Tyra Grant continua a bruciare le tappe e, al suo debutto nel tabellone principale di Wimbledon, conquista anche la prima vittoria in carriera in uno Slam. La diciottenne azzurra supera la britannica Katie Boulter con un netto 6-4 6-2, confermando le ottime sensazioni già emerse durante le qualificazioni e mostrando una sorprendente maturità. “È stato incredibile. Arrivavo da tre partite di qualificazione, ma era la prima volta che giocavo qui dopo i tornei junior – ha raccontato in conferenza stampa -. Non ero nervosa. Ero molto più tesa nelle qualificazioni, mentre oggi ho sempre avuto la sensazione di avere il match sotto controllo”.
Nemmeno l’atmosfera, inevitabilmente favorevole alla beniamina di casa, l’ha condizionata: “È stato stupendo vedere uno stadio così pieno. Tifavano per la mia avversaria, ma lo comprendo”. L’erba, del resto, è una superficie con cui il feeling è nato subito: “La prima volta che ci ho giocato è stata tre anni fa a Roehampton, poi ho disputato il torneo junior qui. È una bella superficie e mi sono trovata bene fin da subito”.
Nel descrivere la propria identità tecnica, Grant cita inevitabilmente Serena Williams, il suo modello di riferimento: “Serena mi ha davvero ispirata. Mi rivedo in lei e cerco di portare avanti i suoi principi di gioco, come quello di avere sempre il punto sotto controllo”. Anche il rapporto con il proprio angolo racconta quanto si sia sentita sicura durante il match. “Oggi ho fatto meno domande al mio coach rispetto al solito. Ho sempre avuto il controllo della partita e sono stata tranquilla per tutta la durata dell’incontro. Avevo le risposte dentro di me ed ero concentrata sul match”.
Dal punto di vista tattico, Grant individua con chiarezza le chiavi della sfida: “La partita è stata dettata da servizio e risposta, non ci sono stati particolari scambi. Quelle poche volte che il palleggio si allungava ho sempre avuto la percezione di essere in controllo”. Anche gli spostamenti sull’erba non hanno rappresentato un ostacolo: “Mi sento a mio agio nei movimenti. Era più che altro una questione di aggiustare il timing, non ho mai avuto problemi negli spostamenti”. Infine, il pensiero va alla famiglia: “Dedico questa vittoria ai miei familiari a casa. Mi sono sempre stati accanto, anche nei momenti complicati”.
La frase che meglio sintetizza la filosofia della giovane azzurra arriva però in chiusura: “Cerco sempre di dettare il gioco, anche accettando qualche errore in più. Questo è il mio unico modo di giocare e non mi ci vedo a correre da una parte all’altra del campo limitandomi a rimandare la palla”.