di Alessandro Nizegorodcew
Mi permetto, per la prima volta, di pubblicare un mio articolo nella rubrica Tennis, Genitori & Figli. Oltre al rapporto Genitori-Figli, il connubio piĂą importante e complicato del tennis è certamente quello tra i Genitori e i Maestri. Inutile riassumere le tante discussioni che si sono succedute su Spazio Tennis su questo scottante argomento; piĂą interessante, a mio avviso, leggere e analizzare i pareri di giornalisti, giocatori, addetti ai lavori e soprattutto genitori e allenatori. E allora iniziamo con questa prima puntata (ne seguiranno altre nei prossimi giorni e settimane)…
Raoul Pietrangeli (Direttore Tecnico Circolo Corte dei Conti – Roma): “Se una cosa non ti piace cambiala, se non puoi cambiarla, cambia il tuo atteggiamento. Non lamentarti.” (Maya Angelou – scrittrice e poetessa). “Avrai capito come la penso. Tento altre descrizioni sintetiche: Per me non esiste la ricetta nel rapporto tra genitore e maestro. E’ una dinamica tra due persone che devono avere affinitĂ , obiettivi chiari e comuni, capacitĂ di rispettarsi l’un l’altro. Essendo quasi tutti rapporti a termine, in teoria tutto dovrebbe essere piĂą facile: si lavora insieme finchè c’è reciproca fiducia. Non condivido i maestri che fanno le vittime se abbandonati, dovrebbero essere piĂą “adulti” nell’incassare la delusione. Non condivido i genitori che si lasciano prendere dalla “febbre alta”. Non ne ho visto uno arrivare. Equilibrio. In questo credo.”
Marzio Martelli (Ex Pro, Numero 96 Atp nel 1997): “Difficile.. E lo sai.. Magari avere la ricetta giusta.. Ci son casi di genitori che han determinato il successo dei figli/e (Bruguera, Williams, etc..) altri gli insuccessi.. Non saprei.. di sicuro è oppotuno coinvolgere, saper ascoltare.. Il resto deve essere nel pieno rispetto dei ruoili..”
Elvy Intiglietta (Maestra e Madre di Claudia Giovine): “Il mio doppio ruolo mi ha schierato chiaramente a volte dalla parte dei maestri, lì dove c’erano genitori invadenti ed apprensivi, a volte da quella dei genitori, perchĂ© purtroppo di maestri che vendono fumo in giro ce n’e', eccome… Essendo caratterialmente una persona diretta, ho avuto degli scontri, sia con gli uni che con gli altri. Credo comunque che il rapporto tra coach e genitore, in generale, debba essere di collaborazione possibilmente, e di rispetto dei ruoli. Non è sempre facile, perchĂ© i genitori tendono a trattare i figli come loro proprietĂ e non come individui liberi di pensare e di scegliere della propria vita. Bisognerebbe semplicemente aiutarli a crescere nel rispetto di se’ stessi e degli altri e poi, una volta adulti, aiutarli a prendere la giusta decisione, senza prevaricazione. Di errori se ne fanno sempre, ma con gli errori si migliora e si cresce. L’importante e’ non perseverare.”
Stefano Baraldo (Preparatore Atletico di Potito Starace e Giacomo Miccini): “Io ho un ottimo rapporto con i genitori dei ragazzi che si allenano con me! Per evitare fraintendimenti ecc… per me bisogna essere sinceri! non vedo altra soluzione!”
Claudio Pistolesi (Coach Internazionale): “Penso che bisogna mettersi nei panni degli uni e degli altri e capire le rispettive paure che nella maggior parte dei casi sono la causa, o da una parte o dall’altra, della sofferenza dei ragazzi. I maestri, giustamente, hanno paura delle interferenze tecniche dei genitori. C’e’ un grosso rischio “Tela di Penelope” cioe’ che il maestro si fa in 4 per trasmettere alcuni valori ai ragazzi e poi, spessissimo, la sera a cena il genitore entra a gamba tesa sul lavoro del maestro presupponendo una competenza tecnica data, la maggior parte delle volte, o dal fatto che giochi lui alivello di club, o è seguace dei vari Commentucci e passa ore ore su internet a leggere numeri e statistiche senza saperli leggere e senza capire che i numeri sono solo una coseguenza del livello di un giocatore, non la causa. Mettendosi nei panni di un genitore, altrettanto giustamente, questi ha una diffidenza giustificata dal fatto che molti maestri vogliono dare “volume” alle loro scuole e purtroppo vige il “intanto questo pijamolo poi se vedra’”. Come forma di difesa dei propri soldi e di tutela del ragazzo che ha diritto ad un servizio adeguato, il genitore cerca, vedi sopra, di “supervisionare il lavoro del maestro”. Non succede cosi’ tutte le volte ma spesso si. Qual è la soluzione? Che quando si comincia un rapporto, il maestro e il genitore facciano un patto da gentiluomini. Il genitore si impegna a fare il genitore (si accerti che il ragazzo/a vada bene a scuola, che mangi e dorma bene, che sia in salute etc.) e questo già è un grande aiuto per il maestro, che a sua volta se non ha le strutture, o la voglia, o la motivazione per seguire BENE l’allievo e dare un servizio all’altezza, lo dica subito con onestĂ . E’ chiaro che ci sono diverse eccezioni positive per fortuna. E non sempre è così, ma se questa soluzione non funziona allora non resta che separarsi. Un’altra cosa da aggiungere, tecnica, nel caso che comunque maestro e genitore decidono di mettere fine al loro rapporto. La fit, tanto per cambiare, ha messo in piedi un regolamento che penalizza i ragazzi agonisti. Se uno cambia circolo fino a 16 anni non può giocare a squadre per due anni !!!! Questo con l’aggravante dell’aumento della tassa di trasferimento a 120 euro!!! Con il risultato pero’ che uno e’ costretto a rimanere in un circolo dove non vuole o forse non puo’ rimanere (ad esempio se si trasferisce in un altro posto della citta’) pena il non giocare a squadre. Cosi’ i circoli votanti hanno piu’ potere e i singoli ridotti a sudditi con una evidente limitazione della loro liberta’ tennistica. Anche impegnandosi non si vede minimamente il beneficio di un regolamento cosi’ per i ragazzzi e per le famiglie che dovrebbero avere la priorita’ anche se non votano.”
Riccardo Bisti (Giornalista Tennisbest e Tennis Magazine): “Io penso che i genitori debbano incidere il meno possibile nella carriera dei figli. Difficile dare un identikit del genitore perfetto: credo che sia importante infondere sempre fiducia ai figli ed essere presenti ma non oppressivi. L’aspetto che il genitore deve curare con grande attenzione, almeno all’inizio, è la scelta del maestro. Se il figlio denota qualitĂ importanti, è basilare che venga seguito da un buon maestro che abbia stima e fiducia del genitore. Con tali presupposti è piĂą difficile che ci siano screzi. In definitiva, mi fido di piĂą del genitore “buono” che del padre-padrone. Noi conosciamo i Richard Williams e i Mike Agassi, i Walter Bartoli e gli Arsalan Rezai, ma di quanti fallimenti non siamo a conoscenza? I due tennisti piĂą titolati di sempre, Federer e Sampras, hanno due genitori quasi invisibili. E’ solo un caso?”
Stefania Chieppa (Tennista Professionista, Numero 359 nel 2006): “Secondo me il ruolo del genitore è fondamentale; ammetto che non è per niente semplice essere nei loro panni. PerchĂ© un genitore deve riuscire a trasmettere al prorpio figlio serenitĂ , positivitĂ e soprattutto equilibrio. Inoltre penso sia importante che un genitore abbiamo un buon dialogo con l’allenatore del proprio figlio senza però interferire troppo, perchĂ© bisogna dare fiduca al coach che si è scelto e fargli fare il suo lavoro anche se certe cose non si condividono. Ovviamente tutto ciò è possibile se il genitore ha un carattere di un certo tipo, perchĂ© se invece si ha di fronte un genitore padrone del proprio figlio di decidere qualsiasi cosa per lui allora in quel caso devono stare al di fuori il piĂą possibile. Insomma non è affatto semplice gestire questo tipo di rapporto, ma l’importante è sapere che non si potrĂ mai pensare di escludere completamente i genitori.”
Roberto Bontempi (Giornalista Tennis.it): “Parlo anche da insegnante scolastico, visto che la situazione è MOLTO simile… Non bisogna mai perdere di vista, a mio avviso, che entrambi, genitori e coach, cooperano alla crescita complessiva dell’uomo che c’è dietro il tennista. La distinzione dei ruoli è fondamentale in questa prospettiva purchĂ© si abbia questo backgound comune che è fondamentale. Quindi i genitori devono fare i genitori e i maestri devono fare i maestri inviando, però, gli stessi messaggi ai ragazzi, e non mi riferisco al dritto e rovescio (che devono insegnare i maestri) ma soprattutto rispetto alla visione dello sport come scuola di vita e ai valori complessivi che lo sport DEVE veicolare. L’ideale sarebbe dunque un rapporto di fiducia e collaborazione tra persone che cooperano allo stesso obiettivo: la crescita del ragazzo.”
Fabio Colangelo (Ex Pro, Best Ranking 415 Atp in Singolo e 154 in Doppio, Giornalista Spazio Tennis e Tennis Italiano, Allenatore di Tennis): “Io ti rispondo che a mio avviso non c’è un comportamento standard da seguire. Dipende dalla personalitĂ di ognuno. Coach, genitore e bambino. Non c’è una formula precisa! Il genitore in giovane eta’ e’ sicuramente fondamentale per il ragazzino, un punto di riferimento importantissimo. E a me maestro piace vedere se il genitore e’ appassionato e ci tiene. Io per ora non ho riscontrato questo tipo di problema, ma l’unica cosa che mi scoccerebbe sarebbe vedere il genitore che entra in campo tecnico e di programmazione o cose comunque di competenza del maestro. Se ci sono domande e un confronto di idee ben venga, ma se tu mi affidi tuo figlio e poi intervieni senza chiedermi un parere, allora no. Se tu chiami un imbianchino, gli dici che lavoro vorresti, poi non ti metti lì a dirgli come fare…se no fallo tu! Giusto? Poi non capisco quei maestri che dicono che i genitori devono essere invisibili. Non mi piace neanche quello! Fiducia e rispetto dei ruoli sono fondamentali. E anche il ragazzo se vede che c’è un bel rapporto tra 2 figure così importanti può solo beneficiarne!”
Pietro Nicolodi (Telecronista Sky Sport): “Sono per la totale abolizione dei genitori dal mondo dello sport. Devono servire per supportare, per dare morale e non devono assolutamente impelagarsi in situazioni tecniche. Parlo da genitore di due giocatori di hockey che come unico compito hanno quello di divertirsi.”
Gianluca Galeazzi (Giornalista Super Tennis): “Ho sempre amato quei genitori discreti che si tengono in disparte, che non si sentono protagonisti alle prime vittorie del figliolo. Ho ancora alla mente un padre che alla vittoria del figlio alla coppa delle province a castel di sangro, mi portò con se’ a vedere, su un altro campo, un altro ragazzino e mi disse: “Questo siciliano gioca meglio di mio figlio!!”. Non voglio che si arrivi persino a questo ma credo che il ruolo di un genitore sia decisivo. PerchĂ© per educazione non si intende solo educare un figlio verso il prossimo, ma incurcargli la giusta mentalitĂ , mantenerlo con i piedi per terra, fargli capire che solo attraverso un percorso lungo e tortuoso si possono raggiungere delle mete. Un ragazzino assimila inconsciamente tutti gli atteggiamenti e i modi di fare della sua famiglia. Per quanto rigurda il rapporto tra genitori e coach, credo che nel momento in cui un padre e una madre decidano che quell’allenatore possa andare bene, debbano lasciargli carta bianca, devono dargli fiducia, senza essere invadenti. Poi nel momento in cui le cose dovessero andare male per svariato tempo allora insieme al figlio si valuteranno nuove prospettive.”
Fabio Lavazza (Coach Bob Brett Academy): “La mia esperienza è piĂą che altro legata al rapporto con i genitori di ragazzi che si avvicinano al professionismo, quindi ragazzi di alto livello, tra i primissimi d’Italia. Guarda posso farti due esempi: un ragazzo che a 14 anni era tra i primi 4 in Italia ora si trova tra i primi cento giocatori del mondo grazie, oltre che al talento, agli investimenti fatti dal padre che ha praticamente fatto da sponsor al figlio affidandolo alle cure di un giovane ma esperto coach che lo ha portato tra i migliori del mondo della sua etĂ . Il ruolo del padre in questo caso è stato l’ideale, poichĂ© ha dato all’allentore piena fiducia e tutto il sostegno che necessita un piccolo team di lavoro. Altra situazione e’ quella in cui il padre di una giocatrice che ha tutte le carte per poter arrivare si dedica in maniera ossessiva alla crescita tennistica della stessa, pur non avendo mai preso in mano una racchetta, nĂ© avendo un passato da sportivo amatoriale. Viaggia con lei, non ascolta i consigli degli allenatori per le scelte di programmazione e commette un errore dietro l’altro a livello gestionale. A mio avviso il percorso giusto da seguire è quello di dare fiducia agli allenatori, ovviamente sapendo scegliere quelli preparati e motivati.”
Enrico Sellan (Direttore Sportivo R70 – Roma): “Il discorso, come avrai ben capito, è molto delicato. Credo innanzitutto che, come in affari amorosi, ogni storia è a sè; è difficile, quindi, generalizzare. Ogni persona, genitore, figlio, tennista, coach o maestro che sia, è diverso da tutti gli altri. Detto questo, e provando a rispondere alla tua domanda, io ho l’idea che il genitore deve assolutamente essere presente, non parlo di allenamenti, ma di eventi agonistici, gioendo dei successi, ma non drammatizzando le sconfitte. Parlando di atleti agonisti evoluti, il rapporto di coach e genitore deve essere di estrema fiducia, anche perchĂ© ,altrimenti, il giocatore se ne accorgerebbe presto e verrebbe meno il rapporto di fiducia con tra coach e atleta, conditio sine qua non per un rapporto lavorativo. Non penso ci siano delle regole da seguire, se non quelle del buon senso. Penso, però, che il maestro/coach debba avere la libertĂ e la tranquillitĂ per poter lavorare bene, e che altresì il genitore debba essere coinvolto dal maestro/coach sulle attivitĂ e decisioni prese riguardanti l’atleta, in modo da poter costituire una linea comune nella gestione dello stesso. In linea di massima spero di aver risposto ai tuoi quesiti, considerando che si potrebbe parlare sull’argomento per giorni e giorni. Ti aggiungo una piccola nota, a livello femminile sono molto piĂą presenti i genitori rispetto a quello maschile. In effetti, nel circuito Wta, è molto facile incontrare, anche a livello altissimo, giocatrici che girano con coach e genitore; fino, purtroppo, ai casi di Capriati, Pierce, Bartoli, ecc che ci fanno quasi rabbrividire. Però, estraniandosi dal rapporto umano, sicuramente deplorevole, e andando su quello squisitamente sportivo, chi ci dice che se il genitore non fosse stato un tiranno, la ragazza non avrebbe smesso di giocare alle prime difficoltĂ incontrate e non sarebbe mai arrivata fra le prime del mondo? per contraltare, però, quanti sono i genitori/coach/tiranni di atlete che non sono mai diventate professioniste, ed hanno avuto, quindi, una vita rovinata? Domande purtroppo che rimarrano senza risposta….”
Roberto Commentucci (Giornalista e Consulente Fit): “Non esistono formule universali, ma credo che sia imprescindibile l’instaurazione e il mantenimento della massima fiducia reciproca, per poter avviare e sostenere un progetto a lungo termine, che è poi l’unico approccio corretto. Il genitore, anche non tennista, oggi è per il maestro un interlocutore molto piĂą informato di qualche anno fa. La crescita del grado medio di scolarizzazione e la rete Internet consentono a molte persone di costruirsi un bagaglio teorico spesso molto solido sulle problematiche dell’apprendimento del tennis. Per il maestro, quindi, è fondamentale evitare di chiudersi nell’autoreferenzialitĂ : non può dire “faccio così e basta”, ma deve essere paziente (anche molto paziente) e spiegare sempre con chiarezza il perchĂ© e il percome delle sue scelte. Per molti maestri è una sfida complicata, per altri invece un punto di forza (e purtroppo ce ne sono alcuni piĂą bravi nell’ “automarketing” che sul campo…). Il genitore, da parte sua, deve essere bravo a non andare oltre il suo ruolo: deve parlare con il maestro sempre quando il ragazzo non è presente, non deve manifestare mai dubbi sul maestro in presenza del ragazzo, eccetera. Per il ragazzo, il maestro deve essere una sorta di semiDio, deve esprimere il massimo dell’autorevolezza. Se il papĂ ne mina – anche involontariamente – l’autoritĂ , allora la colaborazione è destinata a fallire, perchĂ© il ragazzo tenderĂ a non seguire fino in fondo il suo coach. E infine, bisogna che il genitore resista alla tentazione di mettere bocca negli aspetti tecnici. L’ultima parola spetta al maestro. Se non si è convinti della bontĂ delle scelte del maestro, allora non ci sono i presupposti per andare avanti, ed è meglio cambiare.”
224 Commenti to “TGF 16 – Il Rapporto Genitore-Coach (Puntata 1)”
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Archipedro says:
Monet,
al post 106 trovi gli elementi che ti servono…
La situazione critica tra dr.Max e Stefano Grazia risale invece a molti mesi fa…
Che ne dici di scrivere tu la parte due di questo capitolo di TG&F?
Sono sicuro che nessuno avrebbe nulla da eccepire…
Monet says:
per caritĂ Archi ho anche cercato di cambiare….nome per far fare alla gente proseliti negativi sul mio boy….
a me piace molto Felice quando dice che chi sa dica ,ma in maniera sicura e nn per sentito dire,qui dentro cè gente vicina a chi conta che o spiega maluccio le cose,o non le sa o le riporta in maniera sbagliata……
Monet says:
tutta la mia solidarietà al Dott Grazia!!!credo che arrivare a interesssare avvocati in un blog dove si parla di tennis,sia veramente troppo,ho un pèo riletto e mi sembra che stefano nn offenda nessuno anche se con la sua parlantina schietta e diretta qualcuno possa anche offendersi,ma querelare no!!se si arriva a quesye conclusioni vuol dire che si smatterà tutti di dire la propria oppinione,penso e spero che tra le parti si arrivi intelligentemente a una conciliazione ,anche privata,cosi da continuare a scambiarci le sensazioni anche piu assurde di noi genitori e dei nostri figlioletti.
Monet says:
ps : dovessi denunciare io chi scrive cose dell’altro mondo sul mio boy dovrei prendere un esercito di avvocati….hahahahahah
il bello è che piĂą delle volte hanno ragione…..hihihihihihihihi
Ulisse-Giorgio says:
@ Monet
Solo per la precisione, ti volevo far notare che quello che invita ad esprimere certezze solo quando si conosce a fondo il problema e non per sentito dire, sono io (post 196) e non Felice! Avevo parlato in senso generale e non ho espresso negli ultimi post alcunchè. Sappi comunque che quando lo faccio conosco molto bene ed a fondo le cose e, di solito le so’ riportare in maniera corretta (quello che si può e che voglio riportare! Perchè tante volte, per la pace di tutti, è meglio tacere!)
Monet says:
scusami ulisse giorgio,ma lungi da me pensare diversamente da quanto hai scritto,il mio post era dedicato a altri che con la supponenza di conoscere o di essere in relazione con i piani alti della federazione o spiegano male o nn sanno proprio le cose!
diego says:
Tornando a parlare di tennis giocato,oggi ho seguito per alcuni momenti un torneo U10 Evolution ed ho visto ragazzini/e alti poco piu’ di un metro con racchette di lunghezza per adulti impugnate a meta’ manico ed il tutto davanti a dei Maestri nazionali.Sono rimasto allibito.
Archipedro says:
I maestri nazionali diranno che è colpa dei genitori, che vogliono fare di testa loro.
I genitori diranno che i maestri non hanno detto loro nulla, e che pensano solo ai soldi.
Ma il vero problema è che né agli uni né agli altri interessa dello sport e della salute di quei bambini… Ed infatti li portano a fare tornei in quelle condizioni patetiche.
Credo che questo sia il blog giusto per parlare di queste cose…
Barbara says:
Ieri ho sentito l’intervista di Dalla Vida in cui h parlato anche del rapporto genitori coach, faceva notare l”importanza del supporto della famiglia e la necessitĂ di svolgere ognuno il proprio lavoro senza interferire con l’attivitĂ del maestro, però faceva anche notare che non sempre i genitori hanno torto perchè avendo seguito il torneo giovanile di Roma a cui partecipavano circa 2000 ragazzini aveva notato un livello tecnico molto basso.
Il rapporto genitori coach sta tutto qui, io credo che, tranne poche e discutibili eccezioni, se il maestro od il coach fanno il loro lavoro e lo fanno bene il genitore non h alcuna necessitĂ di sostituirsi o di intervenire..
andrew says:
Se il maestro fosse un allenatore inserito in un contesto di una societĂ sportiva, allora i motivi di frizione genitore-maestro sarebbero minori, nulli o comunque sostituiti dalla frizione genitore-societĂ sportiva.
In assenza di societĂ sportive, purtroppo salta tutto…
giogas says:
Finalmente negli ultimi interventi siamo tornati a parlare di tennis come è giusto che sia. Non è mia intenzione interrompere questo processo ma vorrei fare un piccolo passo indietro per spendere due parole in favore di Stefano Grazia, perché lo merita e perché non lo si è fatto abbastanza. Prendo spunto dall’accorato appello di Silvano Papi nel suo recente post. A mio avviso la stragrande maggioranza ritiene superfluo manifestare la propria solidarietà ma a volte l’evidente può anche non esserlo e la migliore forma è il nero su bianco (come gli avvocati sanno). Stefano per anni si è prodigato nel blog con un lavoro assiduo e competente svolto nel dirigere, commentare e replicare ai numerosi scritti. Ci ha fatto conoscere tutto, la sua vita, le sue passioni, le sue ambizioni le sue paure. Ci ha fatto entrare nel privato aprendoci le porte della sua casa. Abbiamo condiviso con lui le peripezie della giornata e le avventure del figlio, i sogni e le insicurezze e idealmente ci siamo nutriti perfino dei cibi sul suo tavolo da pranzo…. Gli ospiti non sbattono la porta quando escono dalla casa, ma ringraziano.
Freddo says:
Quoto, Giogas. Il subcomandante Stefano Grazia mi è molto simpatico e mi dispiace non leggere più i suoi articoli e commenti.
Pinot says:
Vorrei rendere esplicita la mia solidarietĂ al Subcomandante Stefanograzia.
Non solo ci ha fatto entrare nella sua casa e sfruculiare tra i suoi affetti, le sue gioie e le sue pene.
Il dipanarsi della storia di Nicholas era la trama all’interno della quale si dipanava la narrazione di G&F (veramente c’era anche la storia di Alessia, finchè ha voluto il padre…). In questa narrazione c’era lo spazio per tutto, competenti e meno competenti, filosofi ed esaltati, stregoni e venditori. Il tutto moderato, sì moderato, dalla sagacia e dall’ironia di un uomo disincantato che ha avuto il torto di coltivare un sogno e di renderne partecipe il mondo. Offeso nell’amor proprio e, precedentemente, negli affetti.
Chi poteva tenere insieme le sparate di chi affermava di possedere il verbo e chi voleva vendere la panca fit, tra chi discettava di neocorteccia con tre giorni di scuola e chi era piegato da anni sul compito, tra gli “unici due” che avevano diritto di parola e chi pensava che andando a sezionare actina e miosina ed applicando ad esse la metodologia in divenire si sarebbero ottenuti i risultati previsti ovvero programmati, tra giornalisti di tacca e papà esaltati. Tra i genitori affamati di informazioni ed i venditori di fumo. O tra ultrà fit e vaffantennis.
Seduto su questa sedia ho fatto il giro del mondo. Angola, dove ho vissuto il traffico ed anche il conflitto, ho immaginato i posti di blocco e i soldati armati, ho respirato la tensione di quel paese e la nostra presenza in quei posti, Ma anche Turchia, dove ho immaginato andare raminghi per campi presso strutture alberghiere i due gemelli, ricordo addirittura di aver visitato l’Indonesia dove rivedo un elefante tra i campi da tennis, o dovrei dire Brasile o California. Sicuramente Barcellona e Valencia e se vogliamo Lettonia. Senza nulla togliere alla Sardegna ed alla Sicilia, Bassano, Torino e Milano, dove abbiamo avuto fissi corrispondenti. Ultimamente la mia fantasia aveva stabilito residenza in Florida, a Bradenton…
Grazie Stefano. Per tenere tutto insieme ci voleva una storia da raccontare, la leggerezza di una cultura profonda ed un fisico bestiale, e tu hai dimostrato di averle…
bogar67 says:
Quoto tutti quelli che ringraziano Stefano Grazia per tutto quello che ci ha dato fino adesso e spero vivamente che continui a scrivere.
Ishmael says:
Si puo’ sapere che fine fara’ questa Rubrica? Continuera’ con un altro nome? Con un altro SubComandante? Chiudera’ definitivamente i battenti e traslochera’ su un altro blog? Terminate le giuste celebrazioni al SubComandante (e sono state perfino pochine per la verita’), non sarebbe il caso di guardare avanti? Il Re e’ morto, lunga vita al Re!
Archipedro says:
Ishmael…
Quando il leader maximo d’un blog denominato “genitori e figli” afferma ripetutamente di non aver alcun interesse ad impegnarsi affinché tale contenitore venga strutturato ordinatamente… perché a lui in effetti importa solo di scrivere liberamente per essere letto, ed in particolare di raccontare le imprese del figlio, con mirabile senso auto-ironico e senza alcun particolare messaggio o insegnamento da veicolare… (salvo poi legare la propria definitiva decisione di mollare il forum ad un’ipotesi di querela da parte d’uno dei suoi più cari amici del blog stesso… evidentemente ognuno di noi pensa d’essere amato e compreso più di quanto la realtà gli conceda…) …
… il silenzio assordante che segue alla fine di quella determinata esperienza è, in definitiva, un apprezzabile segno di rispetto. E penso sia corretto affermare che TG&F termini la propria corsa assieme al suo sub-comandante in quanto un tentativo di gestirne una qualsivoglia fase transitoria in sua assenza sarebbe un fallimento perfetto…
Ha ragione però dr. Max quando mi scriveva che paradossalmente questo previsto epilogo (per noi pochi che abbiamo comunque un progetto e pensiamo di sapere come sia opportuno seguire i nostri figli) sarebbe stato vantaggioso: quest’ennesima occasione persa, frutto della profonda mancanza d’una comune etica della condivisione e del confronto (fotografia dell’Italietta di oggi), spalanca le porte al successo di quei pochi (privilegiati) che dalla povertĂ del mondo circostante possono trarre un vantaggio competitivo.
E’ un po’ come quando mio figlio ed io andiamo al nostro campo da tennis gratuito e lo troviamo sistematicamente libero: egoisticamente siamo contenti e contemporaneamente tristi per il profondo significato metaforico di quell’abbandono…
Archipedro says:
Tanto, tanto, tanto “Spazio” per il “Tennis”…
Cesare Veneziani says:
archipedero….ma quanti anni hai?
povero ale…che pazienza….
bacione niz
Archipedro says:
CV,
che mestiere fai?
… poveri ragazzi…
Alessandro Nizegorodcew says:
@Archipè
Ma te guadi solo genitori e figli o leggi il sito? perché di tennis si parla.. poi se non ti piace vai a leggere qualcosa di diverso.. io quelli che criticano senza dare idee non li sopporto.. la critica non costruttiva è solo una gran rottura di palle.. lasciatelo dì..
Archipedro says:
Alessandro Nizegorodcew,
comincio a pensare seriamente che voi operatori nazionali del tennis siate leggermente analfabeti… molto tennis da terra rossa e pochi libri… poca cultura sportiva in genere
Ciò che ho scritto riguarda TG&F, basta leggere… e qui in effetti siamo in TG&F… ero stato chiamato in TG&F da Stefano Grazia himself… e sicuramente senza TG&F all’inizio non avrei mai postato nel TUO BLOG di “cronaca dei tennisti”…
Detto questo, Alessandro… non ci siamo mai stati simpatici… e quindi va bene così…
p.s. Se ora non mi rispondete, costringendomi a replicare, prometto di chiuderla qui… non fate come il maliziosetto, che è andato avanti mesi a provocarmi…
Tornate a fare ciò che facevate prima… e lo stesso farò io
Alessandro Nizegorodcew says:
@Archipedro
Io invece ti rispondo, ma non per discutere ulteriormente senza motivo, semplicemente perché analfabeta lo dici a qualcun altro..
1) Tu scrivi: tanto tanto tanto “spazio” per il “tennis”.. quindi tu dici spazio tennis per dire TGF? Scusami sarò analfabeta e non capisco.. ma se spazio tennis e Tgf sono due cose diverse (come hai spiegato tu nel post precedente).. a me sembra una critica a spazio tennis e non a TGF..
2) Io non ti sto simpatico evidentemente, mentre tu semplicemente scrivi cose (spesso) che non condivido. E non parlo di tecnica, argomento sul quale ti ho letto volentieri e del quale credo tu possa scrivere in maniera interessante. Ma non mi sognerei mai di dire che una persona mi è antipatica da qualche commento su un blog (di tennis peraltro).. se scrivessi di politica forse potrei iniziare a dare un giudizio..
3) Essere accusato di poca cultura sportiva è il colmo.. ma tu non mi conosci e avrai letto il 2% delle cose che ho scritto, quindi il tuo pre-giudizio è inconsistente e insensato..
anto says:
@Alessandro…quando ti accusano di poca cultura sportiva …….fanno bene…….sei il classico rematore-pallettaro che per vincere un match di D3, usa i bomboni acquistati via internet dal Missouri per avere uno scatto sulle palle corte alla beep beep…….a parte gli scherzi, avvocati, querele, duelli rusticani, attacchi a fort apache….che tristezza…..forse capirei se fossimo nell’elite del tennis mondiale con 3 top 15, le varie fazioni che si creano, le varie correnti, come nel ciclismo, Bartali-Coppi, Saronni-Moser, ecc, ma non riusciamo a d aver un giocatore stabilmente nei top 30…….dobbiamo cambiare mentalitĂ , essere piĂą elastici e smettere di essere litigiosi all’ennesima potenza….tutto naturalmente con educazione e correttezza……
Alessandro Nizegorodcew says:
La discussione si sposta sul nuovo pezzo della rubrica TGF..
http://www.spaziotennis.com/2010/06/tgf-17-il-rapporto-genitore-coach-puntata-2/