Misaki Doi, una nuova dimensione per la piccola nipponica

di - 19 Febbraio 2016

misaki doi

Di Federico Principi

Se il panorama tennistico giapponese sembra ormai aver distribuito tutte le proprie fiches su Kei Nishikori, con il settore femminile livellato verso il basso dal post-Sugiyama, qualcosa sta cambiando e paladina di questo cambiamento sembra volere essere Misaki Doi. Quindi se ad oggi il Sol Levante non ha rappresentanti femminili tra le prime 50, qualcosa si stia muovendo, come già detto in un articolo di novembre.

La Doi, prossima a compiere 25 anni, ha appena raggiunto il proprio best ranking al numero 52, diventando la numero 1 di Giappone e superando Nao Hibino. Aveva già impressionato in un match che avrebbe dovuto vincere durante lo scorso US Open. La giapponese si era procurata tre match point consecutivi contro un’imbarazzante versione di Belinda Bencic; non tanto e non solo dal punto di vista tecnico e del livello di gioco, quanto soprattutto in svariati intollerabili atteggiamenti:

Ancor più risonanza aveva avuto la palla per il match non sfruttata contro Angelique Kerber, nel primo turno di un Australian Open che la tedesca si è poi aggiudicata e nel quale la partita più difficile è stata proprio la prima, nonostante le avversarie battute nelle fasi finali (Serena Williams e Azarenka su tutte).

A 24 anni compiuti, Misaki Doi potrebbe aver trovato le chiavi giuste per sbloccare il proprio gioco. Nonostante da junior ottenne i migliori risultati in doppio insieme alla connazionale Kurumi Nara, con le finali raggiunte a Wimbledon 2007 e agli Australian Open 2008 (sconfitte rispettivamente dalle coppie Pavlyuchenkova/U. Radwanska e Pavlyuchenkova/Lykina), nel circuito maggiore ha ormai intrapreso con maggior successo e continuità la strada del singolare. Il suo best ranking ottenuto questa settimana è figlio anche del suo primo e finora ultimo torneo WTA vinto, l’International del Lussemburgo dello scorso ottobre.

Misaki Doi è seguita contemporaneamente da Hidemaru Fujita e Kazuto Sakurai, nonostante abbia un fratello maggiore coach di professione. Il sito della WTA le attribuisce 1,59 m di altezza e 55 chilogrammi di peso, sufficienti per catalogarla nella categoria delle “leggere”. Di lei colpisce soprattutto il dritto mancino: il colpo è piuttosto pesante, con un’apertura abbastanza ampia e una gran capacità di “coprire” la palla generando anche rotazione oltre che un’ottima velocità. Se lo paragoniamo alle top player mancine (Kerber e Kvitova) sembra un colpo sicuramente migliore di quello della tedesca, fortissima in appoggio ma molto meno in spinta, e perfino superiore sotto certi aspetti rispetto a quello della Kvitova, che esce molto più piatto e penetrante sulle superfici veloci in particolare, ma piuttosto rischioso e leggero sulla terra.

La Doi ha una tale sicurezza e capacità di generare velocità e caricare la palla con il proprio dritto che risulta essere una delle non tantissime a spostarsi costantemente su quel fondamentale dalla parte del rovescio. Un fenomeno tipicamente maschile, dove generalmente si cerca di prendere prima possibile il comando da quella posizione e chi ci riesce meglio ha ottime possibilità di vincere il punto. Nel panorama femminile sono invece moltissime che preferiscono colpire di rovescio, spingendo molto meglio il corpo in avanti su un colpo bimane, con alcune eccezioni di giocatrici capaci di generare molto top spin con il dritto (Errani, Schiavone, Stosur) o magari per coprire il rovescio che in alcune situazioni va in difficoltà (come capita a volte a Roberta Vinci).

Proprio nel match contro Angelique Kerber all’Open di Australia, Misaki Doi ha fatto ampiamente la partita attraverso il suo dritto mancino: nonostante stesse affrontando una delle migliori interpreti mondiali della fase difensiva (ne ha fatto le spese anche Serena Williams, costretta a tirare almeno 3 colpi potenzialmente vincenti in ogni scambio), la Doi ha messo a segno ben 40 dritti vincenti contro i soli 19 della futura campionessa del torneo. I rischi presi erano ben calcolati in percentuale se si vede che il dato degli errori gratuiti con lo stesso colpo (35 per la Doi, 14 per la Kerber) genera un saldo identico (+5) per entrambe. Forbice che si è invece nettamente allargata con il rovescio, il cui saldo vincenti/errori gratuiti era di -6 per la tedesca e -20 per la giapponese, che ha probabilmente perso lì la partita. Oltre che nel match point non sfruttato, naturalmente.

Colpiscono della Doi anche le velocità al servizio, soprattutto se rapportate alla sua scarsissima statura. Sempre nel match australiano contro la Kerber, la giapponese registra dei valori molto simili di velocità massime e medie e un buon dato percentuale di prime di servizio in campo (63%). Guardando le statistiche, negli altri match la Doi ha in realtà un dato di prime in campo mediamente più basso, sintomo che forse contro la tedesca ha voluto viaggiare maggiormente a velocità di crociera. Che poi così tanto “velocità di crociera” non sembra, se ha servito costantemente più forte della Kerber, con medie orarie particolarmente elevate per una ragazza (così bassa) quando serviva esterno da destra (163 km/h) o centrale da sinistra (165 km/h). Anche se poi ha messo a segno 3 ace contro i 6 della Kerber (ma sarebbe da aprire un capitolo sulle rispettive abilità in risposta) registrando così il 2,1% di ace rispetto ai punti totali giocati con il servizio (141), percentuale in linea con quelle delle sue ultime stagioni ma contro una giocatrice fenomenale in ribattuta.

Misaki Doi ha anche servito costantemente più forte della Bencic nell’ultimo incontro allo US Open, sia la prima che la seconda palla, nonostante la differenza di statura e di ambizioni: se però il dato di ace fu favorevole alla svizzera per 6-1, così come la percentuale di punti totali in risposta (48% contro 46% della Doi), emerge qualche difficoltà in ribattuta per la piccola giapponese.

Misaki Doi non aveva iniziato benissimo la stagione 2016, sconfitta al primo turno anche ad Auckland (dalla McHale) e a Hobart (dalla Barthel). Dopo l’International del Lussemburgo vinto a fine 2015, la giapponese ha incamerato risultati in quella che sembra ormai la sua terra di conquista: Taiwan. A novembre del 2015 ha raggiunto la finale al WTA 125 di Taipei, persa contro Timea Babos, e la scorsa settimana ha ceduto sempre in finale a Venus Williams, a Kaohsiung. Un bel modo per certificare la definitiva esplosione, o magari l’inizio di una strada appena tracciata e che potrebbe condurla ancora più lontano.

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