Tomic, stavolta fai sul serio?

di - 23 Gennaio 2015

tomic interno flu

di Giorgio Giosuè Perri

Strano mondo, strano mondo quello del tennis. Nel corso degli anni abbiamo assistito a storie più o meno curiose o parallelamente tristi, grandi exploit trasformatisi poi in certezze, fuochi di paglia autodistruttivi la maggior parte delle volte. A destare ancora sospetto e mistero è un caso assolutamente indefinibile, rappresentato da quello che ad oggi è uno dei talenti più inespressi del tennis mondiale: parliamo di Bernard Tomic. Dopo la buona impressione fatta a Brisbane e Sidney e i tre turni superati a Melbourne, si arriva alla domanda che, da troppi anni a questa parte, a fine gennaio è diventata una prerogativa: c’è o ci fa?

SI, perchè se andiamo ad analizzare le stagioni da professionista in generale del ventiduenne originario di Stoccarda, noteremo con gran sorpresa quanto i migliori risultati siano arrivati in concomitanza delle prime quattro settimane dell’anno, ovvero in Australia. Certo, di storia recente va aggiunta la vittoria a Bogotà lo scorso anno, ma il seguito a quella prestazione fu praticamente nullo. Nel 2008 fa il suo esordio nello Slam di casa, ma partendo dalle qualificazioni ed arrendendosi al secondo turno. L’anno successivo, in un certo senso, è quello della svolta; il tabellone (questa volta principale) gli propone Potito Starace, e Tomic senza risentire assolutamente della pressione, spazza in quattro set l’azzurro con una prestazione più che convincente. Ora, avete presente Donald Young? Il nuovo Sampras? O Gianni Mina, definito erede dei vari Monfils e Tsonga? Assodando che la necessità di dover trovare l’erede di un giocatore ancora in attività risulta cosa quanto mai buffa – per fare un excursus musicale, Bruce Springsteen nel 1972 era considerato erede di Dylan quando quest’ultimo aveva appena trentadue anni – mettere pressione ad un giocatore di 17 anni è risaputamente cosa sbagliata, e di casi simili nel mondo del tennis se ne possono citare a centinaia. Bernard Tomic, appunto, è uno di quelli. Dal 2010 è iniziato il suo calviario: bene se non benissimo in Australia, il nulla cosmico nel resto della stagione. Qualche sprazzo, appunto, due titoli ATP, i quarti di finale a Wimbledon nel 2012, ma tante sconfitte, tanti litigi (soprattutto col padre) tanto personale cambiato, tanta sfiducia. Insomma, un sali/scendi che ha messo in cattiva luce le indubbie capacità tecniche di un tennista che una volta più che mai, questa settimana, ha dimostrato di potersi battere a livelli altissimi. In un certo senso, la vittoria arrivata con Sam Groth è stata la prova del nove che un po’ tutti i tifosi aspettavano, quella scintilla che facesse ricominciare a far sognare un pubblico che tra Kyrgios e Kokkinakis, ha tutto il diritto di sperare in un futuro roseo.

Il problema di fondo, in ogni caso, è lo stesso Tomic. Sarebbe da ipocriti dire che il giocatore ha tentato di fare qualcosa per fermare l’ecatombe degli ultimi anni, dalla collezione di primi turni alla sconfitta in 27 minuti contro Nieminen. Le prestazioni in Australia, di solito, non hanno mai fatto esaltare più di tanto addetti ai lavori e tifosi per una propensione di Tomic ad “illudere” le aspettative. Quest’anno, però, qualcosa sembra essere cambiato, qualcosa sembra essersi mosso. In primo luogo, dal punto di vista mentale, visto che più volte contro avversari ostici e stato capace di mantenere la calma e di uscirne da campione. In secondo luogo, dal punto di vista tennistico, vista la facilità con cui ha ricominciato a spingere con il dritto e a piazzare vincenti con il rovescio.

Un gioco senz’altro atipico quello dell’Australiano, che alla vigilia del quarto turno (eguagliato il miglior risultato a Melbourne) contro Berdych si prepara ad affrontare prima dell’avversario, se stesso. Un punto di partenza che potrebbe rappresentare un nuovo inizio, una nuova carriera, una nuova storia. Naturalmente c’è da capire quanto questo discorso possa valere, essendo inizio stagione, soprattutto considerando che Tomic in quanto a continuità non potrà mai essere un mostro e aggiungendo i noti problemi in Europa e specialmente sulle superfici lente. Di sicuro c’è che sarebbe bello poter vedere l’Australiano andare avanti e prendersi le posizioni che gli spettano, perchè se il tennis fosse uno sport di solo divertimento, lui sarebbe tra i primi al mondo.

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