ESCLUSIVA – Pistolesi: “Se ci fosse una corsa dei cani oggi, vincerebbe il cane di Sinner”

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Jannik Sinner - Foto David Canales SOPA_SIPA

“Se non esistesse Jannik Sinner, Lorenzo Musetti sarebbe oggi il numero uno d’Italia. Ha raggiunto il numero cinque del mondo, a un solo posto dal record storico di Adriano Panatta, ha fatto semifinale a Wimbledon e possiede uno stile strepitoso con il rovescio a una mano. Tuttavia, la natura umana è particolare: ci siamo abituati talmente bene ai successi di Jannik che tutto il resto sembra svalutato, e questo non è né giusto né sportivo. Precedentemente ho fatto una battuta che è piaciuta. Ho detto che, se adesso fanno una corsa di cani, vince il cane di Sinner, perché ormai si ha la sensazione che lui sia capace di capire e vincere qualunque cosa”. Così Claudio Pistolesi, ospite a Spazio Tennis, nella chiacchierata con il direttore Alessandro Nizegorodcew. L’ex numero 71 ATP, oggi coach di alto calibro, ha detto la sua su ciò che sta avvenendo agli Internazionali d’Italia 2026, soffermandosi ovviamente sul percorso degli italiani: da Sinner a Musetti, passando per Cobolli e Darderi.

Sinner come nessuno

Ovviamente, per il numero uno del mondo, solo parole di elogio: Sinner è una manna dal cielo anche per gli altri ragazzi, perché attira su di sé tutte le attenzioni e le critiche, lasciandoli più liberi. È un giocatore che nasce ogni 200 anni. La sua mentalità è diversa: a lui non interessa degli altri, vuole solo migliorare se stesso. Vederlo vincere quasi ‘passeggiando’ o provando nuove soluzioni in partite importanti è incredibile. Ha già battuto record di Djokovic pur essendo molto più giovane. Credo che stia usando i tornei sulla terra come Madrid e Roma come una sorta di allenamento agonistico pagato per prepararsi al meglio per Parigi. Se dovesse vincere a Roma a 50 anni da Panatta, sarebbe un momento epico per il tennis italiano.”

Il momento di Musetti

Situazione assai diversa quella che invece sta affrontando attualmente Lorenzo Musetti. Stroncato dagli infortuni, il carrarino sarà costretto a saltare il Roland Garros 2026 per una distrazione al retto femorale e uscirà probabilmente dalla Top 15 del mondo. Un momento che Pistolesi conosce bene, in cui ha trovato similitudini con quanto passato insieme a Soderling ai tempi. “Riguardo a Musetti e ai suoi infortuni, la situazione mi ricorda in parte la mia esperienza con Robin Soderling. – ha dichiarato -. Con Robin discutevamo spesso perché non si fermava mai. Andava a correre di nascosto perché sentiva l’ansia di non aver fatto abbastanza, finendo per pagarne le conseguenze nei tornei. Lorenzo soffre di infortuni ricorrenti e, pur non essendo dentro il suo team, è chiaro che va fatto qualcosa di diverso per tutelare il suo fisico“.

Il coach azzurro, è inoltre convinto che alcuni dei principali errori commessi dai tennisti siano il paragone continuo con gli altri e la ricerca estrema della perfezione: “Un errore comune è compararsi agli altri o ossessionarsi con la classifica. Soderling era terrorizzato dall’uscire dai primi quattro per paura dei sorteggi, ma alla fine conta solo il gioco e la salute. Musetti è un perfezionista dell’estetica: per lui è fondamentale l’armonia del movimento e quando trova la bellezza del gioco, vince. Questo lo rende vulnerabile se qualcosa non è perfetto, ma l’innesto di Perlas nel team è un segnale di grande intelligenza per supportarlo mentalmente”.

Cobolli e Darderi

Per Flavio Cobolli, la pressione di giocare a Roma davanti ai suoi tifosi, nella sua città, ha ancora una volta giocato un brutto scherzo. Una tensione che il romano deve cercare di trasformare quanto prima in forza: “Giocare a Roma da romano è difficilissimo: io stesso ero paralizzato dalla pressione al Foro Italico. Flavio Cobolli deve imparare a trasformare questa aspettativa in spinta. Nel ’92 io vinsi un match ormai perso solo grazie al pubblico che cantava ‘Alé-oó’ di Baglioni. Spero che Flavio trovi presto il suo ‘Alé-oó’ per giocare sollevato da terra. Ha una forza fisica e una personalità pazzesche. Arriverà il suo momento quando imparerà a isolarsi dalle distrazioni della sua città.”

Chi invece ha stupito per la sua fame e per la sua “cattiveria” agonistica è Luciano Darderi, che non è passato inosservato agli occhi di Pistolesi: “Mi impressiona per la sua fame. Anche quando viene dominato, non molla mai, come abbiamo visto contro Tommy Paul. È un ragazzo eccezionale che ha scelto con orgoglio di giocare per l’Italia. Oggi abbiamo finalmente i nostri ‘quattro moschettieri’ – Sinner, Musetti, Cobolli e Darderi – con Berrettini che fa da figura protettiva per tutti loro”.

Il tennis come cura al razzismo

Il coach romano ha poi raccontato un aneddoto particolare della sua vita, che descrive uno dei lati più belli che il tennis e lo sport nascondono. Un’esperienza di vita risalente al suo lavoro con Takao Suzuki, con cui ha collaborato per quasi 16 anni. Un ricordo che evidenzia il tennis come cura naturale e antidoto contro razzismo e discriminazione: La mia esperienza in Giappone con Takao Suzuki mi ha insegnato che il viaggio è l’università della vita.  All’inizio è stata dura, gli ho persino insegnato l’inglese con l’accento romano, e lui ha assorbito la nostra cultura, imparando concetti come il ‘rilassarsi’. Io, d’altra parte, ho imparato la puntualità giapponese. Questo dimostra che il tennis è un antidoto contro il razzismo: ti costringe a conoscere culture diverse e a capire che nessuno è meglio o peggio, siamo solo diversi. Attraverso il gioco, diventiamo tutti amici e fratelli”.

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