Nastase sulla rivalità Sincaraz: “Jannik è il migliore, ma io sono innamorato di Carlos”

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Carlos Alcaraz e Jannik Sinner - Foto Dubreuil Corinne ABACA

“L’Italia mi ha accolto quando ho iniziato la carriera da professionista, Panatta e Bertolucci sono cari amici. È vero, quando giocavo a Roma contro un italiano mi tiravano i panini, ma io li raccoglievo e li mangiavo. Oppure le monetine, e me le mettevo in tasca. In fondo, credo mi apprezzassero per quello che ero. Insomma, alla fine volevano che facessi il film. Ecco, se dovessi cambiare qualcosa nel tennis di oggi, lascerei i giocatori più liberi di esprimersi. Come facevo io”. Con il suo solito e consueto fare scherzoso, Ilie Nastase ricorda il Bel Paese nell’intervista concessa a “La Gazzetta dello Sport”. Una carriera ricca di successi, impreziosita da due Slam (US Open 1972 e Roland Garros 1973) e ben cinque Finals. 40 settimane alla posizione numero 1 del mondo, raggiunta nell’agosto del 1973, che hanno incoronato “Nasty”, soprannome che ben si addice al suo carisma e indole, come il miglior tennista romeno di sempre.

Gli 80 anni e il primo posto nel ranking

Il 19 luglio ha soffiato 80 candeline e, nella sua lunga vita, sportiva e non, di rimpianti non ce ne sono: Sono felice, perché nella vita ho fatto quello che mi piaceva di più. E poi c’è una cosa che nessuno potrà togliermi: sono stato il primo numero uno della classifica quando è stato introdotto il ranking computerizzato, anche se io ho sempre giocato per divertirmi. È vero, nel 1973 ero sicuramente il più forte del mondo, però non inseguivo a tutti i costi il primato. Per questo non ho rimpianti”.

L’elogio a Sinner e Alcaraz

L’ex numero 1 del mondo ha poi detto la sua su quanto successo a Jannik Sinner al Roland Garros e della sua rinascita a Wimbledon: “Bisognerebbe essere nella sua testa per capire cos’è successo al Roland Garros. Però la sua carriera parla per lui: quando è andato in difficoltà, poi ne è riemerso più forte. In questo momento è il migliore e credo che, rispetto agli altri, abbia una qualità che lo rende davvero diverso: la straordinaria solidità mentale. E poi sono impressionato dai suoi miglioramenti al servizio: ormai è un battitore fenomenale”.

E non poteva ovviamente mancare anche il parere sul rivale Carlos Alcaraz, di cui Nastase è perdutamente innamorato: “Io sono innamorato di Alcaraz. Non è soltanto una questione di stile di gioco, mi piace perché ha sempre il sorriso sulle labbra, qualunque cosa sia successa in campo. È l’esempio più bello di cosa voglia dire amare il proprio sport. Anche adesso mi avvicinano i genitori di ragazzi che giocano a tennis e mi dicono: “siamo contenti perché ai nostri figli piace”. E io rispondo: “Se a loro piace e basta, probabilmente non diventeranno campioni. Devono amarlo, allora forse potranno costruire qualcosa”.”

Una rivalità, quella dei prodigi del nuovo millennio, che anima ancor di più la bellezza del tennis: “I grandi duelli sono l’essenza dello sport. Sinner e Alcaraz hanno dimostrato che il tennis è sempre in grado di andare oltre se stesso e di proporre personaggi sempre nuovi”.

Il rimpianto della Coppa Davis

Nessun rimpianto nella sua carriera. Ma Ilie il macigno sulle spalle di non essere mai riuscito nella conquista della Coppa Davis non se lo è mai scrollato di dosso: “La Romania eravamo io e Tiriac. E basta. Gli Stati Uniti, che ci hanno battuto tutte e tre le volte, potevano mettere in campo cinque squadre. E poi, nelle prime due occasioni, nel 1969 e nel 1971, c’era ancora il Challenge Round, quindi andavi a giocare in casa dei campioni in carica, che erano già direttamente qualificati”.

Nel 1972 la Romania giocò la finale e Nastase venne criticato di non essere al top della forma. “Ero reduce da un viaggio lunghissimo in America, perché allora, per guadagnare bene, dovevi giocare tanti tornei” — afferma l’ex tennista romeno —. Ma troncai subito la discussione: se non fosse stato per me e le mie vittorie nei turni precedenti, non sarebbe mai arrivato in finale”.

Il boicottaggio dei giocatori e il futuro del doppio

Infine, si è poi esposto sui temi caldi del circuito nell’ultimo periodo. Primo su tutti, il boicottaggio dei giocatori per la suddivisione del montepremi negli Slam: “Hanno ragione, senza i giocatori non esisterebbe lo show ed è giusto che debbano avere un riconoscimento economico maggiore. Il tennis è diventato uno sport popolare in tutto il mondo e attira grandi sponsor, perciò il business deve per forza coinvolgere i giocatori. Se pensa che, prima di noi, fenomeni come Laver e Rosewall giocavano gratis… E infatti sono passati al professionismo. Poi i più forti della mia generazione hanno creato l’Atp e abbiamo cominciato a guadagnare buone cifre. Ma forse è stato meglio che ai miei tempi non girassero troppi soldi: li avrei spesi tutti in multe”.

Senza dimenticare, poi, l’indiscrezione, poi confermata, per la quale l’ATP starebbe considerando di abolire i tornei in doppio. E pensare che uno come Ilie volteggiava in campo con un gigante come Jimmy Connors. “Quando arrivai sul circuito, chiesi consiglio a Roy Emerson su cosa dovessi fare per allenarmi al meglio. Lui mi rispose che avrei dovuto semplicemente giocare singolare, doppio e doppio misto. E lo seguii alla lettera — continua Nastase in chiosa —. Capisco che non si possa più fare, ma cercherei qualche soluzione. Comunque, Connors ed io giocavamo il doppio senza allenarci mai insieme: lo facevo impazzire, gli giocavo le palle corte, lui perdeva e si arrabbiava. “Ilie, se mi alleno con te mi sembra di essere scarso”: e andava su un altro campo”.

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