La storia infinita di Kimiko Date

di - 2 Ottobre 2016
Kimiko Date - Foto Ray Giubilo

L’annuncio dato da Kimiko Date durante un’intervista qualche giorno fa ha dell’incredibile, qualcosa di sorprendente e impensabile che ha lasciato positivamente interdetti e sbalorditi numerosi appassionati. Spente da poco le 46 candeline, Kimiko ha annunciato che la sua carriera ancora non è finita e dal 2017 la vedremo nuovamente in campo. Gennaio rappresenta per Kimiko il terzo inizio, la terza fase di quella che più che carriera è giusto chiamare storia.

Kimiko nasce il 28 settembre 1970 a Kyoto, in Giappone. La sua carriera tennistica inizia a 6 anni, nel 1988 debutta per la prima volta nel circuito ITF e nel 1989 esordisce anche nel circuito WTA, ma è nel 1990 che il suo nome comincia ad emergere grazie ai primi ottavi di finale raggiunti a livello Slam a Melbourne, dove si ferma solo davanti alla Sukova. Il gioco della nipponica è conforme agli anni Novanta, caratterizzato da palle senza rotazione, ricerca di angoli stretti per prendere campo e concludere se necessario a rete. Indubbiamente questo tipo di gioco risulta anomalo oggigiorno, una vera mosca bianca tra tante giocatrici che basano tutto sui fondamentali da fondo campo e sul servizio.

Nel 1991 Kimiko raggiunge la prima finale in carriera a Los Angeles, dove tra le altre batte Gabriela Sabatini per la prima volta in carriera. Per il primo titolo invece bisogna aspettare l’anno successivo, quando la nipponica vince il Japan Open, torneo che le sarà sempre caro. Raggiunge anche la semifinale a Tokio, dove batte Arantxa Sanchez Vicario. Nei due anni seguenti si conferma ancora la campionessa del Japan Open, e riesce a raggiungere anche le fasi finali dei due tornei Slam su cemento: nel 1993 i quarti di finale a New York e nel 1994 la semifinale all’Australian Open. Nel 1995 è ormai una top player, ed è questo il suo miglior anno; raggiunge la finale a Key Biscayne, i quarti di finale a Wimbledon e la semifinale al Roland Garros. Nel 1996 vince nuovamente a Tokio, raggiunge la semifinale a Wimbledon –dove perde una storica partita combattuta in due giorni contro Steffi Graf- e vince il torneo WTA di San Diego. Raggiunge anche le 200 vittorie in carriera e il Tour Championship di fine anno; proprio qui, dopo la partita di secondo turno persa contro Martina Hingis, Kimiko annuncia il suo ritiro dalle competizioni. La nipponica ha appena 26 anni e il suo ritiro coglie di sorpresa il mondo del tennis. Sono anni di silenzio quelli che seguono, durante i quali l’ex n. 5 al mondo si dedica alla sua compagnia in Giappone e alla famiglia; nel 2001 infatti Kimiko sposa il pilota automobilistico Michael Krumm , del quale assume il cognome che aggiunge al suo. Sono ben 12 gli anni lontana dal campo, anni in cui la giapponese a stento prende in mano la racchetta, ma senza perdere la forma fisica che sempre l’ha caratterizzata nello sport tanto amato. Ed è appunto l’amore che la lega al campo a farla tornare in attività, con un ritorno inaspettato quanto il prematuro ritiro anni prima. E’ il 2008 e Kimiko Date-Krumm ha 37 anni, età che le farà a breve infrangere numerosi record di longevità. Nel primo ITF giocato Kimiko batte la numero 80 al mondo Nakamura e raggiunge la finale, persa contro la thailandese Tanasugarn, ma il resto dell’anno le regale diversi sigilli a livello ITF e il ritorno, seppur in sordina, a livello WTA. Nel 2009 Kimiko usufruisce di diverse wildcards che le permettono di accedere ai main draws WTA, tra cui Wimbledon, dove esce di scena in tre set contro una giovane Wozniacki in crescita. È anche l’anno in cui torna a sollevare un trofeo nel circuito maggiore, con la vittoria a Seoul, dove batte tra le altre giocatrici di alto livello come Kleybanova, Hantuchova e Kirilenko per poi superare in finale l’iberica Anabel Medina Garrigues; solo Billie Jean King in precedenza aveva vinto un torneo WTA ad età più avanzata (39 anni, 7 mesi, 23 giorni). Viene dotata di una wildcard anche per il masterino di Bali, dove supera la fase a gironi e perde in semifinale contro Marion Bartoli. Nelle prime settimane del 2010 supera due top20, Virginie Razzano e Nadia Petrova, e arriva ad un passo dal battere Victoria Azarenka, top10. Al Roland Garros batte Dinara Safina, numero 9 del mondo ed ex numero 1 del circuito, vittoria che ripete a Stanford, diventando la giocatrice più anziana a battere una top10 e ad essere nelle top50. In autunno riesce anche nell’impresa di battere Maria Sharapova al Toray Pan Pacific Open, dove poi si ferma ai quarti di finale. Sempre in Giappone, ma ad Osaka, raggiunge la finale battendo tra le altre Samantha Stosur, n.8 del mondo, ma perdendo nella finale più vecchia del circuito da Tamarine Tanasugarn, con un’età complessiva in campo di 73 anni (40 la nipponica e 33 la thailandese). Per il secondo anno consecutivo viene accreditata di una wildcard per il torneo di fine anno di Bali, dove batte Na Li, perde in semifinale dalla serba Ivanovic ma vince poi la partita per il terzo posto contro Daniela Hantuchova. Il torneo le vale il best ranking di questa seconda carriera, al n.46, anche se chiude poi la stagione appena fuori dalle prime 50.

Dal 2011 cominciano le difficoltà a livello WTA, tanto che nei primi mesi Kimiko raccoglie pochissime vittorie. A Wimbledon gioca una grande partita al secondo turno contro Venus Williams, persa 8-6 al terzo set, ma che dimostra la caparbietà fisica e mentale di una giocatrice di 40 anni che riesce a tener testa alla potenza straripante dell’americana plurivincitrice a Londra. Qualche settimana dopo un infortunio alla mano sinistra a seguito di una caduta nella vasca da bagno la costringe a saltare diverse settimane e a rientrare direttamente agli US Open, dove viene eliminata al primo turno. La classifica risente inevitabilmente delle tante sconfitte della stagione e la vede crollare al 144esimo posto. Con umiltà, Kimiko passa dal centrale di Wimbledon gremito di tifosi ai piccoli tornei ITF, scelta che la premia e, grazie ad una vittoria e due finali, la nipponica può finire l’anno ancora nelle prime 100 giocatrici al mondo all’età di 41 anni. Il 2012 inizia con una vittoria in un ITF da $50.000 battendo in finale una giovane Timea Babos, ma i risultati a livello WTA continuano a mancare e questo vale per quasi tutta la stagione, tanto che la maggior parte dei tornei disputati sono ITF. Chiude la stagione al n.99, senza brillare. Il 2013 invece la rivede più presente nel circuito maggiore a partire dagli Australian Open, dove la giapponese batte Nadia Petrova (n.12) e l’israeliana Peer, raggiungendo quindi uno storico terzo turno e battendo il record di giocatrice più anziana a vincere una partita nello Slam australiano. Anche a Wimbledon raggiunge il terzo turno dove trova Serena Williams; la partita finisce nettamente a favore dell’americana, che ammette però di aver avuto paura ricordando il match giocato dalla Date due anni prima contro la sorella maggiore Venus. Conclude l’anno al n.54, ma a dicembre scende di circa venti posizione a causa dei punti in uscita nei tornei minori giocati l’anno precedente. La stagione seguente non ha grandi acuti ma la vede raggiungere buoni risultati a livello International con la semifinale a Monterrey e i quarti a Pattaya e a Birmingham. Raggiunge in doppio la semifinale allo US Open, salendo al n.33 del mondo in specialità, suo best ranking. Nel 2015 rimedia diverse sconfitte a livello WTA e per tornare a vincere più partite consecutive gioca dei tornei ITF. Vince poi qualche partita nel circuito maggiore in autunno e conclude l’anno appena dentro alle prime 150 giocatrici.

A fine gennaio del 2016 però arriva purtroppo la brutta notizia, comunicata direttamente da Kimiko tramite internet: la necessità di un’operazione endoscopica al ginocchio sinistro, che la terrà ovviamente fuori dal circuito per diversi mesi e che non assicura una guarigione completa. Nonostante non sia certo appunto di non aver più dolore e di essere sicuri di poter tornare ad allenarsi, la nipponica afferma “voglio scommettere su questa possibilità” e dà appuntamento a tutti i tifosi in campo una volta finita la riabilitazione. Una tale affermazione a 45 anni è straordinaria, ma da una giocatrice che dopo così tanti anni compete con passione nel circuito in fondo ce lo si poteva aspettare. Ma si sa, tra il dire e il fare, nel caso di Kimiko, c’è di mezzo un’operazione importante il cui esito non è così scontato, e non tutti i tifosi sono sicuri di rivederla in campo ai livelli che le competono. L’operazione ha luogo in aprile, ma è a settembre, pochi giorni prima del suo 46esimo compleanno, che Kimiko Date –e non più Krumm, a causa del divorzio dal marito- si conferma eroina dello sport, annunciando un ritorno che non ha eguali nel mondo del tennis e che la vede pronta a rompere nuovamente record su record nel 2017. Ai giornalisti spiega che l’operazione ha bisogno di circa un anno per riprendersi al 100%, ma le cose stanno andando bene e potremmo rivederla già nei primi mesi del 2017. Indubbiamente sarà necessario capire quanto l’infortunio abbia influito sulla sua forma fisica, essendo il suo gioco basato su una grande atleticità, ma nel caso in cui i suoi trucchi contro il tempo (sollevamento pesi, dieta giapponese, the verde e molte ore di sonno) le permetteranno di restare in forma e di tornare ad allenarsi con costanza, allora senza dubbi la vedremo ancora protagonista a livello WTA.

Ricordiamo che dal ritorno del 2008 Kimiko ha battuto Maria Sharapova, Na Li, Sabine Lisicki, Garbine Muguruza, Maria Kirilenko, Daniela Hantuchova, Samantha Stosur, Nadia Petrova e molte altre. Ha raggiunto il terzo turno a livello slam a Melbourne e a Wimbledon, ha vinto un torneo WTA International, ha raggiunto la posizione n.46 in singolare e la n.28 in doppio e ha migliorato molti record di longevità del passato.

Se è riuscita a fare tutto questo fino a 45 anni, perché non riprovarci a 46? Il mondo del tennis non può che tifare per lei.

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