Francesca e Parigi. Cuori forti e luoghi magici

di - 28 Maggio 2015

schiavo22

di Federico Mariani

Luoghi magici e cuori forti. Ci sono luoghi magici, fatati, che ingannano il tempo ed eludono la logica. Ci sono cuori forti che si ribellano alla carta d’identità e tornano a ruggire oggi più che mai, oggi più di ieri.

C’è Francesca Schiavone che oggi scrive un’altra piccola ma grande pagina della sua storia parigina, una storia d’amore che non vuole finire. A meno di un mese dalla trentacinquesima candelina sulla torta, l’eterna ragazza di Milano batte Svetlana Kuznetsova per 10-8 al terzo set dopo tre ore e cinquantaquattro minuti di feroce, ma al tempo stesso sublime, lotta.

C’è l’anima di Francesca in questa partita. C’è sofferenza, rabbia, delusione, gioia. C’è talento, un fiume di talento ed alla fine ci sono le lacrime che solcano il viso e che hanno il soave retrogusto della rivalsa. L’azzurra viene a capo di un match semplicemente pazzesco: dopo aver perso un primo set-thriller da 85 minuti incassato per tredici punti ad undici al tie break dalla russa, dopo aver recuperato un break di svantaggio nel secondo set ed esserselo aggiudicato per 7-5, dopo essere sopravvissuta a cinque turni di battuta in cui Kuznetsova ha servito per il match, dopo aver salvato un matchpoint trionfa Francesca.

A rubare l’occhio, tuttavia, non sono solo le quasi quattro ore di vibrante pathos, ma soprattutto l’eccelso livello tenuto da due meravigliose interpreti che a Parigi si sono scambiate la corona a cavallo tra il 2009 ed il 2010 e che, molto probabilmente, avrebbero meritato maggiore considerazione del campo numero 2 come invece deciso dagli organizzatori dalla memoria un po’ troppo corta. A proposito di memoria, è francamente incredibile come la memoria della campionessa unita al prestigio del Roland Garros abbiano rivitalizzato Schiavone donandole nuova linfa. L’azzurra, infatti, ha approcciato il torneo a fari spenti e ruote sgonfie con un ranking che la vede ad una manciata di posizioni dall’uscire dalla top-100 (numero 92) ed un ruolino di marcia a dir poco sconfortante con una sola vittoria nelle ultime otto uscite. Con l’approdo a Parigi, però, tutto si resetta ed ecco che Schiavone batte all’esordio la Wang rimontando un set ed uno svantaggio di 1-3 nel terzo, supera oggi Kuznetsova e si proietta al terzo turno dove la attende la rumena Mitu, di undici anni più giovane, con buone chance di tornare in ottavi di finale per un risultato tanto insperato quanto incredibile.

In conferenza stampa una raggiante Schiavone ha confermato il particolare feeling che inevitabilmente la lega a Bois de Boulogne: ” ogni momento al Roland Garros lo sento come un regalo. E voglio viverlo così. Provando a continuare la mia strada ancora oltre”. Analizzando il match appena concluso, la Leonessa ha indicato nel rovescio lungolinea la vera chiave della disputa aggiungendo di essere consapevole di dover condurre il gioco per non essere schiacciata dai vincenti di Kuznetsova. La milanese chiude il confronto coi giornalisti commuovendosi di nuovo: ”nei momenti negativi sei lì che lotti, lotti, ma alla fine quando sembra che la montagna sia stata scalata, cadi giù. Poi riprovi, arrivi quasi in cima e ricadi giù. Come ho fatto oggi a vincere? Ho raggiunto la vetta, ho fatto quello step in più che serviva”.

Quest’ultima frase trasuda l’anima di Francesca, una donna di 35 anni che ha dato e preso tutto dal tennis, che non smette di lottare giorno dopo giorno sul campo da tennis. Lo stesso da oltre tre lustri, lo stesso che le ha regalato uno storico Slam e la quarta posizione mondiale, lo stesso che l’ha portata a disputare 59 Major consecutivi e diventare una delle italiane più forti di sempre. Dal successo parigino di cinque anni fa sono arrivate più sconfitte che gioie, più delusioni che trionfi come, del resto, era inevitabile perché combattere col tempo e vincere è proibito a tutti, anche ai campioni. Ci sono, però, luoghi magici e cuori forti. A Parigi il tempo si ferma ed il cuore batte più forte. A Parigi Schiavone può eludere la logica dell’età e prendersi ancora piccole ma sempiterne gioie. Merci Francescà! 

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