Jamie Murray e il peso delle responsabilità

di - 13 Febbraio 2015

jamie murray interno

di Giorgio Giosuè Perri

Nel 1999 sei numero due del mondo a livello Under 14 insieme a Rafael Nadal e Richard Gasquet, nel 2015 sei un buon doppista che in carriera, oltre a qualche concreta soddisfazione, non è mai riuscito a esprimersi al meglio e con continuità. Ti chiami Jamie Murray, tuo fratello è uno dei Fab 4 e tua mamma pensava avessi pià talento tennistico di Andy.

La fredda premessa è solo un preludio alla reale storia del più grande (solo anagraficamente) dei fratelli Murray, un tennista dall’indubbio talento, che arrivato al Top da Under-14 decise di lasciare in secondo piano il singolare per dedicarsi a tempo pieno al doppio. Perchè? La storia di Jamie è diversa sin dalla nascita. Jamie nasce a Dunblane, Andy a Glasgow. Crescono a Dunblance ed entrambi scampano al massacro della scuola scozzese, avvenuta nel maggio 1996, ed entrambi giocano a tennis, allenati dalla mamma Judy, raggiungendo ottimi risultati sia in singolare che in doppio, ma poco altro, pasta diversa. Gli anni successivi si rivelano decisivi sotto tutti i punti di vista. Andy, inizia ad essere indicato come uno dei migliori prospetti della sua generazione, inizia ad inanellare successi in singolare, riuscendo ad ottenere classifica buona anche in doppio, ritagliandosi con sempre più prepotenza un posto tra i Pro. Al contrario del fratello, coglie al volo l’occasione di trasferirsi a Barcellona per allenarsi. Jamie, invece, fatica in singolare e al contrario, inizia ad esprimere il suo miglior tennis in doppio. Il risultato migliore arriva allo Us Open 2004, dove i due fratelli riescono a raggiungere la semi finale di doppio tra i Juniores (Andy vinse anche in singolare) ma dopo quel risultato, le carriere dei due presero strade completamente diverse.

Quello che poi fece Murray, è sotto gli occhi di tutti. Quello che fece Jamie, viene spesso dimenticato. Nel 2004, chiude alla posizione numero 11 in doppio e alla posizione numero 40 in singolare, tante accademie continuano a chiedergli di trasferirsi per intensificare i suoi allenamenti, ma lo scozzese rifiuta e nel 2005 dopo risultati non troppo felici tra i Juniores, passa tra i professionisti, iniziando dal circuito Futures, sia in singolare che in doppio. Le aspettative del suo clan si erano abbassate, probabilmente anche l’autostima non doveva essere troppo alta, Il fratello si dimostrava sempre più forte, mentre lui faceva ancora troppa fatica, tant’è che in due anni in singolare non riesce nemmeno a vincere un torneo o a protrarsi oltre i quarti. Storia diversa in doppio, dove insieme a Fleming Colin, vince il suo primo torneo nel marzo 2005 e nello stesso anno riesce a trionfare in altre 2 occasioni (sempre a livello Futures). Nel 2006, diventa a tutti gli effetti un doppista ed inizia ad essere seguito definitivamente da Louis Cayer. Il 2007, è l’anno della svolta. Inizia la sua collaborazione con Eric Butorac e i due si trovano subito alla grande insieme. Vincono 3 tornei nel giro di 2 mesi e ottengono grandi piazzamenti anche negli Slam. Lo stesso anno, Jamie chiede a Jelena Jankovic, Top 10 (che qualche mese sarebbe diventata numero 1 del mondo) di giocare il doppio misto insieme. Detto, fatto. Jamie vince il primo (e unico) slam della carriera, rilanciandosi in doppio come uno dei giocatori più ambiti dagli altri tennisti. Da quel titolo, tante (ma non troppe) soddisfazioni. 13 tornei vinti e molte finali. la maggiorparte delle quali, insieme John Peers, con cui ormai formano coppia fissa da 4 anni. Jamie è oggi numero 36 del mondo e ha appena spento 29 candeline.

Mamma Judy, in alcune interviste ha spesso parlato del figlio più grande, definendolo un gran talento, soprattutto nella primissima parte di carriera, elogioandolo spesso e volentieri e ricordando nostalgicamente i tempi in cui “Jamie vinceva regolarmente contro Andy”. Il peso del cognome, è uno dei fardelli più pesanti da sostenere per uno sportivo che prova, contemporaneamente, ad esplodere prima, dopo o durante il suo “rivale”. Si. Il fratello o il papà possono diventare i nemici più grandi per uno sportivo con delle responsabilità sulle spalle. Si cerca di bruciare le tappe, di stringere i tempi, di migliorare nel minor tempo possibile. Delle volte ci si riesce, delle volte si finisce per entrare in un tunnel senza fine con l’insegna “dimenticatoio”. Jamie, non ce l’ha fatta, almeno non del tutto. Non è riuscito a stare dietro al fratello e a mantenere le promesse, ma in qualche modo è riuscito a uscirne in maniera più che dignitosa. E’ riuscito a diventare un doppista di tutto rispetto, a non essere più ricollegato al fratello e a crearsi una carriera tutta sua. Chiunque ha mai provato a realizzarsi sulle orme di qualcun’altro, senza riuscirsi, sa come ci si sente. Buon compleanno Jamie.

 

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