita con la mitica capitana Tathiana Garbin, che segue noi ragazze: oltre a me Deborah Chiesa (nella foto a sinistra insieme a me) e Giulia Pairone. Poi c’è Mosè Navarra per i maschi che sono Stefano Napolitano, Filippo Baldi, Antonio Massara e Gianluigi Quinzi seguiti anche dai loro allenatori. Ci siamo fermati ad allenarci a Melbourne Park i giorni prima dell’inizio del grado 1 a Traralgon, usufruendo della grande disponibilità della federazione australiana. Molto interessante vedere allenarsi i grandi a un passo da te. Poi la cosa che mi ha colpito qui è la gentilezza e simpatia della gente che ti tratta mettendoti subito a tuo agio e rispettandoti molto, sono tutti gentilissimi e penso che per i giovani sia un’ottima esperienza questo viaggio. Il clima è stupendo, fa molto caldo ma è proprio questo che la caratterizza.

A presto, un saluto “down under”

Alice

© riproduzione riservata

13 commenti

  1. giogas

    Alice …
    noi siamo un po’ invidiosi del caldo clima australiano! In bocca al lupo a te e a tutti gli azzurri!

  2. Il Marchese di Carabas

    in business class? 7-8000 euro a testa? magari hanno avuto degli speciali sconti corporativi o c’era un surplus di millemiglia, eppero’ mi sembra un errore culturale e filosofico … in business ci voleranno federer murray e djokovic, non degli juniores …

  3. bogar67

    fortunatamente in business, 🙂 d’accordo con il marchese bisogna prima conquistarsela la gloria e le comodità, la fame di successi viene anche con queste piccole cose 🙂

  4. bogar67

    Il marchese di Carabas non puo’ che fidarsi del gatto, visto che lo ha ricevuto in EREDITA’. Essa simbolicamente rappresenta nuove aspettative inconsce di apertura a future prospettive. In fondo niente puo’ essere peggiore della situazione di poverta’ dell’inizio della fiaba.
    Anziche’ il modello “O QUESTO, O QUELLO…” il gatto con gli stivali ha la facolta’ di creare il nuovo modello “E…. E…..” Ossia da una disarmante situazione iniziale di miseria senza via d’uscita, dove l’unica cosa che il giovane puo’ fare con un gatto e’ mangiarselo e farci un colletto di pelo; il felino, incominciando a parlare al fanciullo, sancisce l’inizio di un’alleanza (del fanciullo stesso con la propria parte istintiva e intuitiva), che determinera’ positivamente tutte le vicende future, aprendo nuovi fronti d’azione.
    CONNESSIONE CON LA NATURA, che tradotto vuol dire leggere tra le righe delle situazioni anche difficili, vedendo le cose da altre angolazioni per trarre sempre nuovi spunti. Il gatto e’ tutto cio’ che e’ stato destinato al terzogenito.
    Implicitamente cio’ significa che quest’ultimo e’ l’unico dei tre figli in grado di “riconoscere” l’animale nel pieno del suo potenziale con tutto il suo bagaglio di forze istintive e intuitive. A sua volta, sara’ proprio con il fanciullo e solo con lui, che il gatto iniziera’ a parlare, rivelando via via le sue capacita’.
    Come parte della personalita’ del marchese di Carabas, il gatto rappresenta percio’ la sua stessa ISPIRAZIONE e CONNESSIONE A VISIONI PIU’ AMPIE che scavalcano (con i grandi stivali) gli ostacoli dell’indigenza e dell’apparente scarsita’ di risorse.
    Infatti, quando siamo connessi riusciamo a cogliere le nostre ispirazioni e mettiamo in atto il motore che spinge il nostro POTENZIALE OLTRE AI LIMITI dei condizionamenti.
    Limiti che nella fiaba sono espressi dal figlio del mugnaio che si vede povero e si domanda “cosa me ne faro’ di un gatto”? Egli esprime la sua semplice logica razionale, che si limita ad analizzare i fatti.
    Conseguentemente non puo’ che ipotizzarli al peggio e senza alcuna prospettiva futura.
    In questa fiaba il gatto, da bravo alleato interiore, non vuole la ricchezza per se, ma cerca in tutti i modi di finalizzarla al conseguimento del matrimonio del suo padrone, l’unione perfetta di maschile e femminile.
    Pertanto il gatto vede e agisce secondo disegni piu’ ampi e proprio in tal senso questa e’ una FIABA MOLTO SPIRITUALE. La stessa spiritualita’ dell’andare oltre il limite della semplice ragione, per raggiungere “il mare dell’indistinto”, meta di ogni essere umano, espressa solitamente da frasi, come “vorrei essere sereno e felice”.
    Con questi modi di dire e’ come se volessimo rappresentare la ricerca dell’unita’ primordiale e implicitamente, la nostra divina provenienza.
    In questa fiaba persino il DENARO E’ MOLTO SPIRITUALE, in quanto la ricerca di ricchezza materiale e prestigio (le terre, il castello dell’orco, etc) non e’ fine a se stessa, ma facendo parte del disegno piu’ ampio del gatto, costituisce la ricerca di una grande e profonda preziosita’ interiore, volta al conseguimento del matrimonio, che nelle fiaba completa e realizza il processo di individualizzazione, oltre al quale ci attende il raggiungimento dell’equilibrio perfetto nella perfetta unione cosmica: il ritorno al Divino che incomincia proprio dal “e vissero felici e contenti”.
    La ricerca della ricchezza e lo sviluppo della preziosita’ interiore, traspare anche dal fatto inequivocabile che il gatto RISPETTA IL SUO RUOLO pienamente, in quanto servendo al massimo il suo padrone, rimane sempre perfettamente nei suoi ranghi di animale e di aiutante (L’ALLEATO INTERIORE).
    Per tutta la vicenda pare che il gatto trasbordi il proprio ambito ad ogni mossa… e infatti egli ci rimanda il messaggio che, cosi’ scaltro com’e’, se avesse voluto, avrebbe potuto arricchire se stesso anziche’ il suo padrone.
    … Ma a quale scopo?
    Il nostro saggio gatto e’ perfettamente consapevole che, in quanto animale, per se stesso necessita solo di “un cuscino comodo accanto al fuoco” in inverno e “dell’ombra di un pergolato” in estate.
    Egli sa perfettamente che per possedere queste cose, deve semplicemente contribuire alla prosperita’ e alla stabilita’ del suo padrone, che a sua volta, per infinita gratitudine, gliele garantira’.
    Pertanto, ogni elemento in questa fiaba sta perfettamente al suo posto, nei propri ranghi e nel proprio RUOLO ben delineato, contribuendo al mantenimento dell’equilibrio della vicenda, fino al successo finale, sancito dalla prospera stabilita’ familiare.
    Un’ulteriore, importantissimo aspetto: come piu’ volte ribadito, le fiabe sono rappresentazione di frammenti dell’immaginario. L’immaginario ha come forza intrinseca qualcosa per noi fattibile in quanto immaginato. Non esiste azione che non sia stata anticipata a livello di immaginario (anche se solo a livello inconscio).
    Il Gatto, per quasi tutta la fiaba, non fa che cercare di “portarsi avanti”, di precedere gli altri e le loro vicende che poi lo seguiranno secondo nuovi stimoli imposti dall’animale stesso che, a sua volta li aveva previsti. Proprio in tal senso questa e’ la fiaba dove l’immaginario che precede l’azione risiede all’interno dell’immaginario stesso che precede l’azione medesima.
    Il Gatto sa sapientemente anticipare gli eventi prima che essi accadano: egli e’ un grande forgiatore di rappresentazioni fantastiche e conseguentemente di comportamenti.

  5. Alessandro Nizegorodcew

    @bogar67
    Lo scrivi come se avessero scelto i ragazzi.. Magari hanno trovato delle offerte, magari accordi con la Emirates.. Subito a dare giudizi!

  6. Cataflic

    Bogar67 È vietato scrivere siffatti poemi se non ti chiami Stefano Grazia!!!
    E cappuccetto rosso???

  7. bogar67

    Alessandro Nizegorodcew
    no no mi sono allora spiegato male, anzi la Matteucci dice fortunatamente, anche io in un capodanno di qualche anno fa sono stato fortunato, ero andato a Parigi e avevo scelto un Hotel 4 stelle camera standard, arrivato li il portiere si era detto dispiaciuto che quelle stanze erano finite e mi aveva assegnato una camera deluxe con relativi privilegi.
    Il problema fu che mia moglie non io successivamente voleva solo Hotel 4 stelle con camera deluxe 🙂 🙂 per cui visto che a quei tempi non lavorava gli ho detto di trovarsi un lavoro per quello che aveva studiato. Speriamo che anche la Matteucci come gli altri ragazzi capiscano che è belle vivere alla Federer ma per farlo si deve sfondare ed entrare nell’elite del tennis mondiale.

  8. bogar67

    lib
    secondo te ci sta un nesso caratteriale tra l’avere fame tennistica e non aver vissuto da ricca sfondata?
    Tutte queste ragazze dell’est che si stanno facendo avanti vengono tutte da famiglie da business class? Oppure si fanno il mazzo in allenamento e in campo danno tantissimo perchè sanno che quella strada gli consentirà di fare una vita più agiata in futuro?

  9. lib

    BOGAR, qui da noi o le mandi col calesse in australia o in business la musica non cambia…. ma guarda che parecchie che arrivano sono di ottima famiglia… es. kleybanova…. non e’ che son tutte poveracce quelle dell’est fidati…cioe’ per te la condicio sine qua non si arriva e’ viaggiare low cost? ok…

  10. bogar67

    lib
    ricordo un articolo dove si citava un genitore di una tennista famosa che che prima di un torneo wta negli USA portò la figlia in un quartiere esclusivo e girando per le vetrine dei negozi gli disse: vedi cara per poterti comprare questo e quello in campo devi vincere in maniera tale che con quello che ti daranno potrai scegliere ciò che desideri. Il giorno dopo la ragazza ha battuto la nr. 1 al mondo. Adesso non mi viene in mente chi era il genitore e chi era la ragazza.

    In quella storia il DENARO E’ MOLTO SPIRITUALE, in quanto la ricerca di ricchezza materiale e prestigio (le collane esposte nelle vetrine, l’ipad, i vestiti griffati, etc) non e’ fine a se stessa, ma facendo parte del disegno piu’ ampio del genitore che costituisce la ricerca di una grande e profonda preziosita’ interiore, volta al conseguimento del raggiungimento della vittoria sulla nr. 1 al mondo che nelle storia completa e realizza il processo di individualizzazione, oltre al quale ha ottenuto il raggiungimento dell’equilibrio perfetto di cioè che ha sempre cercato “la figlia una giocatrice professionista affermata e lui un genitore di una giocatrice professionista”.

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