Il grande ritorno degli “Special K” fa vibrare Brisbane

Daniele Testai
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Thanasi Kokkinakis

Il tennis australiano ritrova due dei suoi volti più iconici. Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis, i celebri “Special K”, hanno firmato un ritorno tanto spettacolare quanto carico di emozioni, qualificandosi per gli ottavi di finale del torneo di doppio del Brisbane International dopo una rimonta entusiasmante.

Sconfitti nel primo set dalla coppia formata dall’australiano Matt Ebden e dallo statunitense Rajeev Ram, Kyrgios e Kokkinakis hanno cambiato marcia, imponendosi 5-7, 6-4, [10-8] al super tie-break, trascinati dal calore del pubblico di casa.

Kokkinakis, il ritorno dopo un’operazione unica

Il ritorno in campo di Thanasi Kokkinakis al Brisbane International è andato ben oltre il risultato sportivo. Il 29enne australiano, rientrato dopo un’operazione pettorale radicale e senza precedenti nel tennis, ha vissuto un momento di forte commozione al termine del match di doppio vinto in coppia con Nick Kyrgios.

Dopo dodici mesi segnati da dolore, incertezza medica e stop continui, Kokkinakis è tornato a competere davanti al pubblico di casa, trasformando una semplice vittoria al primo turno in un passaggio simbolico della sua carriera.

Un anno nel limbo medico

Per gran parte dell’ultima stagione, Kokkinakis ha vissuto in una vera e propria “zona grigia” clinica: problemi cronici a spalla e torace, dolore costante e nessuna diagnosi chiara. Un percorso frustrante che lo ha portato a consultare numerosi specialisti, senza trovare una soluzione definitiva.

“Quello che ho vissuto negli ultimi dodici mesi è stato folle. Ho parlato con tantissimi chirurghi e medici, persino con il medico di Rafa, e nessuno era davvero sicuro di cosa stesse succedendo”, ha raccontato il giocatore di Adelaide.

La decisione estrema: spezzare il ciclo

A spingerlo verso una scelta drastica è stato un copione che si ripeteva da anni: qualche partita giocata ad alto livello, seguita da ricadute e ritiri forzati.

“Nessun medico era davvero convinto su quale fosse la strada giusta. Ma io non volevo più continuare così. Giocavo una partita, magari vincevo, e poi il braccio era distrutto. A un certo punto ho pensato: ‘Non mi importa se non gioco più, non voglio più vivere questo ciclo’”.

Un intervento senza precedenti nel tennis

La svolta è arrivata con un’operazione mai affrontata prima da un tennista professionista: la rimozione di tessuto danneggiato e l’utilizzo di un innesto di tendine d’Achille da donatore deceduto per riattaccare il muscolo pettorale alla spalla.

Oggi ho nel braccio un tendine d’Achille appartenuto a una persona deceduta, utilizzato per riattaccare il muscolo pettorale alla spalla”, ha spiegato il giocatore australiano.

Una riabilitazione senza punti di riferimento

Il recupero è stato reso ancora più difficile dall’assenza di precedenti simili nello sport professionistico.

“È durissimo tornare da un’operazione così, perché non hai nessuno con cui confrontarti”.

Anche arrivare semplicemente a giocare un match di doppio a Brisbane è stato un traguardo costruito giorno dopo giorno, dopo mesi lontano dai campi.

L’estate australiana come ancora di salvezza

A tenere viva la motivazione è stato il pensiero di tornare a giocare davanti al pubblico australiano, un contesto a cui Kokkinakis è profondamente legato.

“È stato tutto molto stop-and-start. Non so cosa mi riservi il futuro, ma ho fatto tutto il possibile per darmi almeno una possibilità. Vivo giorno per giorno”.

Dopo un inverno passato ad allenarsi in solitudine a Melbourne, tra terapie e infiltrazioni, il rientro in campo ha assunto un valore speciale.

“Tutta la mia riabilitazione era concentrata su questo: tornare a giocare davanti a un pubblico in Australia ed essere competitivo. Sono felice, molto felice”.

Oggi, più che una vittoria, Brisbane rappresenta per Kokkinakis la conferma di essere ancora lì: non per nostalgia, ma per scelta.

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