Nicolas Merzetti e Giovanni Morello
(Nicolas Merzetti e Giovanni Morello – Foto Nizegorodcew)

di Laurent Bondaz

Un paio di settimane fa, il circolo tennis dove lavoro, alle porte di Milano, ha ospitato una tappa del circuito giovanile Topolino, aperto a quasi tutte le categorie under a partire dall’under 9 fino ad arrivare all’under 16, suddivisi per anno di nascita. E’ stata l’occasione per vedere all’opera qualche piccolo interessante talento, ma anche per osservare quello che è da sempre una delle problematiche più diffuse nello sport e non solo nel nostro: il rapporto genitore-figlio. Tengo a precisare che, non essendo (ahime’) ancora papà, probabilmente faccio fatica a calarmi al 100 per 100 nei panni di in un genitore, ma credo che qualche considerazione interessante e qualche spunto per una discussione costruttiva possa comunque esserci. E’ luogo comune, toccando questo argomento, quello di crocifiggere l’operato del genitore qualunque cosa egli faccia, ma è giusto sottolineare come, senza l’apporto economico e di disponibilità, nel nostro sport un ragazzino non possa sognare nemmeno minimamente di diventare il nuovo Federer o la nuova Pennetta. E’ ovvio come un qualunque sport di squadra richieda molto meno impegno e presenza da parte del genitore. Premesso questo, mi è capitato in questi giorni passati sui campi di notare più volte screzi e dialoghi abbastanza duri tra padre e figlio, sia durante lo svolgimento del match e sia a incontro terminato; screzi legati ovviamente al risultato finale non ottenuto o al rendimento che durante la partita non soddisfaceva il genitore. A questo proposito mi vengono in mente alcune considerazioni. E’ umano sperare di vedere il proprio figlio o la propria figlia vincere e stravincere ogni partita giocata, ma è altrettanto vero che c’è sempre un avversario, c’è sempre qualcuno che magari quel giorno è più in forma fisicamente, è più portato tecnicamente, ha quel pizzico di fortuna in più o semplicemente ha più esperienza in termini di agonismo e partite giocate. Capisco che non sia facile da accettare a caldo, ma penso che sia istruttivo in tutti i sensi prima riconoscere i meriti di chi ha vinto e poi in un secondo tempo andare ad analizzare i perché di una sconfitta. Voi direte: facile da scrivere, facile da fare a freddo, sul momento è molto più complicato, ma vi assicuro che osservare da estraneo un papà che riprende pesantemente un figlio perché ha PERSO UNA PARTITA DI TENNIS fa pensare e non poco…

Immagino quanto possa essere difficile rapportarsi a caldo con un figlio deluso da una sconfitta dato che lo è da coach figurarsi da genitore, però sono convinto che chi deve metterci un po’ di equilibrio debba essere chi ha qualche anno in piu’….. Aspetto da voi e da qualche genitore qualche considerazione in risposta a quanto scritto dal sottoscritto per confrontarsi e dialogare su questo argomento che ritengo di difficile gestione da sempre…..

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28 Commenti to “Parola a Laurent – Puntata 3 – “Come un genitore affronta una sconfitta””

  • 1.

    Ciao Laurent, ti posso dire è come mi comporto io, cerco comunque di non commentare a caldo ne la vittoria ne la sconfitta, perchè entrambe hanno bisogno di approfondimenti effettuati con raziocionio e non con l’emotività.
    Poi come qualche blogger su Spazio tennis sa, quando mia figlia perde sono due baci, quando vince uno solo perchè voglio che capisca che io gli sono più vicino nei momenti meno allegri.
    Detto questo però ti voglio anche dire che il problema va esteso anche ai maestri perchè credimi ne ho sentito di cotte e di crude verso i propri allievi che hanno perso, le ultime in ordine di tempo “bruttra viziata di m…da” e un altro “se devi perdere sempre è meglio che cambi sport “.
    Poi è chiaro che noi genitori siamo più nell’occhio del ciclone visto che all’80% siamo noi che accompagnamo i nostri pargoli ai tornei.
    Chiudo con una riflessione, ma non potevi farla sul nostro angolo di blog la tua riflessione? Mi sembra la locazione più adatta. Comunque il tuo articolo è benvenuto ugualmente.

  • 2.

    Laurent,sono daccordo con Mauro,la prossima volta prova anche a fare una statistica sul comportamento degli allievi relazionato a chi lo segue dall’esterno,secondo me ti accorgerai che i comportamenti sono simili,e guardandola più in la nel tempo secondo me le percentuali di abbandono saranno correlate.

  • 3.

    @mauro
    ho scelto io di inserire questo articolo con uno spazio a sé.. decongestionando un pochino il blog. In modo che sotto questo articolo si possa magari parlare solo dell’argomento specifico.. In più quella di Laurent è una rubrica a sè e quindi meritevole di articoli a parte. In questo ha scritto un argomento attinente anche al blog Tennis, Genitori & Figli, ma in molte altre occasioni ha scritto e scriverà di altro..

    Ora dico la mia sull’argomento.. Quando giocavo piuttosto seriamente, da under 12, ricordo che mia madre (che mi seguiva in tutti i tornei) non mi diceva quasi mai nulla.. sia dopo una vittoria sia dopo una sconfitta, salvo comportamenti in campo sbagliati (da piccolo lanciavo mille racchetta.. poi già a 14 ero calmissimo in campo..).. Questo è stato sicuramente positivo per me, che di sicuro non ho mai avuto voglia né possibilità tecniche e fisiche di diventare un giocatore professionista..

  • 4.

    Alessandro positivo in che senso,secondo me quando lanciavi le racchette avevi un problema,il fatto che non avevi voglia un altro problema,perchè continuare agonismo,instaurare con il figlio un dialogo costruttivo per la sua crescita è per me fondamentale.

  • 5.

    @nicoxia
    no scusa, probabilmente mi sono espresso male.. Ceto che era un problema, che come scrivo “salvo comportamenti sbagliati”… è stato risolto in non tanto tempo parlandone.. io parlavo del momento subito successivo ad un incontro.. quei 15-20 minuti in cui, a mio avviso, è importante che il giocatore (piccolo o grande che sia.. e a 12 anni si ha consapevolezza di tantissime cose) rifletta sul match, vinto o perso che sia.. dico che è positivo, perché ho imparato per prima cosa a “capire” le mie sensazioni, i miei sentimenti dopo un match, anche a livello di personalità e atteggiamento in campo.. prima da solo e poi parlando con genitore/coach.. sto parlando dai 12 anni circa in poi (ma questo dipende da soggetto a soggetto).. l’agonismo, nella mia vita, anche se non sono diventato nessuno, mi ha aiutato ad affrontare tante cose della vita di tutti i giorni.. come ad esempio gli esami.. Ad qualunque esame io sono sempre arrivato carico come per un match, senza tensioni o cose del genere.. e questo lo devo alle miliardi di partite (e tutto ciò che queste comportano) che ho fatto nel tennis (e in altri sport)..

  • 6.

    @nicoxia
    comunque non avevo voglia che il tennis diventasse la mia vita e basta, ma ho sempre (salvo gravi infortuni e 4 interventi chirurgici alle ginocchia) giocato almeno 3 volte a settimana e lo faccio tuttora.. non ho smesso con l’agonismo.. anche perché, per me, l’agonismo è anche una partita a Trivial Pursuit! :)

  • 7.

    Quando uno inizia un percorso gli errori sono inevitabili,per questo bisognerebbe analizzare più approfonditamente la situazione ed evitare giudizzi affrettati.Esempio se ti avessero visto due persone diverse in momenti diversi avrebbero avuto considerazioni diverse,poi se uno rimane sempre uguale allora vuol dire che non c’è crescita e li nasce il problema.

  • 8.

    Poi c’è chi dice che è colpa del carattere della società e del meteo,senza pensare di avere qualche responsabilita.

  • 9.

    @nicoxia
    questo è sacrosanto.. infatti, almeno per quanto mi riguarda, i giudizi sui tennisti giovani e giovanissimi non li “emetto” mai.. avvantaggiato anche dall’esperienza personale.. (mi ricordo una partita in cui avrò lanciato la racchetta 50 volte.. vincendo tra l’altro 62 63.. ahahahah)

  • 10.

    Grande il Trivial ma anche col Risiko, ai miei tempi, si facevan le 4 del mattino…

    Non importa se vinci, non importa se perdi, importa se hai ben combattuto…Questo e’ quello che ho sempre cercato d’insegnare a mio figlio…L’ha capito? Manco per ‘o cazzo. Pero’ questo e’ quello di cui discutiamo: non se ha vinto o perso ma se ha ben combattuto. E le sgridate se le e’ prese SOLO ED ESCLUSIVAMENTE se si e’ comportato male. Poi voi credeteci o no, non me ne frega nulla. quel che voglio dire e’ che spesso il Maestro, il critico, il Censore, Colui che passa occasionalmente laddove si disputa una partita o un allenamento e vede un Genitore ululare contro il Figlio fa presto a fare 2 + 2 =4 e dare dell cattivone troglodita al Genitore QUANDO MAGARI qualche volta o anche spesso il Genitore sta semplicemente sgridando il figlio perche’ si sta comportando male, sta buttando la racchetta per terra, dice parolaccie o, ed e’ quello che mi da piu’ fastidio, fa la gnola, il whiney whiney, il lamentoso.
    Poi certo invece di urlare ci sono altri metodi educativi ma giudicare un urlo o una sgridata senza conoscere i retroscena o tutta la storia e’ a volte un errore altrettanto grave…Si diceva di JohnnyMac che suo padre avrebbe dovuto dargli qualche ceffone in piu’ e a volte poi si punta il dito contro il Genitore che irrompe in campo e trascina via il proprio figlio e si instaura poi La Leggenda del Genitore Pazzo quando magari invece quel Genitore ha trascinato via il figlio non perche’ perdeva ma perche’ si comportava come uno spoiled brat, un fighetto viziato lagnoso antipatico antisportivo maleducato insofferente stizzoso pezzo diu caccola… Certo, esisteranno anche Genitori come quelli raccontati da Laurent, ma attenzione a non fare di tutta erba un fascio…
    E si, comunque, io durante un torneo la partita gliela lascio finire (eventualmente se si comporta male mia moglie va lei stessa a chiamare l’arbitro), invece in allenamento intervenivamo direttamente…Adesso lasciamo fare ai Bollettieri Coaches, che s’arrangino loro… Ma normalmente lasciamo anche noi ,dopo un match, quei 20-30′ di tempo per pensare… Poi di solito io scrivo delle email con le quali lui probabilmente si spazzera’ il sedere visto che ormai son sempre le stesse (se le pubblicassi tutti voi direste: ma che bravo, che nobili pensieri, etc etc,…peccato che non sortiscano alcun effetto…) MA POSSO DIRE CHE NE’ IO NE’ MIA MOGLIE L’ABBIAMO MAI SGRIDATO PER AVER PERDUTO UN MATCH…semmai per non aver dato tutto, per aver mollato…lo so, la differenza e’ sottile, ma alla fine la questione e’ questa: a volte siamo stati felici che lui avesse perso 75 76 comportandosi bene (e’ successo un paio di volte) per potergli dire BRAVO! e magari portarlo fuori a mangiare e dirgli che eravamo very proud perche’ l’importante non e’ vincere ma neanche partecipare, grande balla, l’importante e’ CERCARE DI VINCERE e fare di tutto, entro le regole, per riuscirci. Come dicevo, quel che conta e’ combattere bene.
    Il nostro insegnamento e’ stato recepito? Come ho gia’ detto, no. Ma questa e’ un’altra storia.

  • 11.

    credo che come sempre la virtù sta nel mezzo.
    se non si impegna bisogna farglielo notare. se si è impegnato va incoraggiato.
    sia che vinca sia che perda.
    se non sei un genitore non puoi capire la sofferenza nel vedere una partita di tennis, sopratutto con il primo genito , con il secondo …. è una passeggiata.

  • 12.

    @stefano grazia
    Il fatto che gli “insegnamenti” non sembrano esser stati recepiti, a mio avviso non significa che non abbiano comunque fatto breccia. Credo che se ne renderà conto con un po’ di tempo (magari più tempo di altri, ma nemmeno troppo).. La cosa probabile, invece, è che penserà di esserci arrivato da solo..

    ps di partite a trivial sino alle 4 del mattino ne ho giocate davvero tante (quasi tutte vinte, a dimostrazione di quanto io voglia vincere in ogni cosa che faccio!).. purtroppo non riesco a trovare nuove domande! e ormai le so quasi tutte a memoria!

  • 13.

    @kill bill
    io sicuramente non posso capire la sofferenza del genitore nel vedere un match di un figlio (non avendone), ma ricordo benissimo (per fortuna non sono ancora passati millenni) le sensazioni di quando giocava io da under 12..
    comunque certo.. è ovvio che la virtù sta nel mezzo..

  • 14.

    il problema del trofeo Topolino è la generale confusione:

    ci sono under 8 che si iscrivono all’under 16, under 16 che si iscrivono all’under 8, under 12 maschili che si iscrivono all’under 14 femminile e così via in una serie finita di combinazioni…

    Il genitore distratto solitamente torna a casa con un figlio diverso dal suo e il solito tubo di palle sgonfie che nessuno sa di chi siano.

    Il genitore attento contrassegna il figlio con apposite targhette anche nelle mutande e solitamente torna a casa con un figlio più bravo del suo a giocare e un paio di racchette nuove di zecca.

    Il maestro o l’associazione sportiva del bambino-tennista, solitamente, non accompagna l’atleta in questo genere di manifestazioni.

  • 15.

    IL bambino non recepisce quel che il genitore dice ma quel che il genitore è.

  • 16.

    Credo che sia giusto partire da una considerazione… nessuno di noi,nei commenti effettuati,ha scritto nulla di sbagliato,tutte cose sacrosante e sensate a partire dal fatto che oltre al genitore e’ fondamentale anche l’approccio e l’eventuale reazione del maestro a una sconfitta o una vittoria del proprio giocatore… non volevo assolutamente “tirarmi fuori” in qualita’ di maestro da alcune responsabilita’… ricordiamo solo quanto sia’ facile vedere come l’allievo sia un po’ la fotocopia del proprio maestro negli atteggiamenti o nelle reazioni,maestro che viene preso ad esempio dall’allievo stesso… volevano essere delle mie considerazioni su un argomento che ritengo fondamentale per la crescita di un ragazzino o di una ragazzina….

  • 17.

    Andrew… :-) !

    Ieri sera mio figlio insisteva per andare a letto presto. Interrogati, lui e la madre, sulle motivazioni di tale strana fretta, ho scoperto che la preoccupazione nasceva da una prova-test che oggi dovrà sostenere. Dopo che recentemente, dalle precedenti, è uscito stressato e con il mal di testa. Considerato che il suo rendimento è ottimo, mi sono chiesto come mai gli allenamenti ai quali é sottoposto non l’abbiamo un po’ abituato alla competizione, alla tensione dell’impegno. Ma è anche vero che da quando prende le cose più sul serio la sua rabbia per i propri errori viene incanalata in modo diverso (più verso di sé e meno verso di noi) ma non ha affatto cessato d’esistere… Paradossalmente se comincia a mettersi in crisi il conflitto semplicemente si sposta…
    Se poi facessimo pure l’errore d’iscriverlo a dei tornei, e di pretendere da lui che vinca le partite a tutti i costi…

    Certo, si può gestire la situazione, attendere, quando ci sono le qualità tecniche e mentali di fondo: ma per i ragazzi che partono svantaggiati, i cui genitori fortissimamente sperano che nelle loro auspicate vittorie vi sia anche un superamento d’una condizione di fragilità, o d’emarginazione, la pretesa di questa “saggezza†è eccessiva.
    Nella maggior parte dei casi il morso dell’ambizione è tanto più stringente quanto minori sono le speranze statistiche d’una soluzione vincente: triste a dirsi… il concetto di predestinato si sintetizza così… Ma allora quali sono i talenti veri e quali i guerrieri, quest’ultimi tanto più ammirevoli perché arrivano in alto con molta più fatica…?

  • 18.

    Aggiungerei una cosa… in genitori sono troppo distratti. Una volta lo erano per necessità, dovevano sacrificarsi per ricostruire un paese ed già tanto sembrava se i figli avevano i soldi per mangiare e studiare… Oggi lo sono in modo diverso, hanno paura d’invecchiare e si concentrano egoisticamente sul proprio futuro: non accettando fino in fondo di fare i padri, un ruolo che talvolta assumono, obtorto-collo, solo da nonni…
    Questa distrazione li porta a concentrarsi sul risultato utilitaristico, saltando tutti i passaggi intermedi: non osservano i propri figli, non correggono ciò che si potrebbe al momento giusto, non li accompagnano nelle fasi “sensibiliâ€: abdicano con superficialità al proprio ruolo… Ma i segnali delle deviazioni d’un giovane ci sono tutte: non vorrei mai convivere con il rimorso di non aver saputo affrontare i problemi al momento giusto…

    A chi mi chiede perché io sia così ostinato a non volermi (ancora) affidare a dei “professionisti†(maestri, allenatori sociali…) rispondo che ritengo di poter essere un migliore esempio diretto di sportività, avendo la possibilità di scendere in pedana con lui, di sottopormi agli stessi allenamenti, di condividere un processo fatto di sacrifici e rinunce. I bambini, soprattutto se piccoli, ascoltano poco ed osservano molto: tra il mirroring e l’imprinting il passo è breve…

  • 19.

    ciao Archie..

    ieri ho fatto toccare il fondo ad Alessandro. L’ho schierato in doppio misto in una competizione amatoriale. La sua partner era una “figazza” che mi sta distraendo la squadra, perché tutti vogliono giocare con lei (e possibilmente cambiarsi nello stesso spogliatoio).

    Sono molto deluso da Alessandro. Anche se quando gli ho chiesto se gli piaceva la ragazza ha risposto che era una bella ragazza, NON ha fatto un solo doppio fallo quando, al servizio, si ritrovava il fondoschiena della figazza in bella mostra.

  • 20.

    @ andrew
    ….ma sei proprio “bastardo dentro”…!!!! :-)

  • 21.

    Andrew,
    ieri NON hai fatto toccare il FONDO-schiena (della figazza) ad Alessandro… :-) Comunque… offro assistenza atletica gratuita alla bambina di cui sopra, con il solo intendimento d’impedire alle scuole tennistiche tradizionaliste di rovinarle postura, carattere ed arti inferiori. Poi vedrai che i nostri figli, se non il tuo… il mio, potranno beneficiare di questo nostro sporco e “disinteressato” lavoro… e così, tra vent’anni, avremo bellissime nipotine da accudire a tempo pieno…
    Ah, il dominio della “vaffa-razza”… lo so, le razze non esistono… :-)

  • 22.

    Nicox:IL bambino non recepisce quel che il genitore dice ma quel che il genitore è.

    Quindi Nicholas si comporta da stronzo perche’ i suoi genitori sono fondamentalmente, checche’ dicano o checche’ si comportino, degli stronzi?
    E allora come e’ che la figlia di MadMax e’ bravissima?
    SCHERZOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!

    No,dai,e’ solo una battuta…potevo anche scrivere: supopongo che i tuoi figli siano bravissimi, vero? ma temo che al di la’ della frase ad effetto simil Bacio Perugina che farebbe la felicita’ di Federico,che non sia del tutto cosi’: sicuramente puo’ esserci qualcosa di vero ed e’ certamente vero, lo ammetto, che spesso qui in Africa dicono: Tuo figlio e’ proprio uguale a te! perche’ a volte non nascondiamo facilmente quel che proviamo … (Io pero’ mi ricordo che da bambino ero considerato molto calmo, molto buono, molto silenzioso e solo al ginnasio-liceo ho cominciato ad esternare il mio vero io…)
    Poi mi sembra che sia un po’ semplicistico e lombrosiano quasi, quindi negherebbe l’evoluzione e la possibilita’ di riscatto: il figlio di un criminale, di un alcolista, di un ragioniere…non avrebbero possibilita’! (Scherzo sul ragioniere: mia sorella si e’ diplomata in ragioneria, poi ha fatto l’Universita’ ed e’ perfino molto bella!)

  • 23.

    La mentalità agonistica non la formano i genitori ma i coach che passano molto più tempo di noi in campo con i ragazzi.
    Se uno non ha mai capito un tubazzo dello sport che ha fatto, se non tecnicamente come si esegue il colpo, trasmetterà una mentalità sbagliata fatta di classifiche, di età, di devo vincere con tizio e perdere con Caio ed alla partita si darà sempre un valore sbagliato.
    Se nonostante la padronanza tecnica dei colpi e la frequentazione assidua dei tornei non sei arrivato da nessuna parte il problema forse è la testa, per cui trasmetterai ai tuoi allievi la stessa ossessione e le stesse ansie, nonchè visione e scopo dei tornei che ti hanno portato a fallire, per cui la “scelta” di insegnare è residuale e frustrata,
    Non è un caso che Piatti, che è un ottimo coach abbia deciso di occuparsi solo di quello sin dai 16 anni.
    Io che ho sempre insegnato ai miei figli che lo sport è un gioco ed un divertimento, che deve essere fatto al meglio riferendomi all’impegno e non al risultato, spesso mi trovo con degli psicopatici in campo perchè il maestro (che ovviamente non li accompagna al torneo) trasmette valori opposti.
    Quando lo sport diventa stress fin da piccoli ed una partita persa o vinta rappresenta un fallimento come persona puoi allontanarli da quell’ambiente ma sradicare i danni fatti diventa veramente ostico.
    Pertanto, spesso quello che scambiate per l’ingerenza di un genitore è il portato di un’educazione sportiva inculcata da altri che non se ne assumono la responsabilità non seguendoli nel match.
    Io e mio marito recentemente abbiamo obbligato uno dei nostri figli al ritiro poichè pur essendo in vantaggio ha passato il terzo set a piangere e dar fuori di matto, uno spettacolo indecente che non è frutto della nostra educazione.
    Ovviamente i presenti ne avranno dedotto che il poveretto era schiavizzato da genitori folli quando questo era il retaggio di un maestro sbagliato ed eliminato già da un anno, ma che ancora nei momenti di stanchezza si manifesta in spirito.

  • 24.

    Grande Barbara, era quello che da anni sto cercando di spiegare, che a volte,chissa’, perfino uno Yuri Sharapov potrebbe essere molto diverso da quello che uno s’immagina (ed io ho delle informazioni proprio in questo senso). Si fa presto a giudicare i Genitori secondo lo stereotipo Mike Agassi che butta nel bidone la Coppa del Secondo Classificato (ma la stessa storia raccontata da Courier e da Mike Agassi e’ completamente diversa) e comunque pur riconoscendo che ci sono genitori che si comportano male, a volte e’ vero che quando il dito indica la luna,si guarda il dito anziche’ la luna, che a volte assistendo ad una rissa invece di proteggere la vittima magari sin prendono le parti dell’assalitore, che prima di giudicare bisognerebbe cercare di capire e che comunque ci sono Genitori e Genitori, Figli e Figli,Coaches e Coaches, Preparatori e Preparatori e perfino Spettatori e Spettatori, quelli che cercano di osservare da tutti i punti di vista e quelli appunto che non si fanno mai i cazzi propri e pretendono di giudicare tutti,sapere tutto, aver capito tutto,….

  • 25.

    Barbara hai ragione,ma secondo me tuo figlio non ha sclerato all’improvviso ma ha accumulato per molto tempo,quel che dico io è che se si vigila fin da piccoli con intransigenza non si può arrivare a quel punto.Stefano con me non sarebbe stato possibile,ma questo discorso lo abbiamo già fatto tre anni fa,il fatto stesso che Nicholas ancora continua a giocare a tennis per me vuol dire che non si è fatto quel che si doveva.

  • 26.

    Nicoxia
    ti posso assicurare che con tutta la buona volontà e l’attenzione di questo mondo, ci sono ruoli che i figli non ti riconoscono ed altri che ti riconoscono e molto spesso ti mettono in discussione lo stesso.
    E’ evidente che il comportamento tenuto era il portato storico del suo vissuto il problema è proprio questo, io delego la formazione tennistica e sportiva ad un soggetto a cui riconosco un ruolo formativo ed educativo e non ho possibilità di controllo sino a quando non ne vedo i frutti.
    I miei figli mi chiamano fuori perchè non ho praticato quello sport o perchè se anche lo facevo è passato un secolo, per cui posso dire quello che voglio ma fino a quando non si romperanno le corna seguiranno il loro “maestro”.
    A quel punto si arriva perchè si tiene moltissimo a quello sport e si pensa che non vincere “quella” partita ti impedirà di andare oltre e di diventare forte e perchè si prendono per buoni percorsi predefiniti che non tengono conto delle individualità e delle tappe di ognuno.
    Avresti ragione se mia figlia (perchè parliamo di adolescente femmina) avesse sclerato in qualsiasi altro posto, ma lo ha fatto solo in un campo da tennis, peraltro piangendo per la vergogna.

  • 27.

    Barbara questo è il problema che hanno la maggior parte dei genitori,io ero appassionato di ippica e calcio ma da quando i miei figli hanno intrapreso la strada del tennis,la mia passione siè trasferita con loro perchè la mia passione sono loro,grazie anche al blog ho dedicato tempo e studio come non ho mai fatto,non ho lasciato deleghe in bianco a nessuno e sono cresciuto insieme a loro,ho cercato di instaurare un percorso di crescita mettendomi al loro pari e prendendo via via le scelte insieme a loro.

  • 28.

    Nicox: il fatto stesso che Nicholas ancora continua a giocare a tennis per me vuol dire che non si è fatto quel che si doveva.

    Nicox, mi era sfuggito questo tuo pensiero e leggendolo sono indeciso se mandarti dal piu’ profondo del cuore un MAVAFFAN… oppure se sedermi sulla sponda del fiume…Scelgo la seconda.

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