Diario da Bucarest – Impressioni dai quarti di finale

di - 17 Luglio 2015

Hanul Manuc

di Michele Galoppini (@MikGaloppini) e Giulio Gasparin (@GiulioGasparin)

Se in Italia si boccheggia, sembra che anche a Bucarest le condizioni meteo comincino a farsi sentire pesantemente. Appena alzati, i programmi della giornata di noi due inviati nella capitale rumena si dividono già dal primo secondo. Se Giulio Gasparin sceglie una corsa di mezzora non appena appoggiati i piedi giù dal letto, io, Michele Galoppini, scelgo una doccia e di preparare la colazione. Già la mattinata peraltro si prevede ricca di lavoro, per qualche intervista di qualche giorno prima che ancora attendeva di essere sbobinata su un file di Word.

Prima di raggiungere il circolo, decidiamo anche di tornare ad essere turisti per un paio d’ore, visitando il centro storico, a due passi dal nostro appartamento, e mangiando in un ristorante davvero carino, trovato un po’ per caso, muovendoci tra le vie del centro. Era in passato un gigantesco hotel di Bucarest, gestito da un imprenditore armeno fuggito ad una condanna a morte nei paesi turchi. Il suo nome era Maluc Bei, da cui prende il nome il più antico albergo della capitale rumena, Hanul Manuc (foto dell’ingresso in testa al pezzo). Dopo l’ottimo pranzo, un biglietto metro e di corsa al circolo.

Il programma odierno sul campo centrale si è aperto sotto un sole caldo come mai prima qui a Bucarest in settimana, ma a scaldare l’atmosfera ha contribuito anche un derby rumeno tra le ultime due rappresentanti della nazione ospitante. Opposte su un campo centrale via via sempre più pieno, soprattutto nei rari spazi all’ombra vi erano Monica Niculescu e Andreea Mitu, già artefice dell’eliminazione di un’altra connazionale ieri, quando a subirne il gioco di potenza da fondo era stata Sorana Cirstea. Forte dell’ottimo risultato di ieri e anche di un pubblico maggiormente schierato a suo favore, la Mitu è stata la prima a portarsi avanti di un break, dimostrando di non soffrire troppo le variazioni di ritmo del dritto slice per cui è famosa la sua avversaria.

Portatasi sul 4-2, la Mitu ha però subito la rimonta della sua avversaria che si è riportata sulla parità, salvo poi cedere nuovamente il servizio al termine di un game lottato, ma su cui hanno pesato troppo 3 doppi falli, uno dei quali proprio per concedere il break alla sua giovane avversaria. Al secondo set point, la Mitu ha chiuso il primo parziale.

Dopo la pausa per tirare e bagnare il campo, la Niculescu è scesa in campo con un atteggiamento più propositivo, iniziando il set con un game al servizio con due vincenti, poi ha strappato il servizio alla sua compatriota per mettere per la prima volta nell’incontro il naso davanti nel punteggio. Come rinvigorita da questa nuova situazione, la ragazza classe ‘87 non si è più voltata e ha messo in piedi un tennistico assolo, mostrando tutto il suo repertorio di smorzate, accelerazioni, lob e perfino una manciata di ace, che hanno letteralmente annichilito la Mitu, lasciata ferma sui blocchi. Un netto 6-0 ha quindi ristabilito la parità nei set e costretto l’incontro al terzo e decisivo set.

Quasi senza sorpresa alcuna, trattandosi questo di un match tra due giocatrici rumene note per le loro performance dall’andamento spesso senza alcun senso, la Niculescu ha aperto il terzo set con un game al servizio lontano per qualità da quelli del parziale appena conclusosi, scivolando sotto di un break. La Mitu però non è riuscita a tenere il vantaggio a lungo, perdendo a sua volta la battuta nel secondo game e dando segnali di un calo fisico e forse un leggero fastidio al polso destro. Ad ogni modo, dal 2-2 la Niculescu è tornata in cattedra e, non scevra da momenti carichi di pathos, ha chiuso 4-6 6-0 6-2, guadagnandosi la seconda semifinale consecutiva qui sulla terra di Bucarest.

Subito dopo il derby rumeno, è toccato a Sara Errani entusiasmare il pubblico di Bucarest nel suo match contro Anna Tatishvili. Ma una cronaca più approfondita, corredata da un’intervista post match in un divertente podcast che trovate anche in fondo al diario, la potete trovare a questo link.

Il terzo match di giornata, ed ultimo per noi due, che oggi ci concediamo una serata più tranquilla in cui dobbiamo anche recuperare del lavoro tennistico arretrato e rigoderci, finalmente, una cena che non sia un panino poco farcito, è stato quello tra Polona Hercog e Aleksandra Krunic. Un match che prometteva davvero bene, sia perché entrambe sono giocatrici molto tecniche e dal tennis davvero divertente, sia perché entrambe hanno mostrato un ottimo momento di forma. Il match è stato anche in questo caso molto combattuto nonostante, di nuovo, il punteggio possa far trasparire il contrario. Una delle chiavi della partita è certamente stata la grande solidità sulla diagonale di rovescio della slovena, suo solitamente punto debole. La solidità su quel lato ha aiutato le grandi accelerazioni dal lato del dritto e, in fiducia, le solite tecnicissime e precise variazioni del bagaglio di Polona. Grazie poi all’anomalo ma apprezzabile gioco della giovane Krunic, tanti sono stati gli scambi divertenti, come uno degli ultimi del match, quando ad una palla corta della slovena, la serba ha risposto in equal modo, ispirando la Hercog ad un lob millimetrico sulla riga. Il tentativo di recupero con un tweener pareva essere addirittura vincente, ma una volée bassa quasi impossibile della Hercog è poi risultata vincente. La slovena ha quindi chiuso con un doppio 6-3 e raggiunto la semifinale, che non raggiungeva a livello WTA addirittura da Charleston 2012, quando battè peraltro la prima top10 della sua carriera, Marion Bartoli.

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