Diario di Bordo da Melbourne

di - 16 Gennaio 2013


(Andrea Gabrielli)

da Melbourne, Andrea Gabrielli

Con ancora il sapore e le fatiche della stagione appena conclusa sono qui a Melbourne per l’Australian Open cercando di raccontare del primo turno appena concluso: 256 incontri, la metà dei quali al meglio delle cinque partite nel primo appuntamento stagionale del Grande Slam.

Tante, tante partite, tanto caldo, tantissima gente ad incorniciare questo evento con un tifo spesso bizzarro, certamente allegro e variopinto ma mai fastidioso neanche per chi deve affrontare uno dei tanti beniamini di casa che qui moltiplicano gli sforzi attingendo a risorse tecniche, fisiche e mentali che altrove difficilmente riscono a mettere in campo. E’ sempre difficile giocare contro tennisti e tenniste australiani qui a Melbourne.

C’è da dire però che uno dei motivi per cui, nonostante la lontananza geografica del “nuovissimo mondo” dall’epicentro del circuito professionistico (sono quasi 2 i giorni di viaggio sia dall’Europa che dall’America), l’Australian Open è uno dei tornei più apprezzati sono proprio questi tifosi. Qui i giocatori vengono tutti molto volentieri perché la città e la gente sono unici. E’ piacevole passeggiare in centro città per respirare l’atmosfera rilassata di un “torneo di provincia” che fa da perfetta cornice ad un torneo del Grande slam, ogni anno più ricco e sempre magistralmente organizzato. Qui, a differenza di altrove, tutto lo staff, dal direttore del torneo all’ultima delle maestranze, passando per il personale di sicurezza, alla controlleria ed agli autisti, è estremamente cordiale, professionale e disponibile. Gli hotel ufficiali sono a soli 5 minuti di automobile da Melbourne Park (a NY ce ne vogliono 45, a Londra 40), tutti gli spazi riservati ai giocatori sono confortevoli, puliti ed eleganti, il cibo dei ristoranti giocatori è gradevole.

Tornando al tennis giocato, visto il numero di incontri, nota la mia impossibilità di essere ubiquo, considerato il numero dei meeting e la mole di lavoro da sbrigare, escludendo i match dei “miei protetti”, il tempo a disposizione è davvero poco. Per questo ho preferito concentrarmi su “poche cose, ben selezionate”, almeno per soddisfare la mia curiosità di vedere all’opera, dal vivo, JJ Janowicz (voto 8 ), JJ Jankovic (voto 8 ), in netta ripresa rispetto alla finale di Fed-Cup e finalmente sorridente anche nel players lounge (era ora!!!!).

Molta attenzione l’ho dedicata alle “new entry” nel tabellone di uno Slam. Se escludiamo le WC autoctone si tratta di giocatori e giocatrici che gli addetti ai lavori e gli appassionati più attenti conoscono da tempo.
E’ presto per parlare di conferme o di bocciature, specie nel caso di atleti molto giovani. Nel mio caso poi ci sono cose più importanti del risultato finale per valutare un giocatore. Mi riferisco all’attitudine, all’atteggiamento dentro e fuori dal campo, alla personalità, allo spirito di sacrificio ed alla capacità di soffrire durante i match e gli allenamenti. Tornando ai freddi numeri sono stato felice di non essermi sbagliato, già un paio di anni fa, nel pronosticare una brillante carriera ad Annika Beck ed a Jana Cepelova. Passare il 1 turno in uno slam non è di per se stesso così rilevante ma le 2 teenagers sembra ci abbiano preso gusto dopo Wimbledon. Viste le rispettive carte di identità non si può non dirne bene.

Ho invece perso 1 caffè col mio amico Davide Sanguinetti. Con lui è in corso una accesissima sfida all’ultimo pronostico (ne parlerò diffusamente, con risultati e clamorose gaffe, più sue che mie… nei prossimi giorni). Dopo un inizio da leccarsi i baffi, per me, ho perso la faccia quando Ashley Barty si è fatta asfaltare dal trottolino Cibulkova 36 60 61).

ll regolamento dell’Australian Open, che non prevede il tie-break nel set decisivo, ha permesso ai numerosissimi tifosi presenti di assistere al match più appasionante di tutto il primo turno. La spagnola Garbine Muguruza, dopo quasi 4 ore di pallonate, ha avuto la meglio, mio malgrado, su Magdalena Rybarikova. Già vista di persona lo scorso anno a Miami, dove grazie ad una WC (credo che al tempo fosse oltre la 600ima posizione del ranking mondiale) faceva il suo esordio nel circuito WTA, l’iberica classe 1993, che sapevo essere un osso durissimo su queste superfici (quarto turno al Sony Ericsson grazie alle vittorie su Morita, Zvonareva e Pennetta, per poi cedere alla Radwanska) ha salvato 3 match points, se ne è vista annullare 2 consecutivi per poi approfittare dei crampi di Magdalena che sullo 0-15 servizio Muguruza ha di fatto alzato bandiera bianca stringendo la mano alla sua avversaria che chiudeva 14-12. E’ stato, aldilà del risultato finale per me deludente, un match molto intenso. Interpretato in modo taticamente magistrale da Magda, con moltissimi vincenti da ambo le parti e, cosa sorprendente per un incontro femminile, con pochissimi break (solo 1 nel primo set vinto 64 da Magdalena, 2 nel secondo vinto 61 dalla Muguruza e solo 5 nel terzo set concluso 14-12 ) è stato di certo il miglior match di primo turno degli Aus Open.

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