Kyle Edmund, la nuova stella inglese

di - 1 Febbraio 2015

 

edmund

di Fabio Valente

Anche tra le nuvole del più plumbeo e terso cielo inglese può farsi strada un raggio di luce, soprattutto se questo è da tempo atteso ed invocato. E’ quanto pare dimostrare, tennisticamente parlando, la storia del ventenne britannico Kyle Edmund, fresco vincitore del suo primo torneo a livello Challenger in quel di Hong Kong dopo una lunga trafila di allori e affermazioni tra competizioni futures e juniores negli anni trascorsi.

La vittoria di domenica per 6-1, 6-2 contro Tatsuma Ito (numero 87 al mondo) in finale a Hong Kong è la ciliegina sulla torta di un torneo giocato sì senza l’opprimente fardello di favorito della vigilia, ma tuttavia sempre all’attacco e senza sbavature, nel quale il coriaceo ginger-boy (dal colorito biondo-fulvo dei capelli) non ha ceduto neppure un set, annullando avversari del calibro di Radu Albot, Matthew Ebden, Saketh Myneni, Yoshihito Nishioka e lo stesso Ito.

Il Challenger asiatico rappresenta così il perfetto coronamento della crescita tecnico-fisico-tattica del promettente giovane inglese, il cui profilo fa ora già capolino nella top 150 del tennis mondiale, a vent’anni appena compiuti.

Nato in Sudafrica nel 1995 ma stabilitosi soli tre anni più tardi in Inghilterra, Kyle ha da subito dedicato anima e corpo al tennis, assistito passo dopo passo dai genitori. Destro, dotato di un rovescio bimane e di un fisico piuttosto solido, Kyle ha fatto in modo che i risultati non tardassero a giungere: già nel 2011 il nativo di Johannesburg ha raggiunto le semifinali degli US Open juniores, cedendo solamente al ceco Jiri Vesely. I due anni seguenti hanno poi regalato all’inglese importanti affermazioni in doppio (a fianco del coetaneo portoghese Frederico Ferreira Silva) nei prestigiosi French Open e US Open, sempre categoria junior, ponendolo con altalenante rapidità sotto il vigile occhio dei media.

Salito fino alla posizione numero 8 del ranking riservato ai giovani grazie ai quarti ed alle semifinali raggiunti in singolare in tutti e quattro gli junior Slam, Kyle Edmund ha iniziato ad imporsi anche a livello futures, conquistando tra la fine del 2012 e le prime settimane del 2014 i vari Birmingham, Orange Park, Bolzano, Sunrise, Zagabria ed affinando la propria mobilità durante il gioco.

Capace di vincere tanto sul veloce quanto di ben figurare sulla terra battuta, Kyle si è meritato nell’estate 2013 la possibilità di iniziare a misurarsi con le difficoltà del circuito ATP grazie a wild-cards concessegli per il Queen’s di Londra e per il successivo torneo ATP 250 di Eastbourne. E’ stato l’anno seguente, visti i progressivi miglioramenti, che Kyle Edmund si è visto convocato dal team inglese di Davis Cup come terzo singolarista, riserva di Andy Murray e James Ward per la sfida contro gli Stati Uniti. La seconda metà del 2014 è stata interamente spesa infine per acquisire esperienza: spiccano infatti le numerose partecipazioni Challenger accompagnate dalle rinnovate presenze a Eastbourne e Wimbledon, tornei in cui si è ambedue le volte fermato al primo turno.

Nonostante un finale di stagione piuttosto travagliato, condito dal divorzio dal coach Greg Rusedski a fine ottobre, dopo cinque sconfitte consecutive al primo turno, che ha lasciato il ruolo di co Kyle ha saputo in questo 2015 rialzare la testa e rimboccarsi le maniche con la tenacia e lo spirito di sacrificio che lo contraddistinguono. Seppur ancora giovane, il “miglior giovane prospetto tennistico britannico”, come ha scritto il Telegraph, ha le idee piuttosto chiare su quale sarà il suo futuro.

Dai più importanti addetti ai lavori sino agli occasionali tifosi d’oltremanica, la stagione corrente è vista come la possibile rampa di lancio per la concreta e duratura consacrazione di Kyle Edmund nel tennis che conta, a continuazione di una parabola di crescita costante iniziata ormai da anni. In molti si domandano infatti dove possa arrivare il giovane britannico e soprattutto se i risultati conseguiti sino ad ora non siano solamente un fuoco di paglia destinato ad illudere. L’Inghilterra attende da troppo tempo una figura di rilievo che possa affiancare Andy Murray negli impegni nazionali di Coppa Davis e allo stesso tempo fornire un eventuale ricambio generazionale negli anni a venire.

La speranza inglese di portare un giovane ad alti livelli non passa infatti per i vari Cox, Corrie, Smethurst, Evans, ancora acerbi o scostanti, e neppure per James Ward, emblematica e non più troppo giovane figura della meteora in bilico tra successo ed ennesima delusione. Sarà Kyle Edmund la risposta all’invocazione del popolo della Regina?

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