Flavio Cobolli si racconta a Ball: “Nel tennis se vinci, lo meriti. Se perdi, è solo colpa tua”

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Flavio Cobolli - Foto Chris Putnam/Shutterstock

L’inizio di stagione di Flavio Cobolli non è stato dei migliori. Dall’Australia, il tennista romano torna con un “misero” bottino di una vittoria e una sconfitta alla United Cup e l’eliminazione al primo turno degli Australian Open 2026 contro Arthur Fery: match perso in tre set per 7-6(1) 6-4 6-1 e condizionato non poco dai lancinanti problemi di stomaco che hanno impedito al numero 22 del mondo di imporre il suo gioco.

Con una rotta da invertire, Flavio ripartirà all’ATP 250 di Montpellier – in programma dall’1 all’8 febbraio 2026 – dove ha ottenuto una wild card per la partecipazione. Nel frattempo, il classe 2001 ha annunciato sulle proprie pagine social la collaborazione con ball per la nuova collezione esclusiva del marchio per l’inverno 25/26 e, inoltre, si è raccontato in una breve intervista fatta di romanità e amore verso il tennis.

L’INTERVISTA A BALL

Da bambino preferivo il calcio, ma quando mi sono guardato dentro e mi sono chiesto quale sport mi regalasse più emozioni, la risposta è stata il tennis”, ammette Flavio che, dopo una lunga esperienza nelle giovanili della Roma (sua squadra del cuore) – dove ha potuto stringere amicizia proprio con Edoardo Bove, spesso presente nel suo box – ha abbandonato il pallone per fare della racchetta un lavoro e non solo una passione.

Un legame con la sua città che Flavio rimarca con continuità: Sono un lottatore, come un gladiatore. La romanità è sulla mia pelle”.

Senza poi troppi giri di parole, ha sottolineato la realtà cruda del tennis, uno sport che non lascia spazio a errori o seconde chance: Nel tennis se vinci, lo meriti. Se perdi, è solo colpa tua. Tu sei in controllo del tuo stesso risultato”. E non ha dimenticato l’importanza delle responsabilità di cui un tennista si deve far carico: “Quando giochi a questo livello, hai una responsabilità. Non solo verso te stesso, ma verso tutti quelli che lavorano con te, che ti supportano e credono in te”.

E infine ha concluso: “Per me è molto importante essere una brava persona fuori dal campo, perché ti aiuta poi a essere migliore quando sei dentro”.

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