Paolo Canè lancia un messaggio diretto a Lorenzo Musetti. L’ex tennista azzurro, oggi voce tecnica di Eurosport, ha parlato ai microfoni di Fanpage.it del momento del carrarino e della possibilità di affiancarlo in futuro, arrivando a proporsi per allenarlo gratuitamente.
Una convinzione che Canè sembra avere da tempo e che ha ribadito senza troppi giri di parole: “Musetti? Aspetto solo che mi chiami per allenarlo. Per portarlo nei primi cinque e farlo stare lì dieci anni. Sennò continuerà a fare così. È una cosa semplice, è una cosa che io sento dentro da anni. Ho un’empatia con lui a distanza. Lo sento come se fosse un mio giocatore”.
L’ex azzurro ha poi spiegato di essersi già proposto più volte, senza però riuscire a entrare concretamente nell’entourage del giocatore: “Lì vai a lottare con Tartarini e con gli altri. Io mi sono proposto varie volte”. E alla domanda sulla possibilità di ricevere un compenso è stato ancora più netto: “Voglio zero euro. Voglio lavorare con lui per una collaborazione”.
Canè ha raccontato anche un episodio avvenuto dopo le Olimpiadi di Parigi, quando ebbe modo di parlare direttamente con Musetti: “Una sera, quando lo fermai dopo le Olimpiadi due anni fa a Parigi gli dissi: ‘Ti posso parlare?’. Lui rispose: ‘Assolutamente’. ‘Ti rubo un minuto. Ti posso dare un consiglio?’. Gioca a tennis. Gioca come sai”.
È proprio questo, secondo Canè, il principale punto da cui ripartire. Musetti dovrebbe tornare a esprimere con continuità il tennis che lo ha portato ai vertici, senza allontanarsi troppo dal proprio stile: “Lui non gioca come sa. Per me è così”.
Una convinzione che Canè ribadisce anche osservando il modo in cui il carrarino interpreta alcune partite: “Quando vedi che gioca in una certa maniera è il Musetti che conosciamo. Quando sta lontano dieci metri… Ripeto: lui deve giocare come sa. Ogni singola partita, a costo anche di perdere trenta partite di fila, ma deve giocare il proprio tennis”.
Il pensiero su Djokovic
Canè ha parlato anche di Novak Djokovic e delle difficoltà fisiche mostrate dal serbo durante gli US Open. Un’analisi particolarmente schietta, come spesso accade nelle sue dichiarazioni: “Qui vado contro milioni di persone. Lui ha grande ego, è ancora un giocatore che ha bisogno dell’applauso del pubblico, in uno sport in cui è stato numero uno o tra i primi negli ultimi trent’anni. Ma la prima cosa che mi viene da pensare è: ‘Ma chi te lo fa fare?’”.
Secondo l’ex azzurro, la gestione della carriera dovrà diventare ancora più attenta, soprattutto considerando l’età e le difficoltà fisiche incontrate negli ultimi mesi: “Grande attenzione alla programmazione, giocando meno e puntando solo agli Slam che richiedono un maggiore sforzo fisico e dove è penalizzato dall’età”.
Canè ha poi aggiunto: “A New York è stata una batosta e il fatto che abbia vomitato gli fa pensare: ‘Ma veramente cosa sto facendo?’”.
Per l’ex tennista italiano, Djokovic dovrà quindi interrogarsi sul futuro e sulla possibilità di continuare a sostenere un calendario così impegnativo: “Devi veramente volerti bene per giocare”.
Le dichiarazioni di Paolo Canè arrivano dunque su due dei temi più discussi del momento: da una parte la necessità per Musetti di ritrovare il proprio tennis, dall’altra i dubbi sulla gestione del finale di carriera di Djokovic.