Diario di Bordo da Londra 2012

di - 27 Luglio 2012


(Piazzetta londinese “invasa” da bandiere olimpiche)

da Londra, Alessandro Nizegorodcew

Sveglia ore 7.40 ma il sonno è stato ben poco. Troppe le cose da organizzare per la partenza, troppi pensieri, troppo tutto. Tra poco ora si parte per Londra, direzione Olimpiade. Speranze tante, certezze nessuna. Alle 8.55 sono pronto ad uscire di casa, Virginia è pronta ad accompagnarmi. Inserisco l’allarme e la Ford Ka Giallo/Verde (nessuna ha mai capito quale sia il vero colore) della mia ragazza sfreccia tra le strade di Balduina. Dopo 15 minuti il classico imprevisto che mai dovrebbe verificarsi in giornate come questa: l’allarme di casa inizia a suonare, vengo avvertito tramite cellulare, e sono costretto a tornare indietro. Salgo di corsa, tolgo l’allarme e torno giù. Si riparte, con 25 minuti di ritardo! Nonostante questo riusciamo ad arrivare, scendo e incontro il compagno di avventure a Londra 2012 Matteo Torrioli. Radio Manà Manà Sport si è affidata a noi, avranno fatto bene?!

L’aereo non parte. Siamo in coda da 40 minuti e tutti ci passano davanti, persino Blu Panorama (qualcuno seduto accanto a noi esclama: “Ma nun era fallita!?”). Partiamo con grande ritardo, ma arriviamo con poco ritardo, recuperando in volo. Da segnalare durante il volo: 1) il freddo gelido provato grazie alla British Airways che sentitamente ringraziamo 2) la quantità innumerevoli di interpreti e traduttrici presenti sull’aereo 3) il panino con pollo e sala indefinibile chiamata “maionese” per non saper né leggere né scrivere ingurgitato da Torrioli (io avevo comprato un “Camogli” in aeroporto) 4) una signora vestita con soli abiti griffati “Londra 2012”: allenatrice o mitomane? 5) l’immagine del Giglio dall’alto, con evidente presenza della Costa Concordia (foto un po’ da giapponese malato, però devo dire che la condivido con voi perché mi ha fatto un certo effetto).

Pochi controlli asfissianti (che ci aspettavamo) e una discreta gentilezza da parte degli inservienti (che non ci aspettavamo). Saliamo in macchina e il tassista inizia a raccontarci di come ha comprato i biglietti per gli eventi (storia che racconterà Torrioli in un suo successivo Diario di Bordo). Arriviamo a casa di mio cugino Piero. Prendo le chiavi, poso la valigia e ci sediamo 3 minuti sui divani. La regola la conoscete tutti: se dopo una giornata faticosa ti siedi per più di 5 minuti il danno è fatto e il sonno ti coglie quando meno te lo aspetti. Ci alziamo e usciamo: mille cose da fare, ma prima una meritatissima Becks in un Pub molto bello con cortile interno e un barista di Alessandria (non vi è luogo a Londra dove non lavori un italiano, ricordatelo sempre!).

Compriamo la Oyster Card e in metro raggiungiamo Westminster, dove sono sia il Media Centre che Casa Italia. Usciamo e… beh… Il Big Ben in una giornata di sole fa sempre la sua sporca figura. Troviamo il Media Centre (nonostante il poliziotto in piedi lì davanti non lo conoscesse) ed entriamo. Tutti ragazzi giovani e tutti cordialissimi, quasi fastidiosi per noi italiani abituati ad essere trattati a pesci in faccia. Ritiriamo l’accredito e, grazie ad un paio di ragazze, capiamo come funzione il centro, cosa possiamo e non possiamo fare e soprattutto dove lo possiamo e non possiamo fare. C’è anche il cocktail di accoglienza, sarà una cosa leggera. Cos’è?? Gin! Non esattamente leggerissimo. Usciamo dal Media Centre e ci dirigiamo alla vicinissima Casa Italia. Arrivo e il mio nome non è in elenco, poi, dopo varie peripezie, lo ottengo, anche se non potrà fare molto causa varie restrizioni. I ragazzi di Casa Italia, anche essi tutti giovanissimi, sono altrettanti simpatici e disponibili. Anche se non ho ancora ben capito cosa potrò fare o meno in questi 17 giorni lavorativi a Londra…

Esco e vedo un giapponese con la torcia, mentre un folgorato viene applaudito dai passanti mentre “sfreccia” con il suo alquanto particolare mezzo di trasporto. Io e Matteo ci separiamo. L’appuntamento è a domani, ma prima non può mancare un cheeseburger da Byron!

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