Becker su Sinner: “La sua eliminazione una delle più sorprendenti degli ultimi anni. Problema più mentale che fisico”

Marco della Calce
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Jannik Sinner - Foto Loic Baratoux/ipa-agency.net

L’eliminazione di Sinner una delle più grandi sorprese degli ultimi anni. Penso che il problema sia stato più mentale che fisico. La Federazione italiana ha fatto un grande lavoro. Ѐ iniziato tutto con la finale a Wimbledon di Berrettini. So cosa vuol dire avere il peso di un popolo sulle spalle, la sconfitta mi ha aiutato a cambiare prospettiva. Zverev ha l’occasione di vincere uno Slam, non può sbagliare”. Queste le parole di Boris Becker in un’intervista concessa al Corriere della Sera, in cui ha parlato di Jannik Sinner e del malore accusato al Roland Garros 2026, il torneo che ha visto ben tre italiani ai quarti di finale e due in semifinale, a conferma di un movimento che va oltre il numero 1 del mondo. Il tedesco, che per anni è stato portabandiera del suo paese, ha ricordato con piacere quei momenti, prima di spendere qualche parola sul connazionale e numero 3 del mondo Alexander Zverev, a pochi passi dal suo primo titolo Slam.

I problemi fisici di Sinner

La sua eliminazione è stata la più grande sorpresa degli ultimi anni” ha esordito il 6 volte campione Slam parlando del Roland Garros 2026. Un’eliminazione arrivata nel match di secondo turno contro l’argentino Juan Manuel Cerundolo, in cui l’azzurro si è trovato a servire per chiudere nel terzo set sul 5-2, prima di accusare un malore probabilmente dovuto al caldo parigino e alle fatiche di questo 2026. Becker si è espresso così a riguardo: “Solo lui conosce la verità ma, come osservatore, non posso non notare che qui a Parigi non è la prima volta che è stato male e, forse, non l’ultima. L’ho visto soffrire in semifinale a Roma, dove caldo non faceva. Incredibile, per un giocatore in forma come lui”.

Con il caldo umido, conosco il problema: ho la pelle chiara come Jannik, non siamo gente tagliata per alte temperature, ma al Roland Garros contro Cerundolo non era torrido. Ecco perché la giustificazione della defaillance fisica, da sola, non mi convince. Jannik ha i suoi misteri, ma parte tutto dalla testa: se hai dubbi, non dormi bene e poi giochi male. Forse c’è qualcosa che, mentalmente, lo disturba. Però non sono nella sua mente. Ha fatto bene ad andare a Torino a fare degli accertamenti”.

Il momento d’oro del tennis italiano

Il tedesco ha proseguito analizzando il movimento tennis tricolore che, nonostante l’eliminazione del numero 1 del mondo, al Roland Garros 2026 ha presentato tre giocatori come Flavio Cobolli, Matteo Arnaldi e Matteo Berrettini ai quarti di finale, con i primi due che si affronteranno in semifinale sul Philippe Chatrier. “C’è dietro un grande lavoro della Federazione italiana, senza dubbio. Sono stati creati molti tornei in Italia, ATP e Challenger: i ragazzi possono giocare di più grazie alle wild card, spendendo meno per le trasferte. Per me inizia tutto con Matteo Berrettini in finale a Wimbledon nel 2021: quel risultato ha abbattuto una barriera del vostro tennis, aprendo una via. Un nuovo interesse per questo sport, in Italia, è cominciato così e si è portato dietro, come effetto domino, una maggiore trasmissione dei match alla tv. Questo fattore, nella crescita di una disciplina, è un passaggio chiave: se l’esempio è efficace, i giovani rispondono”. E sull’arrivo di Sinner: “Per un giovane tennista italiano solo allenarsi con il migliore è un’esperienza trasformativa. Vedi Jannik da vicino, lo frequenti, gli parli, sogni i suoi risultati: scatta un processo emulativo e virtuoso”.

Il peso di una nazione sulle spalle

Becker per anni si è caricato il peso della sua nazione sulle spalle, portandola al doppio trionfo in Coppa Davis nel 1988 e nel 1989. L’ex numero 1 del mondo (1991) ha spiegato come è stato in grado di gestire un peso di questo tipo, passando per l’importanza della sconfitta. “Facevo meditazione, avevo una tecnica di respirazione per abbassare il battito del cuore che pratico tutt’oggi. Soprattutto, ero sostenuto dai miei affetti: la mia famiglia e Ion Tiriac, che mi faceva vedere le cose nel modo giusto. Vincere Wimbledon nell’85, a 17 anni, non è stato facile proprio per le conseguenze. Rivincerlo l’anno dopo, ancora peggio. Nell’87, sotto una pressione enorme, uscii al secondo turno con Doohan. Fu una rivelazione: avevo perso una partita di tennis e il mondo continuava a girare. Non era morto nessuno. La tempesta dentro la quale mi sentivo si fermò di colpo: da quel momento, ho cominciato a mettere le cose in prospettiva. E il mio approccio è cambiato radicalmente”.

La Germania del 2026: Alexander Zverev

Il numero 3 del mondo è a caccia del primo titolo Slam della carriera. Al Roland Garros si giocherà un posto in finale contro il ceco Jakub Mensik, autore di un torneo fino a qui fantastico. Su questa sfida e sul connazionale, Boris ha detto: “A me Mensik piace da quando ha vinto il Master 1000 di Miami battendo Djokovic. Pensavo arrivasse prima su questi palcoscenici Slam, ha avuto bisogno il suo tempo. È un combattente, ha i cinque set nelle gambe. Zverev è favorito per il titolo di Parigi, ma deve stare attento. Ho sempre pensato che potesse conquistare uno Slam anche con Jannik e Carlos in tabellone. A 29 anni, ha la maturità necessaria: è il grande favorito, questa è la sua occasione. La colga”.

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