Diario di bordo da Andria – venerdì (di pioggia)

di - 28 Novembre 2015

andria pioggia

Di Daniele Sforza

I ragazzi era prevedibile che calassero, poi ha cominciato anche a piovere.” Gli appassionati di calcio sicuramente ricorderanno questa frase, pronunciata da Mazzarri in una delle storiche conferenze stampa post partita. Ma perché devo citare Mazzarri in un torneo di tennis? Lo vedrete nel mio racconto della giornata di ieri …

Dopo una mattinata in università rientro a casa in tempo per fare un pranzo più o meno ricco (tanto sui campi non si mangia) e muovermi, in compagnia di mio fratello, Giovanni e Davide (che avete conosciuto nei giorni scorsi) e di un amico di Giovanni: Michele. La solita mezz’oretta di viaggio è piacevole e il tempo passa veloce tanto che in breve tempo arriviamo ad Andria, pronti per i primi game di Gerasimov-Marchenko, il primo quarto di finale di giornata. Dopo aver preso un caffè lì al bar, entriamo sul 3-1 Gerasimov (si, avete capito bene… gli addetti alla sicurezza ci fanno entrare in quel momento e noi ci fermiamo sugli spalti dietro ai giocatori visto che ormai hanno cominciato il game). Al cambio campo ci spostiamo sulla solita tribuna laterale con Gerasimov che allunga ulteriormente sul 4-1, continuando a servire fin troppo bene per lasciar qualcosa al suo avversario. Nonostante questo, fin dai primi scambi si vede una notevole differenza tra i due giocatori e non abbiamo dubbi a dare favorito Marchenko per la vittoria finale (solo Davide crederà, giustamente, in Gerasimov). Il giocatore ucraino sembra aver preso ritmo e recupera il break con un paio di accelerazioni pregevoli, impattando sul 5-5. Il game successivo è ancora difficile per il giocatore bielorusso che è costretto ad annullare una palla break, con una gran prima, prima di salire 6-5. Marchenko pareggia i conti sul 6-6 e si prende subito un minibreak nel tiebreak, salendo 2-0. Il match sembra volgere pian piano nelle mani dell’ucraino, con Gerasimov che è sempre più nervoso, tanto da lanciare più volte la racchetta ma, un regalo di Marchenko permette al bielorusso di rientrare nel match fino a portarsi 5-4*. Ancora Marchenko con la forza (due dritti vincenti) si prende il vantaggio e poi il set, con Gerasimov visibilmente arrabbiato. Nel secondo set non sembra esserci più partita, l’ucraino non sbaglia nulla e anzi attacca costantemente il suo avversario che ormai sembra in parabola discendente: arrivano vincenti da tutte le parti, stop volley e tantissimi altri colpi spettacolari che permettono a Marchenko di salire 3-0. Poi però, un game disastroso al servizio, in cui lo stesso ucraino si lamenta continuamente (prima con gli addetti alle porte che continuano a muoversi), permette al bielorusso di recuperare, senza sapere neanche come, il break e portarsi sul 3-2. Tuttavia Gerasimov non sembra essere ancora sicuro dei propri colpi, serve male e subisce l’ennesimo break. Marchenko però non ha alcuna intenzione di chiudere il match, e con l’ennesimo disastro nel proprio game di servizio, con 4 errori non forzati, permette a Gerasimov di rientrare sul 4-3, portandosi 40-0 sul servizio con un bell’ace esterno, su cui ovviamente arriva la lamentela di Marchenko. Un doppio fallo e un paio di vincenti permettono a Marchenko di rientrare e impattare sul 40-40, qui l’ucraino ha 5 chance per ottenere il break ma non le sfrutta, continuando a lamentarsi con tutto e con tutti. Sul 4-4 40-15 Marchenko possiamo dire che cambia il match, Gerasimov impatta una risposta sull’incrocio delle linee e qui si rende conto che veramente può farcela. Alla quarta palla break, il bielorusso sale 5-4 prima di chiudere con un paio di ace il set. E continuano i disastri, da 30-0 Marchenko perde il servizio malamente, questa volta più per merito di Gerasimov, che ora sembra essere indemoniato, giocando solo sulle linee. Tutto il terzo set è una rincorsa inutile del giocatore ucraino che non sta giocando più ai suoi livelli, non aiutato particolarmente dal servizio. L’unica chance per rientrare nel match è quella sul 3-2 servizio Gerasimov, ma qui è ancora una volta bravo il bielorusso. La partita finisce praticamente qui, Gerasimov non regala più nulla ed esce vincitore con il punteggio di 67 64 64.

Ancora una volta Gerasimov non è proprio il mio desiderio per un’intervista ma decido di fermarlo ugualmente e mi concede un paio di minuti di intervista. Qui sotto le sue dichiarazioni.

Sul match. “Posso dire che è stato un match difficile, lui è un giocatore che fa parte dei primi 100, ho dato il massimo, nel primo set ero abbastanza nervoso, poi andando avanti nel match sono riuscito a concentrarmi più sul match che sul mio nervosismo e sono riuscito a conquistare la partita. A Febbraio avevo perso con lui a Zagabria, è il tennis, puoi perdere o vincere con chiunque e spesso hai una seconda possibilità per avere una rivincita”.

Sulla stagione. “Sono felice della stagione, sono stato infortunato per 3 mesi e vedermi ora vicino alla top 200 è una bella soddisfazione”.

Sui suoi inizi con il tennis. “Ho iniziato a 6 anni, mio padre mi ha portato per la prima volta sui campi da gioco ma a me non piaceva molto, fino a 10 anni il mio sogno era quello di diventare un informatico … Poi le cose sono andate diversamente, comunque sono riuscito a finire la scuola e mi sono anche laureato in educazione fisica”.

Tempo di tornare sul centrale che Satral e Berrer sono già in campo per il loro quarto di finale, quello della parte alta. Il giocatore ceco è subito costretto ad annullare due palle break, nonostante serva soltanto prime a velocità superiore ai 200 kmh e poi sul 1-1, si trova costretto a cedere il servizio lasciando scappare il tedesco di un break, confermato nei successivi due giochi. Sul 3-2 Berrer decido di cominciare la mia missione, lascio i miei compagni per andare a fare compagnia a Denisa Allertova, seduta su un’altra tribuna a seguire il match del suo connazionale. Saluto subito Denisa, incontrata un paio di giorni fa e mi metto d’accordo per un’intervista da fare subito dopo il match e come ringraziamento per la sua disponibilità comincio a tifare Jan (finirò il match senza voce, forse mi avete sentito). Jan è nervosissimo, l’impressione è quella che come livello di gioco sia anche superiore al giocatore tedesco ma a livello mentale c’è tantissimo da fare. Sul 5-4 e servizio Berrer, prima un doppio fallo e poi due bei vincenti del giocatore ceco, portano Jan ad avere le prime chance per controbrekkare e l’occasione è prontamente sfruttata. Complicato il game successivo, con il ceco bravo a salire 40-30 (da 15-30) con un ace ma dopo succede l’incredibile. Sul punteggio di parità e dopo aver annullato una palla break, Jan cicca lo smash … urlo sovraumano e, inutile dirvi, che il punto dopo è perso con, dopo un’ottima prima, un dritto che rimane sul nastro.

 

Il danno ormai è fatto e Berrer chiude per 7-5 la prima frazione. Nonostante tutto, Jan prova a rimanere calmo e riesce a mantenere il servizio nei primi due game, ottenendo poi il break, con delle belle accelerazioni di dritto, nel quarto gioco, salendo 3-1. Sono due doppi falli a mettere nei guai il ceco che però rimedia ed annulla due break point con due ace, salendo ancora con il punteggio tra i continui applausi e incitamenti miei e dell’Allertova. Ancora un game negativo di servizio, in cui il nervosismo la fa da padrone, permette a Berrer di rientrare sul 4-4. Da qui in poi i game sono tenuti facilmente e così sembra andare anche il dodicesimo gioco, con Berrer salito 40-0. Prima un doppio fallo e poi due risposte aggressive del ceco mettono alle strette il tedesco che così è costretto a regalare un set point al suo avversario. Berrer si salva con una buona prima e mantiene il servizio, portando il match al tiebreak (per la gioia dei miei compari che stavano sperando in una fine più veloce possibili in modo da non finire troppo tardi il programma). Il match continua a regalare emozioni, Jan sale di un minibreak ma non riesce, grazie ad una gran difesa del suo avversario a salire 3-0. Così al cambio campo si è costretti a vedere un punteggio di parità, 3-3 mantenuto anche nei due punti successivi, prima che una semplice volèe di rovescio del ceco rimanga a rete, scatenando il suo urlo e le nostre reazioni di disperazione. Il match finisce qua, Berrer serve due buone prime e chiude così con il punteggio di 7-5 7-6(4). Non posso fermarlo per diversi motivi, uno dei quali sono le occhiatacce ricevute e ad ogni modo sono impegnato ad intervistare l’Allertova. La ragazza ceca, delusissima, ha provato a fuggire facendo gli occhi dolci al sottoscritto ma, per fortuna di voi lettori, non ho ceduto e prossimamente leggerete l’intervista dedicata a lei qui su Spaziotennis.

Faccio un giro negli spogliatoi e torno sulle tribune dai miei compagni che dubitano sia ancora vivo. Ivan Dodig è già in campo e, il suo avversario è l’italiano Roberto Marcora. Seguo i primi giochi e, dispiace dirlo, ma la differenza di livello è davvero enorme. Roberto non gioca male ma con il Dodig migliore della settimana può veramente pochissimo tanto che in breve siamo sul 5-2, con 4 occasioni per brekkare mancate da Marcora nell’ultimo gioco. Vicino a me c’è il direttore del torneo quindi, avendo già concordato un’intervista, colgo la palla al balzo per fargli qualche domanda. È una bella chiacchierata e potrete leggere nei prossimi giorni il relativo articolo. Dodig comincia andando 0-30 sul suo servizio ma è l’ennesima illusione, poiché piazzando due ace riesce a tenere il servizio e poi a ottenere il break nel quarto gioco, con l’ennesima fucilata in risposta che puntualmente becca la riga. Marcora prova a rimanere attaccato al match annullando due palle break nel sesto gioco però continua ad essere poco incisivo in risposta, con il croato che ha sempre il pallino del gioco e non regala assolutamente nulla. I titoli di coda arrivano nell’ottavo gioco con il break (su 62 52) che da il match a Dodig, a questo punto sempre più favorito alla vittoria finale.

Dodig è ancora una volta gentilissimo e mi concede un paio di minuti di dichiarazioni che leggerete nei prossimi giorni.

Sul match. “Lui ha giocato bene, io davvero bene come in ogni match che sto giocando qui. Ho servito bene nei momenti importanti, lui ha avuto qualche possibilità per rientrare nel primo set ma sono stato bravo a rimanere concentrato. Nel secondo è stata una vera lotta e sono contento di aver portato a casa la partita”.

Rientro sul campo e provo a spostarmi vicino a Fabio Gorietti, coach di Vanni, ma non essendoci posto vicino a lui, torno sui miei passi. I giocatori entrano in campo ma la situazione è bloccata, l’arbitro (si notava qualcosa già nel match precedente di Dodig) ha visto che nei pressi della rete ci sono zone bagnate e quindi, con l’aiuto di tutti gli organizzatori e addetti, sono stati piazzati degli asciugamani per risolvere la situazione. Passano i minuti, io mi sposto da una parte all’altra del campo per sapere qualcosa e dopo poco Dudi, esperto giocatore, capisce che non è cosa di giocare e torna in players lounge. Lo fermo e gli chiedo come gli sembra il campo, mi risponde con il suo solito modo di fare: “è bagnato, non si può giocare”. Continuo i miei giri e fermo anche Gorietti che mi dice: “se la giocano a briscola questa qualificazione”… Io rido per non piangere, continuo a fermare persone per sapere di più ma al centro del campo continuano a cadere gocce d’acqua e quindi per il momento non si può giocare. Interviene allora il direttore che rassicura il pubblico con una gufata pazzesca. “Alle 10 vi faremo sapere quando si inizia ma con certezza si gioca stasera”. A queste parole, visto che manca ancora mezzora decido di andare al bar per prendere l’ennesimo caffè di giornata (siamo del sud, è così) e poi torno sul centrale per fare due chiacchiere con Sela che è intento a fare 10, 20, 30 foto con i bambini che arrivano da tutte le parti per posare con lui che, come suo solito, continua a fare facce buffissime, scatenando l’ilarità generale. Vista l’occasione lo fermo anche io e faccio una foto per i miei amici, e ne approfitto per chiedere ancora a Sela se ha mai visto qualcosa del genere e lui, con franchezza, dall’alto dei suoi 15 anni di carriera, mi risponde che è successo altre volte, capita… Si avvicina l’orario stabilito dal direttore e la situazione non sembra cambiare, Sela e Vanni fanno avanti e dietro dalla players lounge al campo e soprattutto dai gesti di Luca capisco fin da subito che non si può giocare … Venti minuti più tardi arriva la decisione del direttore che dichiara il match spostato alle 12 di questa mattina. Tra la nostra incredulità e le risate, usciamo dal palazzetto e vediamo con i nostri occhi il diluvio. Non così esagerato come si possa pensare però vi posso assicurare che stava piovendo discretamente forte …

Il viaggio di ritorno è esilarante poiché, credere a quanto successo è ancora difficile. Termina così il mio torneo di Andria, con un pizzico di amarezza visto che il match serale era quello più atteso ed era decisivo per l’accesso al main draw dei prossimi Australian Open. 

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