Il futuro, a volte, arriva prima del previsto. In questo afoso agosto Montreal ha il volto della nuova generazione, quella che non si accontenta di affacciarsi sul grande palcoscenico ma prova subito a prenderselo. Il Masters 1000 canadese sta offrendo una fotografia nitida del ricambio generazionale: mentre i nomi più esperti come Medvedev e Zverev salutano il torneo, Jodar, Tien, Fonseca e Mensik avanzano, vincono partite e alzano il livello quando la pallina pesa. Su tutti, lo spagnolo Jodar sta vivendo un exploit evidente nel proprio percorso, confermando settimana dopo settimana di avere ormai quel mood tennistico per stare a questo livello. Non è ancora tempo di bilanci o incoronazioni, ma a Montreal la linea verde sta lasciando più di qualche traccia.
A Montreal qualcosa sta cambiando. Sul Center Court come sul Rogers Court, il cemento canadese sta diventando il palcoscenico di una nuova generazione che avanza e si prende spazio senza timore, lasciando intravedere un passaggio di consegne che sembra ormai sempre più vicino. Se per Jodar, dopo quanto mostrato a Washington, ci si poteva aspettare un buon rendimento anche a Montreal, per gli altri non era altrettanto scontato. Il talento, del resto, non è mai stato in discussione, ma confermarlo contro avversari più esperti è un’altra storia. Learner Tien, ad esempio, ha vinto e convinto. Dopo una vittoria al primo turno contro Monfils in cui non ha brillato al 100%. Il californiano classe 2005, ha poi battuto l’esperto Tommy Paul, classe 1997. Stesso copione è toccato a Joao Fonseca, capace di alzare ancora una volta il livello dopo la vittoria contro Tsitsipas, superando Casper Ruud, che nel cemento nordamericano ha fatto molto bene nel 2022 arrivando a giocarsi la finale dello US Open – poi persa – contro Alcaraz. Anche Jakub Mensik, semifinalista al Roland Garros di quest’anno, ha rispettato i pronostici superando il francese Terence Atmane. Il ceco prosegue così il suo cammino a Montreal e al prossimo turno troverà dall’altra parte della rete l’olandese Botic van de Zandschulp. Dopo la finale del 500 di Washington è però Rafael Jodar il nome che più di tutti sta attirando gli sguardi per la crescita mostrata nelle ultime settimane. Lo spagnolo sta pitturando il quadro del successo e a Montreal sta diventando sempre più chiaro il suo valore. E alla fine, tra una sorpresa e l’altra, il cemento canadese si ritrova con quattro giovani terribili, tutti classe 2005 o 2006, che stanno iniziando a far sentire la propria voce anche sul palcoscenico di un Masters 1000.