Un’ascesa vertiginosa, fatta di corsa: Tiago Torres, dopo la vittoria al secondo turno dell’ATP 250 di Estoril 2026 contro Alejandro Tabilo per 6-4 6-4, ha ufficialmente scalato oltre 900 posizioni in classifica mondiale in un anno. Il movimento di ranking di questa settimana lo porterà sicuramente in top 340, ma con ancora una vittoria guadagnerebbe altre 70 posizioni circa.
In questo torneo di casa, a cui partecipa grazie a una wild card, non solo non ha ancora perso set, ma non ha mai neanche concesso più di 4 game all’avversario (Nikoloz Basilashvili nel primo turno, 6-4 6-2).
Perché solo adesso?
Sicuramente Torres è da inserire nella cartella dei ‘late bloomers’, ovvero chi sboccia tardi. Ma non è un caso: il portoghese ha giocato per quattro anni alla University of Texas San Antonio, prima di laurearsi e dare una chance al Tour ATP. Seguendo l’esempio di Nuno Borges, connazionale numero 47 del mondo (massimo 30 in carriera), eliminato da Roman Burruchaga questa settimana, ha deciso di completare il percorso collegiale e non affrettare l’arrivo al professionismo: come per Cameron Norrie, Francisco Cerundolo e Arthur Rindeknech tra gli altri, questa scelta consente di salire sulla giostra più maturi, strutturati, e dunque già pronti a scalare posizioni.
Corsa, concentrazione, carattere
Il 2002 di Lisbona, visto giocare sulla terra battuta, sembra uno specialista fatto e finito, e l’altezza di 175 centimetri, nel tennis attuale, è di norma uno svantaggio. Il baricentro basso e la fame nell’arrivare sulla palla creano un giocatore dal movimento eccezionale, sia lateralmente che in avanti, come dimostra nei recuperi di palla corta, e gli angoli mancini con il dritto sono possibili grazie a un top spin esasperato.
Eppure Torres, formatosi tennisticamente negli Stati Uniti, ha guadagnato la netta maggioranza dei punti sul cemento, sfruttando le opportunità di casa: 11 dei suoi ultimi 17 tornei Futures li ha giocati infatti in Portogallo, e 7 di questi erano sul veloce, dove il rovescio, giocato più vicino al campo rispetto al dritto, e la capacità di usare quell’atletismo per colpire la palla più bassa sono fattori in più.
Un gioco che è dunque vario e in grado, se in questo stato di fiducia, di affrontare una grande varietà di condizioni tecniche ed emotive, anche se la tenuta in situazioni di punteggio complicate è ancora da testare. Da un derby mancino all’altro: per raggiungere le semifinali dovrà affrontare una versione ‘senza filtri’ del proprio gioco, incarnata dal francese Hugo Gaston.