Le chiacchiere Stan a zero

di - 26 Gennaio 2014

di Sergio Pastena

Stanislas Wawrinka: la finale con Nadal non è stata quella che sogneresti per la tua prima vittoria Slam, con un avversario chiaramente limitato da problemi fisici. Sarà destino, visto che il suo primo titolo Atp l’aveva vinto contro Djokovic per ritiro dell’avversario. Proprio contro Nole, tuttavia, Stan the Man ha vissuto l’apice della sua carriera e, dopo aver passato la non facile prova del nove con Berdych, è vietato usare il termine fortuna. Voto: 10 e lode

Rafael Nadal: la differenza tra quelli come il maiorchino (o come Ferrer) e gli altri sta nel fatto che lui arriva sempre fin dove può arrivare. Anche stavolta, alternando bei match ad altri decisamente più sofferti, giunge fino a una preziosissima finale sbuffando e strappando. Poi a strapparsi è la schiena e la perde, ma il voto non può che essere altissimo. Voto: 9

Roger Federer: la frase che i suoi fan sognano sempre di pronunciare è “The King is back”, il Re è tornato. Realismo vuole, però, che invece di pronunciarla in caso di vittoria Slam la si possa dire tranquillamente per la semifinale raggiunta a Melbourne. Quasi perfetto fino al penultimo atto, incoccia in un Nadal quel giorno (e in generale) più forte di lui. Voto: 8,5

Tomas Berdych: ha avuto l’occasione della vita e non lo sapeva, perché non poteva sapere che avrebbe incontrato un Nadal menomato in finale. Come al solito, ad ogni modo, una semifinale è per lui un risultato eccellente. Voto: 7,5

Lui è ancora vicerè

Grigor Dimitrov: poche storie, se anche dovesse vincere Slam il futuro l’occasione di Melbourne era unica. Battere Nadal per sfidare il maestro Federer e involarsi verso uno Slam clamoroso. Nulla di fatto, ma ovviamente il suo resta un torneo eccezionale. Voto: 7,5

Fabio Fognini: ad averceli, italiani negli ottavi a Melbourne ogni anno. Mai in partita contro Djokovic, fa il suo e lo fa bene. La partita contro Querrey resta una perla da conservare alla scarna lista degli exploit italiani su cemento. Voto: 7,5

Andy Murray: non ci si poteva aspettare molto di più dopo una lunga assenza. Ora, però, sarà dura per lui ricostruire la classifica: è sesto col fiato sul collo di due giocatori e metà dei punti da difendere a Wimbledon. Cose che capitano. Voto: 6,5

Andreas Seppi: contro di lui Young ha giocato da perenne ragazzino, alternando momenti di efficacia a palle sparacchiate fuori a caso. Va bene il caldo, che lui ha sofferto tanto, ma quella partita andava assolutamente vinta. Voto: 6

Novak Djokovic: Wawrinka lo fa soffrire, è cosa nota a tutti. Il serbo, però, ha mancato di killer istinct alzando il livello solo a tratti e, alla fine, ci è rimasto sotto. Si può dire che un quarto di finale per lui sia una delusione, senza mezzi termini. Voto: 5,5

Il metodo usato per decidere le sospensioni

Juan Martin del Potro: si sperava di meglio, invece arriva una mestissima sconfitta al secondo turno contro Bautista Agut, che sarà in crescita ma non è Federer. A volte riesce a soffrire contro atleti inferiori, un’altra cosa su cui lavorare. Voto: 5

L’organizzazione: incerta e condizionabile. Giorni stile Sahara in cui si giocava alla morte forzando il calendario, altri più leggeri sospesi in base a un’equazione che, evidentemente, contemplava la voce “furor di popolo” tra le variabili. Ci si aspetterebbe di più a uno Slam. Voto: lasciamo perdere

© riproduzione riservata

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *