Non è mai stata realmente nota l’entità dell’infortunio al polso destro di Carlos Alcaraz. Una cosa, però, è certa: dopo l’annuncio della mancata partecipazione sia all’ATP 500 del Queen’s sia a Wimbledon, la lesione appare più grave del previsto.
In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Claudio Zimaglia, fisioterapista e osteopata di riferimento nel mondo del tennis — prima nel team di Sinner, oggi collaboratore di Djokovic — ha cercato di fare chiarezza sulle voci che circolano intorno al problema del campione spagnolo.
“Già nel 2024 Carlos aveva mostrato segnali di fragilità con un edema al muscolo pronatore dell’avambraccio destro, struttura collegata al polso — afferma Zimaglia —. Ha un diritto estremamente esplosivo, con grande velocità di braccio e un uso marcato del polso per generare angoli molto stretti. Questa “frustata” ripetuta, combinata con l’utilizzo di corde piuttosto rigide, crea uno stress meccanico continuo che, nel tempo, può diventare difficile da sostenere per i tendini“.
Per il numero 2 del mondo si teme una possibile condizione infiammatoria di tenosinovite: “È una patologia che coinvolge il tendine e la membrana che lo riveste, consentendone lo scorrimento. In condizioni normali, il tendine scorre senza attrito, come un cavo in una guaina lubrificata. Quando si sviluppa l’infiammazione, la guaina si gonfia, aumenta l’attrito e provoca dolore durante il movimento. Se la situazione persiste, la guaina può restringersi fino a “strozzare” il tendine“.
La principale causa dell’infortunio sarebbe stata individuata nel suo stile di gioco aggressivo e nell’elevata rotazione dei colpi: “Ore di gioco e gesti ripetitivi senza un adeguato recupero, attrito eccessivo legato a rotazioni estreme, microtraumi da impatto e vibrazioni: anche la risposta della racchetta può irritare la membrana sinoviale”.