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La Vittoria Più Grande

(Foto Nizegorodcew)
di Mario Zanetti
C‘era caldissimo, si sapeva che sarebbe stata una giornata molto calda, a Malta ad Agosto era normale. L’autobus ci aveva lasciato nei pressi del circolo del tennis, dove si svolgeva il torneo under 14 ETA, ubicato in un posto sperduto alla periferia di Paola, piccola frazione a pochi chilometri dalla capitale maltese La Valletta; avevamo preso il mezzo pubblico, sia per risparmiare (i taxi a Malta costano tanto), sia perché volevo proprio salirci , essendo famosi per essere caratteristici, sono quasi tutti vecchi e malandati, fanno un gran fracasso, sono gialli e sporchi, ma pieni di una umanità variopinta e rumorosa. Gli autisti vestiti in modo bizzarro guidano veloci, parlando al telefonino in spregio alle più elementari norme di sicurezza.
Giunti al circolo, dopo un faticoso percorso a piedi abbiamo espletato le formalità burocratiche di iscrizione e firma e ci siamo dissetati al bar, dove il gestore, un simpatico e corpulento signore turco, ci ha fornito le indicazioni sul pranzo e sui costi. Il sole era a picco, e sui campi di tennis, osservandoli da lontano, si formava l’effetto miraggio che Edi non aveva ben capito cosa fosse e che cercavo di spiegargli più semplicemente possibile.
Gli incontri sugli altri campi si stavano svolgendo regolarmente, grandi secchi d’acqua erano stati messi a disposizione affinché i giocatori potessero bagnarsi frequentemente la testa ad ogni cambio di campo; genitori, maestri, ragazzi, guardavano gli incontri da posizioni di fortuna per ripararsi dalla calura.
Ero preoccupato, non per la partita che avrebbe impegnato Edi a breve, né per la bravura del suo avversario che ancora non conoscevamo, ma per il caldo infernale, per l’umidità al 90 per cento, perché era l’una del pomeriggio, e non sapevo la reazione del fisico di Edi a questo stress. Edi, allenandosi in Sicilia, era in qualche modo abituato alle estreme temperature che avevamo trovato, ma giocare una partita importante in un torneo europeo in queste condizioni poteva essere difficile da gestire, perché era difficile da gestire la sua malattia.
Edi preferisce chiamarlo il suo “problema” e non malattia, ma il diabete è a tutti gli effetti una malattia con cui Edi convive da 6 anni, ma lui almeno apparentemente vive la sua vita con serenità, voglia di fare, volontà, ma giocare a tennis a livello agonistico è veramente difficile.
L’incontro prima del suo volgeva al termine, i due dodicenni sudati, stanchi, rossi in viso erano alla fine della loro fatica. Uno dei due, un inglese alto e magro, rosso non solo in viso ma anche di capelli, era teleguidato in campo da una madre, grassa, bassa, e scura di colore di pelle, che lo rimproverava ad ogni colpo e lui palesemente infastidito, la mandava a quel paese regolarmente. C’era tensione fra i due, non era un bello spettacolo vedere una madre che litigava con il figlio ma anche con l’arbitro e con chiunque fosse nei paraggi; la sua voce stridula echeggiava nel silenzio del circolo. Il risultato finale naturalmente è stata la sconfitta, contro un napoletano che lasciato libero di esprimersi nella genuinità che solo i napoletani hanno, dal suo maestro altrettanto napoletano e
più interessato a raccontare barzellette e a socializzare con una bella donna tedesca, che a seguire il suo allievo, ha finito per prevalere sull’irascibilità e sul nervosismo del duo anglosassone.
Edi ha cominciato a fare un po’ di “practice” con Charlie, un simpatico e biondissimo ragazzo tedesco, io cercavo di capire chi fosse l’avversario di Edi, sapevamo che era uno svizzero ma nel contempo speravamo non fosse un ipotetico erede di Sua Maestà Roger Federer. I pensieri si sovrapponevano uno sull’altro nel mio cervello, come ogni volta prima dei suoi incontri, mi chiedevo se avesse mangiato abbastanza, fare i conti con i carboidrati, la sua glicemia e l’insulina somministrata è ogni volta un grosso enigma, se il caldo era eccessivo, se era emozionato, ma sapevo che in ogni caso, non mi avrebbe fatto leggere nel suo sguardo, un minimo segno di emozione, di preoccupazione, di sofferenza, perché lui piccolo grande eroe dimostrava a me, agli altri e a se stesso, che il suo “problema” non è un “problema”. Infatti lungi da me avvertire il Giudice arbitro del suo stato, per avere magari degli orari di gioco meno penalizzanti o magari più comprensione durante la partita se si fosse dovuto fermare per una ipoglicemia… Edi si sarebbe incazzato.
“Gianetti e Stool dal giudice arbitro”, gracchiò l’altoparlante, così finalmente abbiamo individuato il famigerato svizzero avversario di Edi, un ragazzo alto (ma sono quasi tutti più alti di Edi), bello, biondo, che con aria sicura e altera squadrava Edi dall’alto in basso con un’aria come a voler dire “piccolo siciliano ma dove vuoi andare”. Entrarono in campo e cominciarono a palleggiare, io mi sistemai in una postazione più in ombra possibile e in attesa dell’inizio del match cominciai a ricordare il momento in cui la vita di mia moglie e la mia si completava e si complicava con la nascita di Edi, dopo 2 anni e mezzo la nascita della nostra prima figlia Francesca. Venne al mondo velocemente e con una frenesia che poi non ha abbandonato negli anni seguenti, la sua crescita, la scuola, il tennis, il diabete, la sua e la nostra sofferenza, ma la grande forza che ci ha dato e che gli abbiamo dato per superare i momenti di sconforto, di dolore, di disperazione ma anche e soprattutto di gioia, volontà, esempio per gli altri e serenità che ci ha regalato nel corso degli anni.
Il match era nel mentre cominciato, e dai primi scambi si era già delineata la differenza tecnica e tattica fra i due.
L’elvetico picchiava forte la palla dall’alto della sua prestanza fisica e cercava subito di comandare il gioco; era però ogni tanto impreciso, possedeva un bel servizio, un buon dritto e un discreto rovescio ad una mano; gesto tecnico bellissimo ma purtroppo sempre più raro a vedersi, i maestri insegnano oramai il rovescio bimane più sicuro e con la possibilità di spingere di più. Dall’altra parte il siculo Edi sopperiva alla sua poca fisicità e potenza con grande mobilità, lunghezza dei colpi, variazioni di ritmo, frullando dei colpi in topspin sul rovescio dello svizzero, per cercare di non dargli la possibilità di spingere. Erano nel mentre le 13,45 e il termometro segnava 38°, orario e temperatura meno favorevoli per Edi e il suo “problema”; i due ragazzi stavano più a lungo seduti sotto l’ombrellone durante i cambi di campo e sudavano copiosamente, Edi aveva perso il servizio ed era sotto 1-3, ma era reattivo e sveglio, Stool si era gasato a colpi di c’moon, che si gridava alla fine di ogni scambio andato a buon fine e il suo staff faceva un tifo poco svizzero e molto latino; si perché di staff si poteva parlare avendo al suo seguito i genitori, un maestro e perfino un massaggiatore, come scoprii cercando di socializzare con gli elvetici, sia perché per natura sono socievole ma anche per sdrammatizzare con il mio atteggiamento assolutamente amichevole, l’importanza di un incontro per loro vissuto con molta partecipazione e attenzione, per quel che mi riguarda invece ero già contento a prescindere dall’esito dell’incontro, di vedere mio figlio giocare ad armi pari con un ragazzo che i suoi problemi per fortuna non aveva.
Lo staff di Edi ero solo io, padre, allenatore (insomma), coach, motivatore, preparatore atletico, magazziniere, cuoco, bancomat, portatore d’acqua, facchino, medico (quello in parte lo sono veramente facendo l’odontoiatra), ma ho la modestia di pensare di far bene solo il primo e l’ultimo degli incarichi che ho elencato. Quando partiamo per tornei siamo una vera e propria squadra, ci organizziamo la giornata, giriamo, facciamo anche e per fortuna i turisti, abbiamo preso il citysight seeing abbiamo visto gli scorci più belli e suggestivi dell’isola, l’antica città di Mdina, l’isola di Gozo, la turistica zona di St Julien, il dipinto di Caravaggio “Decollazione del Battista” conservato nella cattedrale di San Giovanni a La Valletta, abbiamo fatto il bagno a Sliema, insomma il tennis è importante ,ma quello che ti resta, dopo un viaggio, te lo porterai per sempre dentro, lo ricorderai per sempre. Edi potrà dire che suo padre lo ha portato a Malta a fare il torneo di tennis e non a fare il torneo di tennis di Malta, c’è una sottile differenza.
Sotto 5-3, la partita nel mentre continuava, lo svizzero continuava col suo gioco martellante, invece cominciavo a vedere un po’ di sofferenza nei movimenti di Edi; forse era un po’ scoraggiato ,vedeva che nonostante il suo acume tattico, l’altro stava prendendo il sopravvento. Il game seguente sul proprio servizio Edi esordisce con un doppio fallo, poi un dritto vincente dello svizzero, e un fortunoso rovescio dello stesso e ci ritroviamo 0-40 e quindi tre set-point contro, che l’elvetico sfrutta subito chiudendo con una risposta vincente, primo set 6-3 per Stool. La maturità di un ragazzino all’età di 12 anni si vede da tante cose, da come si approccia con i piccoli problemi che si possono avere a quell’età, da come affronta la scuola ed i rapporti con i coetanei. Nel caso di Edi, avendo a che fare con il diabete dall’età di 7 anni, ha dovuto accorciare i tempi della sua maturità, deve essere bravo a gestire le sue 4 iniezioni giornaliere, i suoi livelli di glicemia, contare i carboidrati in quello che mangia, per adeguare la giusta dose di insulina, per evitare o le iperglicemie, evento gestibile e che non comporta nessun problema immediato di salute, ma soprattutto l’evento più pericoloso nell’immediato è la ipoglicemia. I sintomi sono fiacchezza, tremore alle gambe, mal di testa, confusione, sudorazione fredda e se non si interviene immediatamente… perdita di conoscenza. E’ per questo motivo che Edi tiene sempre con se una scorta di succhi di frutta e zuccheri vari per contrastare, ai primi sintomi, l’abbassamento degli zuccheri nel sangue. Con me ho inoltre il glucagone, antagonista dell’insulina, che serve nei casi in cui c’è perdita di conoscenza; è un siringone enorme che a me, abituato a fare iniezioni, fa impressione… e ancor di più al pensiero di usarlo su Edi, spero non succeda mai.
Al cambio campo Edi aveva un’ipoglicemia, me lo ha segnalato muovendo indice e medio velocemente ad indicare il tremolio delle gambe, il caldo era incredibile, ha assunto un succo di frutta, due buste di zucchero e due fette biscottate, abbiamo chiesto il tempo di sospensione per intervento medico e sono entrato in campo per assistenza.
Edi a poco a poco ha ripreso colore e in teoria si sentiva pronto per ricominciare, ma sapevo che non era pronto; ci vogliono circa 10 minuti per riprendersi ma è un tempo non compatibile con i tre minuti di sospensione medica che impone il regolamento. Ho detto ad Edi che era stato bravo, ma dato il caldo e il suo malessere, preoccupato per il suo stato di salute gli consigliai un eventuale abbandono, e di stringere la mano al suo avversario. Lui mi ha
guardato con uno sguardo che non dimenticherò mai, era un misto di rabbia e sorpresa e mi ha detto “sei pazzo io non mi ritirerò mai”, io intimorito dalla sua reazione, non si era mai rivolto a me in quel modo, non ho potuto replicare, gli ho solo detto “ok ma ricontrollati la glicemia fra 10 minuti”, sono uscito dal campo ed è ripresa la partita.
Edi è consapevole del fatto che il diabete è un problema che naturalmente lo penalizza rispetto ai suoi coetanei, si stanca prima degli altri, il suo sviluppo fisico è rallentato, ma si conforta sapendo che ci sono stati tennisti diabetici famosi fra gli altri:
• William “Billy” Talbert: tennista statunitense, n. 3 del mondo in singolare nel 1949, vincitore di importanti tornei di doppio
• Hamilton Richardson: tennista americano n. 3 del mondo nel 1956, vincitore della Coppa Davis con la squadra Usa nel 1958
• Lennart Bergelin: tennista svedese, a lungo titolare della squadra nazionale in Coppa Davis, fu anche coach di Bjorn Borg
Naturalmente era un altro tennis, meno muscolare, meno fisico, con racchette diverse da quelle di ora, ma questo non glielo facciamo notare. Da quando aveva 6 anni, ho accompagnato mio figlio a vari tornei di rappresentative regionali, di macroarea, coppa Belardinelli, Pia Cup, coppa delle provincie, tornei individuali, nelle più svariate
parti d’Italia. La cosa più bella di questa attività è, a parte il fatto puramente tennistico di confrontarsi con tanti ragazzi di varie regioni, vedere come questi giovani tennisti in erba socializzano, si confrontano, inventano giochi e passatempi, si scambiano esperienze e numeri telefonici, nascono le prime cotte e delusioni amorose. Nei tornei internazionali si assiste anche ai tentativi di esprimersi in inglese, francese o si inventano nuovi idiomi e dialetti pur di entrare in contatto con ragazzine russe (le più gettonate), inglesi (meno) e altre nazionalità. Anche questo succedeva a Malta, intorno al tavolo da biliardo al bar del circolo, dove mi recai per fare scorta di acqua e prendere un caffè durante la partita di Edi. Mi intrattenni più del solito, parlando con il simpatico papà e maestro di un ragazzino pugliese molto forte (ne sentiremo parlare). Tornato al campo ho percepito che qualcosa era cambiato, lo svizzero che pensavo oramai stesse vincendo facile, dopo uno scambio ha incominciato ad imprecare ad alta voce e il suo staff era preoccupato. Edi aveva perso il suo atteggiamento remissivo e mi segnalò che il punteggio era 4-1 a suo favore!
Forse il suo avversario, vedendolo più morto che vivo, pensava di avere già vinto… E invece avendo ripreso le sue energie e spingendo di più con la forza de i suoi “40kg” Edi stava prendendo il sopravvento. Il set finì rapidamente 6-1, la sua glicemia era a posto e si era alzata una piccola brezza dal mare che rendeva l’afa meno opprimente.
Forse per l’afa o perché l’incontro del proprio figlio era “tirato” il papà di un bravo e talentuoso ragazzino romano Marretti, decise di litigare col maestro dell’avversario del figlio, e quindi io e qualche altro volenteroso siamo accorsi a separare il focoso papà e l’aitante maestro, fuoriprogramma che mi sarei risparmiato volentieri, tanto era penoso vedere due persone adulte che per un punto fuori o dentro si prendevano a testate e si insultavano incuranti della presenza di tante donne e soprattutto ragazzini che vedono negli adulti degli esempi da seguire.
Tornato al match, lo svizzero era andato fuori di testa ed Edi sbagliando poco, e variando il ritmo del gioco, stava andando verso una ipotetica vittoria. Da piccolo lo portavo sempre con me al circolo dove da anni sono iscritto, io modesto quarta categoria che rincorrevo la palla faticosamente in doppi improponibili o impegnato in singolari che
mi lasciavano il fisico distrutto, ma la mente serena e appagata dopo una settimana di lavoro. Fra uno scambio e l’altro guardavo Edi che ancora piccolo, seduto nella tribunetta con i suoi ricci biondi, le lentiggini e lo sguardo furbetto, era già rapitonon sicuramente dal mio modo di giocare, ma dai gesti tecnici, dall’agonismo, dal fatto che sei solo contro un altro, che la racchetta rappresenta l’arma per misurarsi e confrontarsi, la pallina il proiettile a salve con cui intimorire l’avversario e averne ragione.
Forse per questo appena avuta l’età ha cominciato giocare, innamorandosi di questo sport; certo ha avuto le sue delusioni, le mancate convocazioni, la malattia, maestri poco competenti che non lo hanno di certo stimolato, ma anche grandi soddisfazioni come tornei vinti, partite rocambolesche andate a buon fine con avversari più forti, viaggi, il tifo dei suoi amici, le coppe, le medaglie ed anche incontri vinti in tornei internazionali e classifica europea di conseguenza. Si, perché la partita con l’aitante ragazzino svizzero Edi la vinse 6-1 al terzo set, ma non è stata la sua vittoria più grande. Edi vince ogni giorno, vince con la suà onestà, la sua voglia di vivere, la sua serietà, affronta con serenità, almeno fino ad ora, la sua malattia si trova a dare coraggio e forza agli altri, è ben voluto e amato e se il suo sogno di diventare un giocatore verrà infranto (solo uno su centomila ci riesce), di certo no ne farà un dramma… La sua vittoria più grande l’ha già ottenuta.
60 Commenti to “La Vittoria Più Grande”
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Sergio Pastena says:
Articolo stupendo, davvero.
Stefano Grazia says:
Circoletto Rosso! Standing Ovation ! Two Thumbs Up!
Copiaincollata e spedita a mio figlio, da leggere e trarre ispirazione …
A parte cio’, con un avversario con quel nome (Stool in pratica significa Merda, essendo lo Stool Test l’esame delle feci e il Running Stool la Diarrea) non pteva che finire cosi’…
Grigo says:
BELLISSIMO!…complimenti…
bogar67 says:
grazie
bogar67 says:
Tennista si sente male in campo, l’arbitro: «Stia a casa»
di Carlo Alberto Melis – Tratto da L’Unione Sarda – 10 Dicembre 2007
Ha chiesto i tre minuti di sospensione, come da regolamento, e per tutta risposta si è sentita richiedere dal giudice arbitro il certificato medico. Ma Raffaella Porru, tennista dilettante del Tc Dolia, diabetica, ieri ad Assemini, durante la partita, in mano aveva solo il test che la avvertiva che la glicemia era troppo alta. Troppo poco per il giudice federale, abbastanza per far nascere un diverbio. Risultato, parole grosse («La denuncio», la replica «Se è malata stia a casa») e un esposto alla Federazione in arrivo da parte di entrambe le società delle giocatrici in campo.
Il regolamento è il regolamento, non si scherza. Neppure se in campo non ci sono tenniste professioniste, ma dilettanti. Neppure se una di queste è diabetica e chiede di una sospensione perché non si sente bene. Pregasi mostrare il regolare certificato, come da regolamento. Non c’è. Basterebbe avere un po’ di buon senso, ma questo il regolamento non lo prevede. La tennista rinuncia alla partita, ma la storia sembra non dover finire qui.
IL RACCONTO. La scena si svolge ad Assemini, dova le squadra del tennis club locale sta affrontando il Tc Dolia. In campo ci sono la giovane Sara Atzori (Assemini) e Raffaella Porru, capitano della squadra ospite, benché asseminese e frequentatrice di quegli stessi campi. Si gioca per il campionato Invernale ma il clima in campo è amichevole. La presenza all’interno del campo del giudice arbitro che la Federtennis invia per verificare la regolarità del match (che per consuetudine viene arbitrato da una giocatrice di uno dei due club) però non è gradita: «L’arbitro era nervoso sin dall’inizio», racconta la Porru, «abbiamo avuto una piccola discussione perché pretendeva che io giocassi con la gonnellina fin dall’inizio, nonostante il vento gelido. Io volevo tenere i pantaloni della tuta, ma diceva che il regolamento non lo consentiva».
LA GLICEMIA. Sul finire del primo set, la Porru accusa qualche problema: «Mi sentivo strana. Al cambio di campo, ho misurato la glicemia e ce l’avevo a 400. Ho chiesto i tre minuti che il regolamento prevede, spiegando che sono diabetica, ma l’arbitro mi ha detto che per averne diritto dovevo portare un certificato medico che lo attestasse. Gli ho mostrato il glucometro, ma a lui non importava. A quel punto sono uscita dal campo e l’ho sentito dire “se è malata se ne stia a casa”. L’hanno sentito tutti, anche i giocatori del campo a fianco. Ho preferito ritirarmi, non credo cha la partita fosse la cosa più importante».
LA REPLICA. Diversa la versione dell’arbitro, Luigi Graziano, affidata alle parole di suo figlio Massimo, avvocato. «In quella squadra c’era una giocatrice che non aveva con sé il tesserino, eppure mio padre l’ha fatta giocare. Poi si è creato un disguido perché la ragazza ha chiesto il tempo perché aveva la glicemia alta, però senza che lui lo potesse sapere. Senza certificato, chiunque potrebbe addurre questa scusa. La ragazza è rimasta fuori campo oltre i tre minuti consentiti da regolamento, cioé quindici. Sarebbe stata molto scontrosa, ritenendosi offesa, e avrebbe detto anche “la denuncio”. A quel punto Graziano rivolgendosi alla sua collaboratrice che arbitrava ha detto “se è diabetica lo deve dimostrare”, e non “se ne stia a casa” come riferito».
LA TESTIMONIANZA. Alla scena assiste Riccardo Farci, capitano della formazione asseminese, che già in precedenza aveva chiesto all’arbitro di non stare all’interno del campo: «Quando la giocatrice ha avuto un problema, chiedendo i tre minuti di sospensione, il giudice ha avuto il cattivo gusto di chiedere il certificato. La ragazza si è un po’ alterata, comprensibilmente, ma senza eccedere. L’ho invitata a uscire, lei ha protestato. Poi il giudice, rivolgendosi all’arbitro ha detto, “se una è malata se ne stia a casa”. Ho fatto subito relazione a Raimondo Nateri, responsabile degli arbitri Fit». Prosegue Farci: «Le regole, fatte ad hoc per i professionisti, spesso sono scarsamente applicabili tra i dilettanti. L’eccesso di zelo non va bene, soprattutto perché il contesto era amichevole».
L’ESPOSTO. «Oggi prepareremo una relazione congiunta delle due squadre», conclude Farci «e la manderemo alla Fit. Sono cose che dispiacciono, non dovrebbero succedere». «Non siamo professioniste, bisognerebbe ricordarselo», aggiunge Raffaella Porru.
bogar67 says:
Purtroppo da quanto sopra non sempre si vince, almeno in campo.
ps frequento circolo sopra indicato ma quel giorno non ci stavo!
Gio says:
Complimenti , gran bel articolo. Un altro Papà che nobilita la categoria dei tennis-parents, ed ovviamente complimenti a Edi per la sua forza e coraggio.
luca di padova says:
Oggi su questo sito nasce il fan club Edy Zanetti.
Magie del blog e di una coppia padre figlio che non ha pari.
Aggiornaci caro Mario sui tornei di Edy,noi qui ,sono sicuro di interpretare il pensiero di tutti,faremo il tifo per Edy.
Barbara says:
Complimenti a tutti e due!
Stefano Grazia says:
Bogar, se ho capito bene: le due squadre si sono unite CONTRO il Giudice Arbitro? Allora qualcosa di positivo quel giorno si e’ verificato: avversari leali e onesti che vogliono vincere sul campo e non per la regola 47 comma 22 paragrafo 33 e che si trovano uniti nel protestare contro l’eccesso di zelo burocrate di spesso piccoli uomini che si ritrovano con il classico quarto d’ira di potere e non riecono a non abusarne…quanti ne abbiamo visti, da capi ufficio o capi del personale in qualche remoto angolo del pianeta a vigili urbani o poliziotti a commessi di uffici comunali o dell’USL fino appunto ad arbitri di qualsiasi sport … Ora Est modus in rebus e puo’ anche darsi che la frase “se è diabetica lo deve dimostrare” ci possa anche stare senza dover causare la fine del mondo,puo’ anche darsi che qualche parola sia scappata senza volere…bisognava esserci e a volte non si capisce come ci si e’ cacciati in una certa situazione, tutto vero, tutto verissimo…basterebbe poi ammetterlo con tranquillita’…E poi: MA DAVVERO UNO NON PUO’ GIOCARE IN TUTA? Questa e’ veramente la cosa piu’ risibile e ridicola …
Barbara says:
Stefano
si è vero non puoi giocare in tuta e nemmeno con i pantaloncini da allenamento, che le ragazzine usano abitualmente, ovviamente non stiamo parlando di Wimbledon
Stefano Grazia says:
Quaro d’ira? No, quarto d’ora…pero’, anche quarto d’ira non era male…
Intendiamoci bene: vale la cosiddetta AUSTRALIAN RULE: se sei infortunato NON giochi, se giochi NON sei infortunato … E se uno se ne va per 15′ tutto sommato dovrebbe essere lui il primo a dire: ok, mi dispiace, hai vinto … Questo succede anche ai livelli di tornei Tristonazzi come ho avuto modo di osservare nella mia precedente carriera di organizzatore di Tornei ATP (Agip Tennis Players…) o ETP (Expatriates Tennis Players,sic)dove ho visto giocatori strapparsi il quadricipite, essere impossibilitati a correre in avanti e INCAZZARSI DI BRUTTO perche’ l’avversario faceva solo smorzatine…E quel che e’ peggio, il folto pubblico fare BUUUU!!! all’Avversario … Ma la verita’ e’ che chi aveva torto era l’Infortunato che pretendeva di rimanere sul campo e di non dover correre …
Ma certo, il caso riportato da Bogar e’ un po’ diverso …
Agatone says:
Ringrazio Mario Zanetti per l’articolo. Io sono uno poco incline a commuovermi ma questo racconto mi ha toccato, non solo per il modo con cui Edi affronta il ‘problema’ ma anche per la capacità di prendere il meglio dalla vita che l’autore dimostra, per non dar troppo peso alle cose negative, pur vedendole, e saper invece raccontare il bello con gioia e naturalezza.
Stefano Grazia says:
E PERCHE’ MAI???
Ma che differenza c’e’ fra i pantaloncini d’allrenamento e quelli da gara? Voglio dire: Sharapova, Dementieva, Oprandi hanno giocato tutte con gli shorts…Molte ragazzotte starebbero anzi molto meglio (un mio vecchio cavallo di battaglia), penso anche alla Schiavone, ma in generale e’ ridicolo che il tennis sia ormai l’unico sport femminile dove si giochi con la gonna, vestiti da ‘fighette’… con l’effetto orrorifico dei mutandoni scaldamuscoli (vuoi essere sexy? sotto la gonna metti un tanga oppure niente)…In Atletica e pallavolo sono andati sugli short aderenti o sul bikini, a basket e pallavolo usano gli shorts e anche al golf…mi sapete dire perche’ al tennis le donne usano le gonne? SOLO PER FAR VENDERE ABITINI FIRMATI CHE POSSANO ESSERE USATI ANCHE DA CHI NON GIOCA A TENNIS E VUOLE ANDARE AL COMMERCIAL CENTER… Billie Jean King, se ci sei batti un colpo…!
bogar67 says:
@Stefano Grazia
quello della tuta che non si può indossare era una novità pure per me ma in serice C femminile nessuno ha impedito alla ragazzina di scendere in campo e mi pare giusto.
Nel caso sopra, riportato dal giornale ma ne avevo anche parlato con marito dell’atleta le due squadre erano d’accordo, cmq poi non so se è finita in tribunale sta cosa.
Mario Zanetti says:
Grazie a tutti per i complimenti, un grazie particolare ad Alessandro Nizegorodcew
@Stefano Grazia Stool è naturalmente un nome di fantasia così come tutti i nomi a parte quello di mio figlio grazie per le belle parole
Barbara says:
La tuta la puoi usare solo se le condizioni atmosferiche lo giustificano e su autorizzazione del GA, mentre gli hot pants non sono ammessi e basta, mi pare di rammentare che ci fossero anche delle regole sulle dimensione di loghi e scritte, ma magari sto sbarellando e mi confondo con la scherma.
Marta Polidori says:
Splendido… Veramente splendido… Complimenti all’autore, ed al protagonista ovviamente.
Archipedro says:
L’idea che un genitore faccia da “allenatore unico” ad un figlio tennista diabetico che già si muove a livello internazionale m’appare contemporaneamente sensazionale e terrificante. Ma qui volevo sottolineare la mia istintiva ammirazione per il coraggio del padre, a cui vorrei tendere io stesso, da esistenzialista autarchico, sempre che l’operazione non sconfini nella pura irresponsabilità. A dire, a grandi progetti corrispondono grandi responsabilità individuali. E così sia!
Volendo essere pratici, ispirati dai rischi (calcolati) che si possono correre in queste nobili sperimentazioni (a parer mio sempre meno gravi di quelli che l’abbandono morale e materiale dei figli comporta, io lo chiamo “parcheggio”), tralascerei il caso della patologia in specie, che ritengo richieda un capitolo a parte, per soffermarmi su quelle generali che stanno a cuore a me come, cultore della polivalenza precoce, ma che dovrebbero stare a cuore anche alla maggioranza dei genitori di TG&F, infatuati dalla specializzazione agonistica precoce.
In entrambi i casi dovremmo tutti concentrarci sulle lesioni delle cartilagini d’accrescimento (presenti all’interno delle ossa ed in particolare alle estremità) che sono, nei giovanissimi, le valvole di sfogo da stress meccanico: ad esse s’associano la sindrome da iperuso nella giunzione osteo-tendinea (inserzioni dei tendini nelle ossa in prossimità delle epifisi) tipica appunto del tennis. In pratica è vero che i tendini dei bambini sono elastici e plasmabili (e che vanno stimolati da piccoli) e che le ossa senza traumi violenti non si rompono… pur tuttavia questi stress turbano l’ossificazione delle cartilagini con deformazioni o distacchi locali. In più, e questo capita proprio ai tennisti che non fanno preparazione atletica, tutto il quadro “clinico” è aggravato da tutti i “malallineamenti” che uno sport asimmetrico e stereotipante tende non a correggere ma ad enfatizzare.
p.s. Chi abbia del materiale potrebbe condividerlo…
Cosa volevo dire con questo incidentale off-topic? Che il volo pindarico più essere estremamente breve se non s’hanno chiare tutte le variabili in gioco, ed in particolare quelle meno evidenti e che pure, statisticamente, sparigliano le carte in tavola…
simplypete says:
Archipedro, penso che un buon preparatore atletico abbia ben presente i rischi di cui parli, un preparatore così così…. no; ed è per quello che uno paga la professionalità ed esperienza, sperando di non essere fregato.
Sicuramente o si è come te, un dilettante, che sono sicuro ne sa di più di tanti professionisti,(non sono ironico giuro) oppure ti affidi alla sorte sperando che i più cari, siano anche meglio ma non è detto……
Atti says:
Complimenti alla Zanetti family… e in bocca al lupo al giovane tennista….chissa che non ci si incontri in qualche torneo.
Culturalmente, noi italiani siamo troppo fissati.
Numero uno… o niente.
Solo quello conta nella società moderna.
Invece… questo tipo di storie, che non è un caso isolato, fanno capire le priorità della vita, e di quanto valore ha lo sport nella crescita e nell’educazione dei ragazzi.
Con o senza una malattia… fare sport rimane un percorso sano e che fa crescere divertendosi.
Se fatto ad un buon livello …ancor di piu’.
Stefano Grazia says:
Tutto giusto, tutto vero Archibello…Eppero’…eppero’… non e’ che dobbiamo autocastrarci col processo alle intenzioni…da un lato si inneggiava ai giochi in cortile di una volta da Strega in Alto a Luna e al correre a piedi nudi sui prati in liberta’ e dall’altro si grida ai pericoli dei “malallineamenti” : io saro’ anche uno sciagurato, condizione aggravata anche dall’essere medico, ma quando vado a farmi un paio d’ore d’atletica con mio figlio non mi metto tutte ste preoccupazioni…lavoriamo e basta, e magari per istinto visto che ho letto e studiato e assorbito tante cose (anche col blog, intendiamoci) me ne sbatto…certo, lo affido anche ai Buzzelli (o ai Catizone) e all’IPI e mi illudo che con loro faccia le cose giuste … ma certo non divento matto a fare l’analisi scientifico matematica logaritmica con la radice quadrata riporto di tre di ogni singola azione… Io seguo il DVD del Prof Buzzelli come punto di partenza a cui ho applicato variazioni tratte dai libri che ho letto (piu’ volte citati) e dalle cose che ho visto: IL TUTTO ADATTATO AL TERRITORIO E AL MATERIALE E AL TEMPO A DISPOSIZIONE … E allo scopo che ci si prefigge. Punto. Pero’ l’importante e’ anche scendere in campo e fare. Dare continuita’. Ripetizione.
Per esempio…Nicholas e’ venuto per tre settimane ad Abuja, ripartira’ lunedi’… Per uno che ha smesso, si e’ allenato dalle sei alle 9 ore al giorno, a volte schizzando e ricadendo nei suoi vizi, a volte no…Ma certo non posso lamentarmi della mole di lavoro a cui si e’ sottoposto. Dopo le tre settimane viene restituito ai Professionisti iun condizioni fisiche eccellenti e comunque nettamente migliori di quelle in cui era arrivato (piu’ per colpa sua, sia ben chiaro…): corre senza fatica 3km5 in fartlek, corre circa 2700 nel Test di cooper, gioca tre-quattro set sotto il solleone e a 40 gradi …ha gli addominali scolpiti coi six packs… Se avesse anche voglia di ‘hang in-hang on’ con l’avversario, chissa’, magari vincerebbe anche qualche match, invece se perde i primi due games perde 60 se invece va 50 e non monetizza subito i primi due matchpoint finisce poi per perdere 75 … Io dico solo che con tutto il Mental che ha fatto in questi due anni, l’unica differenza concreta era che prima era un ‘asshole’ che vinceva adesso e’ invece un asshole che si caga addosso e gliela da su (Choking and tanking da cui la Rabbia, the anger)(o viceversa)… Almeno l’avessero trasformato in una persona mite e gentile di quelle che piacciono a Nicoxia, capirei…Ma non sono riusciti a cambiarlo, lo sai, non sono riusciti a cambiarmi, lo sai … Ma sicuramente sono abbastanza orgoglioso della mole di lavoro svolta qui e magari approffittero’ dei prossimi week end di coprifuoco imposti da The Company (4 week ends senza uscire di casa a causa delle tornate elettorali, coprifuoco dalle 20 di Venerdi’ alle 6 di Lunedi’ mattina) per raccontarvi qualcosa in un Colpo di Grazia Edizione Straordinaria… Ma non ve lo prometto, non ancora…
Pinot says:
Grande Edi. E mi associo ai complimenti alla famiglia Zanetti.
Mi riconosco in quel tramestio interiore che prende il genitore accompagnatore. Mi rendo conto che e’ poca cosa rispetto alle sue preoccupazioni.
Spero di incontrarvi in giro.
Mario Zanetti says:
Ringrazio ancora tutti per i complimenti chi vuole può contattarmi su facebook così oltre i nickname posso conoscervi ed eventualmente incontrarci in giro per tornei
Grazie ancora
cesare venez. says:
Non vi mettete a parlare di cose che esulano dall’ammirazione e dall’affetto che già stanotte non riesco a dormire!
Superacconto.
Lo devo rileggere, intanto complimenti, a tuti e due..
francesco brancato says:
Mario complimenti, straordinario articolo da far leggere a tanti ragazzi..Ho la fortuna di conoscervi e di avere condiviso tante avventure e traferte con voi e non posso che testimoniare che belle persone voi siate. Edy un esempio in campo e fuori ,un comabattente come pochi sempre correttissimo mai accampare scuse o lamentarsi.Fuori dal campo simpatico e ben voluto; maturo tanto da gestire la complessità dei dosaggi di insulina che variano molto a seconda delle condizioni soggettive, della fatica, del caldo ed altre variabili.In bocca al lupo per l’attivtà.un abbracccio, a presto.
Bernie says:
Standing ovation. Non avevo visto questo articolo. Davvero toccante! Forza Edi!
nicoxia says:
Stefano Edy è l’esempio del percorso di come si diventa campioni,il risultato per lui è una conseguenza della sua crescita non è l’obbiettivo,quì c’è gente che continua a dire che i risultati fino ad una certa età non contano,però non partecipano a tornei se non sono al massimo della forma.
Edy combatte quotidianamente contro la sua condizione mette tutto se stesso per superarsi e non per superare,questo aspetto mentale fa si che non si caghi mai sotto.
Ho visto genitori che condividevano in pieno questa visione,comportarsi in campo in maniera opposta probabilmente senza accorgersene,che è la cosa più drammatica,perchè non potranno crescere perchè inconsapevoli,salvo poi se uno in amicizia glielo fa notare prendersela in maniera esagerata.
Stefano Grazia says:
Io veramente stavo parlando d’altro … Sempre a guardare il dito invece della luna …
nicoxia says:
Stefano anchio parlavo daltro,daltronde se uno delega le speranze di cambiamento ad altri.
Atti says:
Nicoxia… hai generato uno spunto interessante… a parte, permettimi, il citare immancabilmente il Doc… come se noi invece…fossimo tutti delle “verginelle” ….e lui l’unico che è in errore …
Dicevo spunto interessante quando sostieni che i risultati non dovrebbero contare aq livello junior, salvo poi osservare che in molti non fanno (o non gli fanno fare) tornei se non sono al top della forma…
Il ragazzino siciliano…ha soprattutto passione e voglia di giocare.. senza pensare troppo a fare calcoli….una mosca bianca…e un gran bel spot …
Il tennis pero’, essendo uno sport individuale, ha nel suo DNA aspetti mentali che vanno salvaguardati, soprattutto nei ragazzi (anche al contrario se vincono troppo…)…
Io direi, da osservatore diretto ed indiretto, che viceversa, mi sembra che la tendenza generale (soprattutto nella fascia 12-16) sia di fare tornei anche quando non sei assolutamente di quel livello, privilegiando la partecipazione a tornei ETA, quando magari sarebbe stato meglio allenarsi e crescere…
La programmazione, è un aspetto che generalmente viene sottovalutato, spesso si copiaincolla la scaletta dei tornei per tutta l’agonistica , mentre per un ragazzino è vissuta in modo diretto, ed è difficile che riesca a scindere…esperienza e risultati… per cui capita di frequente, che una programmazione sbagliata porti a ritiri prematuri e/o a perdita di fiducia difficile da ripristinare in ragazzini di 11-12-13 anni….in piena fase adolescenziale….
Certo, se faccio 15 ETA…qualche partita la vinco…e magari raggiungo un discreto ranking…
Ma è vera gloria ? o solo illusione per i ragazzi e fumo per le famiglie ?… fosse almeno gratis…
Archipedro says:
Stefano Grazia ha detto che io sono meglio via mail, cioè al di fuori del blog. Ed io direi lo stesso di lui, che ha un atteggiamento leggermente dissacratore (nei confronti ad esempio del pathos offerto questa bella storia personale narrata..) con cui vuole forse dissimulare le sue stesse emozioni. Ma non mi pare che sia persona da volersi e potersi gratificare sono specchiandosi nel proprio figlio…
Alla fine però, e questo l’ho notato anch’io, Mario Zanetti ci concede due sole opzioni, ovvero quella d’onorare le sue sacrali parole con un silenzio poco costruttivo o quella di voler trovare nel contesto d’un episodio “perfetto” qualcosa di perfettibile.
Dal mio punto di vista, essendo sensibile all’idea che lo sport sia tale quand’è reso accessibile a tutti, abili e diversamente abili, ricchi e poveri, dotti ed ignoranti… qualche piccola riserva mi rimane, ma ovviamente non attiene ai protagonisti ma al modello..
nicoxia says:
Atti io sto solo cercando di esporre il mio pensiero mettendolo in discussione,so di essere al primo gradino e cerco di salire al secondo con l’aiuto di tutti.
Quando viene citato il Doc la discussione viene subito animata,lui è uno che non si tira indietro anche se non va avanti.
Io ci gioco anche un po spero che per lui sia lo stesso.
Stefano Grazia says:
Forse non me ne sono accorto ma io ho seguito quello che credevo fosse più che altro un off topi c di archipedro ( anche se credo di aver inteso le perplessità’ e concordo col post 32 quando ricorda le due sole opzioni che la bellissima storia ( verificare mio post n.2) di Zanetti ci concede)… Cioe’ io contestavo all’Archipedro nella versione pedante (senza offesa) e pignola che alla fine c’e’ un po’ di contraddizione fra quello che spesso ci siamo detti, sulla necessita’ di lasciare i bambini correre liberi nei prati e l’esagerare con la perfezione della ripetizione dei movimenti, tutto qua… Nel post 22 non mi riferivo nè a Edy nè a Nicoxia ne’ a Chicchessia, era solo una considerazione sul fatto che qualche volta diciamo tutto e il contrario di tutto e che forse cercare il pelo nell’uovo e’ poi il contrario della polivalenza eRchie talvolta sembra predicare entrambe le cose
Don Pezzotta says:
@ Mario Zanetti
Non riesco a individuarti su facebook, quale sei dei tanti?
nicoxia says:
Stefano io intendevo che quello di Edy era lo spirito da seguire,ma solo noi genitori glielo possiamo insegnare non certo la Bollettiri.
Archipedante dilettante says:
No, ma va benissimo, essere contemporaneamente dilettante, pedante, pignolo, ed incompetente è un perfetto esempio di polivalenza…
L’importante (secondo me) è non nascondersi, e chiamare le cose con il loro nome.
Se ci sono ancora in giro costosi professionisti dello sport che continuano a sparare cazzate senza neanche la scusa di non aver il tempo per potersi aggiornare, visto che oggi su Internet trovano es. il sito del maestoso Buzzelli… non ci dobbiamo stupire se il “genitore studiato” opta per il fai da te… Con tutta la mia solidarietà per gli odonto-allenatori!!
Ora, rischia di più, in campo, il giovane diabetico o quello che non cura la preparazione atletica? Secondo me il secondo, anche perché il padre gli sa dosare l’insulina… Ho umilmente chiosato off-topicamente…
Stefano Grazia says:
Io poi sono letteralmente sconvolto perché’ ieri pomeriggio ho scoperto che una persona che conoscevo bene in jamaica, di cui conoscevo anche le sorelle e i genitori, che avevo messo in un mio video che io e gabri’ volevamo vendere alle agenzie turistiche, una ragazza che fu finalista a Miss Jamaica quando la vincitrice fu la futura Miss Universo e poi compagna di Bob Marley, una ragazza che io paragonavo al personaggio della Langour (the monkey nella versione inglese) del Lamento di Portnoy, il capolavoro di Philip Roth, ma meglio educata, figlia di un imprenditore inglese e di una infermiera mulatta jamaicana, una ragazza brillante e simpatica forse un po’ selvaggia ma non stupida e anzi, be’…ho scoperto solo ieri per caso che dal 94 e’ in galera con l’accusa di omicidio di primo grado per aver commissionato l’assassino dell’ex marito, un pediatra, a St Petersbourgh … Io e Gabri’ l’avevamo vista l’ultima volta nel 93… comunque io avevo ben presente che questa nostra amica fosse un personaggio esuberante e magari borderline ma davo per scontato che conoscendola fosse buona … passaporto inglese, una famiglia che mi ricordava la Famiglia Bradford con 7-8 fratellibe’, due erano finiti in carcere per import export illegale di ganja ma questa e’ una caratteristica quasi comune a molti rampolli di una piu’ o meno agiata borghesia…diventano piloti e si danno al business…non fumano nemmeno sigarette, sono personaggi come il Monty Brogan di quel magnifico film La 25 esima ora di Spike Lee…bravi ragazzi che a un certo punto… Si perdono…)… Ma tornando a questa amica … Perché’ ne scrivo qui? Cosa c’entra direte voi? Perché’ mi e’ venuta una profonda tristezza pensando a Denise, a sua figlia, a suo padre, e mi son venute in mente le scene iniziali ( o finali, non ricordo bene) di quel film con dei giovanissimi Timothy Hutton e Sean Penn, The Snowman and The Falcon che raccontava la storia vera di due bravi ragazzi americani che finiscono per lavorare come spie dei russi e alla fine vengono catturati e la scena di cui parlo e’ un misto di loro che al rallentino vengono ammanettati e trascinati via e una serie di videoclips da homevideo, fulmini fatti in casi, di quando erano piccoli e innocenti, la prima comunione, i giochi in spiaggia o nel giardino di casa col padre…al ritmo delle note di zthis is not zamerica di David Bowie…e la stessa cosa ora passa dinanzi ai miei occhi…le immagini in pellicola sgranata da super 8 di Denise bambina, poi alla scuola, sulla spiaggia di zhellshire, i primi contesto, il giorno del matrimonio, alle Reach Falls o sul Rio Grande River nel nostro video sulla Jamaica … E non posso fare a meno di pensare che a volte, come scrivevo ad un mio amico jamaicano, che the line is very thin, la linea di demarcazione e’ molto sottile e talora basta poco…you get a small wrong turn and then …you don’t realize it at the time,it’s a downfall to’ the very bottom …prendi una direzione sbagliata, non te ne accorgi al momento, ed e’ una continua discesa verso il fondo dell’abisso … Sono questi gli incubi di cui soffro, il pensiero di come sono stato fortunato io a non prendere certi sentieri o a non percorrerli fino in fondo e a sperare che altrettanto fortunati lo siano i nostri figli…perché’ per quanto dicano alcuni, a volte il destino tende delle trappole a cui non sai o non puoi sfuggire …
E poi comunque mi sento umanamente affranto per queste persone…gli Omar ed Erika, i ragazzi di Perugia e di altre decine di casi che il giorno prima erano magari innocenti e felici e poi ‘per il male fatto in un’ora il prezzo fu la vita’ …E giustamente, per carità, ma sono umanamente ugualmente sconvolto nel pensare a questa persona che conoscevo dietro le sbarre…qui non sto parlando del pedofilo di gone baby gone che quando viene giustiziato a sangue freddo da Casey Affleck tu provi la sensazione come dopo un goal vincente della tua squadra preferita in champions leaugue visto che Casey Affleck aveva appena visto l’orrore di 7-8 bambini trucidati e Messi nella stufa… Insomma, qui si tratta ancora di un essere umano che una volta correva a piedi nudi nel parco…e mi capita di pensare: chissà’ se ancora qualcuno la va a trovare… Mah, pensieri strani, lo so, non da blog di tennis…
Mario Zanetti says:
Bisogna che precisi alcune cose:
Edi parte spesso anche con maestri e accompagnatori vari, si dosa l’insulina da solo ma già dall’età DI 8 ANNI, perchè deve essere autosufficiente e gestirsi da solo, ma questa è una caratteristica della terapia del diabete, lui sarà diabetico per tutta la vita e quindi i suoi ritmi, l’insulina ,la conta dei carboidrati sono una costante entrata nei suoi ritmi quotidiani, come per altri ragazzi lavarsi i denti o allacciarsi le scarpe.
Lui sa affronatre da solo le inevitabili ipoglicemie e le complicanze della malattia.
All’epoca del racconto non sapevamo ancora che fosse purtroppo anche celiaco quindi la sua vita si è ulteriormente complicata ,porta con se oltre l’insulina anche una scorta di cibo gluten free.
Al contrario di tanti genitori di ragazzi diabetici che trattano i figli come malati io e mia moglie e mia figlia ci siamo concentrati nel trattare il suo problema senza ansia , di certo confortati dal carattere di Edi e dalla sua maturità .
Non siamo particolarmente bravi , abbiamo soltanto circondato Edi di affetto e considerazione cosa che solo una famiglia unita e solidale può fare.
Assolutamente degni di nota e di approfondimento gli spunti di archipedro e di Stefano Grazia e di altri, spero di aver chiarito con queste mie note le perplessità che si sono manifestate nel corso della discussione.
Atti says:
Ma il difficile al giorno d’oggi… è essere normali !
Tanto piu’ esserlo con uno status particolare come il vostro.
Non è poi così semplice….quindi ancor piu’… bravi !
Archipedro says:
Mario,
essere perdutamente innamorati dei propri figli è una condizione bellissima. E’ l’unica che capisco e che allo stesso tempo temo.
Io sono ambientalista, e per amore di mio figlio e della natura ce ne andiamo in giro in scooter tutto l’anno, con il freddo e la pioggia, per fare sport ma anche consumare meno CO2 di quella… della nostra atletica respirazione! Tutto perfetto?! Un rischio calcolato?! E come convive tanto amore con i sensi di colpa, quando qualcosa va storto?!
Voi siete particolarmente bravi, ma questo non basta mai. Soprattutto se corri fiero ma controcorrente, su uno scooter o su un campo da tennis, con tutte le migliori intenzioni…
Don Pezzotta says:
@ MARIO ZANETTI
POST 35
Probabilmente sfuggito
Non riesco a individuarti su facebook, quale sei dei tanti?
Mario Zanetti says:
@ DON pezzotta sono Mario Zanetti Palermo foto con mio figlio accanto
Mario Zanetti says:
@ archipedro
Non capisco di quali rischi parli, e del controcorrente su un campo di tennis .Qual’é LA CORRENTE GIUSTA, non fare giocare a tennis un ragazzo diabetico o farlo giocare con delle limitazioni e quali sono, francamente non capisco.
Archipedro says:
Mario,
non t’offendere. Al vostro posto sceglierei un percorso diverso, diciamo meno “duro”…
Ma Stefano Grazia mi dice che forse sono troppo ossessionato dal mio voler selezionare pedantemente e scientificamente lo sport “ideale”, nella prospettiva esistenziale, e con velleità cartesiane. Altri m’hanno spiegato che la mappa non è il territorio, e che non mi sporcherei a sufficienza di terra, con teorie da salotto. Tutti concordano sul fatto che sono un dilettante piuttosto presuntuoso…
Però magari, in queste situazioni, è più facile un’accondiscendenza distaccata, velatamente indifferente, che l’ennesimo pignolo ragionamento nel merito. Ed il merito riguarda il futuro di un giovanotto che si chiama Edy, e che esiste in carne ed ossa…
Archipedro says:
Chiedo scusa, volevo scrivere EDI
Alessandro Nizegorodcew says:
Scrivo un commento su Flavio Cipolla sotto a questo articolo, perché “la vittoria più grande” gli si addice!
Flavio ha appena battuto in Colombia l’ottimo giocatore di casa Farah (top-200 di ottimo talento che ha iniziato a fare sul serio solo da un annetto, passando da 0 punti a top-200).. in tre set, per 76 al terzo, annullando 3 palle match, dopo 4 ore e 23 minuti (alcuni mi dicono sia il record di tutti i tempi per u match 2 su 3..).. E la cosa bella è che ora, mentre vi scrivo, Cipo sta entrando in campo per un match di doppio! Eroe!
Don Pezzotta says:
@ MARIO ZANETTI
chiedo scusa, ho provato insistentemente, ma non riesco a registrarmi su facebook.
@ REDAZIONE
E’ possibile passare a Mario la mia mail ?
Mario Zanetti says:
@don pezzotta ti do la mia di mail zanetti.mario@genie.it
Mimmo says:
Ciao Mario, sono il papà “pugliese”. Non mi ero sbagliato sul tuo conto. Edy è il numero 1
Galante Moreno says:
Sono con mia moglie e mia figlia oltre a Marco 11 anni,abbiamo letto con grande partecipazione la testimonianza del papà di Edy, siamo nella stessa situazione con Marco, diabetico da quando aveva 2 anni e mezzo, a 7 anni inizia i primi contatti con la racchetta, grazie al tennis che lo impegna per scelta (abbandona subito il calcio) a favore di questo bellissimo e durissimo sport che è il tennis. Marco vive con estrema naturalezza il problema. Ci siamo rivisti in tutte le situazioni descritte dal sig. Zanetti, e come Edy, Marco non molla mai. Anche quando perde, vuole intensificare gli allenamenti con grande determinazione, anche perchè con lo sport controlla il problema.
Ci piacerebbe conoscere Edy e la sua famiglia e potrebbe esserci un’occasione a Giugno a Padova se Edy parteciperà al torneo Tennis Europe.
Un grande in bocca al lupo ad Edy e al suo papà. Non mollare mai.
Moreno
Galante Moreno says:
Scusate per il papà di Edy, la mia e.mail galmor@alice.it.
Carlo Manzi says:
Caro Mario, ho seguito il Tuo consiglio e sono andato a leggere l’articolo ……………… pur conoscendoci poco ho sempre apprezzato la Tua educazione e la Tua sincerità … devo dirti che mi hai fatto commuovere solo come un padre può capire. Giorgio (in doppio con Antonio) quel torneo lo ha vinto da 1º anno U14 … ma ciò rimane solo un ricordo piacevole …… Sei un grande! Un abbraccio al Tuo cucciolo vincente – con affetto carlo
bogar67 says:
Mercoledì ho conosciuto di persona Mario Zanetti e la sua famiglia, non ho lettere per descrivervi che splendide persone sono.
e ringrazio anche Alessandro Nizegorodcew che avendolo ospitato sul suo blog mi ha dato l’opportunità di conoscerlo.
L’articolo scritto sopra rispecchia proprio il carattere di Mario, uguale uguale, non vi è nulla di artificioso ne di esagerato nell’averlo raccontato per cui grazie ancora
patrizia ajello says:
Sono commossa…é vero Edy ha un problema ma ha anke la fortuna di avere un padre come te a guidarlo e sostenerlo. Sei stato così bravo a trattenere e mascherare le tue ansie che a volte…ho pensato che tu nn ne avessi. Complimenti allo scrittore in poche righe, durante un incontro di tennis, racconti una vita intera!
fabrizio de nicola says:
il racconto è bellissimo, emozionante,ricco di poesia di amore e di passione. sono un amico caro di mario e cettina zanetti e ho dovuto interrompere piu volte la lettura perché le lacrime non mi consentivano di continuare.Nonostante abbia vissuto accanto a questa famiglia il dolore e la forza che tutti loro hanno avuto, solo la lettura di oggi mi rende veramente consapevole di ciò che si prova.sono orgoglioso e fiero di avere un amico come mario la cui sensibilità e abnegazione sono pari alla fierezza ed all’orgoglio di edi.
nino aglieri says:
Mi sono emozionato…bravo Mario ma soprattutto
Bravo Edi !!!
Un abbraccio
Nino
fabrizio r. says:
come dicono a Roma….avecceli dei papà così…
ETA: Azzurri in giro per l’Europa « SPAZIO TENNIS says:
[...] livello under 14 si è giocato a Malta (ricordate il bellissimo racconto di Mario Zanetti?). Il piccolo Edy Zanetti ha raggiunto il secondo turno (perdendo però dal cipriota Andrea Aravis, [...]
Federica De Bellis says:
Caro Mario, questo racconto rappresenta tutto quello che è nascosto in noi, le paure, le preoccupazioni, le gioie, i traguardi, che in molti casi non riusciamo ad esternare come genitori, sia che i nostri figli abbiano una “Condizione” sia che non l’abbiano. Emozionante e travolgente, un turbinio di emozioni ….. una storia splendida che mi ha regalato un “forza” in più, una spinta Speciale … grazie ad entrambi per questa grande lezione di vita. Ps. Complimenti “EDY” …ma soprattutto a Te, Mario, poichè hai saputo dare una particolare impostazione al racconto