ESCLUSIVA – Grant: “Sogno di diventare numero uno. Qui a Wimbledon sento di appartenere a questo livello” (VIDEO)

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Tyra Grant - Foto Enzo Amari

LONDRA – Dalle qualificazioni al tabellone principale, passando per tre vittorie che le hanno spalancato le porte del primo main draw Slam della carriera. Tyra Grant sta vivendo a Wimbledon una delle settimane più importanti della sua giovane carriera e, ai microfoni di Spazio Tennis, racconta come è maturato questo risultato, soffermandosi sull’adattamento all’erba, sul lavoro svolto con il suo team e sulle ambizioni che continuano a guidarla.

La preparazione londinese è iniziata con largo anticipo, già nei giorni precedenti alle qualificazioni. Un periodo nel quale le sensazioni sono cambiate rapidamente, come spesso accade quando si affronta una superficie particolare come l’erba. “Ormai sono qui da parecchio tempo. Sono arrivata il giovedì prima delle qualificazioni e sono contentissima di essermi qualificata – racconta -. Il primo giorno mi sentivo benissimo, mi sono anche allenata con Pierre-Hugues Herbert e il livello era davvero alto. Il giorno successivo, invece, non riuscivo più a trovare il campo e mi sembrava di aver perso completamente le sensazioni. Poi, giorno dopo giorno, tutto è tornato al proprio posto”.

SULLE QUALIFICAZIONI

Le tre partite delle qualificazioni hanno rappresentato un banco di prova diverso l’una dall’altra. Grant sottolinea soprattutto la qualità delle avversarie affrontate e il valore del percorso compiuto: “L’avversaria del primo turno la conoscevo bene, poi il secondo è stato molto complicato perché era una giocatrice molto adatta all’erba. Anche il terzo era difficile: aveva già raggiunto la seconda settimana qui a Wimbledon. Sono contenta perché ho giocato davvero delle belle partite”.

Uno degli aspetti che ha colpito osservandola in campo è stato il continuo dialogo con il proprio angolo. La diciottenne spiega che non si tratta di insicurezza, ma di una precisa esigenza caratteriale. “Io sono fatta così. Mi piace avere tanti feedback tecnici durante la partita. Mi tranquillizza e mi dà sicurezza. Faccio molte domande anche in allenamento. Quel giorno, con tutto quel vento, era difficile leggere alcune traiettorie, soprattutto sui back che si fermavano. In quelle condizioni confrontarmi con il mio coach mi ha aiutata”.

IL RAPPORTO CON WIMBLEDON

Dopo aver disputato Wimbledon da junior, quest’anno Grant ha potuto vivere il torneo da professionista. Un cambiamento che si percepisce non soltanto entrando nei campi principali, ma anche nella quotidianità dell’All England Club. “Mi ha fatto tantissimo piacere ritrovare persone che lavorano qui e che si ricordavano di me da junior. Una signora negli spogliatoi mi ha fermata per congratularsi. Sono piccole cose, ma fanno piacere. Anche con le altre giocatrici sento che qualcosa è cambiato: ora mi guardano come una loro pari e questo mi fa sentire sempre più a mio agio”.

CRESCITA

La crescita passa anche dal lavoro svolto nelle settimane precedenti. Dopo il torneo di Foggia, concluso praticamente in contemporanea con gli esami scolastici, Grant e il suo staff hanno concentrato gran parte degli allenamenti sul servizio, un colpo destinato a diventare sempre più determinante. “Abbiamo lavorato tantissimo sul servizio. Per il mio tennis è fondamentale e sull’erba lo è ancora di più. Mi piace costruire il punto con il servizio e il colpo successivo, cercando subito di prendere il controllo dello scambio. È una soluzione che mette molta pressione all’avversaria”.

Il passaggio dal circuito junior a quello professionistico rappresenta uno degli ostacoli più difficili per tanti giovani talenti. Grant lo racconta con grande sincerità. “Negli junior giochi gli Slam, vivi esperienze incredibili. Poi all’improvviso ricominci da tornei piccoli, in posti completamente diversi. Non è sempre semplice, però quando torni in eventi come Roma, Miami o Wimbledon capisci ancora di più quanto vuoi restare a questo livello”.

Fuori dal campo continua intanto il percorso scolastico, che l’anno prossimo culminerà con la maturità. “Quest’anno sono riuscita a organizzarmi meglio. Dopo la finale di Foggia sono arrivata a casa alle tre di notte e poche ore dopo avevo gli esami. Non è facile conciliare tutto, ma ci tengo e voglio portare avanti entrambe le cose”. Tra le tante qualità che emergono parlando con Grant c’è anche una notevole consapevolezza dei propri punti di forza e delle proprie debolezze. La sconfitta, ammette sorridendo, continua a essere difficile da accettare.

SU SINNER

Perdere mi dà ancora tantissimo fastidio. Se vinco lo considero quasi normale, se perdo ci resto malissimo. Però poi quella rabbia diventa energia per allenarmi ancora meglio. Credo sia questo l’aspetto importante”. A Wimbledon, Tyra ha ritrovato anche Jannik Sinner, conosciuto ai tempi dell’Accademia Piatti. “Ogni tanto ci incrociamo e ci salutiamo. Lui ormai ha una vita completamente diversa, piena di impegni, però è sempre molto disponibile quando ci incontriamo”.

AMBIZIONI

Infine, Grant torna a parlare delle proprie ambizioni. Non le nasconde, anzi le rivendica con naturalezza. “Sono molto scaramantica nelle piccole cose, ho tanti rituali, ma sugli obiettivi non cambio idea. Il mio sogno è diventare numero uno del mondo e vincere tanti Slam. Questo Wimbledon è solo una tappa: significa che stiamo lavorando bene, ma il percorso è ancora molto lungo”.

 

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