Alla scoperta del GreenSet


(Zino Puci, Javier Sanchez e Antonio Puci)

Con la conclusione del Master di Londra è andata in archivio la stagione 2013.

Per la settima volta consecutiva la scelta della superficie per i campi della competizione è caduta su GreenSet, azienda leader nel settore. Fondata in Francia nel 1970 è oggi di proprietà di Javier Sanchez il quale ha trasferito l’azienda a Barcellona nella metà degli anni ’90. GreenSet a oggi ha realizzato più di 60.000 campi in tutto il mondo. Proviamo, con l’aiuto dell’amministratore di GreenSet Italia Zino Puci, a scoprire alcune curiosità sulla realizzazione del campo di Londra.

Come viene realizzato un campo indoor come quello di Londra e quanto tempo occorre per prepararlo?

Il campo dell’arena O2 del Master di Londra è preparato su una base di legno per mezzo di pannelli alti quattro centimetri i quali sono agganciati tra loro con un sistema a incastro. Sopra il legno viene posata una resina acrilica appositamente studiata per il tennis. Oltre al centrale vengono “montati” altri 4 campi da allenamento. Questo vale anche per gli altri campi che prepariamo come ad esempio Parigi Bercy piuttosto che Basilea, Valencia ecc.. Per quanto riguarda il tempo impiegato occorrono circa 8 giorni.

Che fine fa il campo dopo la fine del torneo?

Viene smontato e riutilizzato per un numero limitato di tornei.

Per quanto riguarda i campi all’aperto la preparazione è la medesima?

No, i campi all’aperto solitamente vengono posati su una base bituminosa ma la velocità del rimbalzo rimane immutata. La rapidità del gioco e l’altezza del rimbalzo dipendono soprattutto dalle condizioni esterne; un conto è giocare a livello del mare, altro è farlo in altura e ancora diverso risulta essere il campo se la percentuale di umidità è molto alta.

Quanto è veloce il campo e in che modo si decide quanto rapido debba essere?

La velocità del rimbalzo è classificata media dall’ITF; gli organizzatori dei tornei richiedono specifiche molto chiare a riguardo. La capacità dei nostri posatori fa sì che sia possibile aumentare la velocità o diminuirla. Per esempio capita sovente che squadre impegnate in match casalinghi di Coppa Davis chiedano esplicitamente una superficie più o meno rapida.

I giocatori hanno voce in capitolo nella scelta delle superfici?

Ovviamente sì. I giocatori sono molto esigenti e la preoccupazione principale per un direttore di torneo solitamente è di accontentarli su tre punti: campi, palle e luci. Nel caso specifico di Londra il feedback dei giocatori è continuo e quindi l’ATP può di anno in anno migliorare.

Il prossimo anno GreenSet sarà ancora la superficie ufficiale del Master di Londra?

Sì,  anche per l’anno prossimo saremo impegnati con le finali ATP.

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