“Sono motivato e deluso per come è andata, ma soddisfatto del modo in cui ho lottato durante queste due settimane. Questa sconfitta brucia, al cento per cento“. Ben Shelton guarda già avanti dopo la finale dello US Open persa contro Alexander Zverev per 6-3 7-6 5-7 6-2. “Ora si passa al prossimo torneo. Cercherò di continuare a migliorare e di presentarmi in Australia ancora più forte di quanto non sia stato qui”.
Zverev superiore e dritto falloso
Shelton riconosce i meriti del nuovo campione di New York: “Ha il miglior servizio del circuito. A questo bisogna aggiungere quanto sia completo: è migliorato moltissimo a rete, si muove in maniera eccezionale nonostante sia alto 201 centimetri, risponde molto bene, è solido da fondo ed è anche uno dei giocatori più in forma del circuito”. Il 23enne di Atlanta individua nel rendimento del dritto uno dei motivi della sconfitta: “Non l’ho colpito bene e non sono stato preciso quando ho provato ad attaccare. Ho commesso troppi errori quando avevo la palla sulle corde e non sono stato efficace nelle fasi di transizione. Voglio che il mio dritto diventi più letale“.
Cammino da big
Resta comunque l’orgoglio per il grande cammino a Flushing Meadows: “Entrare in campo per una finale del genere è un momento bellissimo. Non avevo mai provato nulla di simile e voglio tornare ad essere in questa posizione. Per tutta la vita ho avuto davanti giocatori da inseguire e dei quali cercavo di raggiungere il livello. Sono maturato tardi ed è sempre stato così”. Ancora ampi i margini di miglioramento di Shelton: “Non penso di essere ancora vicino al giocatore che voglio diventare, ma credo di essere un grande combattente. Riesco a rimanere concentrato e presente in campo per molte ore e questo mi aiuterà in futuro. Per vincere la domenica bisogna però esprimere un tennis di altissimo livello”.
Tanto tempo tra prima e seconda
Infine, una riflessione sui lunghi tempi di Zverev prima della seconda di servizio: “Dovrebbe esserci una regola che limiti l’attesa. Per il nostro sport e per i tifosi è difficile restare così a lungo senza che inizi l’azione successiva. La mia stanchezza, però, non è dipesa da questo: era il risultato delle quasi trenta partite giocate nelle ultime due settimane. Non avevo mai disputato così tanto tennis in un periodo così breve”.