ESCLUSIVA – Nargiso: “Sinner, a Parigi qualcosa di inaspettato. Jodar? È un fenomeno” (VIDEO)

Matteo Cubadda
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Diego Nargiso e Gianmarco Ferrari - Foto Nizegorodcew

Diego Nargiso è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Spazio Tennis. L’ex tennista e oggi allenatore, capace di spingersi fino alla 67ª posizione del ranking mondiale, ha fatto il punto sul Masters 1000 di Cincinnati e guardando già al prossimo grande appuntamento della stagione: lo US Open.

IL FORFATI DI SINNER E ALCARAZ

Le assenze di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz in quest’ultimo periodo hanno lasciato spazio a nuovi protagonisti nel tennis internazionale. Tra questi c’è Rafael Jodar, giovane talento spagnolo che sta vivendo un momento importante della sua crescita. Nargiso lo aveva già notato nel 2024, quando lo vide trionfare allo US Open juniores, intuendo subito le sue grandi potenzialità: “Sono almeno tre anni che Jannik e Alcaraz hanno dominato. Ho visto giocare Jodar allo US Open nel 2024, quando ha vinto il titolo juniores. Sono andato da Giorgio Spalluto, mio compagno durante gli US Open, e gli ho detto subito che questo era un fenomeno e che per me sarebbe andato nei primi dieci sparato. Credo non solo di averci azzeccato in quel caso, ma penso di essere stato anche abbastanza cauto: questo è un giocatore che farà parlare tantissimo di sé. È un momento in cui Jódar è il giocatore del momento ed è bello che ci sia“.

SU SINNER

Nel corso dell’intervista, Diego Nargiso ha analizzato anche quanto accaduto a Jannik Sinner al Roland Garros, cercando di ricostruire con lucidità le possibili cause che hanno portato al ritiro dell’azzurro. L’ex tennista ha sottolineato quanto sia difficile giudicare dall’esterno situazioni che, per essere comprese fino in fondo, richiederebbero di conoscere ogni dettaglio: “Sappiamo quanto sia complicato esaminare dall’esterno delle situazioni quando non conosci veramente ciò di cui stai parlando. Noi lo facciamo ipoteticamente e, attraverso l’esperienza che abbiamo, cerchiamo di dare le nostre idee. Però non siamo Jannik. È un tennista a cui piace giocare tanto, è sempre stato così: ha bisogno di giocare, di sentire i colpi, la palla, tutto quanto. In quella fase stava giocando bene, anche considerando che Carlos Alcaraz mancava. Jannik ha giocato 27 partite in 72 giorni, vincendone una percentuale molto alta. Non credo che un giocatore che disputa 27 partite in 72 giorni, anche giocando due ore e mezza o tre ore, possa aver avuto l’infortunio di Sinner a Parigi semplicemente per questo“.

SU QUANTO ACCADUTO A PARIGI

Nargiso ha quindi ricondotto quanto accaduto a Parigi a una serie di circostanze particolari, che secondo lui si sono sommate in maniera negativa: “A Parigi è successo qualcosa di inaspettato per lui. È stata una giornata esasperata da tutti i punti di vista, dal punto di vista climatico, ma anche dal suo. Veramente non stava bene, ha dormito anche poco. Ci sono dei giorni in cui il tuo fisico non è al 100% e le due o tre cose insieme si sono purtroppo concatenate in modo negativo. Poi è stato bravissimo a vincere Wimbledon, con grande attenzione e cautela“. Infine, l’ex tennista ha parlato della situazione attuale di Sinner, mostrandosi fiducioso in vista dello US Open: “Oggi la situazione di Sinner è diversa. Questo è un piccolo infortunio: aspettando un po’ per poi giocare bene lo US Open“.

SU FEDERER

L’ex numero 67 del ranking ATP ha parlato anche di Roger Federer, protagonista in questi giorni di una visita a sorpresa al Circeo, dove si è allenato allo Zeppieri Tennis Team. Proprio prendendo spunto dal ritorno in campo dello svizzero, Nargiso ha raccontato quanto il rapporto con il tennis possa rimanere forte anche dopo aver smesso di giocare a livello professionistico, soprattutto per le emozioni che solo una racchetta e una palla possono ancora regalare: “Ci sono due modi di smettere di giocare. C’è chi, in qualche modo, come me, ha sempre amato da morire colpire la palla. Io l’ho sempre fatto quando posso e adesso mi sto per operare proprio per rimettermi in pista e poter ricolpire la palla, per fare queste cose che mi divertono. Ci sono delle sensazioni che il tennis ti dà: il brivido, per noi, è colpire la palla in modo perfetto. Roger lo ha fatto a livelli più alti di noi. Quando non giochi più, riprendi le impugnature di quando hai cominciato e rigiocare con l’impugnatura continental, perché non hai più il fisico per giocare come quando eri al top“.

Un legame che, secondo Nargiso, va oltre la semplice dimensione agonistica e che rappresenta anche una responsabilità per chi ha avuto la fortuna di trasformare la propria passione in una professione: “Le famiglie sono felici, abbiamo fatto della nostra passione la nostra professione, quindi siamo stati molto fortunati e non dobbiamo sprecarla. Dobbiamo sempre portarla in giro, tra i ragazzi e tra la gente, per far capire che lo sport è fondamentale per la crescita di un individuo. Fare attività fisica serve per stare bene con noi stessi e con gli altri“.

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